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mercoledì 17 dicembre 2014

Passeggiando in una Londra vestita d'inverno

 
Il nostro arrivo a Londra è stato accompagnato dalla classica pioggerella britannica e da un’aria gelida. Nel pomeriggio verso le quattro c’era già buio e la città si è illuminata delle luci natalizie. Dall’hotel abbiamo raggiunto a piedi la luminosa Piccadilly Circus, percorrendo Shaftesbury Avenue, tra i teatri di Soho. Un gran traffico e tantissima gente per le strade. Percorrendo l’elegante Regent Street ci siamo inoltrati in Carnaby Street, addobbata per le feste. Ritornando da Piccadilly Circus (con il Trocadero e la statua di Eros in mezzo) siamo arrivati a Trafalgar Square che ci ha piacevolmente stupito: una bella piazza, con la National Gallery alle spalle, le fontane luminose e la Colonna di Nelson al centro. Siamo arrivati così a Westminster con il Parlamento e il famoso orologio, il Big Ben. In Parliament Square anche la Westminster Abbey, l’abbazia, dove siamo entrati il giorno dopo. Tornando verso l’albergo ci siamo fermati in Leicester Square per una bella bistecca in uno dei tanti Angus Steak House della città. 

La mattina seguente abbiamo raggiunto con la metro Buckingham Palace, il palazzo della regina. Tanti turisti, ma il cambio della guardia che era in programma non è stato fatto. In compenso abbiamo visto il cambio delle guardie a cavallo al palazzo delle Horse Guards, dopo aver attraversato St. Jame’s Park, tra scoiattoli e grosse oche. Su Parliament Street abbiamo visto anche l’ingresso di Downing Street, la strada dove al n°10 c’è la casa del Primo Ministro inglese, completamente chiusa e sorvegliata dalla polizia. Quando la inquadrano alla televisione sembra molto più accessibile! Tornati a Westminster abbiamo goduto di nuovo della bellissima torre del Big Ben: i rintocchi delle campane riecheggiano nell’aria mistica di una Londra che pare sempre misteriosa al suo cospetto. Quei rintocchi che hanno scandito molte ore di diverse epoche storiche risuonano tuttora in una città che continua a fiorire. 
Il freddo intenso ci ha accompagnato nella lunga attesa all’entrata dell’Abbazia di Westminster. Ma ne è valsa la pena. All’interno è tutto magnifico, anche qui si respira l’odore del passato, dell’antico che non smette di esistere. Qui sono stati incoronati i re e le regine inglesi, qui è stato celebrato il funerale di Lady Diana. Ecco allora che incontriamo le tombe dei vari sovrani Edoardo e Enrico, di Elizabeth e dell’eterna rivale, la cattolica regina Maria di Scozia. Ci sono lapidi commemorative dei grandi poeti e scrittori inglesi, come Shakespeare. E il sepolcro di due grandi scienziati, Newton e Darwin. Bellissima la Cappella della Vergine con l’elaborata volta a ventaglio e affascinante la parte del coro.

Dopo la visita, usciti dalla bella facciata dell’abbazia, con la metro abbiamo raggiunto la Cattedrale di St. Paul, con l’enorme cupola, e percorrendo il pedonale Millenium Bridge, abbiamo attraversato il Tamigi. Qui, accanto alla Tate Modern, sorge il Globe Theatre, ricostruzione dell’antico teatro di Shakespeare, rotondo e in stile Tudor. Dal ponte abbiamo visto anche i grattacieli della City, come quello più bizzarro di forma ovale (30 St. Mary Axe), chiamato “cetriolo”. Ripresa la metro ci siamo diretti al famoso ponte di Londra, il Tower Bridge, accanto alla Torre di Londra, la fortezza. Abbiamo percorso a piedi il ponte ammirando l’imponente struttura che si apre al passaggio di grosse navi. Tornando verso l’hotel ci siamo fermati in cerca della Temple Church, la chiesa dei Templari, che purtroppo era chiusa. Con uno dei caratteristici autobus inglesi su due piani siamo tornati distrutti verso l’albergo. Abbiamo cenato presto in un Pizza Hut di Oxford Street prima di buttarci nella folla pronta a festeggiare l’ultimo dell’anno.

E la sera, facendo molta strada a piedi, siamo riusciti a raggiungere la sponda del Tamigi in Victoria Embankment, di fronte alla gigantesca ruota panoramica, il London Eye, dove a mezzanotte sono stati accesi i fuochi d’artificio. Imponente l’organizzazione e il servizio di sicurezza, la gente era davvero tanta, strade chiuse al traffico e percorse da migliaia di persone. Serata fredda, è caduto anche qualche fiocco di neve poco dopo la mezzanotte. Dopo il brindisi, la stanchezza ci ha spinto in un lungo e lento ritorno all'hotel, nel silenzio della folla. Un po' surreale, ma sono inglesi. 

Al mattino, anche se assonnati, andiamo subito al London Eye dove facciamo un bel giro di mezz’ora sulla ruota panoramica alta 135 metri: la vista sulla città è ottima anche perché è una bella giornata di sole seppure fa freddo. Le cabine di vetro della ruota sono chiuse e offrono una vista a 360°. Vediamo sotto di noi la zona di Westminster e più lontano la Battersea Power Station, l’ex centrale elettrica usata dai Pink Floyd per la copertina del loro album Animals; verso est si vedono i grattacieli della City e la cupola di St. Paul. Verso ovest St. Jame’s Park con Buckingham Palace e Hyde Park.

Poco dopo percorriamo a piedi il Westminster Bridge raggiungendo nuovamente il Big Ben. Poi con la metro ci inoltriamo nel quartiere di Notting Hill, diventato famoso con il film di Julia Roberts e Hugh Grant. Percorriamo Portobello Road ammirando le casette colorate e i negozietti di antiquariato e di souvenir. Una bella zona, con eleganti case in stile inglese. 


Riprendiamo la metro per scendere a Trafalgar Square proprio mentre sfila la parata di Capodanno: come ogni anno circa diecimila artisti di ogni età sfilano con carri e abiti colorati. Folcloristica e divertente. 
Raggiungiamo poi il mercato coperto di Covent Garden, dove anche qui si esibiscono alcuni artisti di strada. Ci fermiamo in un bar per riposare e per scaldarci concedendoci un buon irish coffee. L’ultima tappa della giornata è a Knightsbridge, nel quartiere di South Kensington, al grande magazzino di Harrod’s. Un palazzone ricoperto di luci, e all’interno sei giganteschi piani dove si può comprare di tutto. Qui il lusso e l’eccesso sono quasi nauseanti. Il proprietario è Mohamed al-Fayed, padre di Dodi, il compagno di Diana, morti entrambi nel fatale incidente nel tunnel del Pont de l'Alma a Parigi. A entrambi infatti è dedicato un piccolo mausoleo posto al piano terra nella scala principale. Stanchi, ma mai domi, torniamo a Piccadilly Circus, percorriamo tutta Regent e Oxford Street, attraversiamo Soho fino a Leicester Square dove andiamo a cenare in un ristorante italiano.

Al mattino lasciamo l’hotel e facciamo un breve giro nei dintorni, in Bedford Square, prima di prendere la metro e raggiungere di nuovo la zona di South Kensington, con fermata nei pressi del Natural History Museum. Il palazzo del museo è enorme e vecchio, l’ingresso è pure gratuito e c’è poca gente. All’interno troviamo un gigantesco scheletro di brontosauro e in fondo una scalinata con la statua di Darwin. Vaghiamo per più di due ore tra scheletri di dinosauri, mammiferi e uccelli imbalsamati, scheletri enormi di balene, e aree dedicate alla natura che può essere anche catastrofica, come nelle zone del vulcano o del terremoto. La visita è interessante e piacevole, anche se alla fine siamo piuttosto stanchi. Nel pomeriggio il museo è così pieno di gente che la coda all’entrata arriva in strada.

Riprendiamo la metro, dopo il solito pranzo di questi giorni, che consiste in un hot-dog, e scendiamo a Hyde Park, il parco gigantesco di Londra. Prima di entrare sulla destra troviamo il Wellington Arch, l’arco che vedevamo in lontananza da Buckingham Palace. Scopriamo che è stato allestito il Christmas Market, con casette natalizie e un Luna Park. Camminiamo tra gli scoiattoli fino ad arrivare all’inizio del lago, The Serpentine, tra cigni, oche e gabbiani. Il parco è enorme e immaginiamo come possa essere in primavera o d’estate, fiorito e con il sole caldo. 
A malincuore dobbiamo riprendere la metropolitana per raggiungere l’hotel (dove abbiamo lasciato le valigie) e poco dopo la stazione di Liverpool Street dove ci aspetta il pullman per Stansted. Dopo aver abbandonato la periferia londinese raggiungiamo l’aeroporto, pure in anticipo.

Al di là degli stereotipi.
Credevamo che Londra fosse un po’ più mite! Invece faceva molto freddo con minime di -2° e massime di +3°! Quando siamo tornati in Italia a Londra ha nevicato gettando la città nel caos. 
Gli inglesi sono noti per la loro antipatia, ma noi li abbiamo trovati spesso cordiali e gentili.
L’efficienza inglese è incredibile: l’organizzazione della sera dell’ultimo dell'anno
dovrebbe essere d’esempio per molti paesi, migliaia di persone che si muovono in modo ordinato e senza lamentarsi. Anche se così facendo sono un po’ noiosi...
Abbiamo mangiato bene, sia la bisteccona della prima sera, che la pasta dell’ultima sera nel ristorante italiano.
Un po’ a cunicoli le gallerie della metropolitana ("the tube"), ma treni sempre puntuali. Mai un ritardo. 

Londra è una città elegante, ricca di fascino e di storia, da ammirare di giorno e di notte. Con le luci natalizie è ancora più splendente. Sicuramente ci torneremo, abbiamo ancora molte cose da vedere. E da vivere.






lunedì 8 dicembre 2014

Mercatini di Natale, un'antica e affascinante tradizione



Ogni anno in questo periodo paesi e città si illuminano e si tingono dei colori natalizi, dando sfoggio della propria bellezza e rievocando l'antica tradizione dei Mercatini di Natale. A chi piace vivere la magica atmosfera natalizia tra luci e addobbi, curiosando tra le tipiche casette in legno, tra ghirlande e profumi di spezie e cannella... i Mercatini sono l'ambiente perfetto.
Musiche e canti natalizi, paesi in festa, bancarelle e stand di ogni tipo, decorazioni per l'albero e il presepe, oggetti in legno, candele, stelle e palle colorate, centritavola, vin brulè, caldarroste, piatti tipici, sono solo alcuni dei principali ingredienti per trascorrere una giornata tra i Mercatini di Natale.
In Europa ogni anno migliaia di turisti prendono d'assalto città e paesi in Italia, Austria, Germania, Svizzera, Francia e oltre.
Alcuni dei Mercatini austriaci più famosi si trovano a Innsbruck, Linz, Vienna, Salisburgo e Graz.
In Svizzera i più affascinanti sono a Berna, Zurigo, Ginevra, Losanna, Montreaux, Lucerna, Basilea.
In Germania a Norimberga, Costanza e Lindau, Monaco, Stoccarda, Friburgo, Dresda, Berlino, Lubecca, Francoforte.
In Francia a Strasburgo, Colmar, Parigi, Avignone, Bordeaux, Lione, Lilla.
Ma anche a Praga, Budapest, in Slovenia, in Belgio, in Danimarca, in Scandinavia, e oltreoceano, tra Canada e Stati Uniti.
Un po' ovunque insomma. Anche in Italia non si scherza, la tradizione è antichissima e ogni anno in molte località si ripropongono i Mercatini di Natale. Tra i più gettonati ci sono quelli del Trentino Alto Adige: Bolzano, Merano, Brunico, Bressanone, Vipiteno, Trento, Levico, Pergine, Rovereto, Arco, Riva. Ma anche in Veneto come a Verona, nelle Marche come a Candelara e Urbino, a Lucca e Siena, in Lombardia, Piemonte, Friuli, Valle d'Aosta, a Roma, Napoli con i suoi Presepi, in Puglia e in Sardegna, in tutte le regioni, centinaia, anzi migliaia di borghi e paesi si abbelliscono e si illuminano a festa secondo le proprie tradizioni.
La magia del Natale accomuna tutte queste località, ma i Mercatini di Natale non devono essere considerati solo come un luogo di shopping e ricerca sfrenata dell'acquisto, cose che hanno ben poco dello spirito natalizio. Passeggiando tra i Mercatini è bello lasciarsi sedurre dall'incanto del Natale, magari nei momenti di minor ressa, con un canto o una melodia natalizia, le luci accese all'imbrunire, per i più fortunati anche qualche fiocco di neve, una tazza fumante, un momento di aggregazione e condivisione, un saluto o un sorriso. 
Anche quest'anno quindi buona passeggiata tra i Mercatini di Natale che preferite, all'insegna dello spirito natalizio, nella preparazione al Natale, nella contemplazione del suo vero significato oltre a tutte le decorazioni e agli addobbi che lo rendono così affascinante e speciale. 

sabato 15 novembre 2014

Budapest, nella gelida perla del Danubio che con la sua bellezza ci ha scaldato il cuore



Viaggiando attraverso l'Austria arriviamo in Ungheria e dopo aver oltrepassato le città di Gyor e Tatabanya tra distese di colline ricoperte di brina e ghiaccio ecco che vediamo sbucare la nostra meta all'orizzonte: Budapest!

Quando arriviamo è mattina e subito ci sistemiamo in un albergo in posizione centrale, comodissimo, in Kalvin tér, con la stazione della metropolitana lì vicina. In pochi minuti a piedi raggiungiamo Váci utca, la strada pedonale dello shopping, nella zona centrale di Pest. In prossimità dei Palazzi Clotilde proseguiamo per il Ponte Elisabetta arrivando di fronte al Monumento a Gellért e ai Bagni Rudas. Tornando indietro con la bella vista sul Danubio e fiancheggiando la Parrocchiale del centro città si ritorna sulla Váci utca. Poi, nella Vörösmarty tér, piazzetta allestita con i Mercatini di Natale, passeggiamo nei dintorni di  Deák tér e Erzsébet tér. Quindi visita alla Basilica di Santo Stefano, molto bella, con la piazza addobbata e gli eleganti palazzi dei vicoli adiacenti. Con le luci natalizie accese ormai ovunque raggiungiamo il fiume, da Roosevelt tér, con il Palazzo Gresham tutto illuminato, per poi camminare sull’imponente Ponte delle Catene. Praticamente congelati ci fermiamo in Vörösmarty tér per scaldarci un po' in un pub e ceniamo in Váci utca con un'ottima zuppa di goulash e una buona birra ungherese, la Soproni.

Il giorno seguente acquistiamo il tourist ticket che ci permette di viaggiare su tram, metro e bus per tre giorni. Grazie alla metropolitana raggiungiamo in pochi istanti Országház, il Parlamento Ungherese, e la Kossuth tér con il palazzo del Museo etnografico. Ma per vedere frontalmente la bella facciata del Parlamento, immortalata in numerose fotografie, raggiungiamo l'altra sponda del Danubio, in Batthyány tér. Da lì si gode di un’ottima vista su tutto il Parlamento.

Qui andiamo a visitare la Chiesa di Sant’Anna, la Chiesa dei Cappuccini, e percorrendo il lungofiume raggiungiamo Clark Àdám tér, vicino al Ponte delle Catene da dove si può prendere la funicolare per salire sulla zona collinare di Buda, con la Galleria Nazionale Ungherese, il Palazzo Reale (dove ci siamo scaldati con del vin brulè gentilmente offerto da alcuni volontari), il Museo Storico, il Palazzo Sándor, fino a salire lungo Uri utca verso alla magnifica Chiesa di Mattia e allo spettacolare Bastione dei Pescatori, raggiungendo la Chiesa di Santa Maria Maddalena, il Museo Militare e la Porta di Vienna. 
Qui le strade e i vicoli sono caratteristici con le case colorate e con i tetti a punta. Poco dopo ci inoltriamo nel Labirinto di Budavár, un vero e proprio labirinto di grotte primitive formatesi grazie ai caldi laghi sotterranei di Budapest: infatti qui fa parecchio caldo, è tutto buio, umido, ed è divertente, ma anche inquietante, camminare tra sculture e geroglifici con un sottofondo musicale piuttosto lugubre. 

Scendendo dalla collina e attraversando il Ponte delle Catene e poi Váci utca, percorriamo Deák tér, Erzsébet tér, Andrássy utca, dove abbiamo visto il Teatro dell’Opera Nazionale, fino a Oktogon, dove incontriamo decine di ragazzi ungheresi intenti a ballare in strada. La sera rientriamo in albergo, praticamente sfiniti, e ci addormentiamo mentre ripensiamo alle meraviglie e ai tesori di questa incantevole città.

E dopo tanto freddo... ci svegliamo con la neve! Ricominciamo il nostro tour di Budapest tra le strade imbiancate. Raggiungiamo a piedi il Quartiere Ebraico con la Grande Sinagoga e poi con la metro Hósök tere, la Piazza degli Eroi, con il Monumento del Millennio (bello, imponente), il Museo di Belle Arti e la Galleria d’Arte. 
Quindi ci addentriamo in Városliget, una zona verde (completamente bianca per la neve!) con lo Zoo, il Luna Park, il Circo di Budapest e i Bagni Széchenyi a sinistra e a destra il bellissimo Castello Vajdahunyad con il lago completamente ghiacciato! Qui alcuni bambini pattinano e giocano con le slitte, anche noi ci divertiamo a camminare e scivolare sul ghiaccio. L'aria è gelida, il termometro segna -8°C!
Vicino a una zona termale ci incuriosisce un laghetto che fuma per i vapori delle calde sorgenti termali creando una nuvola in mezzo a tutta la neve, tra uccelli e anatre. Ripresa la metro e poi un bus in Nyugati tér, alla stazione, ci rechiamo all’Isola Margherita, in mezzo al Danubio, con il Monumento del Centenario, ma restiamo poco perché fa freddissimo e continua a nevicare. Arriva la sera, torniamo in Váci utca dove ceniamo in un ristorantino con zuppa di goulash e paprika, oltre a un bel piatto di carne e patate sempre innaffiato da una bella pinta di birra ungherese.

Il giorno seguente decidiamo di visitare il Mercato Coperto, all’inizio di Váci utca, vicino al nostro hotel. Caratteristico, con tante spezie, frutta, verdura e oggetti di artigianato locale, oltre ai numerosi souvenirs. Con il tram attraversiamo l’imponente Ponte della Libertà (sotto la collina della Cittadella con il Monumento della Liberazione visibile da ogni angolo della città) fino alle Terme Gellért oltre alla Chiesa della Grotta. Quindi raggiungiamo con il bus la zona di Tabán dove a piedi saliamo dalla Casa del Cervo d’oro fino al Palazzo Reale, sulla collina di Buda innevata. Dopo una pizza nei dintorni di Uri utca riscendiamo a Pest attraversando il Ponte delle Catene per ritornare nella Basilica di Santo Stefano. Passeggiamo nei dintorni fino alla Piazza della Libertà, con la Banca Nazionale Ungherese e diversi palazzi maestosi che si affacciano sulla piazza. Quindi ritornando in Deák tér (con la Chiesa Luterana) e poi sulla Váci utca ci fermiamo per un caffè nel caratteristico Club Verne, locale con gli interni simili a quelli del sottomarino di “Ventimila leghe sotto i mari”. 

Quando usciamo è buio, l'aria è fredda e ci sferza il volto. Cala la gelida notte ungherese e noi siamo pronti a ripartire per il lungo viaggio di ritorno verso casa.

Budapest ci ha regalato tante emozioni, è una città elegante, raffinata, ma anche misteriosa e affascinante, da conoscere e scoprire fino all'ultimo angolo nascosto. I suoi ponti, i suoi palazzi, racchiudono secoli di storia oltre a chissà quali segreti rimasti celati nel tempo tra i fumi termali e i suoi intricati labirinti. In inverno con la neve e la temperatura spesso sottozero Budapest può apparire fredda e spietata, ma sotto questa scorza dura pulsa un cuore caldo come le sorgenti sotterranee che la percorrono, e in primavera esplode in mille colori, rifiorendo e splendendo in tutta la sua integrità e bellezza. 

domenica 9 novembre 2014

Venticinque anni fa la caduta del Muro di Berlino



Sono trascorsi ben venticinque anni dal quel 9 novembre 1989, giorno in cui fu abbattuto il Muro di Berlino, simbolo della guerra fredda e confine tra l'europa di influenza americana e quella filosovietica. Un muro alto quasi quattro metri, in cemento armato, sorvegliato dai soldati, con torrette e filo spinato, districatosi come un lungo serpente attraverso le strade e i quartieri della città di Berlino, divisa in due, Est e Ovest, come la Germania, come l'Europa. Costruito nell'agosto del 1961 per volontà del governo della Germania dell'Est per impedire la libera circolazione delle persone, era costantemente sorvegliato lungo la triste "striscia della morte". In quegli anni cupi sono state migliaia le persone che hanno tentato la fuga dalla Berlino sovietica, molte portandola a buon fine, ma non tutte ce l'hanno fatta. Circa duecento sono state uccise dalla polizia nel tentativo di passare da una parte all'altra della città scavalcando il muro. Nel 1989, con l'apertura delle frontiere da parte dell'Ungheria e dopo giorni di scontri e disordini, la Germania dell'Est dava la possibilità di recarsi dall'altra parte di Berlino e di conseguenza nella Germania Occidentale. Fu la svolta, migliaia di persone si arrampicarono sul muro e lo scavalcarono entrando così a Berlino Ovest, alcune parti vennero abbattute, in un giorno di festa che portò nel giro di un anno alla riunificazione della Germania e all'abbattimento totale del muro con ruspe e bulldozer da parte dell'esercito tedesco.

Quando siamo stati a Berlino abbiamo visto i resti di quel muro, in parte adornato dai graffiti, oltre al Check Point Charlie, il famoso posto di blocco con il cartello "State lasciando il settore americano" e ad altre testimonianze della divisione della città in quegli anni. In alcune vie della città alcune sezioni del muro sono state lasciate intatte perchè possano rendere testimonianza di ciò che quel muro ha significato per i tedeschi. Vicino a Potsdamer Platz o lungo la riva della Sprea ci siamo soffermati qualche istante a contemplarlo, oggi pare un muro qualunque, ma è importante sapere ciò che ha rappresentato, la sofferenza che ha scaturito, dividendo popoli, persone, famiglie, amici.
Ora si possono acquistare alcuni frammenti a poco prezzo persino nei negozi di souvenir. Io ne ho preso uno, e ancora oggi lo conservo su una mensola in casa.
Mi piace ogni tanto guardarlo, quel frammento non è solo un pezzo di cemento, vuol dire molto, vuol dire libertà. 


lunedì 1 settembre 2014

Pellegrinaggio a Medjugorje, tra fede e mistero



Tre anni fa ci siamo recati in pellegrinaggio a Medjugorje. Abbiamo viaggiato di notte attraversando la Slovenia e tutta la Croazia, per poi arrivare in Bosnia Herzegovina la mattina seguente.

Tra montagne e distese pianeggianti siamo arrivati a Medjugorje dopo circa dodici ore di viaggio. Tra alberghi e case non certo nuovissime, si attraversa la via piena di negozi di souvenir religiosi (anche questo è un business..) prima di arrivare davanti al Santuario della Regina della Pace, una bella chiesa con due campanili, dove nella spianata posteriore è stato realizzato un grande palco per le messe all’aperto, visto l’enorme afflusso di fedeli.
Arrivati per l’apparizione della veggente Mirjana del 2 settembre, ci viene detto che ci sono in città circa settantamila persone!

Il mattino scorre con la Santa Messa al Santuario e la visita della statua in bronzo del Cristo Risorto che goccia dalle ginocchia, luogo di culto e preghiera. Alcuni ritengono quest'acqua miracolosa, altri provano a darne una spiegazione scientifica.  
Nel pomeriggio ci rechiamo in visita alla comunità di suor Kornelia (un orfanotrofio) per un momento di preghiera e per sentire la sua testimonianza. Poi tornando verso la chiesa aspettiamo che arrivi la sera per l’ora dell’Adorazione, in un silenzio incredibile. 

La pensione dove pernottiamo è alquanto.. fatiscente. Letti sfatti, con lenzuola e coperte bucate, bagno minuscolo con l’acqua stagnante nel piatto della doccia, porte rotte, lampade simili a quelle a olio di una volta. Va bene che siamo in pellegrinaggio, va bene lo spirito di sacrificio, ma… siamo finiti in una bettola! Ci servono per pranzo e cena la stessa zuppa. Ma non importa. Dormiamo poco, perché al mattino la sveglia è alle 4 per poterci incamminare di buon’ora verso la Collina delle Apparizioni, il Podbrdo, nella frazione di Bijakovici.
L’appuntamento è fuori dalla casa della veggente Vicka, con il gruppo di Paolo Brosio (l’ex giornalista ora convertito alla fede e accompagnatore di vari gruppi di pellegrini a Medjugorje; riesco a incontrarlo, mi fa una dedica sul libro... non so se quello che dice sul suo cambiamento è tutto vero, ma sembra sincero e tanto basta), la guida Michele Vasilj (che avevamo incontrato già il giorno prima) e l’altra guida Mirela.
Ci incamminiamo sul sentiero piuttosto ripido e sassoso, un percorso a forma di “A” con le tappe della Via Crucis. Ci fermiamo alla croce dove è apparsa la prima volta la Madonna e anche in un altro punto dove c’è la statua della Vergine e dove avvengono le apparizioni notturne.
Mi stacco un po’ dal gruppo e raggiungo la Croce Blu discendendo il sentiero e facendomi strada tra la folla (dicono che a mezzanotte c’erano già ventimila persone sulla collina!).
Qui assistiamo all’apparizione di Mirjana verso le nove del mattino. Riesco a malapena a scorgere Mirjana, ma si percepisce il momento. Sulla collina dopo le preghiere cala improvvisamente un incredibile ed enigmatico silenzio… Il cuore batte forte, avverto molto calore... una donna portata vicino alla veggente urla e si dimena mentre la tengono ferma...
Poi il messaggio della Madonna viene divulgato in varie lingue. Sul Krizevac, l’altro monte luogo di culto di Medjugorje, si erge la famosa croce meta di pellegrinaggio, e nel cielo le nuvole formano una grande croce che pare sia la sua proiezione… suggestione o altro? Medjugorje è sicuramente un luogo mistico, incontro di fede e preghiera, di rinnovo spirituale, dove pare accadano anche fenomeni inspiegabili come la rotazione del sole o la sua palpitazione durante le apparizioni ai veggenti. Sicuramente qualcosa accade, ma non bisogna farsi condizionare dalle persone che a loro volta si fanno trascinare dall’emozione o dall’esaltazione.

Il ritorno è lento a causa della gran folla che fa ritorno verso Medjugorje. Più tardi ci rechiamo in una comunità cui Brosio è molto legato dove vengono aiutati i ragazzi bosniaci dalla fine della guerra dei Balcani.
Nel pomeriggio ci rechiamo alla comunità Nuovi Orizzonti (fondata in Italia) prima di andare a fare una gita alle cascate di Kraviza, una serie di cascate a forma semicircolare con un bel laghetto, in una conca a pochi chilometri da Medjugorje. Molto suggestivo, e finalmente un po’ di fresco dopo la calura.
La sera ritorniamo alla Croce Blu per vivere un momento di raccoglimento senza la folla del mattino.

Il giorno seguente ascoltiamo la testimonianza del veggente Ivan seguita da quella di un viceparroco di Medjugorje, padre Danko. C'è sempre una grande folla che ascolta in silenzio sotto il sole che scotta.

I sei veggenti (Vicka, Ivanka, Mirjana, Marija, Ivan, Jakov) hanno avuto le prime apparizioni nel 1981, quando erano ancora ragazzi. Dopo trent’anni le hanno ancora, in diversi luoghi e in diversi momenti. Ritengo improbabile una truffa (che sarebbe colossale) perpetrata ai danni della Chiesa, dopo torture psicologiche (dei veggenti) e anche fisiche (di padre Jozo, l’allora parroco che fu arrestato) da parte della polizia comunista e successivamente dei serbi. Credo che le apparizioni avvengano davvero, non posso sicuramente spiegarle e soprattutto so che è difficile crederci. Credo anche che la natura sveli lati a noi sconosciuti e che in certi luoghi della Terra accadano fenomeni misteriosi. Medjugorje è un po' come Fatima o Lourdes dei secoli scorsi, forse anche allora la maggior parte della gente che viveva proprio nel momento dell’apparizione della Madonna non credeva. I veggenti sono ancora in vita, hanno ancora le apparizioni, portano con sé i Dieci Misteri… Dicono che quando li riveleranno sarà prima che accada ciò che i misteri stessi celano, forse appunto perché chi non crede possa credere.

Ciò che si può far trasparire da questa bella esperienza è sicuramente che a Medjugorje si vive la pace e la sensazione di un luogo positivo, di un posto di incontro tra le genti. Sta a ciascuno di noi ricavare ciò che meglio crede e ciò che ritiene sia necessario al proprio spirito e alla propria pace interiore.

giovedì 14 agosto 2014

Minorca, baciata dal sole e con un mare cristallino



Minorca, una perla del Mediterraneo, baciata dal sole e bagnata da un mare cristallino. E' la seconda isola per dimensione dell'arcipelago spagnolo delle Baleari, lunga circa 50 chilometri e larga 16. Dai bizantini ai normanni, dagli aragonesi agli inglesi, dai francesi fino al ritorno degli spagnoli, Minorca è stata conquistata e dominata da differenti popoli che hanno influenzato la cultura e la vita dell'isola. Questo la rende ancora più affascinante e seducente, oltre al mare infatti meritano di essere visitate anche le due principali città, Mahon il capoluogo e Ciutadella, l'antica capitale.
Ma è la natura a regnare sovrana a Minorca, dichiarata dall'Unesco Riserva della Biosfera, per il meraviglioso Parque Natural de s'Albufera des Grau, oltre all'incredibile mare e alle bellissime spiagge.

Il nostro soggiorno a Minorca si divide tra momenti di relax in alcune magnifiche spiagge e calette e diverse escursioni alla scoperta dell'isola. Il nostro hotel si trova nella zona di Cap D'Artrutx, tra Cala en Bosch e Son Xoriguer. Cala en Bosch è un caletta con sabbia bianca e fine, il mare incredibilmente azzurro e pulito. La presenza di alghe è normale su quest'isola, se ne trovano a volte a ridosso del bagnasciuga, dipende dalle condizioni del mare, se è più o meno ondoso. Ma l'acqua è sempre trasparente e limpidissima. A Son Xoriguer la spiaggia si divide tra la parte sabbiosa e quella rocciosa, nelle giornate tranquille e senza vento il mare assume colori e sfumature degne di un mare caraibico. Facciamo un po' di snorkeling riuscendo a vedere numerosi pesci. Ma il mare qui è affascinante anche quando soffia il vento alzando le onde che si infrangono sugli scogli. 
A Son Bou le acque verdi e trasparenti lasciano intravedere un fondale sabbioso e leggermente digradante in quella che è la più lunga spiaggia di Minorca. Qui pranziamo in un chiosco sulla spiaggia, con sardine e gamberi, lasciandoci scaldare dal sole.
A Minorca le spiagge e le calette dove trovare un mare fantastico sono tante: partendo da Ciutadella e scendendo lungo la costa meridionale ci sono quelle con la sabbia bianca e fine, come Cala Blanca, Cala en Bosch, Cala Galdana, Cala Mitjana, Cala Macarella, Cala en Porter, Santo Tomas e Son Bou. A nord si trovano le belle spiagge di Arenal d'en Castell e la spiaggia di Fornells, oltre a diverse calette rocciose di sabbia rossa.

A nord si trova appunto Fornells, un villaggio di pescatori dalle casette bianche, nella baia sui cui si affaccia ci sono golette e barche a vele. Il vento le accompagna nelle uscite in mare, tra promontori e insenature. Il panorama è molto bello, il silenzio interrotto solo dalle onde del mare.
All'interno si trovano alcune località come Ferreries, Es Mercadal e Alaior con la maestosa cattedrale di Santa Eulalia, oltre ai monumenti megalitici a forma di T tipici di Minorca, i Talayot. Il monte più alto è il Monte Toro (357m) con un santuario e da cui si gode di una bella vista su tutta l'isola.

Quando raggiungiamo Ciutadella, l'antica capitale situata a ovest dell'isola, restiamo affascinati dal porticciolo che si anima con il calar del sole e dai vicoletti del suo centro storico, tra la Cattedrale e la piazza d'es Born.
Dalla parte opposta invece raggiungiamo Mahon, con il suo grande porto naturale, il secondo al mondo dopo quello di Pearl Harbor alle Hawaii. Un giro in battello è d'obbligo. All'ombra di enormi navi da crociera si comincia la navigazione costeggiando antiche residenze inglesi e ville affacciate sul porto, fino a raggiungere la Mola, l'isola del Re e l'isola del Lazzaretto, tra fari, mura e fortezze. Dal fondo trasparente del battello si può ammirare il fondale, tra pesci e meduse che ci sfiorano incuriositi.
Il centro di Mahon, rialzato e vicino al porto, si racchiude tra i vicoli della zona pedonale con negozi e ristoranti e la piazza con il Municipio e la Chiesa di Santa Maria dove si trova un famoso organo con 3200 canne. 

A Minorca meritano una visita anche il pittoresco paesino di Binibeca con le case bianchissime, quasi dall'aspetto di un villaggio greco, e la famosa Cova d'en Xoroi, una serie di grotte a strapiombo sul mare che di sera si trasformano in una discoteca, originale per un aperitivo al tramonto affacciati sul mare delle Baleari.

Minorca è un'isola piuttosto indipendente, ma la gente è tranquilla e cordiale. Ovvio che quest'isola vive per lo più del turismo che affolla le spiagge in estate, ma si producono anche formaggi, gin e calzature che sono dei marchi di questi luoghi. 

Sarebbe meraviglioso avere più tempo a disposizione per godere di tutte le bellezze di quest'isola. Ma siamo soddisfatti per ciò che abbiamo visto e per le nuotate che abbiamo fatto in un mare limpido e cristallino, sempre baciati dal sole che scalda questa stupenda isola, Minorca.

mercoledì 30 luglio 2014

Da Oslo a Bergen, viaggio tra i fiordi e le meraviglie della terra dei troll



Arrivati a Oslo lasciamo la piazza della stazione Jernbanetorget e la Cattedrale inoltrandoci nel viale principale, Karl Johans Gate, dove si possono vedere il Parlamento, il Grand Hotel, i giardini dell’Eidsvoll Plass, l’Hard Rock Cafè, il National Theatre, l’Oslo University e la National Gallery, fin su al Palazzo Reale.
Nella zona pedonale del porto invece si trovano il City Hall, imponente e in mattoni rossi, nella piazza del Municipio Radhusplassen, oltre alla fortezza di Akershus, da dove si gode di una bella vista sul fiordo di Oslo, e il molo di Aker, Aker Brygge, con numerosi ristoranti.
La Norvegia è molto costosa e non si mangia un granché bene, quindi ci accontentiamo di una cena in un fast-food, prima di recarci in albergo per la notte

La mattina seguente prendiamo il treno che sale fino al trampolino di Holmenkollen, appena fuori Oslo, a circa 400 metri sul livello del mare. Qui sembra proprio di essere in montagna. Il trampolino del salto con gli sci è alto 60 metri, saliamo dall’interno con un ascensore e poi ancora su per le scale. Che brividi! La vista da lassù è incredibile, si vede tutta Oslo con il suo fiordo, ma il vento fischia paurosamente e ci vengono le vertigini. Chissà come fanno gli sciatori che gareggiano su questo trampolino, ci vuole un bel po' di coraggio! Visitiamo anche il museo dello sci dove ci sono pure un orso bruno e un orso bianco imbalsamati, ma la loro maestosità incute comunque un po' di timore ai visitatori e ai curiosi.

Verso mezzogiorno torniamo a Oslo per recarci alla National Gallery dove possiamo ammirare “L’urlo” di Munch oltre a tante altre opere di vari artisti. Quindi ci dirigiamo al Parco di Vigeland, dove ci sono circa duecento statue dell’omonimo scultore norvegese che rappresentano bambini e persone di tutte le età. Molti abitanti di Oslo vengono a riposare e a rilassarsi in questo grande spazio verde. Il sole tramonta, l'aria fresca ci spinge a ritornare nel nostro alloggio per prepararci al lungo viaggio del giorno successivo.

Di buon mattino ci rechiamo alla stazione di Oslo per intraprendere il viaggio "Norway in a nutshell" (la Norvegia in un “guscio di noce”, nel senso che si riescono ad ammirare alcuni dei panorami norvegesi più belli in breve tempo). Con il treno attraversiamo laghi e foreste salendo sulle montagne fino a circa 1400 metri, dove nonostante sia estate c'è ancora la neve! Poi il treno scende fino a Myrdal (866m) dove arriviamo dopo circa cinque ore di viaggio.
Qui comincia la parte migliore. Saliamo sul famoso trenino di montagna Flåmsbana che in un’ora scende fino a valle passando per gallerie e cascate, in un percorso serpentino che domina la vallata di Flåmsdalen. Il treno fa anche delle fermate permettendo ai passeggeri di ammirare questi posti incantati, come quando rallenta e si ferma di fronte all’imponente cascata di Kjosfossen. Sorridiamo quando scorgiamo nei pressi della cascata una donna vestita da fata mentre balla con in sottofondo una melodia celtica.
Il treno riparte e in pochi minuti raggiungiamo il piccolo paese di Flåm, all’interno del fiordo di Aurlandsfjorden, il ramo più interno del Sognefjiord, il più lungo e profondo del mondo, che si addentra per 204 km e ha pareti di 1400 metri. 
L'aria è fresca, pulita. Il porticciolo brulica di turisti che come noi sono in attesa di salire sulla nave con cui poco dopo inizia la nostra crociera all’interno dei fiordi, tra paesaggi stupendi, decine di cascate, montagne maestose, cime innevate e sperduti villaggi dalle casette variopinte. Navighiamo lungo il fiordo di Aurlandsfjorden per poi entrare nel Nærøyfjord, il braccio più stretto del Sognefjiord.
Si vedono le foche, l’aria è fredda, ma ci imbacucchiamo e sfidiamo il vento che comunque non ci impedisce di gioire di queste meraviglie della natura. Infine arriviamo al piccolo paese di Gudvangen, dove saliamo sul pullman che lascia il fiordo salendo per una strada ripidissima dominando la vallata, tra cascate e boschi. Dopo circa un'ora arriviamo a Voss per prendere il treno che ci conduce in un’altra ora a Bergen.
Un viaggio lungo, ma molto bello che ci ha permesso di vedere paesaggi meravigliosi nel cuore della Norvegia.

Arrivati alla stazione di Bergen verso sera raggiungiamo il nostro albergo trascinando sfiniti i bagagli attraverso tutto il paese. Ma non cediamo. In un attimo siamo di nuovo in giro, pronti a fare una bella passeggiata al tramonto (e che tramonto) nella zona del Molo Anseatico, Bryggen, e del porto, tra gli antichi edifici color pastello con i caratteristici tetti a punta, davvero incantevoli.
La notte pare non arrivare, infatti qui fa buio molto tardi.

Il giorno seguente ci addentriamo tra i vicoli di Bryggen e poi al Mercato del Pesce, dove ragazzi italiani e spagnoli, che lavorano qui per l’estate, ci fanno assaggiare i gamberetti, il salmone, il caviale e la carne di balena condita con olio e limone.
Con la funicolare, Fløibanen, saliamo sul monte Fløien (320m) da dove si gode di una panoramica fantastica sul fiordo di Bergen. Vediamo un enorme e simpatico troll in legno messo a guardia del parco giochi per i bambini. In Norvegia si vedono statue di troll un po' dappertutto. Sono un simbolo di questo paese, e nonostante la loro bruttezza, sono simpatici da vedere. Tornando giù al porto ci troviamo accerchiati dai gabbiani mentre cerchiamo di consumare il nostro pranzo a base di panino con gamberetti e salmone, una prelibatezza.
Nel pomeriggio passeggiamo tra le strade di Bergen, lungo il viale Torgalmeningen fino alla chiesa Johannes kirken, quindi di nuovo verso Bryggen, fino alla chiesa Maria kirken e alla fortezza Bergenhus con la Torre di Rosenkrantz, di fronte al porto con i pescherecci e le grandi navi da crociera.

La sera la luce del tramonto dona un fascino particolare al molo anseatico e mentre ci sbizzarriamo a fare fotografie ci accorgiamo che alle nostre spalle fa la sua comparsa un grande arcobaleno. Verso il mare il cielo diventa color porpora mentre all’interno i monti si tingono di rosa: spettacolare! 

Prima di lasciare Bergen per recarci all'aereoporto ci concediamo un ultimo giro tra la zona universitaria, il giardino botanico, e il laghetto Lille Lungegardsvann.

Quest'angolo di Norvegia ci ha entusiasmato: la natura selvaggia e rigogliosa, la maestosità dei fiordi, la bellezza di Bergen, i colori, i tramonti e quell'aria fresca e pulita sul viso...
Certo è che abbiamo ancora tanto da scoprire di questa terra meravigliosa, la risalita dei fiordi fin su a Capo Nord ci attende.



lunedì 7 luglio 2014

Il fascino di Stoccolma



In una fresca mattina d'estate arriviamo all’aeroporto Arlanda di Stoccolma, dove prendiamo il treno Arlanda Express per raggiungere il centro della capitale svedese. Il nostro hotel si trova nella zona commerciale vicina a Hötorget, in posizione favorevole per muoversi tranquillamente a piedi. Stoccolma è costruita su numerose isole, raggiungibili a piedi o in battello. Visitiamo subito la piazza di Sergelstorg prima di raggiungere l’isola di Gamla Stan, la città vecchia, che sorge tra le acque del Lago Mälaren e quelle del Mar Baltico. Passeggiamo tra il Riksdagshuset (il Parlamento, che sorge in realtà sulla piccola isola di Helgeandsholmen), il Riddarhuset (Casa della Nobiltà), la Storkyrkan (Cattedrale), la Stortorget (Piazza Grande) con le bellissime case colorate, i tetti a punta e il Börshuset, l’antico palazzo della borsa. Passato il ponte, sull’isola di Riddarholmen vediamo la Riddarholms kyrkan (Chiesa dell’isola dei Cavalieri, molto bella) e Wrangelska palaset, antica residenza della famiglia reale. L'impatto con la capitale svedese è positivo, Stoccolma è affascinante, colorata e ci cattura all'istante. Ci rilassiamo sedendoci sul Evert taubes terrass, una sorta di molo di fronte al lago Mälaren, ad osservare il lago e il cielo nuvoloso, con di fronte Stadshuset, il Municipio, e dall’altra parte il viale Söder Mälarstrand. L’aria è fredda, qui spesso il cielo si rannuvola piovendo all’improvviso, poi altrettanto rapidamente torna a splendere il sole. Verso sera attraversiamo Kungliga Slottet, il Palazzo Reale, fino al viale Skeppsbron che costeggia le acque del lago mescolate a quelle del Baltico. Da qui si vede il National Museum e più in là l’isola di Skeppsholmen. Attraversiamo il ponte Strömbronper per raggiungere la zona del Kungstradgarden, un'area stracolma di giovani radunatisi qui per un festival della musica. Lì accanto sorgono l’Operan, l’Opera appunto, e la chiesa Jakobs kirka, oltre alla piazza Gustav Adolf Torg. Ormai è sera, le gambe cedono, così decidiamo di rientrare verso l'albergo dove crolliamo sfiniti.

Il mattino seguente, dopo una bella colazione dove assaggiamo aringhe e salmone affumicati, andiamo nuovamente a Gamla Stan per vedere l’interno della Cattedrale, un po’ spoglia e deludente. Quindi visitiamo la Tyska kyirkan (Chiesa Tedesca) e il vicolo più stretto della città, Mårten Trotzigs gränd, vicino a Järntorget, la Piazza del Ferro. Ritornando verso la zona del Palazzo Reale, ci imbattiamo nella Finska Kyrkan, (Chiesa Finlandese), con la piccolissima statua di Järnpojken. Con il battello preso lungo il viale Skeppsbron, vicino al Palazzo Reale (bella la vista sul viale Strandvägen e sull’isola di Skeppsholmen) raggiungiamo l’isola di Djurgården, dove entriamo nel Vasamuseet, il Museo del Vasa, un bellissimo galeone affondato nel 1628 nelle acque di Stoccolma.
Per pranzo un hot-dog e via di nuovo passeggiando tra il Museo Nordico (Nordiska museet), il Museo della Biologia (Biologiska museet) e lo Skansen, museo all’aperto di edifici tipici svedesi. Quindi raggiungiamo il Tivoli Gröna Lund, il luna park di Stoccolma, dove ci divertiamo tra le giostre e molte altre attrazioni come la casa degli specchi.
Sempre con il battello rientriamo al molo di Gamla Stan. Che freddo e che pioggia! Sul battello ci forniscono alcune coperte e le usiamo per ripararci. Ripercorriamo l’isola di Riddarholmen, di fronte al Municipio e al lago, prima di cenare con un piatto di lasagne simili a mattonelle. Il cibo qui non è dei migliori, e non lo sono nemmeno i prezzi. Come in tutto il nord Europa la vita costa più che da noi. Percorrendo Kungsgatan, con le due Torri Reali Kungstornen, sotto la pioggia, e passando per la piazza Stureplan, torniamo verso l’hotel passando anche per Hötorget, la Piazza del Fieno, con il Palazzo dei Concerti, Konserthuset, dove ogni anno si svolge la cerimonia dei premi Nobel.

Il giorno dopo andiamo al Municipio, Stadshuset. Finalmente è tornato il sole, ma l’aria è molto fredda. Dopo un po’ di coda all'ingresso, riusciamo a entrare nella torre, dove saliamo le scale molto strette e tortuose. Da lassù si gode di una bellissima vista panoramica della città.
Torniamo poi verso Riddarholmen e Gamla Stan dove con la metro si può raggiungere l’isola di Södermalm. Scesi nella piazza Medborgarplatsen raggiungiamo la chiesa di Katarina Kyrka. In fondo al viale Götgatan si vede l’enorme sfera di Götemalmholm, uno stadio per concerti e manifestazioni. Verso sera andiamo a cena a Gamla Stan in un pub irlandese. Tornando nuovamente in piazza Stortorget percorriamo i viali interni di Österlånggatan e Västerlånggatan, dove in Köpmantorget incontriamo la statua in bronzo di San Giorgio e il drago (copia di quella in legno vista all’interno della cattedrale).

Mentre alcune mongolfiere volano proprio sopra di noi, il cielo di Stoccolma ci regala un bellissimo tramonto. Entusiasti e con un pizzico di malinconia salutiamo questa magnifica città che abbiamo girato in lungo e in largo, lasciandoci travolgere dalla sua bellezza. Sicuramente ci torneremo, magari in inverno, quando Stoccolma si copre di quella candida coltre bianca che la rende ancora più suggestiva. Certo ci sarà da sfidare un freddo pungente e non basterà una semplice coperta come quella del battello preso a Djurgården.

venerdì 27 giugno 2014

Costa Azzurra, tra mare e aromi provenzali



Al nostro arrivo a Cannes il sole è già alto, il primo caldo estivo si fa sentire. Il nostro albergo si trova in buona posizione in Rue d’Antibes, in pieno centro. Passeggiamo volentieri nella città del “Festival del Cinema”, seducente e affascinante al punto giusto. C'è un bel lungomare sulla Promenade de la Croisette che divide la spiaggia dagli hotel più o meno lussuosi. Alla fine della camminata si arriva al Palais des Festivals, quello del Festival del Cinema appunto, che si tiene nel mese di maggio. Qui ogni anno arrivano attori e registi di tutto il mondo per la premiere dei loro film. Attraversiamo la zona del porto per poi salire nella parte alta della città con il castello Chateau de la Castre da dove si gode di un'ottima vista sul mare e sul centro. E poi di nuovo giù nei caratteristici vicoletti pieni di ristoranti, nel quartiere compreso tra la Gare Routiere (la stazione degli autobus) e il Marche Forville (mercato coperto), dietro al municipio, l'Hotel de Ville. Qui ci fermiamo per cena, ma le escargot e altri piatti tipici francesi che ci vengono proposti non ci attirano. Più che altro ci lascia perplessi la faccia attonita del signore seduto al tavolo accanto che guarda sgomento il suo piatto fumante appena portato dal cameriere. Sorridiamo della sua titubanza, non sembra francese e forse ha scelto a caso un piatto dal menù, e a quanto pare non gli è andata bene. Così ci accontentiamo di una entrecote un po' troppo... cot, ovvero è stato come mangiare la suola di una scarpa. Dicono che la cucina francese sia buona, ma forse abbiamo solo sbagliato ristorante.

La mattina seguente lasciamo Cannes percorrendo la bella strada costiera che partendo da Theoule sur Mer costeggia il promontorio dell’Esterel: ci fermiamo più volte per le dovute soste fotografiche: il panorama è stupendo con di fronte il mare turchese e alle spalle le rocce rossastre delle montagne. 

La strada è lunga, ma la troviamo poco trafficata e ci lasciamo trasportare dalla magia del paesaggio. Giunti a St. Raphael troviamo questa cittadina un po' caotica, ma sembra comunque un buon posto di villeggiatura. 

Decidiamo comunque di proseguire, passando per Saint Maxime fino ad arrivare alla nostra meta, la famosa località turistica di Saint Tropez. Forse è più la fama del nome perché in sé il paese (un tempo villaggio di pescatori) non offre molto e non vale la tanta strada percorsa per arrivarci. E' stata più la curiosità che ci ha spinto fin qui, ma non ci ha entusiasmato. Nel porticciolo ci sono diversi yacht, nei vicoli del paese qualche negozio delle solite firme costose. Apprezziamo alcuni artisti locali che espongono le proprie opere sulla piazzetta del porto. Decidiamo così di raggiungere una spiaggia vicina, molto bella, la Plage de Pampelonne, che scopriamo poi essere una di quelle dove si recava solitamente Brigitte Bardot negli anni Sessanta oltre ad altri personaggi famosi del jet-set internazionale.

Nel pomeriggio ripercorriamo la lunga strada fatta al mattino godendo nuovamente del bellissimo panorama dell’Esterel rientrando a Cannes. Delusi dalla cena della sera precedente ci rechiamo in una pizzeria con gli sgargianti colori della bandiera italiana, ma gestita da francesi. Quando andiamo all'estero prima di recarci in un ristorante italiano di solito ci facciamo tentare dalla cucina locale. Ma dopo due giorni abbiamo fame e optiamo per una classica pizza. Che dire, era buona e abbondante. Meno male. 

Il giorno dopo ancora percorriamo la strada verso i paesi provenzali, imbottigliandoci nel traffico di Antibes e di Cagnes sur Mer. Riusciamo a districarci in poco tempo e finalmente raggiungiamo l’arroccato e caratteristico borgo medievale di St. Paul de Vence, in perfetto stile provenzale, tra gallerie e botteghe di artisti e tra aromi di spezie e lavanda. Qui si respira l'aria della Provenza. Davvero molto carino, come il piccolo paese di Biot che raggiungiamo poco dopo, sempre sulle colline, anche se questo era veramente piccolo. Assaggiamo in una forneria le tipiche paste francesi (sia salate che dolci), proprio deliziose. Poi torniamo verso Antibes dove ci spaparanziamo al sole e ci facciamo un bel tuffo nel mare. Fa caldo, la spiaggia in centro al paese è piccola e affollata, ma non è un problema. Il mare è calmo e la vista sulla città vecchia di Antibes è fantastica. Così la raggiungiamo per fare per un bel giro tra le strade animate del centro. 

Nel ritorno percorriamo la strada che porta a Cap d’Antibes e poi a Juan le Pins, ritornando a Cannes. 

La mattina successiva è già ora di tornare a casa. Ma prima di lasciare Cannes e la bellissima Cote d'Azur ci rechiamo a Marche Forville, il mercato. L'aria è colma degli aromi delle verdure e delle spezie, del profumo dei fiori e della lavanda. Compriamo frutta, pomodori, salvia e basilico. Soddisfatti e inebriati dai profumi provenzali della Costa Azzurra, salutiamo la France e in poco tempo siamo già in Italia.

Non essendo mai sazi di località da visitare ci fermiamo a San Remo dove passeggiando tra il Casinò e le vie affollate del centro ci gustiamo una bella focaccia ligure. Restiamo sulla strada costiera, da Andora al simpatico borgo di Laigueglia arrivando poi ad Alassio, con l’isola Gallinara all’orizzonte. Poi da Ceriale a Loano, e infine di nuovo sulla strada verso casa.

La Costa Azzurra è veramente affascinante, il clima, i suoi colori e i suoi profumi la rendono unica. Ci sono località famose e quindi è normale trovarle affollate, soprattutto in estate, ma non è poi così difficile scoprire quegli angoli nascosti dove è doveroso fermarsi per poter apprezzare tutta la bellezza di questa terra.



lunedì 16 giugno 2014

Passeggiando qua e là sulla costa dell'Istria



Una volta entrati in Slovenia si segue la strada costiera che in circa mezz'ora conduce nella località mondana di Portorose (Portoroz). Qui si passeggia volentieri sul lungomare, lungo la Obala, la strada che attraversa questa ridente località, tra negozi e ristoranti. A ridosso della passeggiata sul mare ci sono le spiagge dove prendere il sole. Attenzione però, qui non c’è la classica spiaggia di sabbia che digrada verso il mare, ci sono piattaforme di cemento, alcune spiaggette in erba e altre zone con la sabbia. Portorose è un paese di mare tutto nuovo, non ha un centro storico. Qui si viene più che altro per giocare nei Casinò, ci sono numerosi hotel e centri benessere per un po' di relax.

Solo un paio di chilometri e si raggiunge la penisola di Pirano (Piran), bellissimo paese in stile veneziano, con il campanile che svetta sopra Piazza Tartinijev, con la statua del musicista Tartini, nativo di qui. Le case color pastello, il porto, la piazza punto di ritrovo dei turisti e degli abitanti del paese, la strada lastricata che sale su fino alla chiesa, le botteghe degli artisti locali, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, il profumo del pesce cucinato nei ristoranti, fanno di Pirano un luogo incantevole.  

Lasciando Portorose e oltrepassando le Saline di Sicciole, si raggiunge il confine con la Croazia, con tanto di coda alla dogana, perché non fa ancora parte dell’Unione Europea. Percorrendo una lunga e deserta superstrada che attraversa l’Istria, passati gli svincoli di Novigrad e Umag, siamo usciti poco dopo Vrsar, dove ci siamo imbattuti nel canale di Leme (Limski canal), un autentico fiordo lungo nove chilometri! Fermandoci lungo la strada piuttosto tortuosa si può salire su alcune torrette per godere del panorama, per poi continuare fino giù dove finisce il fiordo tra le imbarcazioni dei pescatori e i battelli per le mini crociere dei turisti. 

Poco dopo siamo arrivati a Rovigno (Rovinji), vero gioiello della costa istriana. Vicoletti con botteghe di artisti, negozi di souvenir che vendono olio, tartufi, spezie, oggetti di ogni tipo realizzati con legno d’ulivo, ristoranti e caffè. Bella la salita lungo la lastricata via Grisia, fin su alla maestosa Chiesa di Santa Eufemia, con il campanile ispirato a quello di San Marco a Venezia. Da lassù si gode di una bella vista sul mare e sugli isolotti che circondano la penisola di Rovigno. Le onde e il soffio del vento sono una piacevole melodia che accompagna lo sguardo perso verso l'orizzonte. Molto bello anche l’interno della chiesa, con gli affreschi e il sarcofago di Santa Eufemia che la leggenda narra essere stato ripescato dagli abitanti del luogo. A causa del forte vento, abbiamo percorso rapidamente Piazza Maresciallo Tito, fulcro di Rovigno, con il porto e i numerosi negozi e ristoranti. 

Sulla strada del ritorno abbiamo fatto tappa a Parenzo (Porec), altra località gettonata della costa dell’Istria croata, con l’immancabile campanile che spunta dal borgo antico sulla penisola. Il vento anche qui ha caratterizzato la nostra visita, ma comunque siamo riusciti ad addentrarci nelle viuzze lastricate del paese, con la Basilica Eufrasiana, patrimonio mondiale dell’Unesco per i suoi mosaici bizantini. 

Siamo rientrati in Italia percorrendo la strada costiera che da Portorose passa per Isola, Capodistria e scende a Muggia, fino poi a Trieste. Qui l’impatto della tangenziale che attraversa i casermoni popolari ammassati uno accanto all’altro non è dei migliori. Meglio arrivare sul lungomare, nella zona del centro, caratterizzato dal Canal Grande con la Sinagoga e la Chiesa di Sant’Antonio Nuovo sul fondo. E poi l’enorme Piazza dell’Unità che si affaccia sul mare con il Monumento al Bersagliere da una parte e l’asburgico Palazzo del Comune dall’altra. 

Lasciamo Trieste costeggiando il Castello di Miramare con l'entusiasmo e la consapevolezza di chi sa di aver visitato alcune delle più belle località di questa terra appena al di là del confine, l'Istria.



domenica 16 marzo 2014

I segni della guerra



Nel corso del viaggio in Bosnia Erzegovina raggiungiamo Mostar, una città simbolo della guerra scoppiata tra il 1992 e il 1995. Il cielo è limpido, è una bella giornata di sole, l'aria è fresca e pulita. Ma questa piacevole sensazione dura solo pochi istanti, qui c'è stata la guerra e ha lasciato il segno. Molte case e palazzi ne danno la drammatica testimonianza, si vedono ancora i segni degli spari delle mitragliatrici, alcuni palazzi sembrano formaggi rosicchiati dai topi, tanti sono i fori dei proiettili di grosso calibro che tappezzano i muri. Una ragazza del posto ci racconta cosa è accaduto in quei terribili e lunghi anni e come si vive ora a Mostar. Ai tempi della guerra lei era una bambina, con i suoi occhi ha vissuto l'orrore che ha sconvolto la sua famiglia e la gente del suo paese. Prima l'invasione serbo montenegrina e la resistenza delle forze croate e bosniache, poi il massiccio bombardamento da parte dei croati bosniaci contro il quartiere musulmano per il controllo della città. Una spaventosa guerra civile, prima croati contro serbi, poi bosniaci croati contro bosniaci musulmani, persone che prima erano amiche o anche parenti, vicini di casa, coinquilini dello stesso palazzo, si sono trovati a combattere l'uno contro l'altro, fino al cessate il fuoco del 1994 con la divisione della città, poi riaperta nel 1996. Mostar risulta divisa in due da una linea immaginaria, dove da una parte vivono i cattolici e dall’altra i musulmani. La parte vecchia, il centro di Mostar, nel quartiere musulmano, è il luogo più interessante da visitare. Qui si erge il famoso Ponte Vecchio, bombardato durante la guerra, e ricostruito subito dopo. La sua forma a mezzaluna fu voluta apposta dal sultano turco ai tempi della sua costruzione. Sono numerose le moschee con i minareti, ci sono tante boutique di artigianato locale e anche botteghe che vendono cimeli di guerra. Mi vengono offerti portachiavi con proiettili, ci sono divise militari sgualcite, tute mimetiche, anfibi, oggetti di ogni tipo. Assistiamo anche alla proiezione di un filmato della distruzione del ponte. Numerosi colpi di mortaio ne frantumano la pietra antica, la sgretolano come si sgretola la fragile vita umana, accecata dall'odio e dalla violenza. La polvere ricopre tutto, i boati sono assordanti, le lacrime rigano il viso annerito della povera gente in fuga da quello che ormai è solo un conteso campo di battaglia. Anche i nostri occhi si riempiono di quelle lacrime amare. La guerra è terribile, devastante, sconvolgente. Cancella ogni prospettiva futura, proibisce di sognare. La guerra è morte.Occorrono anni perché la città possa tornare alla normalità, la ricostruzione è lunga. Il ponte viene ricostruito e finito nel 2004, vengono utilizzate anche alcune pietre e detriti caduti nel fiume durante il bombardamento dei croati. Lo osservo nella sua imponente forma a mezzaluna che svetta verso il cielo. Scendo lungo l'argine del fiume per ammirarlo nella sua integra bellezza. Quanto è triste l'essere umano che si accanisce nella distruzione. Da lassù alcuni ragazzi si esibiscono in tuffi pazzeschi per una mancia di pochi euro. Si tuffano come professionisti, gridano di gioia e cercano l'applauso dei curiosi. Sono giovani, forse loro non c'erano ancora quando il ponte veniva distrutto, ma a modo loro lo tengono vivo.Il campanile della chiesa appena al di là della strada che ci riporta nel quartiere cattolico ha una storia bizzarra nonché divertente: costruito prima dell’avvento di Tito, il dittatore jugoslavo, fu circondato da palazzi in perfetto stile comunista, realizzati apposta più alti del campanile stesso per nasconderlo. Con la guerra la chiesa e il campanile furono distrutti. Quindi nella ricostruzione postbellica venne realizzato ancora più alto dei casermoni che prima lo tenevano in ombra. Questa città non smette di stupire, è ammaliante e seducente, la contrapposizione politica e religiosa è ancora forte, ma c'è voglia di vivere, di crescere e di riaffacciarsi positivamente al mondo. Questa deve essere la sua forza. Non deve mai più accadere che sia la forza a riprendersi i valori e gli ideali di questa città.

domenica 9 febbraio 2014

Le pecore vampiro e l'incanto irlandese



Quando la corriera ci lasciò a Dunquin, sulla costa irlandese, era già pomeriggio inoltrato, il sole andava calando ed era tempo di raggiungere l'ostello. Il viaggio era stato piuttosto lungo, avevamo fame e non vedevamo l'ora di andare a riposare. La strada saliva tortuosa tra i prati che la nebbia andava rapidamente avvolgendo. C'erano poche case, alcune finestre erano illuminate, e in giro non c'era un'anima viva. L'ostello era una casetta bianca, non molto grande, con le camerate al piano superiore, una piccola cucina e una stanza con camino e poltrone per gli ospiti al piano terra. 
Eravamo entrati nell'ostello da qualche minuto, ma non c'era nessuno a riceverci. Notiamo che sul muro era affissa una bacheca con alcuni avvisi e dei disegni dove vi erano raffigurati dei campi con le pecore. Tipico dell'Irlanda, tanto verde e tante pecore, te le trovi anche sulla strada, a volte intere greggi che lentamente sfilano a fianco delle automobili. Curioso tuttavia vedere queste raffigurazioni. Poi l'occhio cade su un piccolo particolare che in un primo momento ci era sfuggito. Le pecore non sembravano affatto docili, avevano un ghigno malizioso, quasi feroce, e mostravano piccoli denti acuminati. Ah, sorridiamo e.. deglutiamo allo stesso tempo. Dove eravamo finiti? Poi leggiamo una didascalia posta accanto, era un messaggio abbastanza eloquente. Diceva che a Dunquin di notte si incontrano le pecore vampiro... "Mah - pensiamo - visto che non è ancora arrivato nessuno, forse è meglio squagliarsela!" Ma nell'annuncio accanto leggiamo che la corriera passa da quelle parti una sola volta al giorno. Perfetto! Quindi una notte dobbiamo trascorrerla lì di sicuro. All'improvviso sbuca da dietro una porta una donna, chiediamo se può darci ospitalità e ci dice che siamo i benvenuti... Sorridiamo e.. non lo so, in quel momento eravamo un po' confusi. Nell'ostello non c'era possibilità di cenare, o meglio c'era una cucina, ma ciascuno doveva cucinarsi quello che aveva. E noi non avevamo comprato niente da mangiare. Nel piccolo villaggio di pescatori dove ci eravamo fermati all'ora di pranzo avevamo dovuto accontentarci di un toast al tonno, ma non ci eravamo preoccupati più di tanto. Quando la sera ci siamo accorti che in quell'angolo sperduto di mondo non c'era nemmeno un posto dove mangiare un boccone abbiamo quasi pensato di andare a bussare alla porta di una delle sparute case in mezzo ai campi.. Ma non volevamo camminare tra le inquietanti pecore, e ce n'erano davvero tante. 
Sfidando la paura ci siamo avvicinati a uno steccato osservando quegli ammassi di lana addormentati. Parevano del tutto innocui. Perchè mai si dovevano spaventare i forestieri con delle storie assurde? Non l'ho mai capito.. L'aria umida ci sferzava il volto mentre innanzi a noi una casa assai più grande compariva su di una collina nel diradarsi della nebbia. Un ristorante! Incredibile.. Corriamo entusiasti ed entriamo di gran lena in quello che doveva essere il locale più elegante, ma isolato d'Irlanda. Con addosso un k-way e abiti non certo formali veniamo pure snobbati dal personale, nonostante il ristorante fosse vuoto! Una sola coppia stava cenando, erano Dracula e sua moglie, giunti in vacanza direttamente dalla Transilvania. Scherzo, erano i proprietari. Ci sediamo a un tavolo e ceniamo divorando ogni cosa, in quel momento ci sentivamo noi i vampiri. Innaffiamo il tutto con delle ottime pinte di Guinness prima di rientrare all'ostello, incuranti delle pecore che ci spiavano nascoste nell'erba. Giunti nella camerata dell'ostello siamo crollati per il sonno e abbiamo dormito fino all'alba. 
Non come qualche notte prima in un rudere nei dintorni di Killarney dove avevamo dovuto far sloggiare decine di ragni dalla stanza.. Quella notte non era trascorsa affatto bene, un tizio tedesco o forse olandese si era svegliato di soprassalto urlando come un pazzo. Correva in tondo e continuava a toccarsi la testa. Io avevo acceso la luce e con gli occhi sgranati lo guardavo terrorizzato! Non so cosa avesse sognato, magari i ragni che tentavano di divorarlo..
La mattina usciamo dall'ostello e discendiamo nuovamente la strada percorsa la sera prima fino a una piccola insenatura dove è pronto a salpare un battello arrugginito. In poco tempo raggiungiamo le isole Blasket, altro luogo bizzarro di quella parte costiera d'Irlanda. Nel porticciolo veniamo accolti da alcune persone del posto che ci invitano in una baracca ad assaggiare uno spuntino a base di... tonno. Osserviamo allibiti una giovane donna che cammina scalza sul terreno disseminato di sterco di pecora, aveva i piedi neri. Proseguiamo lungo il sentiero che sale sulla cima dell'isola avvolta nelle nuvole. Sotto di noi si sente il fragore del mare, e quando finalmente la foschia si dirada appare maestoso l'Oceano Atlantico. Il fascino dell'oceano visto da lassù è indescrivibile, ammaliante e spaventoso allo stesso tempo. Assorto nei miei pensieri, lo sguardo fisso nella distesa blu, mi rendo conto di quanto siamo piccoli di fronte alla maestosità della natura. Eravamo al confine del continente europeo, al di là dell'oceano c'era la costa americana. Provai a immaginarla, era davvero lontana. 
Pochi giorni prima ci eravamo già trovati a tu per tu con l'Oceano Atlantico, sulle magnifiche scogliere delle Cliffs of Moher, nei pressi di Galway. Sdraiato a pancia in giù sulle rocce a strapiombo osservavo stupefatto le onde infrangersi sugli scogli, mentre alcuni giovani del posto suonavano magnifiche melodie celtiche rendendo quegli istanti memorabili. 
Nel pomeriggio siamo rientrati dalle Blasket, le nubi si erano riaddensate e sotto una debole pioggia siamo tornati verso l'ostello dove abbiamo dovuto trascorrere un'altra notte. La corriera era ormai passata, ci toccava un'altra cena al ristorante più "chic e affollato" della regione delle "pecore vampiro", ma la consapevolezza di vivere un'avventura in una delle terre più belle del mondo ci dava la forza e l'entusiasmo per andare sempre avanti.