Visualizzazione post con etichetta DAI MIEI LIBRI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DAI MIEI LIBRI. Mostra tutti i post

domenica 8 marzo 2015

Presentazione del libro "Racconti bresciani"

Sabato 7 marzo presso l'Auditorium della Biblioteca Comunale di Verolanuova si è tenuta la presentazione del libro "Racconti bresciani" (edito da Historica Edizioni), un'antologia che raccoglie 56 racconti frutto del lavoro e della fantasia di altrettanti autori, nati o residenti a Brescia e provincia. Quest'opera nasce dal concorso letterario indetto dalla stessa casa editrice, un concorso aperto a tutti, senza limiti di età e a tema libero. "I racconti pervenuti sono stati una novantina" spiega con soddisfazione il direttore editoriale di Historica, Francesco Giubilei, poi letti e selezionati dalla curatrice del libro, la giornalista del Giornale di Brescia, Viviana Filippini. Le storie raccontate dai vari autori, di età compresa tra i tredici e i quasi cento anni, sono diverse tra loro, spaziano dai temi di genere fantastico o fantascientifico a quelli storici, da storie di vita quotidiana a quelle ispirate a vicende personali. Racconti così diversi tra loro, ma così simili per l'unico aspetto che li accomuna, il luogo di nascita o la residenza di ogni autore, ovvero la provincia bresciana. Ecco quindi che non è detto che nelle tematiche affrontate si possano riscontrare aspetti o luoghi inerenti alla terra lombarda, piuttosto si fa sentire l'influenza dell'esperienza personale, la fantasia e l'impegno narrativo di ogni autore. Grazie a questo concorso ogni autore ha potuto dar sfogo alle proprie capacità inventive continuando a coltivare il medesimo desiderio che accomuna ogni scrittore, la voglia di raccontare e descrivere regalando emozioni al lettore. 

In un tiepido sabato pomeriggio dai primi profumi primaverili, con il sole ancora alto, la sala dell'Auditorium è gremita. Il clima è quello della festa, ma la tensione tra gli autori non manca. L'ebbrezza del palcoscenico fa sempre un certo effetto. Anche se si tratta solo di ricevere l'attestato e i meritatissimi applausi, tanto basta per provare una certa emozione. Anche se la soddisfazione maggiore resta comunque quella di vedere il proprio testo pubblicato in un'opera letteraria.
I libri vanno a ruba, mentre gli autori vengono chiamati uno a uno sul palco. Uomini, donne, giovani, meno giovani, ragazzi, ragazze, adolescenti, tutti accomunati dalla stessa passione, quella della scrittura.
Il pomeriggio si conclude con un arrivederci, a una prossima presentazione, a un nuovo incontro. Gli autori tornano alle proprie case, c'è chi si ferma nei bar della piazza per festeggiare, chi corre in auto per rileggersi il proprio racconto pubblicato e sbirciare velocemente quelli scritti dagli altri, chi telefona agli amici. Risate, abbracci, foto di rito. Il clima giusto di una giornata dedicata alla cultura, alla passione per i libri e la scrittura.

Il sole tramonta, le voci si disperdono, l'aria si fa di nuovo fredda e il buio avvolge la pianura bresciana. Ma la notte si sa, porta consiglio. Quindi tutti pronti per un altro racconto, un'altra storia, una nuova sfida. Sognando di continuare sempre a scrivere e di non perdere mai questa incredibile ed esaltante passione.

domenica 5 ottobre 2014

"L'invasione" di Matteo Comai

"...Tum-tum, tum-tum, cuore in gola, bocca asciutta, mancanza di saliva, adrenalina che scorre nel sangue e inchioda a terra, muscoli irrigiditi, annebbiamento della vista, tutto sembra svolgersi lentamente ma in realtà accade in pochi secondi, rumore di passi e voci simili a suoni metallici lontani anni luce e, invece, lì a pochi metri..."


L'arrivo di perfide creature extraterrestri sconvolge la vita di una tranquilla cittadina di provincia. Esseri grigi, dagli inespressivi occhi neri e dalle peggiori intenzioni, piegano al loro volere la maggior parte degli esseri umani che, ridotti allo stato vegetativo, non possono fare altro che ubbidire al popolo invasore.
Gli "alienati" perdono ogni tipo di rapporto con il mondo esterno, vengono radunati a centinaia e portati via con la forza. I superstiti, a quella che sembra essere la resa del pianeta Terra, riescono a trovare scampo attraverso tunnel sotterranei, cercando di allontanarsi il più possibile dalla superficie, ormai completamente occupata.
Tra loro un gruppo di cittadini, guidato dalle fervide intuizioni del protagonista Jones, si addentra nelle viscere della terra alla ricerca di Atlantide, un leggendario bunker costruito vent'anni prima dell'invasione, dove si presume viva una colonia di esseri umani, portati sottoterra per compiere esperimenti scientifici.

Un romanzo capace di trasmettere forti emozioni, in cui l'amicizia intreccia le avventure dei personaggi e dove il confine tra realtà e immaginazione si fa sempre più sottile.


Disponibile su Libreria Serra TarantolaIbs, LibreriaUniversitaria.it, Unilibro oppure ordinabile nelle librerie.


domenica 28 settembre 2014

"Giardini d'Irlanda" di Matteo Comai

Che cosa succederebbe se un giorno per caso venissimo catapultati in un mondo parallelo abitato da fate, elfi, maghi e streghe?

Charlie, giovane giornalista di un piccolo paese di confine, da un giorno all'altro viene inspiegabilmente trasportato in un mondo parallelo popolato da creature bizzarre di cui nessuno immagina l'esistenza.

Il protagonista, in un susseguirsi frenetico di incontri con folletti dispettosi, nani, sirene, orchi e splendide fenici, trova come compagno di avventura una simpatica creatura, Grol, che gli spiegherà come il mondo fantastico che ha la fortuna di visitare purtroppo è in pericolo e che lui è l'unico che può salvarlo. Forze malvagie minacciano la serenità del Regno delle Fate: il terribile Mago Uossul ha creato un imponente esercito per distruggere la Fata che regna con armonia e giustizia tra le altre creature.

Le pagine sono sbranate da uccelli rapaci e accese di verdi paradisi, bruciate da fiumi di fiamme e colorate di prati carichi di sole. Il racconto, sorretto da un ritmo serrato e coinvolgente, si svolge tra foreste terrificanti e fiori vaporosi, tra colloqui di bestie feroci e insetti velenosi, nel vento infernale della notte, nella dolcezza rosa del tramonto, nel lago in tempesta, nella furia di personaggi orrendi e crudeli, di streghe, di maghi, di placide ondine, di creature scherzose e gentili. 

Questo libro (Marco Serra Tarantola Editore) può ridare ai ragazzi di oggi lo stupore del fiabesco e la limpidezza della verità. Realtà e fantasia vivono abbracciate fissando sempre la stella del bene.

I "Giardini d'Irlanda" vivono dentro di noi, sono abitati da un piccolo popolo dispettoso, ma fedele e sincero, e li possiamo visitare ogni volta che chiudiamo gli occhi e ci lasciamo cullare dalle nostre emozioni, basta coltivarli con un po' di fantasia.


Disponibile su Libreria Serra TarantolaIbs, LibreriaUniversitaria.it, Unilibro, Abebooks, Amazon oppure ordinabile nelle librerie.

venerdì 30 maggio 2014

Lettere dal passato ("L'Invasione", pp. 5-7)



Lettere dal passato – Biblioteca Comunale di Pianorese

20 aprile 1971 – dalla missione di Acambosa, Camerun.
Padre Mario Velasquez, missionario.
“Ho pregato Nostro Signore perché non mi venisse meno la fede anche in quel momento tanto straordinario quanto spaventoso. Dietro al villaggio della missione, verso ovest, tre oggetti luminosi se ne stavano sospesi in cielo. Ogni domenica sera erano lì, ad osservarci, per un mese, poi più nulla. Non parlai di questo in giro, non volevo creare troppo trambusto tra questa povera gente; i ragazzi qui non ne hanno mai parlato, non capivano, o forse sì, comunque non ne volevano parlare.”

2 agosto 1996 – Oviedo, Spagna.
Jorge Santos, agricoltore.
“Non mi preoccupai più di tanto quando quell’uomo mi chiese un’informazione. Doveva andare a Burgos. Ero nella mia vecchia Marbella (che chiamavo la roja per via del colore rosso fuoco) sulla strada statale fermo al semaforo quando si fermò accanto a me un’auto straniera bella e nuova fiammante. Il motore ruggiva, pensavo che con il caldo che faceva si sarebbe surriscaldato facilmente. Mi guardò e mi chiese gentilmente qual’era la direzione esatta. Era un tipo bizzarro, o meglio curioso; con quel caldo indossava un cappotto! Che bello, ha il climatizzatore, pensai ridendo, io che nella mia vecchia amica a quattro ruote non l’avevo mai avuto. Ma tuttavia era esagerato indossare il cappotto! Capii che non voleva farsi vedere molto in viso per via di quelle cicatrici, portava un paio di occhiali da sole e un cappello scuro. Gli spiegai la strada e poi quando il semaforo divenne verde lo salutai e lui mi rispose con un cenno della mano. Dopo qualche minuto, mentre percorrevo la statale e ripensavo a quello strano tipo, all’improvviso realizzai che non avevo aperto bocca e nemmeno lui l’aveva fatto mentre mi chiedeva informazioni. Erano stati solo pensieri, come in quel libro di Stephen King dove gli alieni comunicavano con gli umani tramite telepatia. Alieno, sì, perché solo allora ricordai che non portava occhiali da sole scuri ma aveva grandi occhi neri e una pelle olivastra. Restai confuso per molto tempo fino quasi a convincermi che era stato un sogno o un’allucinazione. Ovviamente non lo raccontai in giro, lo dissi solo a mia moglie che cercò di farmi capire che avevo visto un tipo strano ma che poi il caldo mi aveva giocato un brutto scherzo. D’altronde ancora adesso ci scherzo su, un E.T. in automobile che mi chiede la strada. Pensavo andassero con le loro astronavi! Mi ricordo che mi sorrideva.”

16 marzo 2005 – Monza, Italia.
Teodoro Somma, studente.
“Avevo circa dodici anni, e come tutti i bambini di quell’età avevo molti sogni e una grande fantasia. So per certo però che quello che vidi non era frutto della mia fervida immaginazione.
Il cielo ormai era buio, saranno state le dieci di quella sera d’estate quando giocavo nel piccolo giardino della casa dei miei genitori. Era ora di rincasare ma le stelle del cielo, limpido quella notte, mi affascinavano. Restai colpito da una in particolare, era più luminosa, forse era più vicina delle altre. Brillava e pensai che non era una stella, forse era un satellite, si muoveva. Restai a bocca aperta quando all’improvviso accelerò ad una velocità mai vista. Prima si mosse verso di me, poi andando verso il monte dietro al paese sparì nel nulla. Ho sempre voluto credere alla mia versione fantasiosa, non l’ho mai raccontato a nessuno, credo si trattasse di un ufo. D’altronde perché non credere ad una possibile forma di vita oltre alla nostra nell’universo così immenso?”



martedì 13 maggio 2014

La danza nel bosco ("Giardini d'Irlanda", pp. 40-41)



Ballavano freneticamente, correvano intorno al fuoco e solamente allora riuscii a distinguere chiaramente i loro volti. Avevano l’aspetto di bambini invecchiati, con ciuffi di peli sopra le lunghe orecchie appuntite. Indossavano strani abiti colorati, con scarpe affusolate e buffi cappelli.
E in mezzo a loro una meravigliosa fanciulla danzava leggiadra nel suo candido abito nuziale. Aveva una lunga chioma bionda, un viso dolce e incantevole e due minuscole ali trasparenti sulla schiena. Si muoveva lentamente come una dama di corte in un ballo del settecento, mentre i suoi corteggiatori correvano talmente forte da creare una sorta di vortice.
Il fuoco si alimentò da solo ingigantendosi fino a diventare un enorme falò. Il bosco tutto intorno si illuminò e il buio svanì, lasciandomi allo scoperto.

«…ecco ecco il forestiero, un umano tutto vero. Lui non crede alla magia, Fata buona portalo via!» 

Cercai di urlare ma dalla bocca non fuoriusciva alcun suono; i Folletti continuavano a danzare in quel ballo trotterellante e mi accorsi che, nonostante stessero ballando furiosamente in un pazzesco turbinio, mi osservavano costantemente. La loro testa era sempre girata verso di me, insieme sorridevano, insieme mi strizzavano l’occhio, insieme mi volgevano uno sguardo feroce. I loro occhi mi stavano ipnotizzando, nonostante girassero velocissimi intorno al fuoco senza mai stancarsi e continuassero a cantare, mentre la dolce Fata proseguiva nel suo lento ballo all’interno del cerchio.

«Bighellone furfante mattacchione scapestrato mai sposato senza terra senza soldi pazzo scatenato fiore ammalato mamma dove sei tu non ci sei mai salta balla corri scrivi…»

Stop! Il ballo forsennato si interruppe bruscamente e i Folletti del Vastario si fermarono immobili tutti con lo sguardo rivolto nella stessa direzione, verso la Fata. Lei continuava nel suo ballo come se seguisse una musica tutta sua, il vento si alzò impetuoso scuotendo gli alberi, io ero uno spettatore inerme di fronte a tutto ciò. Con i piedi impigliati nelle radici della quercia e con la mente confusa restai immobile come una statua di marmo, con gli occhi sbarrati e persi nel vuoto. Cercavo di muovere le labbra, ma inutilmente.

La Fata si fermò, accarezzò uno a uno i piccoli Folletti e li gettò nelle fiamme. Se fuori ero di pietra, dentro ero ancora vivo. Il terrore mi agguantava il cuore facendolo battere all’impazzata fino a farlo quasi scoppiare, riuscivo a malapena a muovere le pupille in direzione della meravigliosa fanciulla che si avvicinava. I Folletti caduti tra le fiamme riapparivano saltellando tutti infuocati e mi saltavano intorno come fiammelle impazzite.
La Fata si avvicinava sempre di più, il suo volto scompariva man mano che veniva verso di me. Mi prese la mano e mi condusse verso il fuoco, sentivo le gambe atrofizzate muoversi da sole liberandosi dalle radici, ma non ero io che le comandavo. Le fiammelle si ricomposero in un cerchio e mi ritrovai improvvisamente a danzare con quella bellissima creatura del bosco. I Folletti ripresero il loro aspetto e ricominciarono il ballo forsennato, la Fata mi condusse in mezzo a loro e improvvisamente mi trovai coinvolto in quella danza in continua accelerazione. Il terrore mutò in stupore, la cantilena divenne improvvisamente una melodia irresistibile e quel gioco incominciò a piacermi. Ridendo e cantando a squarciagola danzavo con i Folletti intorno alla Fata che aveva ripreso il suo lento ballo. Cantavo con loro senza nemmeno rendermi conto di ciò che mi stava succedendo.

«Danza danza il poverello, ha scoperto quanto è bello. Fata bella, Fata buona, non ti devi rattristare. Ora noi dobbiamo andare. L’ora è giunta e lo sai bene, sorge il sole…»