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venerdì 5 febbraio 2016

Il fascino dei pianeti visibili e allineati


Chi dorme non piglia pesci e... non vede i pianeti allineati come non accadeva da circa una decina d'anni, dal 2005. Da fine gennaio a metà febbraio, prima dell'alba infatti, è possibile vedere a occhio nudo ben 5 pianeti del nostro Sistema Solare: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Con la Luna a fare da guida a chi si vuole alzare di buon mattino per scrutare il cielo stellato.

A partire dalla fine di gennaio il nostro satellite si sta spostando da un pianeta all’altro, come se gli facesse visita, permettendo così d’individuarli facilmente. Il 28 gennaio la Luna è passata vicino a Giove, il primo febbraio a Marte, il 4 febbraio a Saturno, per poi affiancarsi a Venere il 6 e a Mercurio il 7 febbraio.

Guardando il cielo, partendo dall’alto a destra si vede Giove, il pianeta più grande del nostro Sistema Solare con un diametro che è quasi undici volte quello della Terra. Più in basso a sinistra è visibile Marte, il pianeta roccioso meta di studi e di diverse missioni spaziali. Un po’ più in basso, si può vedere Saturno, il più distante. Infine Venere, il più luminoso, visibile anche alle prime luci dell'alba e Mercurio.

La mattina, prima di recarmi al lavoro, mi soffermo qualche istante a scrutare il cielo ancora buio. Con non poca emozione guardo verso est e mi lascio affascinare dalla luminosità di Venere, mentre a ovest brilla ancora Giove. Accanto alla Luna ho visto Saturno, così lontano, ma incredibilmente vicino. E mentre cerco di vedere Marte mi vengono in mente alcune storie raccontate da Bradbury nelle Cronache Marziane, ambientate appunto sul Pianeta Rosso. Mercurio invece è là in fondo, dove sorge il Sole, difficile da vedere. Ma che meraviglia! 

I più pigroni che si stanno perdendo questo spettacolo non devono temere perchè i corpi celesti saranno nuovamente visibili tutti insieme anche nelle sere del prossimo agosto.

mercoledì 11 novembre 2015

L'estate di San Martino



L'11 novembre si celebra San Martino, e con il nome "estate di San Martino" si indica il periodo autunnale in cui, dopo i primi freddi, si verificano condizioni climatiche di bel tempo con temperature piuttosto miti. 
Mai come quest'anno questo periodo coincide proprio con il perdurare dell'anticiclone che da parecchi giorni sta interessando l'Europa e la nostra penisola con generale assenza di precipitazioni e cielo limpido.

Il nome ha origine dalla tradizione del mantello, secondo la quale Martino da Tours (San Martino), entrato nell'esercito e inviato in Gallia, nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un acquazzone, gli donò metà del suo mantello; subito dopo, il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite. La notte, Martino vide in sogno Gesù, rivestito della metà del suo mantello militare, che diceva ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato. Egli mi ha vestito”. Martino, allora, risvegliatosi, trovò il suo mantello integro. Il sogno ebbe un tale impatto su di lui che, già catecumeno, venne poi battezzato la Pasqua seguente, divenendo cristiano.


Per celebrare l'estate di San Martino rileggiamo insieme due famose poesie di Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli.


San Martino (Giosuè Carducci)

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale, 
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar. 


Novembre (Giovanni Pascoli)

Gèmmea l'aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l'odorino amaro 
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l'estate, 
fredda, dei morti.

giovedì 30 luglio 2015

La Luna Blu...


Domani sera la Luna Blu risplenderà nel cielo stellato ma... non sarà blu.
La Luna Blu, o Blue Moon, è un evento astronomico che si ripete mediamente ogni tre anni, quindi importante anche se non così raro, e sarà la seconda luna piena nell'arco di un mese: come l'1 luglio si ripete il 31 luglio. E' questo il suo significato. L'ultima volta che si è verificato questo evento è stato nell'agosto 2012, la prossima sarà nel gennaio 2018. Quindi niente colorazioni turchesi o sfumature cobalto per il nostro satellite. Anche se alcuni studiosi sostengono che durante alcune eruzioni vulcaniche le particelle di cenere nell'aria contribuirebbero a donare alla luna questa colorazione disperdendone la luce rossa e facendo filtrare solo i raggi bianchi attraverso le nuvole. Nasa Science fa un esempio di questo fenomeno accaduto durante la terribile eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883 in Indonesia, ma anche durante altre eruzioni o in particolari condizioni durante gli incendi boschivi.
La Luna Blu. A me sarebbe proprio piaciuta, avrebbe dato un tocco di magia.

mercoledì 22 luglio 2015

Da Caronte a Circe, dal caldo africano al ciclone

Il caldo africano che porta il nome di Caronte, il mitologico traghettatore dell'Ade, ha le ore contate. Ci penserà Circe, il ciclone in arrivo dal Nord Europa, così battezzato dai meteorologi con il nome della maga che compare nell'Odissea di Omero. Circe contro Caronte. Aria fresca contro l'afa che attanaglia le regioni italiane da circa un mese. Il vortice porterà un po' di respiro dopo settimane di giornate bollenti e notti insonni, con temperature degne di un clima tropicale. Minime tra i 25° e i 28°, max oltre i 35°, con picchi di 37-38° in molte città, sfiorati i 40° in diverse località. Staremo a vedere se Caronte soccomberà alla furia della maga, o se invece tornerà a fare il sostenuto. Intanto per "rinfrescarci" le idee, proviamo a ricordare il mese di luglio dell'anno scorso: piogge, temporali, grandine e di conseguenza spiagge e piscine con gli ombrelloni chiusi. E tanti ombrelli aperti. Insomma, siamo passati da un estremo all'altro, con un luglio anomalo nel 2014 e un luglio da caldo record nel 2015.
Questo il post di un anno fa, quando non era Caronte a farla da padrone, ma un bizzarro... "lugliembre": "Estate con il singhiozzo, ombrello o ombrellone?"

mercoledì 1 luglio 2015

Luglio, estate...


Nel mese di luglio,
canta il grillo e canta la quaglia,
tutte le erbe diventano paglia;
viene il caldo del solleone,
e il ghiotto mangia il melone.

Luglio è arrivato, l'estate si infuoca, il caldo afoso incombe e le temperature si impennano. L'ondata di caldo africano fa sul serio, in Spagna sono stati toccati i 40° e anche città come Parigi e Londra vedranno le massime oltre i 35°. Ben diverso dal luglio dello scorso anno che in molti avevano rinominato "Lugliembre" per via del clima impazzito. Più che estate pareva autunno con piogge e temporali, giornate fresche con temperature al di sotto della media, ombrelloni chiusi sulle spiagge e tanti ombrelli aperti. Ma quest'anno è diverso, si va da un estremo all'altro. Anche l'Italia prova la febbre, si sfioreranno i 40° anche da noi? C'è chi sguazza tra queste notizie e chi sguazzerebbe più volentieri al mare. Tuttavia è estate, il caldo dev'essere il suo protagonista, quindi ben venga. Ma se esagera, beh... tutti al riparo! Docce e ghiaccioli, mare e lago, piscine e condizionatori. Poi tutto tornerà alla normalità, con il classico temporale estivo piuttosto scorbutico e il refrigerio auspicato. E se non smetterà di piovere? Poi tornerà il sole? Ecco che ricomincerà tutto da capo. Buona pazza estate.

venerdì 20 marzo 2015

Bentornata primavera!


Bentornata primavera! Anche quest'anno l'inverno non è stato poi così rigido, ma qualche nevicata e un po' di gelate non sono mancate. La neve è scesa abbondante pure in città, per la gioia dei bambini e degli amanti della dama bianca. Ma ora è tempo di fioriture e di risvegli dal letargo invernale. Gli animali ancora intorpiditi dal lungo sonno vanno destandosi, presto vedremo volare le rondini, i prati sono già colmi di violette e margherite, mentre magnolie, mandorli e peschi in fiore si tingono di petali bianchi e rosa. Fatto curioso che quest'anno l'equinozio di primavera abbia coinciso con l'eclissi parziale di sole. Quasi un controsenso assistere al "sole nero" nel giorno in cui il sole dovrebbe splendere come augurio per l'inizio della bella stagione. Ma la primavera infine è arrivata, ed è ora di godere delle bellezze che ci può regalare. La frescura del mattino che lascia il posto al tepore del giorno, il sole che scalda, il cinguettio degli uccellini, il profumo dei fiori, i colori e gli odori di una stagione meravigliosa. Quando non piove. La pioggia è gradita, certo, fa parte del ciclo atmosferico, ma senza esagerare. La primavera è bella con il sole, quando l'aria si scalda. L'inverno è finito, il freddo si attenua, ma non è ancora caldo come in estate. Quindi godiamoci il sole, ma attenzione a non esagerare nel cambio di vestiti. Infatti come recitano alcuni proverbi: 
"Marzo pazzerello guarda il sole e prendi l'ombrello"
"D'aprile non ti scoprire, di maggio non ti fidare, a giugno fa quel che ti pare"

Riporto due bellissime dediche alla primavera, la filastrocca di Gianni Rodari e un testo di Lev Tolstoj:

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,
più dolce la sera.
domani forse tra l'erbetta
spunterà la prima violetta.
Oh prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
e ancora in inverno si crederanno:
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.

(Gianni Rodari)


Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d'erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fiumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l'erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. 
(Lev Tolstoj)


giovedì 19 marzo 2015

In arrivo l'eclissi solare


Venerdì 20 marzo assisteremo a un'eclissi solare tra le 9 e le 11.45 del mattino. Sarà parziale su quasi tutta l'Europa, con riduzione della luce in Italia del 70% nelle regioni settentrionali e del 50% al sud. La Luna si troverà tra la Terra e il Sole, oscurandone la luce. Queste eclissi non sono rare, ma appartengono a diverse famiglie, questa fa parte della famiglia Saros ed appartiene a Saros 120, una serie in cui ogni evento si ripete circa ogni 18 anni. Non aspettiamoci che diventi buio come la notte, vista la luce diffusa dell'atmosfera terrestre. Inoltre si deve fare molta attenzione, per osservare l'eclissi è necessario utilizzare occhiali con lenti e filtri appositi per evitare danni permanenti alla vista. Un'eclissi, di sole o di luna, è sempre stata un evento che affascina e attira l'attenzione dell'uomo, spettatore inerme di questo incredibile gioco celeste. Fin dall'antichità questo fenomeno ha suscitato paura e suggestione in tutte le civiltà. Un'eclissi è sinonimo del buio che nasconde la luce, del giorno divorato dalle tenebre, di una danza lenta e cupa, dai presagi funesti. Prepariamoci comunque a questo meraviglioso spettacolo, confidando nelle previsioni che danno il cielo sgombro dalle nubi, o poco nuvoloso. Quando il sole andrà oscurandosi non ci saranno zombie pronti ad invadere l'Italia, ma probabilmente vi capiterà di incontrare in giro strani individui con indosso occhiali spessi e scuri, armati di binocoli e macchine fotografiche, intenti a scrutare il cielo.


giovedì 5 febbraio 2015

La neve e il fenomeno del "lampionismo"


Il lampionismo, un fenomeno che mi contraddistingue particolarmente. Riporto questa divertente analisi presa da alcuni siti meteo che fa capire meglio lo stato d’animo di un vero appassionato freddofilo:
"Che il mondo di meteo appassionati sia per la stragrande maggioranza composto da amanti del freddo e dei fenomeni estremi è un dato di fatto. Spesso però alla gente non contagiata da questa passione sfuggono alcuni aspetti. In questo articolo analizzeremo una nota patologia che si manifesta con i suoi sintomi durante una nevicata o, in certi casi, durante una possibile nevicata: il lampionismo.
Innanzitutto diamone la definizione. Trattasi di lampionismo la meticolosa osservazione del lampione o dei lampioni stradali visibili dalla propria abitazione durante le ore di oscurità in caso di possibile nevicata o di manifesta precipitazione nevosa.
Dobbiamo dire che il meteo appassionato è sempre informatissimo su questa possibilità e può capitare che inizi l’appostamento diverse ore prima del possibile evento: potrebbe infatti esserci un più rapido avvicinamento della perturbazione che potrebbe anticipare l'inizio delle precipitazioni e dunque per nessuna ragione al mondo ci si potrebbe perdere l’arrivo del primo fiocco. La stessa meticolosa osservazione viene effettuata anche in caso di pioggia allorquando si prevede l’arrivo di aria fredda in grado potenzialmente di tramutare le gocce di pioggia in neve.
Queste sono le osservazioni più pericolose per le diottrie del freddofilo in quanto questi appostamenti potrebbero protrarsi inutilmente anche per ore con evidenti danni all’apparato visivo. Passiamo ora alla nevicata vera e propria. Può capitare che la precipitazione si protragga per tutta notte. Anche in questo caso si assistono a comportamenti piuttosto strani.
Innanzitutto, persone che di solito si alzano durante la notte al massimo una volta o addirittura non sono abituati a farlo, le vedi clamorosamente “attive” con incursioni in bagno molto frequenti (chissà mai cosa avevano bevuto la sera!!) o altrettante visite in cucina o per bere un goccio o mangiare un grissino o equivalenti. E’ evidente che ogni alzata dal letto comporta una inevitabile osservazione del fedelissimo amico lampione.
Sappiamo per certo anche di sistemi assolutamente ingegnosi messi in pratica per non dare troppo nell’occhio con queste alzate frequenti. Il più efficace si tratta di un complicato impianto di specchi che permette la diretta osservazione del lampione comodamente sdraiati nel proprio letto. Questo stratagemma indubbiamente consente una notevole riduzione delle incursioni notturne, ma in caso di nevicata forte la tentazione di alzarsi per vedere lo stato di accumulo del manto prende di tanto in tanto il sopravvento.
Ma anche l’apparato uditivo del lampionista in questi casi è particolarmente sviluppato. Non c’è dubbio che si perda il passaggio dello spazzaneve con il caratteristico rumore del trattore abbinato allo sfregamento sull’asfalto della pala. L’argine di neve ai margini della carreggiata per un meteo appassionato rappresenta un patrimonio importantissimo per quando arriverà l’infausto momento dello scioglimento del manto bianco: più è alto e compatto e più durerà.
L’udito del meteo freddofilo è anche particolarmente allenato a distinguere il tipo di neve che sta cadendo. Come? Semplicemente dal rumore dei pneumatici delle autovetture che transitano sulla strada. E’ evidente che se sente il classico splic – sploc si tratterà di neve bagnata e la temperatura non sarà sotto lo zero. Quello che vorrebbe invece sentire è il rumore molto cupo e sordo tipico di fondo stradale innevato e indice inequivocabile di temperature sotto lo zero. In questi casi quando di autoveicoli ne ode sempre meno e non sente ancora arrivare lo spazzaneve inizia lo stato di euforia contenuta dettata dalla speranza che la neve sia talmente tanta che ormai si faccia fatica a circolare: a questo punto urge una immediata osservazione!
Lo stato d’umore del lampionista potrebbe invece subire un pesante contraccolpo allorquando una prevista manifestazione nevosa dalla durata di tutta la notte si arresta prima del previsto. Pensieri del tipo “perché ha già smesso?” “Cosa è successo ?” “ Non è possibile: deve riprendere” ed altri ad essi assimilabili si accavallano nella tormentata mente che cerca immediatamente una eventuale soluzione.
Ma il giusto premio di tutti questi sforzi è lei: la dama bianca. Ad orari assolutamente inusuali il freddofilo si alza, si veste rapidamente, ed esce con la pala in mano. La gioia di usare la pala ed entrare in contatto con il prezioso frutto di tanto penar non ha assolutamente eguali. Dove abita il lampionista lo si vede dall’orario della spalatura della neve e dalla straordinaria cura con la quale viene effettuata la pulitura in modo tale che anche un solo fiocco non vada disperso, ma accuratamente disposto e compattato in modo che potrà resistere il più a lungo possibile, magari nei punti più all'ombra. Ricordiamo che per un lampionista valgono molto di più 5 cm di neve davanti alla propria casa che 5 metri di neve sullo Stelvio: infatti la “sua” neve non ha valore, non ha prezzo e non si cambia con qualsiasi cosa esistente sulla faccia della terra.
Ci tenevamo a svelare questi aspetti in modo tale che se vivete o avete contatti con una di queste persone, molti di questi comportamenti ora hanno una spiegazione. Siete però pregati di non intralciare questo tipo di attività in quanto il lampionista potrebbe diventare piuttosto suscettibile ed intrattabile. Sarebbe davvero un peccato in quanto normalmente durante il resto dell’anno trattasi di persone normali e tutto sommato buone e accondiscendenti."

martedì 13 gennaio 2015

Gennaio 1985: trent'anni fa la storica nevicata



E' il 13 gennaio 1985, una domenica pomeriggio. Cominciano a cadere i primi fiocchi. Per le regioni settentrionali è l'inizio della "nevicata del secolo". 
Molte città italiane sono nella morsa del freddo da giorni. Già ai primi del mese il freddo e la neve si sono abbattuti nelle città del centro e del sud Italia, con nevicate eccezionali a Roma, Napoli, Cagliari, L'Aquila, in Toscana, Umbria, nelle Marche, in Abruzzo, Puglia, Calabria, Basilicata. Nevica abbondantemente anche lungo le coste della Francia e della Spagna, come a Barcellona, ma anche nei paesi del Nord Africa, come in Marocco e Tunisia.

Il gelo intanto si accanisce sempre più sulle regioni del centro-nord e le temperature minime registrate sono a dir poco da "brividi": Firenze registra -23°, Piacenza -22°, Parma -21°, Verona -18°, Bologna -16°, Brescia -16°, Udine -15°, Milano -14°, Pisa -14°, Torino -13°, Perugia -10°, solo per citarne alcune. L'aria gelida in arrivo dalla Russia si scontra con le correnti miti di origine nordafricana. E' la combinazione perfetta per la nevicata del secolo. Nevica consecutivamente per circa quattro giorni, fino a giovedì 17 gennaio. Gli accumuli sono spaventosi e le città piombano nel caos. A Udine cadono 50 centimetri di neve, a Bologna 80cm, a Milano 70 centimetri, a Brescia 105cm, a Como 110cm, a Trento 130cm. Chiudono fabbriche, uffici e scuole, molte tubature si congelano, saltano diverse condutture del gas lasciando interi paesi al gelo, il traffico va in tilt con incidenti e mezzi finiti fuori strada, i trasporti vanno in crisi e nei negozi scarseggiano i beni alimentari. Si utilizzano i cingolati dell'esercito per rimuovere i veicoli pesanti rimasti bloccati, crollano tegole, cornicioni, tetti di case e capannoni. Militari, studenti e cittadini, tutti si improvvisano spalatori. Pale e sale vanno a ruba, ognuno cerca a modo suo di fare qualcosa per affrontare e superare questa incredibile emergenza meteorologica.

Ma anche in tutto questo trambusto c'è chi sorride. I bambini e i ragazzi sono ben contenti di non dovere andare a scuola, giocano a palle di neve e costruiscono enormi pupazzi. E pure gli adulti non sono da meno. C'è chi in città si muove pure con gli sci. Io nel 1985 ero un bambino, i ricordi sono confusi, ma rammento una scena in particolare. Nel giardino di un amico avevamo costruito una sorta di igloo tanta era la neve che si era accumulata. E dalla finestra al pian terreno giocavamo a saltare nei mucchi di neve. La neve è bella, soffice, magica. Quando poi ne scende tanta, il divertimento per i più piccoli è assicurato. Certo che per chi si doveva muovere per le strade era tutta un'altra storia. Ci sono voluti parecchi giorni prima di tornare alla normalità. 

Nel novembre del 2013 ho avuto il piacere di partecipare a una conferenza organizzata dall'associazione "meteopassione" nella splendida cornice di Villa Fenaroli a Rezzato (Bs) per la presentazione del libro "Brescia, la grande nevicata del 1985", con la partecipazione del meteorologo Paolo Corazzon. E' stata una bella serata, dove è stato possibile fare un tuffo nel passato mentre scorrevano foto d'epoca e schede tecniche dell'incredibile nevicata, tra ricordi e analisi meteorologiche. Un ritrovo di tanti appassionati di meteorologia, di amanti della neve e del freddo, ma anche di semplici curiosi interessati a ripercorrere quegli incredibili momenti della nevicata del secolo. 


Libro di Meteopassione: "Brescia, la grande nevicata del 1985"
Non so se accadrà ancora, nevicate del genere non capitano spesso. Tuttavia "blizzard" e "orsi siberiani" talvolta fanno irruzione nel nostro paese. Nel febbraio del 2012 una nevicata simile a quella del 1985 ha colpito le Marche e l'Abruzzo con paesi sommersi dalla neve.
Nell'inverno anomalo che stiamo vivendo, tra il gelo di Capodanno e le temperature primaverili registrate in questi giorni, con molte località sciistiche all'asciutto, in Puglia sono caduti fino a 30cm, imbiancando zone dove la neve non scendeva da almeno vent'anni.

Quindi, da amante della neve, con pazienza aspetto. Chissà se un giorno ci sarà un nuovo 1985. Magari previsto in anticipo in modo da limitare i danni ed essere pronti all'emergenza, godendosi l'eccezionale nevicata come sanno fare i bambini.

lunedì 1 dicembre 2014

Dicembre, un mese d'incanto

Infine, è arrivato. Dicembre, l'ultimo mese dell'anno. Il mese dell'Avvento, tra luci e addobbi natalizi, che culmina nella festività del Natale e nei festeggiamenti dell'ultimo giorno dell'anno, passando dal Ponte dell'Immacolata e dai weekend all'insegna della magica atmosfera natalizia. Nella tradizione popolare Dicembre viene associato al freddo e alla neve, con l'inizio dell'inverno nella terza decade del mese. Tuttavia negli ultimi anni il clima è notevolmente cambiato, gli inverni rigidi con nevicate intense, nebbie fitte e temperature ben al di sotto dello zero sono stati sostituiti da stagioni più miti. Il manto bianco e i candidi fiocchi sono comunque lo sfondo ideale nelle immagini e nelle raffigurazioni natalizie, tanto da incantare ogni volta grandi e piccini. Le città si accendono con centinaia di lampadine, le luci del Natale invadono case e negozi, lo shopping gongola nonostante la crisi, ma è lo spirito ciò che conta. Lo Spirito del Natale, che scalda il cuore di chi addobba un albero o realizza un presepe, di chi sa godere ogni momento di questo mese ricco di fascino e magia.
Dicembre, Inverno, Avvento e Natale. Un brindisi a questo mese, che le giornate buie e piovose possano brillare come lo scintillio del sole sulla neve. L'incanto è servito. 

martedì 7 ottobre 2014

Colori e sapori d'autunno


L'autunno infine è arrivato.

Il sole, seppur tiepidamente, scalda ancora le giornate che inevitabilmente tendono ad accorciarsi. Alle prime luci del mattino e verso sera l'aria fresca spinge a indossare i primi giubbotti, il tempo stabile delle ultime settimane si alterna a rannuvolamenti e scrosci a cui ormai siamo abituati dopo l'estate anomala di quest'anno. Intanto le aule delle scuole si sono ripopolate e le ferie sono per molti lavoratori ormai solo un ricordo.

Ciò che caratterizza questo inizio di stagione sono i colori e i sapori di cui l'autunno va fiero. Le foglie degli alberi ingialliscono, altre si tingono di colori più accesi come il rosso o più cupi come il viola o il marrone scuro. Si staccano dai rami e lentamente cadono al suolo. Timide e spaventate dall'imminente arrivo del freddo invernale, abbandonano quei rami che le hanno cresciute e cullate durante la fioritura primaverile e che le hanno lasciate danzare leggere nel soffio della brezza estiva. Ora, nel triste e lento distacco, riescono ancora a suscitare emozioni. L'addio alle fronde le spinge a volteggiare graziosamente prima di coricarsi su morbidi tappeti, nei giardini, a ridosso delle strade, un po' ovunque.

Profumi intensi saturano l'aria autunnale. Nei boschi umidi non manca l'aroma dei funghi, il terreno è dissipato di marroni e castagne, nei vigneti l'uva è stata vendemmiata, nei campi il grano è già da tempo mietuto, le pannocchie sono state raccolte.
All'alba la foschia si fa più intensa, in attesa delle prime nebbie. Gli insetti e gli animali paiono piuttosto concitati, sanno che l'inverno è alle porte e per molti sarà tempo di andare in letargo. Gli uccelli migrano alla ricerca di terre più calde, come le rondini che già da tempo hanno preso il volo.

La primavera è sinonimo di rinascita, risveglio, bellezza e armonia, l'estate sa di festa e allegria, di caldo e di mare. L'inverno è mercante di neve, porta buio e freddo, ma si scalda nel Natale e il suo fascino è irresistibile. E l'autunno? Pare triste, malinconico, grigio. E' un periodo di transizione. Eppure i suoi colori sono unici, i sapori squisiti. Si accendono i primi fuochi, i comignoli come le pentole fumano, si stappano vini novelli e altri più corposi per allietare domeniche monotone. Nei paesi non mancano le feste, da quelle della transumanza delle greggi e dei pascoli a quelle dei funghi e delle castagne, dell'uva e del vino. Si mangiano caldarroste fumanti, si sorseggia vin brulè, nei paioli si mescola la polenta, gli spiedi girano sul fuoco. L'autunno è la stagione della zucca, simbolo della tradizione anglosassone di Halloween, dei cachi e delle noci, delle mele e delle pere, oltre che delle arance e dei mandarini.

Nella rappresentazione dell'Arcimboldo, l'Autunno è raffigurato come un volto umano formato da frutta e ortaggi: pere e mele per le guance e il naso, il riccio delle castagna per la bocca, uva e viti per i capelli, con sopra una zucca, un fungo per l'orecchio, rami e spighe di grano.

E' l'autunno, la stagione dei colori e dei sapori.

sabato 2 agosto 2014

"Lugliembre" è finito, ora sarà vero amore per Agosto?



Agosto! Il mese per eccellenza per gli amanti dell'estate e delle ferie. Anche se le cose sono un po' cambiate dai tempi in cui gli italiani svuotavano le città recandosi in massa nelle località di villeggiatura, al mare, in montagna o al lago. Tuttavia si parla ancora di giornate da bollino rosso o nero nei weekend di agosto, le aziende e tanti negozi chiudono per una, due o più settimane, e in tanti ne approfittano per concedersi qualche giorno di meritato riposo. Con la crisi degli ultimi anni anche il settore turistico ne ha risentito, ma per gli italiani le ferie sono sacre, quindi anche chi decide di rimanere in città si organizza per bene, dalla gita fuori porta, al pranzo in famiglia all'aperto o al tuffo in una qualsiasi piscina. 
Sperando nel tempo! Già, perché quest'anno è l'esclamazione più ricorrente. L'estate fa i capricci, e luglio praticamente non si è visto! In molti hanno creduto di essere precipitati in pieno autunno, le piogge e i temporali non hanno dato tregua. Qualcuno pensava fosse già settembre, altri novembre. Ecco quindi che il nomignolo "Lugliembre" lo trovo alquanto azzeccato.
Ma ora è arrivato Agosto, il mese che prende il nome dall'imperatore romano Augusto, il mese dove cade la festività di Ferragosto, tanto amata dai vacanzieri. Agosto è il mese della notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti, del grano e dell'uva matura, del sole e della calura. Vedremo se sarà davvero così.

Voglio riproporre una lettera che ho scritto molto tempo fa, quando agosto faceva le bizze, un po' come luglio di quest'anno. 


CARO AGOSTO, NON TI RICONOSCO

Il mese caldo e afoso che fa chiudere negozi, fabbriche e uffici, il solleone da cui tutti scappano per correre al riparo sotto ombrelloni in riva al mare o in montagna al fresco, pare un lontano ricordo. Negli ultimi anni agosto pare essersi scordato il suo ruolo nell’arco dell’anno. Forse stanco della solita monotonia cerca di rubare un po’ di autunno al povero settembre. Già, perché anche quest’anno chi ha goduto di qualche settimana di meritato riposo dopo tanto lavoro, chi ha prenotato le proprie vacanze anche con largo anticipo affidandosi alla tradizione del mese più caldo dell’anno, è rimasto deluso. Caro agosto, non ti riconosco! Tutti ti aspettano pazientemente, all’inizio dell’estate parte quel conto alla rovescia che fa ben sperare. Si lavora assaporando il momento dell’agognato relax. Si chiacchiera di come si trascorreranno le ferie, ma da qualche anno si fanno pure gli scongiuri. “Speriamo ci sia bel tempo!” continuiamo a ripetere mentalmente. E alla fine del bel tempo nemmeno l’ombra. Anzi di ombra ce n’è stata, eccome. Nuvoloni scuri e gonfi come mai se ne vedono in tutto l’anno, piogge torrenziali che puntualmente si sono riversate su bagnanti e persone in cerca di tintarella, su escursionisti amanti della frescura che si ritrovano ad indossare giubbotti invernali, su coloro che sono rimasti in città, ma non per rimanere chiusi in casa. Anche la sera di Ferragosto, con le città deserte e i fuochi d’artificio nelle località di villeggiatura, è stata festeggiata con maglioni e pantaloni lunghi. Agosto soffre di amnesia oppure si è ammalato. Si dice che non ci sono più le mezze stagioni, ma a quanto pare non ci sono proprio più le stagioni. Dovremo cominciare a cambiare le nostre abitudini e luglio pare essere il sostituto ideale come mese di ferie all’insegna del sole. Intanto arrivederci all’anno prossimo caro agosto, sperando di ritrovarti in salute come ai vecchi tempi.

E infine aggiungo: proprio luglio era il sostituto ideale... Forse allora, ma non quest'anno. 
Speriamo a fine mese di poter dire che almeno agosto il cattivo tempo ce lo ha risparmiato, anche se le previsioni per il primo fine settimana non promettono nulla di buono, almeno in alcune regioni italiane. Ma siamo positivi e confidiamo in quel solleone che finora non ha mai ruggito, prima che l'estate scappi a gambe levate.

mercoledì 23 luglio 2014

Estate con il singhiozzo, ombrello o ombrellone?



L'estate è arrivata, siamo quasi a fine luglio, quindi potremmo dire che siamo nel pieno della stagione estiva.
Beh... più o meno. Dopo la settimana di afa e caldo africano in cui abbiamo letteralmente sudato verso la metà di giugno, l'estate si è presentata in diverse regioni italiane con il... singhiozzo. Già, perché oltre a qualche giornata soleggiata e anche piuttosto calda non sono mancate le piogge e i temporali.
E qui spesso ci si divide:
"Meglio, quando piove rinfresca..."
"Sì, però l'estate dura così poco, anche se fa un po' di caldo che male c'è..."
"Visto che sono a lavorare può anche piovere..."
"Nel week-end però io vorrei andare a prendere il sole..."
"Ma troppo caldo non va bene, non si riesce a dormire..."
"Cosa vuoi che sia una settimana di caldo, si sopporta..."

Insomma, c'è sempre qualcuno che predilige un po' di frescura anche in estate e altri che invece apprezzano quando l'estate "fa sul serio". Finora sono i primi a essere accontentati, l'estate infatti non concede lunghi periodi di tempo sereno e stabile. Nelle ultime settimane ha piovuto spesso, a volte facendo precipitare le temperature con valori intorno a quelli autunnali, specie nel centro-nord dell'Italia. Non sono mancate le grandinate, gli allagamenti, le raffiche di vento e le piogge quasi "monsoniche". Le notti sono state rischiarate spesso dai lampi, mentre i tuoni squarciavano il sonno dei più sensibili. Chi non ha sorriso beffardamente nel proprio letto rannicchiandosi sotto le lenzuola? Certo è che al mattino il sorriso di molti non si è visto, soprattutto di quelli che durante una delle tante giornate di pioggia si trovavano al mare, in montagna, o comunque in un qualsiasi posto, magari durante le agognate ferie, in attesa che uscisse il sole. Ora non ci resta che aspettare.

Cara estate, che hai deciso di fare da qui in poi? Il mese di agosto, storicamente di ferie per la maggior parte degli italiani, lo accoglierai a suon di tempeste o lo brucerai sotto un sole cocente? Staremo a vedere.
Gli anni scorsi abbiamo affrontato le influenze dell'effetto del Nino, con le ondate di caldo africano curiosamente ribattezzate dai meteorologi con nomi quali Scipione, Caligola, Annibale, Nerone, Caronte, Minosse, e molti altri, con temperature che hanno sfiorato se non superato i 40°. Chissà se dovremo prepararci a difenderci dall'attacco di un altro di questi temibili personaggi, o se continueremo a passeggiare con l'ombrello pensando di essere già in autunno, mentre pure la neve imbianca qualche alta cima delle Alpi.

Comunque vada l'estate è sempre una stagione meravigliosa, sinonimo di vacanza, di cene all'aperto, di divertimento. Gli odori e i sapori dell'estate sono unici, quindi sole o pioggia, ombrello o ombrellone, lasciamoci cullare dalla sua magica atmosfera.

mercoledì 12 marzo 2014

Il Generale Inverno e la Principessa Primavera



Notizie dal fronte:
“Il Generale ha dato ordine alle sue truppe di cominciare la ritirata. Nelle città e in pianura già da giorni la popolazione si è accorta che qualcosa sta decisamente cambiando. Il Generale per ora si è rifugiato sulle montagne, a quote molto alte.”

Dopo mesi di assedio il Generale Inverno è stato spodestato. L'avanzata della Principessa Primavera ha dato uno scossone all'intero sistema. Il mondo cambia nuovamente, in un lento, ma continuo alternarsi di stagioni. Il sole scalda la terra, i colori cambiano, nuovi odori riempiono l'aria. Il grigiore del cielo è mutato in una azzurra e limpida volta celeste. La pioggia incessante da settimane ha esaurito le sue ultime gocce invernali, le nubi si sono dissolte tra lucenti raggi solari. Gli alberi spogli e avvizziti hanno alzato le proprie fronde al cielo in un gesto liberatorio, scrollandosi di dosso la polvere e colmandosi di minuscoli bocciuoli che sono esplosi di gioia al primo tepore. Magnolie, peschi, mandorli, tutti gli alberi si sono tinti di meravigliose sfumature bianche, rosa e violacee. Le siepi e i cespugli sono rinvigoriti, colorandosi di un verde acceso, alcuni striati di rosso. Sono comparse piante dai petali dorati, arbusti con foglioline neonate, e nei prati margherite, tulipani e fiori a centinaia. La Principessa Primavera mostra tutta la sua forza al Generale che arretra avvilito. Non si può dire che quest'anno il Generale Inverno non sia stato clemente. In molti ricorderanno le annate in cui aveva dato dimostrazione della propria forza. Il gelo e la neve avevano invaso le città, dominando per giorni o settimane. Ma non quest'anno, dove l'Inverno è stato piuttosto mite. A molte persone il Generale non fa paura, anzi adorano le sue manifestazioni. Ma altri lo temono. Le sue armi possono essere micidiali, dalla nebbia al ghiaccio, dal freddo alla neve. Quest'ultima è l'evento culmine, la massima dimostrazione del suo essere Inverno. E nella sua dura presa di posizione sfoggia quest'arma di candida bellezza. La neve è soffice e leggera, e il suo manto evoca riflessioni magiche. Ma nella sua poetica innocenza la neve è anche letale, se arriva abbondante riesce a far saltare gli equilibri e gli schemi dell'esistenza quotidiana. Ecco allora che la Principessa mette tutti d'accordo, simpatizzanti e avversari del Generale. La Primavera è simbolo della rinascita, della vita che sboccia, di qualcosa che ricomincia. Le giornate sono meno buie, il sole scalda i cuori più duri, la speranza riappare come la luce in fondo al tunnel. Il Generale è notoriamente un tipo scorbutico, ma si sa, alla fine cede sempre al fascino della Principessa. La loro è una lotta eterna, come quella tra il suo fido alleato il Principe Autunno e la Regina Estate. Quante battaglie durante i cambi di stagione, eppure questa loro costante avversità è necessaria alla sopravvivenza di tutto ciò che ci circonda. La nostra vita è legata ai mutamenti climatici delle diverse stagioni, se così non fosse allora avremmo di cui preoccuparci. Meglio non interferire con Madre Natura, anche se forse lo abbiamo già fatto. 
“Benvenuta Primavera” quindi, e un “arrivederci Generale”, se amiamo il mondo e la natura, non dobbiamo temerti.

sabato 15 febbraio 2014

La dama bianca e il suo amante



Quando sa che Lei deve arrivare, tutto cambia. Il cuore palpita, la tensione aumenta, l'attesa pare infinita. Ogni cosa perde importanza, attende solo di rivederLa di nuovo, desidera che sia come l'ultima volta, anzi ancora meglio. Nelle luci soffuse della notte cerca di intravederLa, dalla finestra di casa scruta la strada buia sperando che arrivi il prima possibile.
La notte scorre pigramente, l'amante non riesce a chiudere occhio, gira per casa come un leone in gabbia, si reca continuamente alla finestra, ma Lei si ostina a tardare. Quando la stanchezza prende il sopravvento, lo spasimante crolla sfinito. Il suo sonno è turbato, gli incubi lo pervadono, forse Lei non verrà. Sa bene che Lei si fa sempre desiderare, a volte arriva improvvisa per poi sparire rapidamente, altre volte si fa annunciare e poi manca l'appuntamento, e lui si sente tradito. L'amante non ci vuole pensare, cerca di rilassarsi, e allora ecco che sogna finalmente di incontrarLa, di stringerLa a sé. Poi si desta all'improvviso, la solita domanda che lo perseguita da ore, se non da giorni. Sarà arrivata? Porge l'orecchio nel tentativo di scorgere la sua voce, gli pare di udire un flebile rumore giungere da fuori. E' Lei, è arrivata!
Il suo sussurro è inconfondibile, il suo movimento grazioso e pacato. La osserva, inizialmente pare timida e schiva, ma poi si avvicina, elegante e immacolata, è davvero bella. L'amante scende in strada, l'aria gelida che sferza il volto. Le va incontro, La abbraccia e ride di gioia.
La magia si compie, l'entusiasmo dell'amante è alle stelle. Ora che Lei è arrivata vorrebbe che si fermasse il più a lungo possibile, e che una volta ripartita tornasse più spesso a trovarlo. Vorrebbe che Lei fosse sempre come quando l'ha vista la prima volta, candida e morbida. Lei decide di restare per qualche giorno. Il mondo si trasforma, come d'incanto Lei riesce a mutare i colori di ogni cosa avvolgendo tutto con il suo mantello bianco, in un abbraccio morboso.
L'amante ricongiunto alla sua dama è come un guerriero invincibile, la sua forza aumenta, non teme il freddo né la fatica. Si gode ogni istante del tempo che sta con Lei, sa bene che prima o poi dovrà ripartire. Il momento del distacco è crudele, ma la speranza di ritrovarLa è sempre forte. Continuerà ad attenderLa, e ogni volta che Lei tornerà sarà come fosse la prima, quando si sono conosciuti.
Chissà, forse un giorno andranno a vivere insieme, in quel luogo fantastico e lontano da dove Lei magicamente arriva.