sabato 14 febbraio 2015

Festa di San Valentino

La festa di San Valentino è dedicata a tutti gli innamorati e pare risalire già ai tempi del tardo medioevo, anche se le sue origini restano controverse e misteriose. Alla sua diffusione contribuirono i monaci benedettini della Basilica di San Valentino, vescovo di Terni martirizzato durante l'epoca romana, sviluppandosi ulteriormente nell'era moderna. La festa di San Valentino trova nel periodo di metà febbraio la connotazione temporale ideale, con i primi risvegli della natura e l'avvicinarsi della primavera. L'amore di questa festa viene celebrato da secoli con lo scambio di messaggi d'amore, con cuori, immagini di Cupido con arco e frecce, fiori e frasi romantiche. Negli ultimi anni anche il giorno di San Valentino, come molte altre festività, e divenuto una vittima del consumismo, dove pare che solo l'acquisto di un regalo lo giustifichi. L'importante tuttavia è che rimanga ben chiaro il suo vero significato, ovvero la celebrazione dell'amore tra le persone, che se si amano non hanno bisogno certo di dimostrarlo in un solo giorno nell'arco di tutto l'anno, ma in questo giorno possono soffermarsi e ritagliarsi un momento tutto per loro, tralasciando per un attimo le fatiche e le preoccupazioni quotidiane. 

lunedì 9 febbraio 2015

Foibe, 10 febbraio il "Giorno del ricordo"

Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale a strapiombo ed è in quelle voragini dell'Istria che fra il 1943 e il 1947 sono stati gettati vivi o morti quasi diecimila italiani, uomini, donne, bambini, vittime dell'odio politico-ideologico del regime jugoslavo. La persecuzione proseguì fino alla primavera del 1947, fino a quando venne fissato il confine fra l'Italia e la Jugoslavia con la cessione delle terre dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia di Tito trasformando in esuli circa trecentocinquantamila persone che scapparono dal terrore e dalle persecuzioni senza trovare particolare accoglienza in Italia. 

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana che viene celebrata il 10 febbraio di ogni anno e che commemora le vittime di questi massacri e dell'esodo giuliano-dalmata, data ufficializzata con la legge 92 del 30 marzo 2004. 

Questa la testimonianza di uno dei sopravvissuti:
 «dopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell'alba, sentii uno dei nostri aguzzini dire agli altri "facciamo presto, perché si parte subito". Infatti poco dopo fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 kg. Fummo sospinti verso l'orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c'impose di seguirne l'esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 metri e una profondità di 15 sino la superficie dell'acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole "un'altra volta li butteremo di qua, è più comodo", pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott'acqua schiacciandomi con la pressione dell'aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutive, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese, per tema di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo.»

Non esistono giustificazioni di fronte a tragedie umane di questo tipo. Quello che possiamo e dobbiamo fare è almeno ricordare ciò che è accaduto, in modo che questi orrori non possano più ripetersi.

giovedì 5 febbraio 2015

La neve e il fenomeno del "lampionismo"


Il lampionismo, un fenomeno che mi contraddistingue particolarmente. Riporto questa divertente analisi presa da alcuni siti meteo che fa capire meglio lo stato d’animo di un vero appassionato freddofilo:
"Che il mondo di meteo appassionati sia per la stragrande maggioranza composto da amanti del freddo e dei fenomeni estremi è un dato di fatto. Spesso però alla gente non contagiata da questa passione sfuggono alcuni aspetti. In questo articolo analizzeremo una nota patologia che si manifesta con i suoi sintomi durante una nevicata o, in certi casi, durante una possibile nevicata: il lampionismo.
Innanzitutto diamone la definizione. Trattasi di lampionismo la meticolosa osservazione del lampione o dei lampioni stradali visibili dalla propria abitazione durante le ore di oscurità in caso di possibile nevicata o di manifesta precipitazione nevosa.
Dobbiamo dire che il meteo appassionato è sempre informatissimo su questa possibilità e può capitare che inizi l’appostamento diverse ore prima del possibile evento: potrebbe infatti esserci un più rapido avvicinamento della perturbazione che potrebbe anticipare l'inizio delle precipitazioni e dunque per nessuna ragione al mondo ci si potrebbe perdere l’arrivo del primo fiocco. La stessa meticolosa osservazione viene effettuata anche in caso di pioggia allorquando si prevede l’arrivo di aria fredda in grado potenzialmente di tramutare le gocce di pioggia in neve.
Queste sono le osservazioni più pericolose per le diottrie del freddofilo in quanto questi appostamenti potrebbero protrarsi inutilmente anche per ore con evidenti danni all’apparato visivo. Passiamo ora alla nevicata vera e propria. Può capitare che la precipitazione si protragga per tutta notte. Anche in questo caso si assistono a comportamenti piuttosto strani.
Innanzitutto, persone che di solito si alzano durante la notte al massimo una volta o addirittura non sono abituati a farlo, le vedi clamorosamente “attive” con incursioni in bagno molto frequenti (chissà mai cosa avevano bevuto la sera!!) o altrettante visite in cucina o per bere un goccio o mangiare un grissino o equivalenti. E’ evidente che ogni alzata dal letto comporta una inevitabile osservazione del fedelissimo amico lampione.
Sappiamo per certo anche di sistemi assolutamente ingegnosi messi in pratica per non dare troppo nell’occhio con queste alzate frequenti. Il più efficace si tratta di un complicato impianto di specchi che permette la diretta osservazione del lampione comodamente sdraiati nel proprio letto. Questo stratagemma indubbiamente consente una notevole riduzione delle incursioni notturne, ma in caso di nevicata forte la tentazione di alzarsi per vedere lo stato di accumulo del manto prende di tanto in tanto il sopravvento.
Ma anche l’apparato uditivo del lampionista in questi casi è particolarmente sviluppato. Non c’è dubbio che si perda il passaggio dello spazzaneve con il caratteristico rumore del trattore abbinato allo sfregamento sull’asfalto della pala. L’argine di neve ai margini della carreggiata per un meteo appassionato rappresenta un patrimonio importantissimo per quando arriverà l’infausto momento dello scioglimento del manto bianco: più è alto e compatto e più durerà.
L’udito del meteo freddofilo è anche particolarmente allenato a distinguere il tipo di neve che sta cadendo. Come? Semplicemente dal rumore dei pneumatici delle autovetture che transitano sulla strada. E’ evidente che se sente il classico splic – sploc si tratterà di neve bagnata e la temperatura non sarà sotto lo zero. Quello che vorrebbe invece sentire è il rumore molto cupo e sordo tipico di fondo stradale innevato e indice inequivocabile di temperature sotto lo zero. In questi casi quando di autoveicoli ne ode sempre meno e non sente ancora arrivare lo spazzaneve inizia lo stato di euforia contenuta dettata dalla speranza che la neve sia talmente tanta che ormai si faccia fatica a circolare: a questo punto urge una immediata osservazione!
Lo stato d’umore del lampionista potrebbe invece subire un pesante contraccolpo allorquando una prevista manifestazione nevosa dalla durata di tutta la notte si arresta prima del previsto. Pensieri del tipo “perché ha già smesso?” “Cosa è successo ?” “ Non è possibile: deve riprendere” ed altri ad essi assimilabili si accavallano nella tormentata mente che cerca immediatamente una eventuale soluzione.
Ma il giusto premio di tutti questi sforzi è lei: la dama bianca. Ad orari assolutamente inusuali il freddofilo si alza, si veste rapidamente, ed esce con la pala in mano. La gioia di usare la pala ed entrare in contatto con il prezioso frutto di tanto penar non ha assolutamente eguali. Dove abita il lampionista lo si vede dall’orario della spalatura della neve e dalla straordinaria cura con la quale viene effettuata la pulitura in modo tale che anche un solo fiocco non vada disperso, ma accuratamente disposto e compattato in modo che potrà resistere il più a lungo possibile, magari nei punti più all'ombra. Ricordiamo che per un lampionista valgono molto di più 5 cm di neve davanti alla propria casa che 5 metri di neve sullo Stelvio: infatti la “sua” neve non ha valore, non ha prezzo e non si cambia con qualsiasi cosa esistente sulla faccia della terra.
Ci tenevamo a svelare questi aspetti in modo tale che se vivete o avete contatti con una di queste persone, molti di questi comportamenti ora hanno una spiegazione. Siete però pregati di non intralciare questo tipo di attività in quanto il lampionista potrebbe diventare piuttosto suscettibile ed intrattabile. Sarebbe davvero un peccato in quanto normalmente durante il resto dell’anno trattasi di persone normali e tutto sommato buone e accondiscendenti."

martedì 3 febbraio 2015

Il Tascalibro festeggia il suo primo anno!


Un anno fa cominciava una nuova avventura con la nascita del mio blog Il Tascalibro. La voglia di scrivere, narrare, raccontare ha trovato il suo sfogo attraverso i canali del web. Dopo la pubblicazione dei miei due romanzi "L'Invasione" di fantascienza e il fantasy "Giardini d'Irlanda", è seguita una fase intensa di lettura e apprendimento di vari generi letterari (che continua incessantemente!), intramezzata dalla stesura di diversi racconti legati sempre al mondo fantastico. La passione per i viaggi, correndo in parallelo al desiderio di descrivere qualsiasi cosa, ha contribuito alla realizzazione di questo blog, basato sull'unico motivo per cui esiste: scrivere. Ecco perchè all'interno del blog potete trovare racconti fantastici, ma anche esperienze di viaggio, dall'Europa all'America. Oltre a riflessioni, attualità, recensioni di libri, notizie sportive o meteorologiche, e molto altro. Il lavoro è lungo, c'è sempre molto da scrivere e da raccontare.
Passo dopo passo cercherò di portarvi con me attraverso le capitali europee, da Londra a Barcellona, da Berlino a Parigi, dalle meraviglie del nostro Belpaese agli spazi infiniti e alle incredibili metropoli d'oltreoceano. Parleremo di libri, voleremo nel cielo stellato in cerca di alieni, o in un mondo parallelo abitato da bizzarre creature, danzando con le fate e i folletti, fuggendo da terribili mostri, o semplicemente affrontando un qualche argomento attuale, festeggiando il Natale o l'arrivo dell'estate, parlando di neve o di mare. Un viaggio iniziato un anno fa, nella speranza che possa proseguire il più a lungo possibile. Gli impegni sono tanti, ma la passione è sempre la stessa. Un blog è una creatura, potrei paragonarlo a un troll nei momenti di rabbia e minore inventiva, a un elfo quando comincia a diventare scherzoso, a una fata quando la sua magia mi trasporta verso realtà sconosciute, a un extraterrestre quando la scrittura mi fa volare come su un'astronave.
Un blog tuttavia non è solo scrivere e pubblicare post e quant'altro, è anche una spinta verso gruppi di persone che a loro volta hanno intrapreso la tua stessa strada, anche se con argomentazioni differenti. Si conoscono community e gruppi di blogger di viaggi, di scrittori, di moda, di cucina, di arte e di fotografia, ce n'è per tutti i gusti. Si scambiano opinioni, si cercano consigli, ci si aiuta a vicenda con un semplice "follow", diventando sostenitori di altri blog, facendo amicizia sui social network e nella vita reale.
E' stato un anno intenso, tra alti e bassi, ma con tante belle soddisfazioni. Grazie a tutti coloro che leggendo i post pubblicati continuano ad alimentare e a tener vivo questo blog. Buon compleanno quindi, a Il Tascalibro e a tutti voi.

lunedì 26 gennaio 2015

27 gennaio, il "Giorno della Memoria"

Il 27 gennaio viene celebrata la ricorrenza del Giorno della Memoria, nel ricordo degli orrori dei lager nazisti che hanno portato allo sterminio di milioni di persone in quell'oscuro periodo della storia dell'umanità durante la Seconda Guerra Mondiale, l'Olocausto. Questa data simbolica coincide con l'anniversario della liberazione dei superstiti del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio del 1945 da parte delle truppe sovietiche. Da quel giorno tutto il mondo è venuto a conoscenza dell'orrore dei campi di sterminio nazisti, di ciò che avveniva nei lager, di come venivano torturati e uccisi i deportati.
In Italia questa data è stata ufficializzata con la legge 211 del 20 luglio del 2000:

Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti

Art. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.




Per non dimenticare!




martedì 13 gennaio 2015

Gennaio 1985: trent'anni fa la storica nevicata



E' il 13 gennaio 1985, una domenica pomeriggio. Cominciano a cadere i primi fiocchi. Per le regioni settentrionali è l'inizio della "nevicata del secolo". 
Molte città italiane sono nella morsa del freddo da giorni. Già ai primi del mese il freddo e la neve si sono abbattuti nelle città del centro e del sud Italia, con nevicate eccezionali a Roma, Napoli, Cagliari, L'Aquila, in Toscana, Umbria, nelle Marche, in Abruzzo, Puglia, Calabria, Basilicata. Nevica abbondantemente anche lungo le coste della Francia e della Spagna, come a Barcellona, ma anche nei paesi del Nord Africa, come in Marocco e Tunisia.

Il gelo intanto si accanisce sempre più sulle regioni del centro-nord e le temperature minime registrate sono a dir poco da "brividi": Firenze registra -23°, Piacenza -22°, Parma -21°, Verona -18°, Bologna -16°, Brescia -16°, Udine -15°, Milano -14°, Pisa -14°, Torino -13°, Perugia -10°, solo per citarne alcune. L'aria gelida in arrivo dalla Russia si scontra con le correnti miti di origine nordafricana. E' la combinazione perfetta per la nevicata del secolo. Nevica consecutivamente per circa quattro giorni, fino a giovedì 17 gennaio. Gli accumuli sono spaventosi e le città piombano nel caos. A Udine cadono 50 centimetri di neve, a Bologna 80cm, a Milano 70 centimetri, a Brescia 105cm, a Como 110cm, a Trento 130cm. Chiudono fabbriche, uffici e scuole, molte tubature si congelano, saltano diverse condutture del gas lasciando interi paesi al gelo, il traffico va in tilt con incidenti e mezzi finiti fuori strada, i trasporti vanno in crisi e nei negozi scarseggiano i beni alimentari. Si utilizzano i cingolati dell'esercito per rimuovere i veicoli pesanti rimasti bloccati, crollano tegole, cornicioni, tetti di case e capannoni. Militari, studenti e cittadini, tutti si improvvisano spalatori. Pale e sale vanno a ruba, ognuno cerca a modo suo di fare qualcosa per affrontare e superare questa incredibile emergenza meteorologica.

Ma anche in tutto questo trambusto c'è chi sorride. I bambini e i ragazzi sono ben contenti di non dovere andare a scuola, giocano a palle di neve e costruiscono enormi pupazzi. E pure gli adulti non sono da meno. C'è chi in città si muove pure con gli sci. Io nel 1985 ero un bambino, i ricordi sono confusi, ma rammento una scena in particolare. Nel giardino di un amico avevamo costruito una sorta di igloo tanta era la neve che si era accumulata. E dalla finestra al pian terreno giocavamo a saltare nei mucchi di neve. La neve è bella, soffice, magica. Quando poi ne scende tanta, il divertimento per i più piccoli è assicurato. Certo che per chi si doveva muovere per le strade era tutta un'altra storia. Ci sono voluti parecchi giorni prima di tornare alla normalità. 

Nel novembre del 2013 ho avuto il piacere di partecipare a una conferenza organizzata dall'associazione "meteopassione" nella splendida cornice di Villa Fenaroli a Rezzato (Bs) per la presentazione del libro "Brescia, la grande nevicata del 1985", con la partecipazione del meteorologo Paolo Corazzon. E' stata una bella serata, dove è stato possibile fare un tuffo nel passato mentre scorrevano foto d'epoca e schede tecniche dell'incredibile nevicata, tra ricordi e analisi meteorologiche. Un ritrovo di tanti appassionati di meteorologia, di amanti della neve e del freddo, ma anche di semplici curiosi interessati a ripercorrere quegli incredibili momenti della nevicata del secolo. 


Libro di Meteopassione: "Brescia, la grande nevicata del 1985"
Non so se accadrà ancora, nevicate del genere non capitano spesso. Tuttavia "blizzard" e "orsi siberiani" talvolta fanno irruzione nel nostro paese. Nel febbraio del 2012 una nevicata simile a quella del 1985 ha colpito le Marche e l'Abruzzo con paesi sommersi dalla neve.
Nell'inverno anomalo che stiamo vivendo, tra il gelo di Capodanno e le temperature primaverili registrate in questi giorni, con molte località sciistiche all'asciutto, in Puglia sono caduti fino a 30cm, imbiancando zone dove la neve non scendeva da almeno vent'anni.

Quindi, da amante della neve, con pazienza aspetto. Chissà se un giorno ci sarà un nuovo 1985. Magari previsto in anticipo in modo da limitare i danni ed essere pronti all'emergenza, godendosi l'eccezionale nevicata come sanno fare i bambini.

lunedì 5 gennaio 2015

Epifania, i Re Magi e la Befana



L'Epifania è una festa cristiana che viene celebrata il 6 gennaio e ricorda la visita dei Re Magi a Gesù bambino. Nel presepe li vediamo rappresentati come tre re arrivati da lontano insieme ai propri cammelli seguendo la stella cometa, e inginocchiati mentre porgono oro, incenso e mirra al Gesù bambino. I loro nomi erano Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. 


La Befana è una figura folkloristica legata alle tradizioni di alcune regioni italiane, rappresentata come una donna anziana che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, volando su una scopa, va a far visita ai bambini che durante l'anno si sono comportati bene, lasciando loro alcuni dolci e piccoli doni, riposti nelle calze appese al camino o vicino a una finestra.

L'Epifania è anche la conclusione delle Feste Natalizie, da cui il detto "L'Epifania tutte le feste si porta via". Speriamo che la Befana sia clemente e che passi anche quest'anno a trovare tutti i bambini buoni.


<<La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
Viva, viva la Befana!>>

martedì 30 dicembre 2014

Festa di Capodanno



La festa di Capodanno è pronta a cominciare. Tra fuochi d'artificio, flute colmi di spumante o champagne, cenoni, canti e balli, feste di piazza e l'imperdibile conto alla rovescia che porta alla mezzanotte e al nuovo anno. Che un piatto di lenticchie, un bacio sotto il vischio, un vecchio oggetto buttato via, o un qualsiasi gesto scaramantico riteniate opportuno, siano di buon auspicio per l'anno nuovo! Buon 2015! 

mercoledì 24 dicembre 2014

Il significato del Natale


Il Natale nella tradizione cristiana è la celebrazione della nascita di Gesù, figlio di Maria e Giuseppe, avvenuta a Betlemme. Si festeggia il 25 dicembre per la maggior parte delle chiese occidentali, il 7 gennaio per la chiesa ortodossa. La religione simboleggia la nascita di Gesù nella realizzazione del Presepe: Gesù bambino che nasce in una grotta o in una capanna, tra pastori e animali che assistono alla sua venuta al mondo. La fantasia di molti dà sfoggio a presepi dalle infinite varianti, piccoli o enormi, da quello classico, a quello meccanico o a quello vivente, con persone e animali veri.

Nella tradizione laica, sviluppata nei paesi nordici, il Natale è anche il giorno in cui si scambiano doni e regali, è rappresentato dalla figura di Babbo Natale o Santa Claus, che deve le sue origini a San Nicola, protettore dei bambini. 
Nelle varie culture e tradizioni popolari esistono diverse versioni sulla figura di Babbo Natale. La sua dimora viene fissata per la maggior parte degli europei a Rovaniemi in Finlandia, o secondo gli americani, al Polo Nord. Per spostarsi si narra che usi una slitta trainata da magiche renne che si alzano in volo.

L'altro simbolo del Natale è l'Albero, con luci e svariate decorazioni, tra cui palle, stelle, oggetti in legno o di stoffa, e molto altro. Anche qui si libera la fantasia dando vita a magnifici alberi colorati e luminosi. I colori che vanno per la maggiore sono il rosso, l'oro, l'argento, ma anche il bianco, il blu o perfino il viola.
Le città si illuminano, sfavillano nelle fredde notti invernali. Alle finestre o sui balconi luci e decorazioni.
Il Natale è il giorno in cui si dovrebbe essere più buoni e comprensivi, anche se tale proposito è valido anche per il resto dell'anno. A Natale si festeggia in compagnia, chi la sera della Vigilia, chi a pranzo il giorno stesso, chi in entrambe le occasioni. Dalle nostre parti a Natale si mangiano ravioli in brodo o casoncelli, polenta, zampone o cotechino, faraona ripiena, carne lessa e patate arrosto, i dolci tipici sono il panettone, il pandoro, il torrone, i dolci a base di cioccolato. Ogni paese o nazione ha le proprie ricette tipiche, e in ogni casa si imbandisce la tavola secondo le proprie tradizioni. Natale è il giorno in cui ci si scambiano i regali, e ciò ha favorito il consumismo portandolo quasi all'esasperazione in questo periodo dell'anno. Fortunatamente il Natale conserva ancora un po' di quella magia che lo rende unico, soprattutto nei giorni che lo precedono, nell'attesa del giorno di festa. Il Natale riunisce le persone, il Natale è una pausa di riflessione, il Natale dovrebbe essere sempre un momento di solidarietà verso chi è meno fortunato. A Natale le luci scaldano il cuore, come il tepore di un camino acceso in casa mentre fuori imperversa una bufera di neve. Il Natale è condivisione, stare in famiglia, tornare a casa. Il Natale è allegria, tra un brindisi e una risata. Il Natale è un canto o una musica natalizia. Un fiocco di neve, ma anche un raggio di sole. Il Natale è fede oltre a tanta magia. Il Natale è un momento, ma nel proprio cuore lo si può far durare tutto l'anno.

Con questa frase di Charles Dickens che mi è piaciuta molto e che racchiude in un certo senso parte del significato del Natale, auguro a tutti voi un Felice e Sereno Natale.

"Caro, caro Natale, che hai il potere di ricondurci alle illusioni della fanciullezza, che ricordi al vecchio i piaceri della sua gioventù, che riconduci da mille miglia lontano il viaggiatore e il navigante al suo focolare, fra le pareti tranquille della sua casa!"


mercoledì 17 dicembre 2014

Passeggiando in una Londra vestita d'inverno

 
Il nostro arrivo a Londra è stato accompagnato dalla classica pioggerella britannica e da un’aria gelida. Nel pomeriggio verso le quattro c’era già buio e la città si è illuminata delle luci natalizie. Dall’hotel abbiamo raggiunto a piedi la luminosa Piccadilly Circus, percorrendo Shaftesbury Avenue, tra i teatri di Soho. Un gran traffico e tantissima gente per le strade. Percorrendo l’elegante Regent Street ci siamo inoltrati in Carnaby Street, addobbata per le feste. Ritornando da Piccadilly Circus (con il Trocadero e la statua di Eros in mezzo) siamo arrivati a Trafalgar Square che ci ha piacevolmente stupito: una bella piazza, con la National Gallery alle spalle, le fontane luminose e la Colonna di Nelson al centro. Siamo arrivati così a Westminster con il Parlamento e il famoso orologio, il Big Ben. In Parliament Square anche la Westminster Abbey, l’abbazia, dove siamo entrati il giorno dopo. Tornando verso l’albergo ci siamo fermati in Leicester Square per una bella bistecca in uno dei tanti Angus Steak House della città. 

La mattina seguente abbiamo raggiunto con la metro Buckingham Palace, il palazzo della regina. Tanti turisti, ma il cambio della guardia che era in programma non è stato fatto. In compenso abbiamo visto il cambio delle guardie a cavallo al palazzo delle Horse Guards, dopo aver attraversato St. Jame’s Park, tra scoiattoli e grosse oche. Su Parliament Street abbiamo visto anche l’ingresso di Downing Street, la strada dove al n°10 c’è la casa del Primo Ministro inglese, completamente chiusa e sorvegliata dalla polizia. Quando la inquadrano alla televisione sembra molto più accessibile! Tornati a Westminster abbiamo goduto di nuovo della bellissima torre del Big Ben: i rintocchi delle campane riecheggiano nell’aria mistica di una Londra che pare sempre misteriosa al suo cospetto. Quei rintocchi che hanno scandito molte ore di diverse epoche storiche risuonano tuttora in una città che continua a fiorire. 
Il freddo intenso ci ha accompagnato nella lunga attesa all’entrata dell’Abbazia di Westminster. Ma ne è valsa la pena. All’interno è tutto magnifico, anche qui si respira l’odore del passato, dell’antico che non smette di esistere. Qui sono stati incoronati i re e le regine inglesi, qui è stato celebrato il funerale di Lady Diana. Ecco allora che incontriamo le tombe dei vari sovrani Edoardo e Enrico, di Elizabeth e dell’eterna rivale, la cattolica regina Maria di Scozia. Ci sono lapidi commemorative dei grandi poeti e scrittori inglesi, come Shakespeare. E il sepolcro di due grandi scienziati, Newton e Darwin. Bellissima la Cappella della Vergine con l’elaborata volta a ventaglio e affascinante la parte del coro.

Dopo la visita, usciti dalla bella facciata dell’abbazia, con la metro abbiamo raggiunto la Cattedrale di St. Paul, con l’enorme cupola, e percorrendo il pedonale Millenium Bridge, abbiamo attraversato il Tamigi. Qui, accanto alla Tate Modern, sorge il Globe Theatre, ricostruzione dell’antico teatro di Shakespeare, rotondo e in stile Tudor. Dal ponte abbiamo visto anche i grattacieli della City, come quello più bizzarro di forma ovale (30 St. Mary Axe), chiamato “cetriolo”. Ripresa la metro ci siamo diretti al famoso ponte di Londra, il Tower Bridge, accanto alla Torre di Londra, la fortezza. Abbiamo percorso a piedi il ponte ammirando l’imponente struttura che si apre al passaggio di grosse navi. Tornando verso l’hotel ci siamo fermati in cerca della Temple Church, la chiesa dei Templari, che purtroppo era chiusa. Con uno dei caratteristici autobus inglesi su due piani siamo tornati distrutti verso l’albergo. Abbiamo cenato presto in un Pizza Hut di Oxford Street prima di buttarci nella folla pronta a festeggiare l’ultimo dell’anno.

E la sera, facendo molta strada a piedi, siamo riusciti a raggiungere la sponda del Tamigi in Victoria Embankment, di fronte alla gigantesca ruota panoramica, il London Eye, dove a mezzanotte sono stati accesi i fuochi d’artificio. Imponente l’organizzazione e il servizio di sicurezza, la gente era davvero tanta, strade chiuse al traffico e percorse da migliaia di persone. Serata fredda, è caduto anche qualche fiocco di neve poco dopo la mezzanotte. Dopo il brindisi, la stanchezza ci ha spinto in un lungo e lento ritorno all'hotel, nel silenzio della folla. Un po' surreale, ma sono inglesi. 

Al mattino, anche se assonnati, andiamo subito al London Eye dove facciamo un bel giro di mezz’ora sulla ruota panoramica alta 135 metri: la vista sulla città è ottima anche perché è una bella giornata di sole seppure fa freddo. Le cabine di vetro della ruota sono chiuse e offrono una vista a 360°. Vediamo sotto di noi la zona di Westminster e più lontano la Battersea Power Station, l’ex centrale elettrica usata dai Pink Floyd per la copertina del loro album Animals; verso est si vedono i grattacieli della City e la cupola di St. Paul. Verso ovest St. Jame’s Park con Buckingham Palace e Hyde Park.

Poco dopo percorriamo a piedi il Westminster Bridge raggiungendo nuovamente il Big Ben. Poi con la metro ci inoltriamo nel quartiere di Notting Hill, diventato famoso con il film di Julia Roberts e Hugh Grant. Percorriamo Portobello Road ammirando le casette colorate e i negozietti di antiquariato e di souvenir. Una bella zona, con eleganti case in stile inglese. 


Riprendiamo la metro per scendere a Trafalgar Square proprio mentre sfila la parata di Capodanno: come ogni anno circa diecimila artisti di ogni età sfilano con carri e abiti colorati. Folcloristica e divertente. 
Raggiungiamo poi il mercato coperto di Covent Garden, dove anche qui si esibiscono alcuni artisti di strada. Ci fermiamo in un bar per riposare e per scaldarci concedendoci un buon irish coffee. L’ultima tappa della giornata è a Knightsbridge, nel quartiere di South Kensington, al grande magazzino di Harrod’s. Un palazzone ricoperto di luci, e all’interno sei giganteschi piani dove si può comprare di tutto. Qui il lusso e l’eccesso sono quasi nauseanti. Il proprietario è Mohamed al-Fayed, padre di Dodi, il compagno di Diana, morti entrambi nel fatale incidente nel tunnel del Pont de l'Alma a Parigi. A entrambi infatti è dedicato un piccolo mausoleo posto al piano terra nella scala principale. Stanchi, ma mai domi, torniamo a Piccadilly Circus, percorriamo tutta Regent e Oxford Street, attraversiamo Soho fino a Leicester Square dove andiamo a cenare in un ristorante italiano.

Al mattino lasciamo l’hotel e facciamo un breve giro nei dintorni, in Bedford Square, prima di prendere la metro e raggiungere di nuovo la zona di South Kensington, con fermata nei pressi del Natural History Museum. Il palazzo del museo è enorme e vecchio, l’ingresso è pure gratuito e c’è poca gente. All’interno troviamo un gigantesco scheletro di brontosauro e in fondo una scalinata con la statua di Darwin. Vaghiamo per più di due ore tra scheletri di dinosauri, mammiferi e uccelli imbalsamati, scheletri enormi di balene, e aree dedicate alla natura che può essere anche catastrofica, come nelle zone del vulcano o del terremoto. La visita è interessante e piacevole, anche se alla fine siamo piuttosto stanchi. Nel pomeriggio il museo è così pieno di gente che la coda all’entrata arriva in strada.

Riprendiamo la metro, dopo il solito pranzo di questi giorni, che consiste in un hot-dog, e scendiamo a Hyde Park, il parco gigantesco di Londra. Prima di entrare sulla destra troviamo il Wellington Arch, l’arco che vedevamo in lontananza da Buckingham Palace. Scopriamo che è stato allestito il Christmas Market, con casette natalizie e un Luna Park. Camminiamo tra gli scoiattoli fino ad arrivare all’inizio del lago, The Serpentine, tra cigni, oche e gabbiani. Il parco è enorme e immaginiamo come possa essere in primavera o d’estate, fiorito e con il sole caldo. 
A malincuore dobbiamo riprendere la metropolitana per raggiungere l’hotel (dove abbiamo lasciato le valigie) e poco dopo la stazione di Liverpool Street dove ci aspetta il pullman per Stansted. Dopo aver abbandonato la periferia londinese raggiungiamo l’aeroporto, pure in anticipo.

Al di là degli stereotipi.
Credevamo che Londra fosse un po’ più mite! Invece faceva molto freddo con minime di -2° e massime di +3°! Quando siamo tornati in Italia a Londra ha nevicato gettando la città nel caos. 
Gli inglesi sono noti per la loro antipatia, ma noi li abbiamo trovati spesso cordiali e gentili.
L’efficienza inglese è incredibile: l’organizzazione della sera dell’ultimo dell'anno
dovrebbe essere d’esempio per molti paesi, migliaia di persone che si muovono in modo ordinato e senza lamentarsi. Anche se così facendo sono un po’ noiosi...
Abbiamo mangiato bene, sia la bisteccona della prima sera, che la pasta dell’ultima sera nel ristorante italiano.
Un po’ a cunicoli le gallerie della metropolitana ("the tube"), ma treni sempre puntuali. Mai un ritardo. 

Londra è una città elegante, ricca di fascino e di storia, da ammirare di giorno e di notte. Con le luci natalizie è ancora più splendente. Sicuramente ci torneremo, abbiamo ancora molte cose da vedere. E da vivere.