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venerdì 5 febbraio 2016

Il fascino dei pianeti visibili e allineati


Chi dorme non piglia pesci e... non vede i pianeti allineati come non accadeva da circa una decina d'anni, dal 2005. Da fine gennaio a metà febbraio, prima dell'alba infatti, è possibile vedere a occhio nudo ben 5 pianeti del nostro Sistema Solare: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Con la Luna a fare da guida a chi si vuole alzare di buon mattino per scrutare il cielo stellato.

A partire dalla fine di gennaio il nostro satellite si sta spostando da un pianeta all’altro, come se gli facesse visita, permettendo così d’individuarli facilmente. Il 28 gennaio la Luna è passata vicino a Giove, il primo febbraio a Marte, il 4 febbraio a Saturno, per poi affiancarsi a Venere il 6 e a Mercurio il 7 febbraio.

Guardando il cielo, partendo dall’alto a destra si vede Giove, il pianeta più grande del nostro Sistema Solare con un diametro che è quasi undici volte quello della Terra. Più in basso a sinistra è visibile Marte, il pianeta roccioso meta di studi e di diverse missioni spaziali. Un po’ più in basso, si può vedere Saturno, il più distante. Infine Venere, il più luminoso, visibile anche alle prime luci dell'alba e Mercurio.

La mattina, prima di recarmi al lavoro, mi soffermo qualche istante a scrutare il cielo ancora buio. Con non poca emozione guardo verso est e mi lascio affascinare dalla luminosità di Venere, mentre a ovest brilla ancora Giove. Accanto alla Luna ho visto Saturno, così lontano, ma incredibilmente vicino. E mentre cerco di vedere Marte mi vengono in mente alcune storie raccontate da Bradbury nelle Cronache Marziane, ambientate appunto sul Pianeta Rosso. Mercurio invece è là in fondo, dove sorge il Sole, difficile da vedere. Ma che meraviglia! 

I più pigroni che si stanno perdendo questo spettacolo non devono temere perchè i corpi celesti saranno nuovamente visibili tutti insieme anche nelle sere del prossimo agosto.

venerdì 14 agosto 2015

Pinzolo e il fascino della Val di Genova, la montagna per tutti


Raggiunto Pinzolo, meta turistica estiva e invernale della Val Rendena in Trentino, oltrepassate il paese entrando in località Carisolo. Qui, invece di proseguire per Madonna di Campiglio, svoltate a sinistra seguendo il cartello che indica la Val di Genova. La strada comincia ad addentrarsi in una delle più belle vallate delle nostre Alpi. La Val di Genova si inoltra per circa 17 chilometri tra Adamello e Presanella fino alla Piana del Bedole, ai piedi delle Lobbie e del Mandrone, in un susseguirsi spettacolare di boschi e cascate, dove il fiume Sarca di Genova da origine a meravigliosi salti d'acqua lungo il famoso "Sentiero delle Cascate". Ma andiamo con ordine.

La Val di Genova, in piena stagione estiva, è una meta molto ambita. Meglio arrivare presto per evitare code di automobili e per godersi appieno la giornata. L'accesso alla valle costa 5 euro e si paga un ticket alla cassa in corrispondenza del primo parcheggio lungo la strada, il P1 (vicino al bacino idrico dell'Enel). Da qui potete raggiungere anche gli altri posti auto P2, P3, P4, fino a Ponte Verde (900m s.l.m.). Dal P1 al P4 sono circa 10 minuti a piedi e dal P4/Ponte Verde (dove c'è un Info Point) ci vogliono altri 10 minuti per raggiungere il punto simbolico della Val di Genova, ovvero le Cascate Nardis, che si tuffano a strapiombo con un salto di circa 130 metri.
In inverno ho visto ancora queste cascate completamente ghiacciate, nella valle ricoperta di neve, mentre gli arrampicatori tentano scalate mozzafiato. In estate invece l'acqua precipita in un rombo assordante spruzzando e rinfrescando i turisti ammaliati da tanta bellezza. In prossimità delle cascate sorge il Rifugio Cascate Nardis che fa da ristorante. Ma qui siete solo all'inizio di ciò che la Val di Genova può offrire.

Ci sono diverse possibilità per inoltrarsi nella valle:
 - A piedi (o in bici) sulla destra del Sarca, lungo la strada asfaltata (perfetta per famiglie con bambini piccoli e passeggini), o alla sinistra del fiume lungo i sentieri che si addentrano nei boschi ricchi di vegetazione, tra fiori profumati e cespugli di more (va bene per famiglie, ma senza passeggino). 
 - Oppure potete proseguire con l'auto (invece di fermarvi a Ponte Verde, si paga un ticket apposito) fino a Ponte Maria (1164m s.l.m.). La strada è tutta asfaltata, in alcuni punti tuttavia è un po' stretta ed essendo a doppio senso di marcia si fa un po' fatica a passare. Ma è percorribile senza particolari problemi.
 - Oppure ancora, esiste nella stagione estiva un servizio gratuito di bus navetta che da Ponte Verde conduce fino a Ponte Maria, con fermate alle Nardis e in corrispondenza di alcuni rifugi come Chalet da Gino, Fontanabona, e in altri punti come Ponte Rosso e Ponte delle Trincee (qui esiste un circuito pedonale inserito nei "Sentieri della Grande Guerra"). 

Ponte Maria è il capolinea del bus gratuito. Qui potete scendere e camminare lungo un sentiero che in circa venti minuti vi porta alle altre spettacolari cascate di questa valle, le Lares. Prima si raggiunge la Lares Bassa, poi la Lares Alta. Il sentiero si inerpica nel bosco su radici e rocce sdrucciolevoli a causa dell'acqua delle cascate. Non è da fare con bimbi con il passeggino, ci vuole un po' di attenzione, ma è fattibile. Altrimenti potete godervi la frescura della montagna e un po' di relax nel grande prato prima di salire alle Lares.

Da Ponte Maria esiste un altro servizio di bus navetta (a pagamento, 3 euro A/R gli adulti) che conduce fino alla Piana del Bedole e Malga Bedole (1584m s.l.m.) con vista mozzafiato sull'Adamello (in auto si può proseguire solo a determinati orari). A piedi si raggiunge facilmente il Rifugio Bedole, da dove i più intrepidi proseguono per le escursioni in Adamello. Tra Ponte Maria e il Bedole la navetta ferma anche a Malga Caret e al Rifugio Stella Alpina, tra distese di pascoli e viste incredibili sulle cime circostanti. Qui ci sono le altre cascate, Folgorida, Muta e del Pedruc. Insomma ogni angolo di questa valle offre scenari stupendi. 


La Val di Genova è sinonimo di contatto con la natura, qui si respirano i profumi della montagna, gli aromi del bosco, la brezza estiva, la frescura dei suoi alberi maestosi. L'acqua è il suo elemento dominante, la attraversa in tutta la sua lunghezza precipitando qua e là dalle pareti rocciose. 
La Val di Genova è la montagna delle famiglie, accessibile a tutti, offre svariate possibilità per esplorarla. 

Sulla strada del ritorno consiglio una sosta in paese a Pinzolo per chi non l'avesse visto con il suo grazioso e vivace centro storico, tra campanili appuntiti e chiesette antiche come quella di S.Vigilio, ma soprattutto per chi ha bambini è d'obbligo una tappa in "pineta" (uscendo da Pinzolo, prima di entrare a Giustino, sulla destra). Qui i più piccoli si possono davvero scatenare, tra scivoli e altalene. Ce ne sono un'infinità. Ma si può anche andare a passeggio sui pony, o fare un giro in carrozza. Tanti ragazzi e adulti vengono qui per fare sport (è qui infatti che si radunano anche alcune squadre di calcio di Serie A), facendo footing in pineta o lungo il fiume sulla pista ciclabile. Qui sorge anche il Palazzetto del Ghiaccio dove si svolgono importanti gare di pattinaggio sul ghiaccio. Ma Pinzolo offre tanto altro, come gli impianti di risalita con la Funivia e le seggiovie che conducono al Doss del Sabion, finestra aperta sulle Dolomiti del Brenta, dove sciare d'inverno e passeggiare d'estate.

Di seguito alcuni link che possono essere utili per chi volesse fare una vacanza o una gita da queste parti:







lunedì 27 luglio 2015

Due passi nel bosco, tra animali e natura nei parchi faunistici delle nostre montagne



Se vi piace la montagna, passeggiare nei boschi, se amate gli animali e la natura, consiglio due parchi faunistici dove poter trascorrere qualche ora all'aria aperta dove poter osservare da vicino alcuni dei più bei esemplari che vivono sulle nostre Alpi. Salendo sull'Altopiano della Paganella, poco prima di Andalo e Molveno in Trentino, sorge il Parco Faunistico di Spormaggiore: percorrendo il sentiero che si snoda nel bosco si possono vedere l'orso bruno, i lupi, la lince, la volpe e il gatto selvatico. Tutti animali che vivono in aree protette inserite nel loro habitat naturale. La vegetazione è fitta, gli animali non sono sempre visibili al primo colpo, ma l'attesa viene presto ripagata. Noi abbiamo visto l'orso che si aggirava nei cespugli in cerca di fresco, la lupa che ha appena dato alla luce dei cuccioli e che ci osservava con i suoi occhi meravigliosi, oltre alla volpe dall'aspetto furbetto e ai gufi reali. Ci sono anche galline e caprette, si possono fare visite guidate ed esperienze didattiche.

In Val Camonica, in località Paspardo (Bs), trovate il Centro Faunistico del Parco dell'Adamello, un'area dove poter vedere da vicino daini, cervi, gufi e poiane. Un sentiero percorre tutta la superficie del parco salendo all'ombra di alberi maestosi offrendo una splendida vista sulle vette della Concarena, Pizzo Badile e sul fondovalle. Questo parco inoltre ospita l'unico centro di recupero di animali selvatici della provincia dove vengono curati animali feriti. Anche qui vengono proposte iniziative didattiche per le scuole. Parchi faunistici come questi sono un'ottima opportunità per conoscere gli animali nel loro ambiente naturale, vederli da vicino è sempre un'esperienza unica. Questi luoghi permettono di conoscere flora e fauna delle nostre montagne e sensibilizzano l'attenzione delle persone al rispetto della natura. 





mercoledì 4 marzo 2015

Alpe di Siusi, un paradiso per gli amanti della neve e della montagna


Un paradiso per gli amanti della neve e della montagna. L'Alpe di Siusi, l'altopiano più grande d'Europa, si trova in Alto Adige, tra la Val Gardena e le cime maestose delle Dolomiti, tra il massiccio dello Sciliar e il Gruppo del Sassolungo. Sia d'estate che in inverno l'alpe è meta indiscussa del turismo di montagna, e ogni anno si registrano affluenze da tutto esaurito. Per accedervi si può usufruire della cabinovia che sale dal paese di Siusi sull'altopiano, in località Compatsch (1825m), dove si concentra il maggior numero di hotel dell'alpe. Oppure lungo la strada che sale dalla località di San Valentino, tra Siusi e Castelrotto, tramite l'autobus, o con l'automobile, ma l'accesso tra le 9 e le 17 è consentito solo a chi è fornito di permesso. Altrimenti si può salire in autobus anche dalla Val Gardena tramite una strada chiusa al traffico o con la cabinovia da Ortisei. 

L'Alpe di Siusi è un luogo incantevole, attraversato da una sola strada che collega Compatsch a Saltria, l'altra località dell'alpe, dove il traffico è limitato per la salvaguardia della sua bellezza, dove l'auto in effetti non è necessaria.
In estate sono innumerevoli le passeggiate che si possono fare tra malghe e pascoli, tra distese di rododendri, genziane e mirtilli, boschi dove si possono trovare finferli e porcini. Magari incontrando qualche animale che vive da queste parti, come l'aquila reale, il capriolo e la marmotta.
In inverno l'alpe si copre di una candica coltre bianca che la rende ancora più affascinante. La neve non manca mai, e per gli sciatori e gli amanti degli sport invernali è un vero paradiso. Ci sono chilometri di piste per lo sci di fondo, per lo sci e lo snowboard, impianti di risalita come skilift e seggiovie, piste per slittini, possibilità di fare escursioni con le ciaspole, slitte trainate dai cavalli. E per i buongustai, decine di rifugi e ristoranti che nella tradizione del luogo propongono piatti tipici tirolesi, quali canederli, speck, zuppe d'orzo, grostel di patate, strudel e svariate prelibatezze.

Ma ciò che maggiormente affascina è la vista che questa montagna offre ai suoi ospiti. L'inconfondibile profilo dello Sciliar è un capolavoro della natura, come lo sono le cime del Sasso Lungo e del Sasso Piatto. Ma da lassù si possono vedere anche il Gruppo del Sella, il Gruppo delle Odle e del Puez, la Marmolada, il Gruppo del Catinaccio, le Pale di San Martino e molte altre fantastiche vette.

Il nostro primo incontro con l'Alpe di Siusi è stato amore a prima vista, tanto è vero che ci siamo ritornati, finora sempre in inverno. Salendo da Compatsch con la seggiovia, a piedi o con la slitta trainata dai cavalli, si raggiunge Panorama (2015m). Già il nome rende l'idea. Il panorama è fantastico, bello da togliere il fiato. Un mare bianco, una distesa di neve immacolata battuta solo dagli sciatori o dai gatti delle nevi. Oppure da Saltria si possono raggiungere alcuni rifugi dove è possibile usufruire gratuitamente degli slittini con cui scendere lungo le piste. E poi chilometri e chilometri di piste e sentieri. Una montagna che offre infinite opportunità, per grandi e piccini, in ogni stagione. 

L'Alpe di Siusi è pace, armonia, bellezza, fascino, seduzione, incanto e magia. Un luogo romantico, dove assaporare magnifici tramonti o passeggiare nella neve al chiaro di luna. Un luogo avventuroso e divertente, ricco di tradizioni, una montagna da vivere in ogni momento, adatta a tutti, un posto che invoglia a tornare. Ogni volta che ce ne andiamo, il distacco è lento, il saluto malinconico, ma l'idea che sia un arrivederci e non un addio ci riempie di gioia. 


sabato 11 ottobre 2014

Le donne del pallone



Le donne del pallone. Già perchè il calcio non è solo uno sport maschile. Questo si sapeva, ma vedere dal vivo una partita di calcio femminile rende bene l'idea. C'è tecnica, stile, impegno. Si corre, si suda, si lotta su ogni pallone, dai calci di punizione ai contropiede. Tra dribbling, colpi di testa, calci d'angolo, incredibili parate, magnifiche azioni e gol da fuoriclasse, le donne del pallone non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi maschi. 

Giovedì 9 ottobre ho assistito all'incontro di Women's Champions League tra Brescia e Lione. Le ragazze bresciane, reduci dal trionfo in campionato con la magnifica vittoria dello scudetto, affrontano una tra le squadre più forti del mondo nel calcio femminile. La partita vede le francesi protagoniste, che travolgono le Leonesse. Ma la nota positiva della serata è il calore del pubblico e la vicinanza della città a questo gruppo. Già nella finale scudetto c'erano circa tremila tifosi assiepati intorno al terreno di gioco, ma nella serata di Champions le ragazze bresciane giocano sul campo dello stadio Mario Rigamonti, lo stesso dove hanno giocato campioni come Pirlo, Baggio o Guardiola. Già nel tardo pomeriggio i primi tifosi raggiungono lo stadio che verso sera vede affluire più di cinquemila spettatori, riempiendo i settori della Tribuna e della Curva Nord. Anche gli Ultras fanno sentire tutto il loro apporto alle Leonesse cantando e tifando per tutti i novanta minuti. Dalla tribuna scrosciano gli applausi, nonostante la delusione per la sconfitta. Le ragazze a fine partita salutano i tifosi, la pioggia battente li trattiene sugli spalti e la serata nonostante tutto si conclude in una festa. 

Il calcio è anche questo. Da sempre tifoso e amante del gioco più bello del mondo posso dire che anche le donne sono protagoniste di questo sport. La serata di Champions lo ha dimostrato, la città ha apprezzato l'impegno e la tenacia delle proprie Leonesse che sono arrivate ad un traguardo storico, e i tifosi sono accorsi numerosi portando tutto il proprio calore.
Al di là di quegli interessi superiori che rovinano l'essenza di questo sport, dal denaro alle scommesse, oltre la violenza negli stadi, oltre tutto ciò che non riguarda la voglia di giocare a pallone, il calcio femminile è l'esempio di come dovrebbe essere quello maschile, fatto di gioco ed entusiasmo, dove si applaude anche la sconfitta, dove le polemiche hanno vita breve, dove si festeggia sempre e comunque la passione per lo sport.

lunedì 22 settembre 2014

Air Show con le Frecce Tricolori, artisti dell'aria


In una calda domenica di fine settembre la folla assiepata sul lungolago di Bardolino è in attesa dell'arrivo delle Frecce Tricolori, la pattuglia acrobatica che dagli anni Sessanta tinge i cieli italiani ed esteri dei colori della nostra bandiera nazionale. Le incredibili esibizioni dell'F16 dell'aeronautica belga, le dimostrazioni dell'elicottero della Guardia di Finanza e di quello dell'Aeronautica Militare, sono solo alcuni degli ingredienti dell'Air Show 2014 che ha il suo apice quando, tra le note dell'Inno di Mameli, le Frecce Tricolori fanno il loro trionfale ingresso nel cielo di Bardolino, caratteristico borgo affacciato sulla sponda veronese del Lago di Garda. Le circa 250mila persone accorse per l'occasione, tra meraviglia e stupore, alzano lo sguardo verso lo stormo composto da dieci velivoli Aermacchi MB-339, di cui nove in formazione e un solista. Lo scroscio di applausi è d'obbligo. Lo show è incredibile, ad alta tensione e carico di fascino e adrenalina, tra mirabolanti acrobazie, looping, incroci, cadute verticali, figure a cuore, aperture, ricongiungimenti e lo spettacolare finale con il passaggio a bassa quota mentre gli altoparlanti intonano il "Nessun dorma" di Luciano Pavarotti e il cielo si colora di verde, bianco e rosso. Assistere a un Air Show è un momento straordinario, la potenza di questi aerei e l'abilità dei piloti lascia senza fiato. All'arrivo dell'F16 le anatre si alzano in volo spaventate, il rombo dei motori è assordante e un brivido percorre la folla che resta letteralmente a bocca aperta quando l'aereo sale alto nel cielo per poi precipitare avvitandosi su se stesso. Quando riprende il volo la tensione della folla si allevia tra applausi e grida di stupore. Le peripezie delle Frecce Tricolori e le incantevoli pennellate con cui tingono il cielo sopra il Lago di Garda sono l'apoteosi di un pomeriggio in cui le code in automobile, la ressa e il caldo passano in secondo piano tanto è l'entusiasmo che questi acrobati hanno suscitato. Ora mano al programma, in attesa di poter assistere al più presto ad un nuovo show di questi fenomenali artisti dell'aria.

martedì 16 settembre 2014

L'uomo e l'orso


Poco tempo fa ho letto un romanzo di Bill Bryson, giornalista e scrittore americano, intitolato "Una passeggiata nei boschi". Ho aspettato con ansia il momento in cui l'autore, protagonista di una bellissima avventura sulle montagne degli Appalachi negli Stati Uniti, si trovasse a tu per tu con un orso. Le pagine scorrono veloci mentre Bryson descrive con ironia la propria fatica, le disavventure in cui si imbatte, le volte che si perde, ma soprattutto le meraviglie dei boschi che attraversa ogni giorno. Ma ciò che lo spaventa e affascina di più è il tanto temuto incontro con l'orso. Sa che potrebbe capitare. Quell'orso che forse lo fiuta, tanto da avvicinarsi alla tenda durante una notte di accampamento. Non svelo se Bryson l'orso l'ha incontrato oppure no.
Il punto è che l'orso è un animale incredibilmente affascinante, simbolo di tante località di montagna, tra cui il Parco Adamello Brenta. Ecco che l'orso compare nelle storie per bambini, morbido come un peluche, goloso di miele, tenero e goffo nei suoi atteggiamenti, come quando si gratta la schiena contro la corteccia degli alberi. L'orso però è un animale, e come tale agisce. La montagna è il suo habitat naturale, vive tra i boschi e cerca di evitare gli uomini. Ma non sono rari alcuni attacchi alle persone, soprattutto in luoghi dove la natura è così bella ma tanto ostile, come in Nordamerica, dove la media è di due attacchi fatali all'anno, solitamente se l'orso è ferito o se si tratta di una femmina con dei cuccioli. 

A Pinzolo, in una giornata di Ferragosto piuttosto movimentata, l'orsa Daniza ha reagito d'istinto. Come tutti sanno una mamma difende i suoi cuccioli, e l'orsa non ha esitato ad attaccare il malcapitato cercatore di funghi quando se l'è trovato di fronte. Le pagine dei giornali hanno riportato per settimane questa storia che ha scosso e diviso l'opinione pubblica in tutta Italia, soprattutto nel Trentino. L'uomo ha raccontato cosa è accaduto facendosi medicare per le ferite riportate alla schiena e alla gamba. La procedura in questi casi porta alla cattura dell'animale, non escludendone l'abbattimento. Si è optato per il trasferimento dell'orsa in un'altra zona, è stata monitorata e controllata, ma durante la cattura l'anestetico l'ha uccisa.
Gli animalisti sono insorti contro gli abitanti del luogo che difendono il proprio compaesano e la decisione di catturare l'orsa. Ne sono seguite manifestazioni, proteste e qualche parapiglia. 

Un orso è un animale. E' l'istinto che lo guida. La montagna è la sua casa e non esita a difendere i suoi cuccioli se si sente minacciato.

Qualunque appassionato di montagna non si fa mancare una passeggiata nei boschi, in cerca di funghi, di more o mirtilli. A quanti è capitato di imbattersi in un capriolo, in una marmotta o in uno scoiattolo.
Ma in un orso?

Ecco allora che la domanda è d'obbligo. Chi ha ragione? Gli animalisti che difendono Daniza o i sostenitori del cercatore di funghi? 
Si sarebbe potuti arrivare ad un accordo pacifico per tutti, orsa compresa. Ma le cose sono andate diversamente e ormai è troppo tardi. 

Con l'inverno alle porte l'appello è che almeno per i due cuccioli si faccia qualcosa, che una volta calmate le acque non ci si dimentichi di loro.
E che questa triste storia possa servire per migliorare i rapporti tra uomini e animali, in una sorta di reciproco rispetto.

venerdì 22 agosto 2014

Mare o montagna?



Mare o montagna?
Per molti non c'è confronto. C'è chi ama il mare e adora prendere il sole in spiaggia e c'è chi invece preferisce la frescura della montagna e le passeggiate nei boschi. Ma per molti altri vacanzieri è un vero dilemma, perché amano entrambi...



Il mare.
Il sole sorge mentre cammino in riva al mare, il silenzio mi avvolge. Odo solo il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli e lo strillo dei gabbiani. La giornata si scalda, mi sdraio nella sabbia soffice e fine, la pelle si abbronza. Cerco refrigerio nelle acque fresche e limpide di quel mare che continuo a scrutare fino all'orizzonte, come se dovesse apparire qualcosa all'improvviso, un delfino o una nave, chissà. Un tuffo e via, nuoto tra le onde, i pesci si avvicinano incuriositi, ma sono più curioso di loro così si allontanano. La giornata scorre piacevolmente, i bambini giocano con la sabbia e raccolgono conchiglie. Gli adulti si rilassano sotto l'ombrellone, tra giornali e riviste, libri e musica. Verso sera non manca una passeggiata quando il sole tramonta fino a scomparire nella notte estiva, è il momento di un drink e di una cena in compagnia. La brezza scompiglia i capelli, la salsedine riempie le narici, respiro il mare e lo vivo profondamente. Le onde cullano i miei sogni, e al risveglio non vedo l'ora di rivederlo.

La montagna.
Indosso lo zaino, il cuore palpita forte, alzo lo sguardo verso la vetta. Bastano pochi passi nel bosco tra cespugli di more e profumo dei funghi per sentirmi bene. Accarezzo un albero, osservo stupito uno scoiattolo che si arrampica veloce, lo vedo voltarsi verso di me, tiene una ghianda tra le piccole zampe. Procedo lungo il sentiero e cammino spedito, la salita è impervia, ma la affronto senza timore. Il bosco ormai è alle spalle, innanzi a me compaiono vette maestose, le cime ancora innevate. Alcuni fischi richiamano la mia attenzione, mi accovaccio tra le rocce e scorgo alcune marmotte che corrono a nascondersi. Nel cielo volteggia un'aquila che poi scompare tra le nubi. Il sole è caldo, ma l'orizzonte si oscura e un tuono riecheggia tra le montagne. Raggiungo un rifugio. Una goccia di sudore scende dalla fronte. Tolgo gli scarponi, appoggio lo zaino a terra e mi sdraio a contemplare il cielo sopra di me. L'aria è frizzante, pulita. Inspiro a pieni polmoni. Non vorrei più tornare indietro. 

Voi cosa preferite?
Il mare o la montagna? O tutti e due?
A questa domanda si può rispondere anche in altri modi. Ad esempio c'è chi non va nè al mare nè in montagna. Ci sono i laghi con le acque fresche e i panorami incantevoli, ma anche le città dove è bello perdersi tra antiche mura e grattacieli, tra palazzi d'epoca e sculture moderne. 
Ma qui cerchiamo di rispondere solo a quella fatidica domanda che solitamente ci si rivolge in estate. Mare o montagna?
Io rispondo... entrambi! E voi?

sabato 12 luglio 2014

Vita da camping



L'arrivo in un campeggio ha sempre il sapore dell'inizio di una piacevole avventura. Sbrigate le formalità relative all'accesso, comincia la ricerca della piazzola perfetta, l'angolo giusto dove piazzare la tenda, la roulotte o il camper. 
"Qui va bene, c'è più ombra..."
"Forse però quella è più spaziosa..."
"Ma in quest'altra ci sono più alberi, ci possiamo attaccare l'amaca..."
"Sì, però qui siamo più vicini al mare..."

All'arrivo in un campeggio, che sia al mare, al lago o in montagna, si va sempre alla ricerca di quel pezzettino di terra ideale, la scelta diventa fondamentale per poter trascorrere la propria vacanza come si desidera. A una prima occhiata le piazzole sembrano tutte uguali, ma per un campeggiatore ogni dettaglio è importante. C'è chi preferisce stare vicino alle zone comuni, quali market, toilette o piscine. Oppure chi preferisce essere più isolato, chi non teme il sole e chi invece vuole stare completamente all'ombra degli alberi per avere più fresco possibile.

Ogni volta mi viene in mente una scena del bellissimo film "Cuori ribelli" con Tom Cruise e Nicole Kidman, quando sono nell'Ovest americano ai tempi dell'arrivo dei primi pionieri. L'assegnazione dei terreni è una vera e propria gara, all'alba in centinaia corrono con carri e cavalli per miglia e miglia, fino a raggiungere il proprio lotto dove piantare la bandierina e gridare di gioia, lì costruiranno la loro casa e il loro futuro. 
La scelta della piazzola di un campeggio non è certo la stessa cosa, ma con un po' di fantasia e per chi ama sognare, dire "ok, questa va bene!" è un momento speciale.

Quindi ci si mette subito al lavoro. Teli, tende e picchetti, caravan o roulotte. In poche ore il terreno che prima era spoglio comincia a prendere forma, e a opera completata ci si sofferma a contemplare la nuova "casa". C'è chi si accontenta del poco necessario, c'è chi si concede qualche comodità in più. E' divertente passeggiare in un campeggio curiosando gli alloggi degli altri, si scoprono cose nuove e a volte bizzarre, ma è giusto che ognuno si sistemi come meglio creda, sempre nel rispetto delle altre persone e della natura circostante. Si vedono sventolare bandiere tedesche, danesi, norvegesi, olandesi, belghe e svizzere. Ci sono molti stranieri oltre a noi italiani. Quindi si ha la possibilità di vedere in un colpo solo come si comportano persone di nazionalità diverse che si ritrovano nella stessa situazione. C'è chi arreda la roulotte o la tenda decorandola con vasi e fiori, o con file di lampadine colorate da accendere la sera. C'è chi ha il frigo, la televisione, e chi no. Si vedono tende piccole dove ci si può dormire da soli o in due, altre invece sono così grandi da poter ospitare intere famiglie. Ci sono roulotte attrezzate dove poter trascorrere tranquillamente qualche settimana di vacanza, ma anche caravan giganteschi e super moderni che potrebbero essere delle vere e proprie abitazioni sulle ruote.

All'ora di pranzo o verso cena l'aria si riempie dei profumi della carne alla griglia, gli uomini si scatenano ai barbecue, mentre le donne cucinano pasta o verdure e imbandiscono la tavola.
Le sere d'estate sono fresche nella pineta del campeggio, ideali per sorseggiare una birra o un buon bicchiere di vino in compagnia e al chiarore della luna. Si canta, si balla e si fa festa. Poi la notte scivola via silenziosa, si odono solo i rumori del bosco.
Un gufo appollaiato sull'albero spalanca gli occhi nel buio, emette il suo cupo richiamo prima di spiccare il volo e scomparire nell'ombra. Inizialmente chi se ne sta appisolato nel proprio sacco a pelo o sotto le coperte tende l'orecchio a ogni minimo rumore, strane storie vengono alla memoria, favole ascoltate da bambini o film visti al cinema. Un ramo secco che si spezza, una pigna che cade a terra, il fruscio delle foglie. Si sgranano gli occhi, forse è un orso affamato, un cinghiale impazzito, una strega cattiva! 
In realtà è un riccio che passeggia indisturbato, un uccello notturno che gode della propria libertà nel campeggio addormentato, o un semplice rumore del bosco. Presto ci si fa l'abitudine. Il campeggio è avventura, divertimento, ma ci vuole anche un po' di spirito di adattamento oltre alla disponibilità a darsi da fare e a contribuire.

All'alba sorge il sole, il campeggio si sveglia, si sentono i primi rumori dell'attività quotidiana, le zip delle tende e le porte dei caravan che si aprono, i passi delle persone, il pianto di un neonato, il rumore di una tazza o il tintinnio di un cucchiaio, il profumo del caffè. E' un nuovo giorno. 
Esco dalla tenda, mi sgranchisco le ossa, inspiro a fondo la freschezza del bosco mentre mi invade il dolce profumo delle brioche appena comprate dal vicino alla forneria del campeggio. Mi guardo attorno, siamo in vacanza, la pelle abbronzata, fa caldo, uomini a torso nudo, donne in costume, bambini che corrono. Mi sento come un pellerossa nel suo villaggio, accendo il fornelletto a gas come se fosse il fuoco sacro. L'ombrellone per la spiaggia è il mio totem, il martello con cui sistemo i picchetti è il mio tomahawk. Prendo il cavallo e vado a lavarmi nel ruscello... Scherzo, vado in bagno e dopo una bella doccia torno in me stesso!
Con la mia famiglia raggiungiamo i nostri amici sistemati poco più in là, pronti a trascorrere una nuova giornata insieme. Ci godiamo la morbidezza della sabbia, l'odore del mare, la freschezza e il divertimento delle piscine. Mangiamo squisite prelibatezze, chiacchieriamo allegramente, i bambini corrono spensierati e felici. Il campeggio è anche questo, semplicità.

Quando arriva il momento del commiato, seppur triste e malinconico, desideriamo che sia un arrivederci. A presto quindi, alla prossima avventura.

giovedì 10 luglio 2014

La finale dei mondiali è Germania-Argentina



La finale dei mondiali è Germania-Argentina. Come già accaduto nel 1986 in Messico dove vinse la nazionale argentina guidata da Maradona e nel 1990 in Italia dove a esultare furono i tedeschi con campioni del calibro di Rudi Voeller, Klinsmann, Brehme e Matthaus. Ora la storia si ripete. Chi vincerà la finale in Brasile? La Germania parte favorita dopo la dimostrazione di potenza inflitta a un Brasile annichilito, sgretolato 7-1 in una semifinale storica, in quanto nessuno poteva aspettarsi un risultato simile, costato ai padroni di casa l'accesso alla finale. Muller e Klose sono macchine da gol formidabili, del resto tutta la squadra gioca un bel calcio e a ogni torneo non delude le aspettative. Lo dimostra il fatto che la Germania si qualifica alle semifinali di un mondiale da quattro competizioni consecutive. Finalista nel 2002 in Corea e Giappone, dove perse contro il Brasile di Ronaldo, terza sia nel 2006 in casa propria che nel 2010 in Sudafrica, e ora di nuovo in finale. L'Argentina in questi ultimi anni non è mai riuscita ad agguantare le semifinali, ma ora arriva in finale esattamente come nelle notti magiche di quell'estate italiana dove venne sconfitta proprio dalla Germania. 

Sulla carta quindi i tedeschi meriterebbero la vittoria, ma Messi e compagni gli daranno filo da torcere. Il calcio tedesco è potenza, tecnica, precisione. Quello argentino è classe, tenacia, magia. Entrambe le nazionali vogliono alzare al cielo la coppa del mondo. Se la Germania può dunque apparire più forte, dalla sua l'Argentina ha la possibilità di vincere in casa dei brasiliani, acerrimi nemici calcistici e non solo. Ecco dunque che sarà sfida vera. Due squadre avversarie che lotteranno fino alla fine, due popoli che vivranno l'emozione incredibile di una finale di coppa del mondo.

L'intero pianeta starà a guardare in attesa di sapere chi sarà il vincitore, mentre il web si scatena sull'esito di questo confronto. Chi vincerà? La poesia dei fuoriclasse argentini o la bravura degli attaccanti tedeschi? Esulterà ancora Maradona, o verrà sbeffeggiato dalla signora Merkel pronta a volare in Brasile? 
E ancora, Papa Francesco guarderà la partita della sua Argentina insieme all'emerito Papa tedesco Benedetto XVI? Oppure si telefoneranno per i reciproci auguri prima del fischio d'inizio e poi a fine gara per congratularsi o magari discutere dell'andamento della partita? Bergoglio è noto per la sua passione sportiva, tifoso della squadra argentina del San Lorenzo, e anche Ratzinger si è rivelato essere tifoso oltre che socio onorario del Bayern Monaco.

Comunque vada, vinca la nazionale migliore. Nel musical Evita Peron cantava "Don't cry for me, Argentina" dal balcone della Casa Rosada. I tifosi di Buenos Aires domenica sera vorrebbero versare molte lacrime, ma di gioia.
A Berlino invece in milioni canteranno a squarciagola l'inno patriottico Das Lied der Deutschen, o Deutschlandlied, il Canto dei tedeschi, pronti a esultare per i gol dei propri connazionali.
Aspettando l'attesissima finale non ci resta altro che augurare a entrambe le squadre di vincere, anche se solo una potrà davvero alzare la coppa al cielo. 

domenica 29 giugno 2014

Lo Spirito del Pianeta


Anche quest'anno ci siamo recati al polo fieristico di Chiuduno (Bg) per il festival internazionale dei gruppi tribali e dei popoli indigeni del mondo, Lo Spirito del Pianeta. Qui si respira un'aria positiva, le persone arrivano a migliaia ogni anno per poter avvicinarsi a culture solitamente lontane e spesso poco conosciute. I rappresentanti delle varie etnie si siedono tutti insieme in cerchio sulla collina del parco. Si confrontano, portano le proprie testimonianze, discutono sul futuro della nostra "Madre Terra", il tutto in perfetta armonia e nel reciproco rispetto. Già, perché nessuno vuole apparire migliore degli altri, qui si cerca solo di far conoscere ai visitatori e agli altri gruppi le proprie origini e la propria cultura. Ciascun popolo racconta della propria terra, narra della sua storia e delle proprie origini. Gli altri ascoltano e intervengono solo quando è il loro turno. Ci sono momenti di silenzio che racchiudono tante parole, i rappresentanti dei vari popoli si osservano e si conoscono. Tra canti e danze, tra preghiere e momenti spirituali, si respira l'aria di un mondo che rischia di scomparire, ma che vive ancora nel cuore di tante persone.
E' sempre bello passeggiare e curiosare tra gli stand di artigianato etnico, si scoprono cose nuove, sculture in legno, lampade colorate, oggetti ornamentali e molto altro. Ma ciò che caratterizza questo festival è proprio la presenza di questi popoli nei propri abiti tradizionali. Ecco quindi che in una fresca sera d'estate puoi fare la conoscenza degli Indiani d'America, quest'anno rappresentati dagli Zuni del New Mexico e dagli Apache dell'Arizona, puoi ascoltare i loro canti e seguire le bellissime danze e i rituali sacri. Oppure ti puoi fermare e chiudere gli occhi mentre il suono dei tamburi riempie l'aria del cielo. O ancora puoi respirare la magia del fuoco sacro. La sua luce e il suo calore rischiarano la notte. Poi ci sono le fantastiche melodie celtiche, le musiche irlandesi e scozzesi, i colori degli Aztechi del Messico, dei popoli dell'Argentina e della Mongolia, i Monaci Tibetani, i Sami che arrivano dalla Russia e i Maoori dalle Isole Cook, oltre a gruppi provenienti dal Togo, dal Burundi e dal Giappone, gruppi musicali italiani e ospiti internazionali.

Qui il mondo si incontra, i colori degli abiti tradizionali di questi popoli si intrecciano in un fantastico arcobaleno. Lo Spirito del Pianeta è un evento imperdibile, e noi sicuramente torneremo anche il prossimo anno.

mercoledì 25 giugno 2014

Mondiali, Italia rimpatriata amaramente


Il 12 giugno con l'inizio del Mondiale la Gazzetta intitolava "Facciamoli Azzurri".. beh, ci hanno fatto neri e siamo usciti rossi di rabbia e viola di vergogna. Con gli inglesi ci siamo esaltati senza brillare in campo, ma abbiamo vinto. Le amnesie di tal Paletta sono state spodestate dal tormentone sulla sua capigliatura. Sirigu è piaciuto e l'avrei visto bene anche con la Costa Rica al posto di Buffon, anche se il buon Gigi si è superato con le paratone contro l'Uruguay. Chiellini lottatore, ogni tanto però in difficoltà. Deve arrendersi ai vampiri nell'ultima partita, pare che Dracula voglia Suarez nel suo prossimo film. La Disney invece vuole Pirlo nel ruolo di Pisolo dei Sette Nani. Grande rispetto per un grande campione come lui, ma quante dormitine. Thiago Motta si muove come l'omonimo panettone, Immobile lo è di nome e di fatto, a parte quando è sempre in fuorigioco. Fantantonio Cassano ha perso la fantasia, Balotelli invece ha trovato la sua strada, quella di essere scaricato dal gruppo, che delusione Mario. Candreva spinge ma il motore poi rallenta, comunque non si spiega il perchè non abbia giocato contro la Celeste. Verratti che magie, ma che ansia i suoi giochetti, comunque da applausi. Bravo Marchisio, peccato l'ingiusta espulsione. Buon esordio del giovane Darmian, solito lavoro di Barzagli, Bonucci gioca solo l'ultima gara (perchè?), poi De Rossi, De Sciglio, De che noia anche tutti gli altri. Cerci, c'è ma non c'è, per Parolo poche parole, Insigne poco insegna, Abate è fermo come un abete. L'Abete presidente se ne va, con Prandelli che da le dimissioni: dispiace mister, ma non c'eravamo proprio. Al Mondiale si deve arrivare con una formazione titolare collaudata. E quei due o tre che hai lasciato a casa.. scelte e cambi sbagliati, preparazione fisica e mentale inadeguata.. E poi non è solo per il clima o gli arbitri scandalosi (ah, il fenomeno di ieri di nome fa Moreno come quell'altro con la Corea nel 2002..) il motivo di questo fallimento. Almeno lo avete ammesso. Chissà quale sarà il futuro di questa nazionale. Nel 2006 il cielo era azzurro sopra Berlino. Auguriamoci quindi di tornare a tingerlo dei nostri fantastici colori.

mercoledì 11 giugno 2014

Mondiali di calcio, inizia la nuova avventura in Brasile



Giovedì 12 giugno cominciano i Mondiali di calcio 2014 in Brasile. Gli appassionati del pallone non vedono l'ora che venga fischiato il calcio d'inizio della partita inaugurale Brasile-Croazia, dando così il via a un lungo mese denso di appuntamenti calcistici. Saranno ben 64 le partite da disputare, 32 le nazionali che si affronteranno. Il clima sarà incandescente in un paese affamato di vittorie, ma che deve fronteggiare anche problemi che vanno al di là dello sport. I verdeoro vogliono riprendersi quel titolo che manca da dodici anni, ma avranno vita dura contro le furie rosse della Spagna campione in carica, e le solite temibili nazionali quali Germania, Argentina, Uruguay, Italia, Inghilterra, Portogallo, Francia e Olanda. Attenzione poi alle cosiddette matricole, spesso non mancano le sorprese e le rivelazioni in competizioni di questo livello. Ci sarà da ballare, sarà una fantastica samba!

La mascotte è l'armadillo Fuleco (dalle parole futebol, calcio, ed eco, ecologia) e lo strumento musicale ufficiale di questa competizione è la caxirola, meno fastidiosa delle vuvuzela utilizzate durante il campionato mondiale del 2010 in Sudafrica. 
Già, quei mondiali dove la nostra nazionale è stata umiliata in un girone alquanto abbordabile. Eliminati e rimpatriati dopo due pareggi e una sconfitta.

Meglio ricordare il mondiale precedente, quello del 2006 in Germania, dove l'Italia ha trionfato diventando Campione del Mondo per la quarta volta.
Dopo aver vinto il girone davanti a Ghana, Repubblica Ceca e Stati Uniti abbiamo battuto l'Australia al fotofinish negli ottavi di finale, per poi trionfare nei quarti con l'Ucraina e gioire in semifinale contro la Germania padrona di casa. La finale di Berlino con i francesi è stata la consacrazione di un mondiale perfetto.

L'augurio che si può dare per questa nuova avventura è che oltre a vincere la nazionale migliore e la passione per il gioco del calcio, che possa vincere anche la sensibilità di ciascun tifoso e di ognuno di noi verso un popolo che non deve essere dimenticato alla fine della competizione. Come in tanti altri paesi del mondo, in Brasile esistono situazioni drammatiche di povertà e violenza. I Mondiali non devono nascondere queste piaghe sociali, ma devono essere un occasione di aiuto per un rilancio economico e di immagine del paese. Nelle favelas non trarranno alcun beneficio, ma è giusto sperare in un futuro migliore, e magari che possano essere anche eventi di interesse globale come appunto i Mondiali e le prossime Olimpiadi ad aiutare a cambiare le cose. 

Tornando all'aspetto sportivo, per ricordare il trionfo degli azzurri nel 2006 e sperando che sia di buon auspicio per questa nuova avventura in Brasile, ho rispolverato una mia lettera pubblicata su un quotidiano locale pochi giorni dopo l'esaltante finale.
Buon Mondiale a tutti!


I CAMPIONI DEL MONDO E L’ORGOGLIO RITROVATO

Eccola finalmente, la ragazza tutta d’oro è tornata a casa dopo tanti anni, la lunga attesa è finita! Nell’anno nero del calcio italiano, malato e a pezzi, lei ha deciso di tornare per riavvicinare tutti coloro che lentamente stavano perdendo contatto dal mondo del pallone. Delusi e amareggiati dal gioco falsato da interessi superiori, ci siamo ritrovati a tifare e a gridare tutti insieme fino a perdere la voce.
In pochi credevano alla regola del numero dodici, dal Messico del 1970 ogni dodici anni l’Italia va in finale di Coppa del Mondo, vinta nel 1982 e ora nel 2006. Speriamo di infrangere questa strana legge del calcio e di non dovere attendere altri ventiquattro anni! Ma pensiamo a ciò che abbiamo vissuto adesso, festeggiamo la nostra magnifica vittoria, i campioni siamo noi!
Pochi temerari hanno osato sfidare la malasorte che per molto tempo ci ha avvolto nelle competizioni europee e mondiali degli ultimi anni.
Timide bandiere tricolori sono apparse sui balconi e fuori dai finestrini delle auto dopo le prime sfide in campo tedesco, ma presto esse si sono moltiplicate a vista d’occhio.
Sconfitti i leoni abbiamo steso pure i canguri, fino ad arrivare ai padroni di casa, eterni turisti e amanti del belpaese che da casa loro invece si divertono a prenderci in giro. Esaltano la propria cucina e ridicolizzano quei piatti di spaghetti che ingurgitano avidamente quando vengono in vacanza. Pizza o maccheroni, non certo wurstel e crauti!
Sicuri della vittoria ci salutano imparando perfettamente la nostra lingua, dicendoci “Arrivederci”. Mai avevano pensato che quel saluto per loro ironico si rivelasse tanto fatale. “Arrivederci”, esatto, non addio, perché noi siamo rimasti loro sgraditi ospiti. Due fantastiche pizze dal sapore squisito li hanno stesi peggio di due caraffe di birra. La storia si ripete. Con gli azzurri non hanno scampo!
Ma temiamo anche noi il ripetersi di un finale, anzi di una finale già vista; umiliati e rimpatriati anni or sono sotto le note della marsigliese.
La tensione è altissima e si percepisce nell’aria, in quel cielo di una domenica di luglio dove molti si rifugiano al mare o in piscina, al lago o in montagna, facendo finta di rilassarsi ma in realtà aspettando con ansia il tramonto. Il pensiero che scorre nella mente degli italiani è uno solo, come un gigantesco messaggio telepatico che viene inviato verso Berlino: "Vincere! Vincere l’agognata coppa!"
E alla fine anche i galletti sono cotti allo spiedo, le omelette si spappolano di fronte agli uomini di pasta italiana, si brinderà a spumante, non a champagne! E la rivincita è completa, stavolta lo stivale sorride ai rigori.
Un intero paese ha tifato per un mese, bandiere dimenticate sono tornate a sventolare scuotendosi dalla polvere, il cielo si è tinto di altri colori, il verde, il bianco e il rosso. Una nazione ha ritrovato l’orgoglio di sentirsi italiana, spesso sbeffeggiata e criticata nel resto del mondo, ora solo rispettata e invidiata. Ma non solo per la Coppa del Mondo atterrata nel paese che più l’ha meritata, ma per come l’Italia si è unita attorno ai propri colori. Avevamo un inno, che a malapena veniva cantato dai giocatori, ma anche dagli stessi italiani. Ora lo abbiamo rispolverato. E sorrido quando sento bambini in tenera età che lo cantano a squarciagola. In un paese spesso diviso ecco che momenti come questi vorrei non finissero mai. Uniti e determinati, abbiamo vinto non solo in campo tedesco ma anche sul suolo italiano e agli occhi del mondo.
In milioni abbiamo festeggiato ed esultato, i clacson spesso fastidiosi in altre situazioni ora si sono trasformati in meravigliose melodie accompagnatrici di canti e di cori. Automobilisti spesso nervosi in coda si sono trasformati in fautori entusiasti di ingorghi stradali.
Il pallone calciato più volte in rete ha reso i giocatori della nostra nazionale Campioni del Mondo, ma come loro tutti noi lo siamo diventati.
Quest’estate l’Italia ha dimostrato di avere ancora un cuore e uno spirito, si è svegliata dal torpore in cui era sprofondata. Siamo italiani, orgogliosi di esserlo, orgogliosi di essere i Campioni del Mondo!