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mercoledì 25 febbraio 2015

I mitici trucks americani



Durante i nostri viaggi in America siamo rimasti ammaliati dal fascino seducente e selvaggio dei mitici trucks, i giganteschi camion americani. Le motrici sono delle vere e proprie case su ruote. I camionisti si sbizzarriscono nell'arredamento interno quanto nel design esterno: il caratteristico muso lungo anche fino a cinque o sei metri con cucina, doccia, letto, salottino come se fosse una piccola abitazione, la carrozzeria dai colori accesi e talvolta con disegni e aerografie mozzafiato. Il tutto rifinito nei minimi particolari.

Gli autocarri americani non sono dei semplici camion, sono il simbolo di un popolo sempre in movimento, di persone in cui la strada fa parte della loro vita, all'interno di un paese dove le distanze sono enormi, infinite.
Dai Peterbilt ai Kenworth, i musoni fanno parte dell'immagine collettiva del sogno americano, sono un'inconfondibile presenza delle Highways come della mitica Route 66. 

Dalla California all'Arizona, dallo Utah al Nevada, in Florida come nel Massachussetts, ecco alcuni dei trucks più belli che abbiamo incontrato:







 


 


martedì 24 febbraio 2015

Il Bryce Canyon, una meraviglia della natura

Bryce Canyon

Lasciati alle spalle il Grand Canyon e la Monument Valley ripartiamo nel pomeriggio rientrando per un tratto di strada in Arizona e ripassando da Kayenta. Poi andiamo verso nord in direzione di Page e del Lake Powell, sul confine con lo Utah. Al piccolo aeroporto si può salire su un charter per un volo panoramico (ma non economico!) su questo lago artificiale creato con la realizzazione della diga sul fiume Colorado all’interno del Glen Canyon. In effetti per godere appieno dello spettacolo del Lake Powell l’unico modo è quello di volarci sopra, anche se noi riusciamo lo stesso a vedere alcune insenature. Raggiungiamo un punto panoramico da dove si vede perfettamente la maestosa diga Glen Canyon Dam e il fiume Colorado.

Attraversata la diga a piedi, 213 metri sopra il livello del fiume, riprendiamo il viaggio fino a Kanab, piccolo paese reso famoso negli anni Cinquanta grazie al cinema. Al Kerry Lodge, piccolo albergo, dormiva John Wayne quando veniva a recitare sui set dei film western. In realtà ora non c’è proprio niente a parte qualche insegna, un carro e una finta tenda indiana, che ne tengono viva la memoria. Noi alloggiamo in un motel della zona e per cena andiamo in un ristorante messicano, il Fiesta Mexicana: salsa chili, fajitas di pollo con riso e fagioli, cerveza e foto con sombrero! Molto turisti!

Il giorno seguente, partiti di buon’ora, seguiamo una strada che attraversa boschi e montagne, lungo il corso di un piccolo fiume. Alle otto di mattina arriviamo al Bryce Canyon, a 2800 metri. Le formazioni rocciose di arenaria hanno colori meravigliosi, dal giallo intenso al rosso. Gli indiani Paiute, che un tempo abitavano queste zone, le descrivevano come “rocce rosse che si ergono come uomini in un anfiteatro”, gli hoodoo.


Infatti sembra proprio di osservare un anfiteatro con enormi statue. La leggenda indiana dice che queste formazioni rocciose altro non sono che persone pietrificate dal dio che si era arrabbiato con loro. Dal Bryce Point scendiamo all’interno del canyon, lungo il Navajo Loop Trail, un sentiero che si addentra tra le rocce per circa due chilometri. Discendiamo a zig-zag con un dislivello di 150 metri. Il percorso è incredibile, arriviamo in un’ansa stretta tra le insenature del canyon dove si ergono maestosi due alberi gemelli, poi riprendiamo il cammino tra scoiattoli e uccelli colorati fino a risalire faticosamente tra gli hoodoo. Il sole ormai è alto e comincia a fare caldo. Una donna anziana vestita con abiti colorati in stile new age scende cantando nel canyon mentre noi risaliamo a fatica e ci chiediamo se sarà in grado di cantare ancora quando dovrà tornare su. Ritorniamo al Bryce Point, stanchi ma esaltati dalla bellissima esperienza a stretto contatto con il canyon.





Riprendiamo la strada che attraversa pascoli e zone molto verdi e facciamo una sosta in un negozio di souvenir di manufatti indiani, c’è anche qualche animale imbalsamato, come il puma o leone di montagna, che vive tra i canyon e le montagne di queste parti. Più avanti vediamo la fattoria dove c’è la mandria di bisonti (tatanka) usata nel film Balla coi Lupi.

Il paesaggio cambia gradatamente, entriamo nello Zion National Park, un canyon metà deserto e metà montagna, scavato dalle acque del Virgin River. La strada che lo attraversa è tortuosa, tra gallerie e strade piuttosto strette. Ci fermiamo per godere di una bella vista panoramica sulla vallata e sulle montagne circostanti. Ripartiamo discendendo così l’altopiano del Colorado (Colorado Plateau) iniziato due giorni prima quando siamo saliti sul Grand Canyon. Imbocchiamo la strada che ci porta a St. George, piccolo paese fondato dai Mormoni, direzione Las Vegas!

mercoledì 15 ottobre 2014

Dalle paludi delle Everglades al mare selvaggio di Naples, Florida


Lasciata Key West e ripercorsa la Overseas Highway, attraversando nuovamente le isole Keys, raggiungiamo la Tamiami Trail, la lunga strada che percorre la Florida da Miami a Tampa passando per la vasta area paludosa delle Everglades.
Sul ciglio della strada scorgiamo una bellissima iguana poco prima di arrivare al Safari Park Airboat Rides. Piove, aspettiamo che le nuvole passino prima di salire sull'airboat, una grossa barca dal fondo piatto spinta da un motore a elica con cui ci addentriamo nella vastissima palude in cerca di alligatori. Con i tappi nelle orecchie (la barca faceva un gran rumore) e con l’airboat che sfreccia a gran velocità abbiamo visitato solo una piccola parte del maestoso parco nazionale delle Everglades. Qui flora e fauna regnano indiscusse. Abbiamo la fortuna di vedere qualche falco, alcuni aironi, tartarughe, oltre a numerosi insetti tra cui una cavalletta gigante e colorata e finalmente due alligatori, uno a pelo d’acqua che sembrava ci spiasse! Una bellissima e avventurosa esperienza che si è conclusa con la visita della fattoria dove vengono allevati alcuni alligatori e coccodrilli. Ci incamminiamo tra piante di banane e palme con uccelli dallo sguardo minaccioso, simili ad avvoltoi, gli urubù. Anche qui scorgiamo in un canale un alligatore intento a seguire la scia di un airboat.
Nel pomeriggio ripartiamo lungo la strada che attraversa il paese degli indiani Miccosukee, nativi della Florida che ora gestiscono un grande casinò sulla Tamiami Trail. Alle sera raggiungiamo Naples dove non ci facciamo mancare un tuffo in piscina e una deliziosa cenetta messicana a base di chili con carne, fagioli, fajitas di pollo, nachos e salsa piccante, il tutto innaffiato da margarita e cerveza. Ovviamente la serata si è conclusa con una dormita colossale.

Al mattino ci rechiamo alla spiaggia di Naples, affacciata sul Golfo del Messico, la sabbia è soffice e bianca, il mare dal colore turchese, ma piuttosto selvaggio. Facciamo il bagno tra decine di gabbiani e di pellicani bruni intenti a tuffarsi in picchiata per pescare, oltre ad alcuni ibis e ad altri uccelli. Fa caldo, nonostante il vento che soffia aumentando le onde. Passeggiamo sulla spiaggia tra le conchiglie, nella morbidezza della sabbia, con il sole che scotta. Nel chiosco dei surfisti ci rinfreschiamo con una limonata ghiacciata. Poi decidiamo di rientrare attraversando il paese di Naples a piedi, un’idea pazzesca con il caldo afoso e praticamente nessuno in giro a parte noi, ma ammiriamo le incredibili ville dei ricconi americani che qui vengono a svernare, ville dai giardini curatissimi con mangrovie e vegetazione tropicale. Naples non ha molto da offrire, ma il suo mare selvaggio e i pellicani ci hanno sicuramente affascinato, così come la vastità delle Everglades popolate da chissà quanti coccodrilli e alligatori.


mercoledì 8 ottobre 2014

Miami Beach, il mare e lo stile Art Déco



Arrivati a Miami prendiamo un taxi per raggiungere il nostro hotel a South Beach, la zona più frequentata e conosciuta di Miami Beach. Il caldo soffocante inizialmente ci spaventa, in estate il clima della Florida è molto umido e afoso. 

Decidiamo di fare un tuffo nell'oceano, pronti a rinfrescarci, ma l'acqua è incredibilmente calda! Al largo si vedono enormi navi andare in direzione del porto. Ci rilassiamo per qualche ora nella soffice sabbia della gigantesca spiaggia di So.Be., South Beach, quindi ci avventuriamo tra l'Atlantic Ocean Drive, Collins Avenue, Washington Avenue e il centro di South Beach passeggiando nella bellissima Lincoln Road tra bar e ristoranti all’aperto, nella Española Way, nel Lummus Park (parco tra la spiaggia e la strada, con numerose palme) e lungo l’Ocean Drive, la strada più conosciuta di Miami. Qui ci sono i famosi palazzi e gli hotel degli anni ’30 in stile Art Déco, color pastello, come il Leslie, il Cardozo, il Colony, il Boulevard, il Clevelander o il Casablanca. Belli e colorati di giorno si illuminano di notte e l’Ocean Drive diventa un ingorgo di automobili d’epoca o di lusso, una sfilata continua davanti ai locali affollati e chiassosi. Da vedere anche Casa Casuarina, la ex villa di Versace, tipico esempio dell'altro stile di Miami Beach, il Revival Mediterraneo, come nello Spanish Village dell'Española Way.

Decidiamo di scoprire anche la Downtown di Miami dove ci muoviamo con la Metromover, una sorta di metropolitana sopraelevata, completamente automatizzata. Un giro su questi treni da la possibilità di avere una panoramica di tutta l'area della Downtown, anche perché a piedi le distanze tra i grattacieli sono notevoli e non vale la pena perderci troppo tempo. Comunque vediamo il Miami Herald Building, il palazzo del quotidiano di Miami; l’America Airlines Arena, dove si svolgono spettacoli, concerti e partite di basket; la Miami Heat Arena, dove gioca la squadra di basket dei Miami Heat e la Freedom Tower, vecchia torre sulla Biscayne Boulevard. Scendiamo quindi al Miami Dade Cultural Center dove si trovano il Miami Art Museum, l’Historical Museum of Southern Florida e il Miami Dade Public Library. Ripresa la Metromover attraversiamo le zone finanziarie di Brickell e Financial District prima di scendere a Bayside Marketplace, accanto a Bayfront Park, nella zona del Porto di Miami. Nel Bayside ci sono molti negozi e ristoranti, oltre a svariate bancarelle per turisti. Affacciato sul mare si trova anche l’Hard Rock Cafè di Miami, dove entriamo a curiosare, come nel Bubba Gump Shrimp & Co., negozio e ristorante con il nome di Bubba, l’amico di Forrest Gump (il film con Tom Hanks). Bubba voleva vendere infatti gamberetti (“shrimps”). Simpatica l’idea della panchina di Forrest Gump davanti al negozio, con le sue scarpe, il libro e la scatola di cioccolatini proprio come nel film. La vista sul porto con le barche è affascinante, anche se poco più in là si intravedono gli enormi ponti stradali che collegano la Downtown di Miami a Miami Beach. Dopo aver pranzato con un classico hot-dog americano torniamo in spiaggia con il mare sempre più caldo.

Trascorriamo piacevoli serate in Lincoln Road e sull’Ocean Drive nella vita notturna di South Beach, tra gli hotel più famosi come il Colony, il Boulevard o il Clevelander. Di giorno ci rilassiamo stando in spiaggia fino al tramonto. Che bella sensazione fare il bagno alle otto di sera mentre comincia a fare buio senza avere il minimo brivido di freddo.

L'ultimo giorno torniamo a Bayside, dove ai piedi di una centenaria mangrovia dalle radici enormi, ascoltiamo la melodia malinconica di un caratteristico musicista degli stati del sud, prima di salutare definitivamente Miami e recarci in aeroporto. 

Nel ritorno verso casa le immagini e i ricordi di questo bel viaggio si sovrappongono. Dalla maestosità della Downtown alla vita frenetica di South Beach, il fulcro del nostro girovagare: le luci e i suoni dell'Ocean Drive, lo stile dell'Art Déco, l'eleganza della Lincoln Road, le cene all'aperto, i bagni tra le onde di un oceano Atlantico particolarmente caldo. Miami Beach è divertimento, arte, cultura, shopping e vita da mare. Qui non ci si annoia di sicuro!

sabato 30 agosto 2014

Yosemite National Park, tra sequoie giganti e minuscoli colibrì

Yosemite Valley
Lasciata Las Vegas ci inoltriamo nel deserto del Nevada fino al confine con lo stato della California. La strada corre veloce nelle distese di terra arida. Poco più a nord ci sono la Death Valley e l’inavvicinabile Area 51. Oltrepassato il confine comincia il deserto del Mojave con numerosi Joshua Tree, così chiamati perché i suoi rami ricordano le braccia levate al cielo del profeta Giosuè. Ci fermiamo a Barstow per una sosta, in un’area di servizio dove ci sono decine di trucks, i grossi camion americani, molto belli.

Il deserto poi lascia spazio alle prime coltivazioni. La California è una delle regioni agricole più ricche del mondo e i suoi prodotti sono protetti rigorosamente. Basti pensare che al confine c’era una frontiera doganale per l’ispezione di camion e veicoli dato che vige il divieto di importare qualsiasi tipo di genere alimentare, soprattutto frutta e verdura. Attraversiamo vigneti, campi di granoturco, di frumento, distese di mandorli e peschi. Ci fermiamo a Bakersfield per il pranzo, una steak da Sizzler, come in Arizona. Quindi entriamo nella Central Valley e proseguiamo verso nord passando Fresno e svoltando a Merced, quindi su fino a Mariposa a 1200 metri, alle porte dello Yosemite National Park. L’hotel è un discreto Best Western sulla strada, ma ormai è buio e così ci concediamo una pizza in un posto assurdo tipicamente americano. Ceniamo con una coppia di ragazzi toscani che abbiamo conosciuto e poi andiamo a dormire.

Dopo la colazione prendiamo la strada che passa dal paese di Oakhurst per l’ingresso sud del parco dello Yosemite, tra le montagne della Sierra Nevada. Due cervi ci attraversano la strada mentre scendiamo a Wawona per prendere la navetta che si addentra nel parco fino a Mariposa Grove, dove ci sono le sequoie. Qui camminiamo lungo un sentiero che in pochi minuti ci conduce tra questi enormi alberi. Ci sono scoiattoli e cerbiatti. Il bosco è pieno di rami secchi, ci sono anche alberi anneriti dagli incendi e una sequoia precipitata al suolo. Qui la legge vuole che l’uomo non debba interferire con la natura. I boschi non vengono puliti dallo sporco naturale, come rami secchi o foglie, gli incendi addirittura fino a pochi anni fa non venivano domati. Ora vengono fatti incendi controllati per evitare disastri come accadde nello Yellowstone nel 1998 dove il 50% del parco venne distrutto. Camminiamo per mezz’ora, l’aria è fresca ma il sole scalda, ci sono circa 24°. Le sequoie sono alte fino a 90 metri e la base del tronco ha un diametro tra i 9 e i 12 metri. Vediamo la sequoia Bachelor e le Three Graces per poi raggiungere il maestoso Grizzly Giant, un vero gigante nel bosco, vecchio di 2700 anni. 

Quindi ritorniamo lungo il sentiero percorso prima e poi lungo la strada che conduce al punto panoramico Valley View. Da qui la vista sulla Yosemite Valley è spettacolare: a sinistra svetta il massiccio granitico dalla parete perpendicolare di El Capitan (2307m), a destra il Glacier Point (2199m) e in fondo l’Half Dome (2693m). Scendiamo nella valle passando vicino a una cascata in primavera colma d’acqua, ma in estate quasi asciutta, la Bridalveil Fall, alta 187 metri. Proseguiamo fino allo Yosemite Village Tourist Center, lungo il fiume Merced River. Qui camminiamo lungo un sentiero che si addentra fino alla cascata Lower Yosemite Fall. Ci sono numerosi scoiattoli, respiriamo l’aria fresca della montagna anche se al sole fa caldo. Ci sono 30°. Seduti su una panca intarsiata nel legno ci rilassiamo godendo della vista dell’Half Dome.

Raggiungiamo una piccola spiaggia in riva al fiume per provare a mettere i piedi nell’acqua fredda. Eppure molti fanno il bagno. Ci sono uccelli dai colori bluastri con una simpatica cresta che ci saltellano intorno. Gli scoiattoli si intrufolano tra gli zaini in cerca di cibo, e mi viene in mente il cartone animato dell’orso Yoghi che ruba la merenda ai turisti del parco mentre il ranger lo rimprovera. Ma sono solo scoiattoli... e lui era a Yellowstone. Uno mi si avvicina titubante e prende la ghianda che ho in mano. Non ci accorgiamo nemmeno che nell’acqua sguazza una biscia che si avvicina a riva per poi ritornare nel fiume. L’incanto del bosco e della valle dello Yosemite dura poco, è già ora di tornare. Percorriamo una strada diversa da quella dell’andata, costeggiando il Merced River fino all’uscita ovest del parco. 

Passiamo su un ponte costruito pochi anni fa quando una frana travolse un tratto di strada. Qui piuttosto di ripulirla fanno deviazioni e costruiscono ponti. Nel tardo pomeriggio siamo di nuovo a Mariposa. Con grande stupore scopriamo che il paese non è solo quel tratto di strada visto la sera precedente al buio. Ci sono alcune case colorate con negozi di souvenir e qualche ristorante tra fiori e farfalle. Infatti Mariposa in spagnolo vuol dire “farfalla”. Ci incamminiamo subito scoprendo un simpatico negozio con articoli indiani e stampe d’epoca che vende un po’ di tutto.

Poi entriamo al The Butterfly Cafè, un ristorantino con un giardino dove c’è qualche tavolo per cenare tra edera e fiori. Ci sono api, libellule e farfalle, ma soprattutto è pieno di colibrì! 
Non li avevamo mai visti da vicino. Grazie ad alcune vaschette con dell’acqua appese al gazebo del giardino riusciamo perfino a fotografarli mentre sono fermi, prima che riprendano il volo sbattendo le minuscole ali a una velocità incredibile, muovendosi come minuscoli insetti impazziti. Concludiamo questa bella giornata bevendo una birra locale, la Sierra Nevada, leggermente scura ma buona, e addentando avidamente un hamburger con fette di bacon abbrustolite. Come dei veri americani. Poi ripartiamo, direzione San Francisco!

martedì 15 luglio 2014

Key West, il mito dei pirati e i suoi magnifici tramonti



Lasciata Miami iniziamo a percorrere la Overseas Highway, la strada numero “1”, quella che attraversa le numerose isole Keys per ben duecento miglia. Attraversiamo l’isola di Key Largo, Islamorada, Long Key, il Seven Mile Bridge (il ponte lungo 11 chilometri) e Bahia Honda fino ad arrivare a Key West. Attorno a noi il mare assume le più svariate sfumature, azzurre e verdi, dovute al fondale algoso che purtroppo non ci permette di fare il bagno vicino alla costa.

Il caldo afoso e umido ci impedisce di godere della prima passeggiata lungo la vecchia Key West, tra la casa rossa del municipio con la statua di Truman che balla con la moglie lungo la Caroline Street e la zona residenziale costituita da antiche case bianche tipiche degli stati del sud in Front Street. Qui si trova anche la Little White House, la piccola Casa Bianca che ospitò il presidente Truman. Dopo un bagno rigenerante nella piscina dell'hotel torniamo nella cittadina percorrendo la Duval Street con i suoi locali come il Captain Tony’s e lo Sloopy Joe’s (dove si recava sempre Hemingway) oltre alle case colorate in stile caraibico. Pare di tornare indietro nel tempo, quando l'isola era frequentata dai pirati che infestavano il mare dei Caraibi. Alla fine di Duval Street raggiungiamo il famoso Southernmost Point of USA, un colorato pilastro in cemento che indica il punto più a sud degli Stati Uniti, lontano 90 miglia da Cuba. Scrutiamo l'orizzonte, in cerca di quella terra combattuta e affascinante allo stesso tempo, da dove molti cubani fuggivano dal regime e dalla dittatura a nuoto o con piccole imbarcazioni per raggiungere il suolo americano, approdando proprio alle isole Keys. 
Verso sera ci concediamo un tipico “mojito”, il cocktail di Hemingway tanto famoso da queste parti. Quindi andiamo di corsa in Mallory Square, la piazza di Key West affacciata sul mare, dove ogni sera avviene la Sunset Celebration, ovvero l’attesa del tramonto che sfocia in un applauso di tutti i presenti quando il sole cala nelle acque del Golfo del Messico. Il cielo è incredibile, assume sfumature gialle, rosse e viola, i colori del tramonto paiono danzare nel riflesso che creano nel mare. Lo spettacolo è magnifico e davvero appagante. 

Una volta che il sole è tramontato la piazza si accende dei fuochi dei giocolieri che danzano tra torce e fiamme. Cala la notte, cresce la musica dei locali e dei pub dell'isola. Torniamo sulla Duval colorata e illuminata, entriamo in una casa coloniale trasformata in un ristorante americano per una cena a base di cheeseburgher e insalata di pollo. Passeggiamo lungo il porticciolo rischiarato dalla luna, con i numerosi ristoranti affacciati su moli “pirateschi”. Ci imbattiamo in strani personaggi, forse discendenti di ex galeotti o pirati, come il motociclista con la barba folta che ci saluta tenendo un pappagallo sulla testa o i due vecchi hippie del New Jersey con cui discutiamo di tatuaggi e elfi.

Key West è un'isola curiosa, completamente trasformata con l'arrivo dei turisti, ma che non ha perso il suo antico fascino, con taverne un tempo frequentate da corsari e filibustieri, oltre allo spettacolo del sole che tramonta nel mare tingendo il cielo come se fosse un magnifico quadro d'autore.

mercoledì 2 luglio 2014

Le orche e gli animali marini di Seaworld in Florida



Arrivati nella città di Orlando ci siamo recati direttamente a Seaworld, il più famoso parco di attrazioni marine della Florida.
Subito ci siamo avventurati tra fenicotteri, pellicani e tartarughe marine. Il primo spettacolo a cui abbiamo assistito è stato il Blu Horizons al Whale & Dolphin Theatre, con delfini, piccole balene e molti uccelli tra cui pappagalli e condor. Molto bello e colorato, sia lo stadio che lo show. Poi siamo saliti sulla barca di Atlantis, da dove siamo scesi completamente fradici dopo onde, schizzi d’acqua e la folle discesa nella cascata. Con il caldo soffocante almeno ci siamo rinfrescati! Quindi ci siamo recati allo Shamu Stadium, l’enorme stadio delle orche, per lo Shamu Believe, uno spettacolo stupendo con due orche cavalcate dagli acrobati e con l’incredibile orca gigante invocata dal pubblico a gran voce («shamu! shamu!»). Con la coda ha sollevato onde enormi dalla vasca "allagando" le prime file dell'arena. Completamente fradici siamo andati a vedere le vasche con i pesci tropicali (abbiamo accarezzato le razze) e poi abbiamo dato da mangiare ai leoni marini nel Pacific Point Preserve. Qui oltre ai tanti esemplari che emettevano richiami assordanti c’erano anche diversi uccelli tra cui gli ibis e gli aironi. 
Il terzo spettacolo è stato al Sea Lion & Otter Stadium, teatro a forma di galeone dove alcuni acrobati vestiti da pirati giocavano con due leoni marini e un grosso tricheco, oltre ad un simpatico furetto. Siamo entrati poi nel Wild Artic, dove dopo un cinema in 3D su un elicottero tra i ghiacci abbiamo visto le vasche con i trichechi (che denti e che stazza!), l’orso polare e altri mammiferi dei mari artici. Nel Shark Encounter invece vi erano numerosi squali, pesci sega, barracuda e nel Penguin Encounter tanti pinguini. Abbiamo visto anche gli alligatori, la vasca dei manatee (animali marini enormi e tozzi) e nel Dolphin Cove i delfini. Nel Dolphin Nursery c’era perfino un delfino piccolo che nuotava con i suoi genitori! Alla sera, per concludere alla grande, spettacolo finale nuovamente allo Shamu Stadium, lo Shamu Rocks, con le evoluzioni delle orche accompagnate da musica rock: da brividi! 

mercoledì 4 giugno 2014

Los Angeles, la città degli angeli e delle "stelle"


Walk of Fame in Hollywood Blvd, LA

Arrivati a Los Angeles abbiamo optato subito per un tour panoramico della città con un minibus per farci un'idea di com'è questa enorme metropoli. Abbiamo visto il porto di Marina del Rey prima di raggiungere Venice Beach. Dopo aver attraversato il quartiere con i canali e le casette in stile veneziano, siamo andati sulla spiaggia, gigantesca, e abbiamo raggiunto il mare, ovvero l’Oceano Pacifico! Pittoresca la passeggiata con le case colorate, un tempo frequentata dagli hippies. 
  
Quindi abbiamo attraversato la città di Santa Monica, la zona degli studi televisivi come la 20th Century Fox e la MGM, il quartiere di Beverly Hills raggiungendo poi il Farmers’ Market, caratteristico complesso di negozi, con un teatro e una zona di botteghe di alimentari, molto turistico, ma simpatico. Giusto il tempo di gustarci un costoso hot-dog e siamo ripartiti per Hollywood; in Hollywood Blvd c’è la famosa Walk of Fame, la “passeggiata delle stelle”: partendo dal Mann’s Chinese Theatre (dove fanno le anteprime dei film di Hollywood) ci sono le impronte delle mani e dei piedi nel cemento con gli autografi delle star, e lungo entrambi i marciapiedi ci sono centinaia di stelle con i nomi di attori, cantanti e registi.
Da Nicole Kidman a Sharon Stone, da Bruce Willis a Robert de Niro, da John Wayne a Steven Spielberg, oltre a Britney Spears e Michael Jackson. Su quest'ultima, tra fiori e biglietti dei fan, un ragazzo ballava la canzone “They don’t care about us”. Emozionante. In mezzo alla folla abbiamo incontrato la famiglia Obama, i Transformers, la Sirenetta, Topolino, Spiderman, Batman, Spongebob, e tante altre persone travestite da personaggi televisivi. 

Percorrendo la Walk of Fame abbiamo raggiunto il Kodak Theatre e passeggiando all’interno tra fontane e negozi abbiamo scoperto la collina con la famosa insegna di Hollywood! 



Il nostro autista ci ha fatto vedere la casa adibita ad albergo (una catapecchia) dove abitava Julia Roberts nel film “Pretty Woman”. Poi abbiamo attraversato i grattacieli della Downtown, abbiamo visto il Music Center, il Disney Concert Hall, Chinatown, la Union Station e El Pueblo, piccolo borgo messicano di Los Angeles.

Rientrati in hotel non abbiamo perso tempo e con il Big Blue Bus che fermava davanti all’albergo abbiamo raggiunto in circa quaranta minuti la spiaggia di Santa Monica, quella del telefilm “Baywatch”. Vestiti “da mare” ci siamo accorti solo dopo che la temperatura era più bassa rispetto alla Downtown: l’aria che soffia dall’oceano è fredda, soprattutto verso sera. Altro che bagno nel mare! Abbiamo camminato lungo la Ocean Avenue fino al Pier, il molo con il Luna Park, dove ci siamo goduti lo spettacolo delle onde maestose del Pacifico e dell’immensità di questa spiaggia. 

Il giorno successivo raggiungiamo Santa Monica dove prendiamo il bus della linea Metro e dopo circa quaranta minuti lungo Santa Monica Blvd raggiungiamo Beverly Hills e Rodeo Drive. Qui abbiamo passeggiato tra i negozi delle firme più famose, tra auto di lusso e vetrine costose. 

Da Versace a Dolce&Gabbana, da Prada a Louis Vuitton, da Armani a Ferrè, da Tiffany a Ralph Lauren, da Bulgari a Cartier, da Dior a Chanel. C’è l’imbarazzo della scelta per gli appassionati dello shopping… costoso. 

Passando per il Beverly Gardens Park, un prato all’incrocio tra Rodeo Drive e Santa Monica Blvd, abbiamo visto le lunghe strade che portano alle ville dei vip, costellate di altissime palme. Quindi abbiamo ripreso l’autobus e siamo tornati a Santa Monica per trascorrere la serata sulla 3rd Promenade, tra giocolieri, cantanti di strada, siepi a forma di dinosauri giganti e ristoranti con tavolini all’aperto. 

La mattina seguente comincia come si era concluso il pomeriggio del giorno prima, cioè all’insegna del trasporto pubblico. Di fronte all’hotel prendiamo l’autobus Big Blue Bus e raggiungiamo in pochi minuti la fermata capolinea della stazione di Aviation, non distante dall’aeroporto. Qui iniziamo la nostra avventura sui treni metropolitana di Los Angeles: la Linea Verde, proveniente da Redondo Beach in direzione Norwalk, all’aperto nel bel mezzo delle trafficate autostrade, un po’ lenta. Scendiamo alla fermata Imperial/Wilmington per prendere la Linea Blu proveniente da Long Beach e diretta alla 7h Street, nella Downtown. 
Un po’ più veloce, attraversa le distese di case fatiscenti in direzione nord per poi andare sottoterra. Alla 7h Street, che coincide con il capolinea, saliamo sulla Linea Rossa, e in pochi minuti raggiungiamo la fermata di Hollywood/Highland. Finalmente, dopo un’ora e mezza, arriviamo a Hollywood, in piena Hollywood Blvd. Rivediamo le stelle della Walk of Fame e le impronte del Mann’s Chinese Theatre. Scopriamo con amarezza che non ci sono più fiori sulla stella di Michael Jackson, l’hanno ripulita per bene. C’è sempre tanta gente e sembrano aumentati quelli vestiti da personaggi dei film e dello spettacolo. Frementi e pieni di energia ci dirigiamo verso il Madame Tussauds, il Museo delle Cere, un ottimo modo per entrare nel clima di Hollywood, tra celebrità e star del cinema. 

Incontriamo subito il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Incredibile, sembra proprio lui. Saliamo al terzo piano con l’ascensore, dove ci imbattiamo in attori del calibro di: Johnny Depp, Angelina Jolie e Brad Pitt, Nicole Kidman, Jennifer Aniston, Jennifer Lopez, Salma Hayek, Mel Gibson, Penelope Cruz. Ci sono anche Elton John, Britney Spears, Beyoncè, Shakira, Justin Timberlake. Scambiamo due chiacchiere con George Clooney seduti a un tavolino, ci sediamo accanto a Will Smith. Uno spasso, ci divertiamo a fare le foto più bizzarre. Alcuni sembrano proprio veri e quando ti avvicini a uno di loro ti aspetti che da un momento all'altro si muova e si metta a parlare. 

Scendendo al piano di sotto si incontrano le prime star del cinema come Charlie Chaplin, Fred Astaire e Ginger Roger, Ingrid Bergmann, Audry Hepburne in “Colazione da Tiffany”, James Dean, il regista Alfred Hitchcook e Liz Taylor in “Cleopatra”. Si passa ai film western con Paul Newman e Robert Redford, Clint Eastwood e John Wayne.

Poi ci sono Marlon Brando, Robert De Niro, Colin Farrell, Pierce Brosnan, Antony Hopkins del “Silenzio degli Innocenti” e “Hannibal” (da brivido se ti avvicini faccia a faccia) e Eddie Murphy in “Beverly Hills Cop”. Inoltre Steve Mac Queen, un giovane Dustin Hoffman in “Il Laureato”, Whoopy Goldberg in “Sister Act”, Cameron Diaz, Nicolas Cage, Jim Carrey e un enorme Shrek.

Facciamo finta di essere registi con Steven Spielberg, ci sono Martin Scorsese, Uma Thurman in “Kill Bill”, Leonardo di Caprio, Robin Williams. Giochiamo a basket con Bryant dei Los Angeles Lakers, per il calcio c’è Beckham dei L.A. Galaxy e Armstrong per il ciclismo. 
  
Una delle fotografie più divertenti è quella con Spider Man, sdraiati sul pavimento con l’Uomo Ragno in una stanza con pareti al contrario: l’effetto lo si vede quando si ruota la foto, noi siamo sul soffitto! Qui vediamo anche Daniel Craig di “007”, Hugh Jackman in “X-Man”, Schwarzenegger in “Terminator”, Bruce Willis, Jessica Alba nei “Fantastici 4”, Antonio Banderas in “Zorro” e altri ancora.

Scendiamo al primo piano, quello dei Premi Oscar, tra Jack Nicholson, Tom Hanks, Meryl Streep, Denzel Washington, Halle Barry e Morgan Freeman. Insomma un vero tuffo nel cinema americano e non solo, un modo divertente di vivere Hollywood!

Usciti dal Madame Tussauds raggiungiamo il Kodak Theatre per dare ancora una sbirciatina alla famosa scritta di Hollywood sulle colline. Fa caldo, siamo stanchi ed è ora di farsi uno spuntino. Così ci sediamo ad un tavolino di un bar francese con vista sulla piazzetta del Kodak Theatre. Quello che mangiamo è ai limiti del disgusto: ci portano una bella insalatona di pollo condita con salse e patatine e un hamburger gigante, unto, con formaggio che cola e fette enormi di bacon abbrustolito. Non riusciamo a finire tutto, per fortuna! Lasciamo Hollywood con un po’ di malinconia, a dispetto di quello che dicono le guide a noi è piaciuto e ci siamo divertiti. A piedi scendiamo lungo Hollywood Blvd, svoltiamo a destra lungo la Highlands dove incrociamo Sunset Blvd molto trafficata. Poco dopo siamo sull’autobus che ci porta a Santa Monica lungo Santa Monica Blvd, passando di nuovo dalla zona di Beverly Hills. 
  
Dopo quasi un’ora siamo in spiaggia, accanto al Pier, il molo. Il cielo è coperto con nuvoloni gonfi e neri, l’aria è fredda, quindi niente bagno nell’Oceano Pacifico. Ma i piedi nell’acqua ce li mettiamo lo stesso, tra le onde ingrossate dal vento e alcuni gabbiani che si avvicinano curiosi. Vediamo una bagnina come quelle del telefilm di “Baywatch”, anche se in tv sono decisamente meglio. Salutiamo la mitica LA, sperando di tornarci presto. 

Le onde del Pacifico a Santa Monica

domenica 11 maggio 2014

Divertimento e avventura agli Universal Studios


Di buon mattino, a Orlando in Florida, ci siamo recati agli Universal Studios, l'incredibile parco delle attrazioni cinematografiche dove vengono utilizzati set di alcuni famosi film. Prima di entrare si cammina nella City Walk, tra negozi e ristoranti, una zona commerciale posta tra gli Universal Studios e l’Universal’s Islands of Adventure (dove si trovano giochi avventurosi come Jurassic Park o Spider Man).
All’ingresso degli Universal Studios, dopo la famosa sfera che rappresenta la Terra con la scritta “Universal”, si entra nella Production Central dove ci siamo subito recati al cinema dinamico Shrek 4-D. Bella l’introduzione con lo Specchio Magico che parla, Pinocchio e i Tre Porcellini prigionieri in casse di legno appese al soffitto. A Pinocchio si è pure allungato il naso per aver detto una bugia. Molto carino il film con sbuffi d’aria e gocce d’acqua che ti schizzavano addosso quando Shrek starnutiva! Quando siamo usciti c’erano Shrek e Ciucchino a farsi fotografare. 

Ci siamo addentrati nel distretto di New York, sullo sfondo il set dei grattacieli, il Guggenheim e strade ricostruite come la 5th Avenue o Park Avenue. Qui siamo entrati nel Twister… Ride It Out, un vero e proprio tornado che si forma in un piccolo paese come nel film Twister. Tuoni e lampi, poi la pioggia, una macchina che viene spostata dal vento, la benzina che si incendia, una mucca (finta) che vola e l’uragano che si forma davanti ai nostri occhi mentre soffia il vento e ti arrivano schizzi d’acqua: forte!

Esaltati siamo entrati nel Revenge of the Mummy, l’attrazione del film La Mummia: dopo la coda tra i cunicoli egizi, passata la enorme statua di Anubi, si sale sulle carrozze che corrono a gran velocità sulle montagne russe. Per un attimo si va addirittura all’indietro, spericolato!

Camminando per le strade newyorkesi siamo arrivati a San Francisco/Amity, per l’incredibile esperienza dell’Earthquake, il terremoto. Dopo una presentazione sui terremoti che hanno colpito città americane nel passato, si sale su una vera e propria metropolitana. Il cartello indica “Oklahoma City”: tutti a bordo, si parte e si arriva alla fermata successiva dopo pochi secondi. Qui la metro si ferma, un rumore sordo, le luci si spengono per un istante, la terra trema, i vagoni sobbalzano mentre la gente seduta pare preoccupata. Il suono degli allarmi ti assorda, scoppiano le tubature, ci sono fughe di gas. Improvvisamente la parete alla nostra sinistra si squarcia rivelando la città soprastante, si vedono i grattacieli e la strada che precipita nel tunnel trascinando con sé un grosso camion che si abbatte su un pilastro vicino a noi. Il mezzo si incendia e il fuoco (vero) sembra scottarti la pelle quando incredibilmente ecco che dalle scale alla nostra destra si riversa un vero e proprio fiume d’acqua, come un’ondata di piena che riempie tutto il tunnel: spettacolare! Abbiamo vissuto un terremoto nel set dell’omonimo film, provando persino paura, veramente bello.


Provati e carichi di adrenalina ci siamo imbarcati per un giro nel lago di Jaws, il set del film Lo Squalo. Il ragazzo che guidava la barca (un burlone) urlava e sparava allo squalo che ogni tanto emergeva dall’acqua. Sembrava deludente fin quando lo squalo non si è avventurato nel porticciolo andando addosso ai barili di gasolio che si sono improvvisamente incendiati emanando un forte calore. Bello, con il finale che vede lo squalo ucciso dal nostro “marinaio”. Poi fotografia all’enorme squalo bianco appeso a testa in giù.

Superati The Embarcadero e Amity Avenue siamo entrati nel World Expo dove abbiamo affrontato gli alieni di Men in Black - Alien Attack, sparando dalle astronavi e totalizzando punti. Bello l’ingresso con alieni che sembravano veri seduti davanti ai computer mentre scorrevano immagini da un enorme schermo. C’erano anche tutte le armi del film in una bacheca.

Poi passando davanti all'attrazione dei Simpson abbiamo visto anche Back to the Future, il negozio con la macchina di Ritorno al Futuro. Un pranzo veloce con hot-dog e patatine e poi siamo andati nella Woody Woodpecker’s Kid Zone, dove c’era Fievel’s Playland con scivoli e giochi d’acqua per bambini (uno a forma di scheletro di dinosauro) e la zona di Picchiarello. Qui siamo entrati in un’area di giochi d’acqua fantastica: un castello dove i bambini si divertivano a spararsi con fucili d’acqua, riempivano secchi e fioriere e le rovesciavano al di sotto. E al suono della campana un enorme secchio si rovesciava in una gigantesca cascata sui bambini che accorrevano numerosi. In parte c’era un altro castello con fucili e migliaia di palline.

Abbiamo visto Picchiarello e anche Scooby Doo prima di entrare nell’attrazione di E.T. Adventure. All’ingresso ci hanno chiesto il nostro nome, poi con una tessera che abbiamo riconsegnato poco dopo, siamo saliti sulla bicicletta che si è levata in volo sulla città e sulla foresta proprio come nel film. All’uscita E.T. ci ha salutato chiamandoci per nome, divertente!

Quindi siamo andati nel teatro di Animal Actors, con l’esibizione di alcuni animali attori tra cui il cagnolino di Men in Black oltre a un cane simile a Lessie, una scimmia, uccelli e tanti altri.

Percorrendo la Sunset Boulevard siamo entrati a Hollywood in Hollywood Boulevard e in Rodeo Drive, tra auto d’epoca e Drive In. Visto il negozio di Betty Boop siamo corsi nella zona newyorkese per assistere al concerto dei Blues Brothers, praticamente uguali, arrivati con l’auto della polizia. Molto bravi anche a cantare. 

Quindi siamo ritornati nella zona hollywoodiana per entrare nel Terminator2 - 3D: un cinema tridimensionale con attori veri che entravano sparando in sala prima di rientrare nello schermo, c’era anche Terminator sulla sua moto mentre robots veri apparivano ai lati della sala sparando con i fucili laser. Gli schermi erano anche laterali oltre a quello centrale, la lotta si è infine conclusa con una bomba nel film che ha riempito la sala di fumo, spettacolare! Infine siamo entrati in un altro cinema dinamico, il Jimmy Neutron’s Nicktoon Blast, pure questo molto bello con le poltrone che sobbalzavano.

Nel tardo pomeriggio siamo usciti e abbiamo passeggiato nella City Walk dove abbiamo visto l’Hard Rock Cafè di Orlando e l’NBA Store con le impronte nel cemento dei grandi campioni di basket. C’era perfino un chiosco giamaicano con in mezzo un aereo! Siamo così rientrati verso l’hotel, ma prima ci siamo mangiati una bella bistecca in una tipica steak house americana, il Chicago One. Passeggiando sulla International Drive abbiamo visto un’altra delle stranezze di Orlando, una casa costruita completamente storta rispetto alla strada. 

Che dire! Qui tutto è spropositato. Si vivono forti emozioni, descriverle non basta a far capire quanto stupore abbiamo provato e quanto ci siamo divertiti!

domenica 27 aprile 2014

Pazza Las Vegas!



Entrati nello stato del Nevada, alziamo il volume della radio ascoltando Viva Las Vegas di Elvis Presley, e dopo un paio di ore di viaggio nel deserto scorgiamo all'orizzonte la skyline della più pazza città d'America, Las Vegas!

Il nostro hotel è il Circus Circus, a nord della Las Vegas Boulevard, sul famoso tratto chiamato la Strip. 
L’hotel è enorme, con più di duemila stanze, tre casinò, negozi, ristoranti, una pista per gli acrobati del circo e il più grande parco di divertimenti al coperto, l’Adventuredome, dentro a una cupola rosa. Sicuramente non è il più bell’albergo di Las Vegas essendo uno dei primi aperto negli anni Sessanta, ma l’impatto è forte. Dopo aver faticosamente trovato l’orientamento andiamo subito alla scoperta dell’Adventuredome dove ci facciamo trascinare in un paio delle sue attrazioni, il Canyon Rider e il Rim Runner, rispettivamente le montagne russe con il doppio giro della morte e la discesa lungo un torrente che precipita in una cascata. Passeggiamo tra i casinò, osserviamo lo spettacolo di un’acrobata, la musica delle slot-machine ci travolge… e non siamo ancora usciti dall’hotel! 
  
Poco più tardi ci prepariamo e usciamo sulla Strip, le prime luci sono già accese. Lucky il clown svetta sul piazzale del Circus Circus, mentre a nord si intravedono il Sahara e la maestosa torre dello Stratosphere. Ci incamminiamo mentre dall’asfalto sale il calore di una giornata bollente.
Ci sono 46° a Las Vegas, 35° di notte. Ma se il caldo è opprimente e l’aria pare quella di un forno acceso, non ci scende nemmeno una goccia di sudore perché l’umidità è intorno all’8%, quindi è molto secco.
Sull’altro lato della strada vediamo il Riviera, un altro albergo datato ma pur sempre pieno di fascino con i suoi casinò e la facciata scintillante. 
   
Giungiamo al Fashion Show Small, posto per lo shopping che assomiglia a un ufo visto dall’alto, oltrepassiamo il moderno Wynn fino ad arrivare nella zona più calda della Strip. Qui sorgono maestosi il Venetian, con tanto di campanile di San Marco, Ponte di Rialto e gondole; il TI (Treasure Island) con galeoni e pirati; il Mirage con il giardino tropicale e un vulcano. Poco dopo ci sono il Caesars Palace in stile romano; il francese Paris con la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo; il Flamingo con il famoso fiore al neon rosa e arancio; il Bellagio con un suo piccolo Lago di Como. La città è un tripudio di luci, il traffico impressionante. Molti hotel sono collegati da ponti che attraversano le strade, in alcuni si può passare addirittura da uno all’altro senza neanche uscire. Andiamo subito al TI per assistere al famoso spettacolo Sirens of TI che si tiene ogni sera. La gente si raduna in fretta finché finalmente si accendono le luci intorno al galeone posto nel piccolo lago di fronte all’hotel. Compaiono intrepide ballerine, danzano, cantano e come le sirene cercano di ipnotizzare con il loro canto alcuni pirati che nel frattempo stanno arrivando a bordo di un altro veliero che si muove veramente nel canale. Dopo uno scambio di battute ecco che i pirati aprono il fuoco contro le sirene che tengono tra le loro grinfie uno dei bucanieri ammaliato dal loro fascino. Questi poi tenta di scappare, i cannoni esplodono i colpi tra vere fiammate e nuvole di fumo. Le sirene rispondono al fuoco e i pirati hanno la peggio, il galeone si incendia e si inabissa. Alcuni si tuffano e a nuoto raggiungono le nemiche che in un tripudio di esplosioni e fuochi d’artificio li accolgono cantando tutti insieme. Questa è Las Vegas!


Dopo un giro intorno alla laguna veneta, dove vediamo una sposa scendere da una limousine per il classico matrimonio a Las Vegas, entriamo nel Venetian: è notte ma all’interno sembra giorno, sui soffitti è dipinto un cielo azzurro, tra i negozi scorrono le gondole nei canali. Arriviamo in una piccola Piazza San Marco. Qui a Las Vegas sono proprio esagerati. C’è un po’ di cattivo gusto nel tentativo maniacale di riprodurre le città europee, l’eccesso in tutto qui è di casa. La notte scorre veloce tra casinò e qualche Margarita. All'alba un nuovo giorno ci aspetta.


Fa caldissimo, ma intrepidi decidiamo di vedere Las Vegas anche di giorno. Raggiungiamo in autobus il primo albergo sulla Strip partendo da sud, così da risalire verso gli hotel visti la sera prima. Il Mandalay Bay’s è gigantesco, con palme e statue enormi all’ingresso. Accanto sorge la piramide del Luxor in stile egizio, dove entriamo per un giro nell’atrio maestoso tra sfingi e obelischi. Proseguiamo fino all’Excalibur, un castello medievale con torri bianche ispirato al mondo di Re Artù, e all’incredibile New York New York, con grattacieli come l’Empire State Building e il Chrysler, la Statua della Libertà, le case di Greenwich e Soho e il Ponte di Brooklyn. Altissime montagne russe si avvitano attorno ai grattacieli e anche all’interno dell’hotel. Entriamo facendo un giro tra i quartieri di Manhattan e pranziamo in un locale messicano con un gustoso piatto di chimichanga.   

Proseguiamo attraversando il tunnel al di sopra della Strip ed entriamo al MGM Grand, hotel verde smeraldo ispirato allo studio televisivo MGM di Hollywood. Subito a sinistra scopriamo un ristorante che sembra una giungla, con serpenti, coccodrilli, elefanti… finti. C’è anche la pioggia che scende a ridosso dei clienti seduti ai tavoli. Ci sono grossi acquari con pesci tropicali e poco più avanti il Lion Habitat, con due leonesse… vere! C’è anche un leone che purtroppo non abbiamo visto, forse era stanco di tutti i curiosi che come noi sbirciavano dai vetri. Ci incamminiamo sotto il sole cocente di Las Vegas passando di fronte al lussuoso Montecarlo e poi davanti allo Showcase Mall, un edificio con una grande sala di videogiochi e un’enorme bottiglia di Coca Cola sulla facciata. Passiamo davanti al Planet Hollywood dove Elvis Presley sposò Priscilla nel 1967, al negozio delle Harley Davidson e all’Hard Rock Cafè.
     
Ripassiamo davanti al Paris e al Flamingo, ci fermiamo di fronte all’Imperial Palace, in stile asiatico con auto lussuose in mostra. Nei pressi del Venetian, accaldati e sfiniti, prendiamo l’autobus per raggiungere lo Stratosphere a nord della Strip, dopo il Sahara, hotel in stile africano. La torre è alta 350 metri, lassù ci sono montagne russe e attrazioni per chi non soffre di vertigini! 

La sera il traffico è intenso, allora dopo aver preso l’autobus scendiamo al Mirage e proseguiamo a piedi. Raggiungiamo il Caesars Palace dove entriamo a passeggiare tra statue e fontane romane sotto un cielo azzurro rigorosamente finto. Attoniti ci imbattiamo in un Cavallo di Troia gigantesco che pare essersi smarrito… a Roma? E che dire delle statue greche che sembrano manichini che lottano tra draghi e palle di fuoco? In grossi acquari razze e pesci tropicali nuotano tra anfore e mezzi busti di statue romane. Anche il Bellagio ci lascia perplessi: il soffitto è decorato con grossi fiori in vetro di Murano, in una sala sorge una specie di giardino con giostre e annaffiatoi giganti, tra luci, colori e giochi d’acqua. Tutto molto lussuoso e di scarsa finezza.

Degno della sua fama è invece lo spettacolo delle fontane che si tiene nel lago del Bellagio, circa ogni quarto d’ora. Dura cinque minuti, i getti d’acqua danzano leggeri a ritmo di musica di fronte ad un’autentica folla. 

Dopo un giro tra i vicoli francesi all’interno del Paris, passiamo per il casinò del moderno Bally’s che è collegato a quello parigino, e usciamo attraverso un tunnel con luci al neon dai diversi colori. Salutiamo la pazza vita di questa città del divertimento eccessivo e del lusso sfrenato. Per concludere alla grande giochiamo alle slot-machine e ci perdiamo tra i tavoli da gioco dei casinò. Assordati dal frastuono, storditi dalle migliaia di luci, inebriati dal profumo della vita sfrenata di Las Vegas, ci corichiamo in piena notte.

All’alba bisogna ripartire, per una nuova avventura americana.