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sabato 20 febbraio 2016

"Furore" di John Steinbeck


"Furore" di John Steinbeck (titolo originale "The Grapes of Wrath" - "I grappoli dell'odio") è un classico dei romanzi delle letteratura americana del Novecento, pubblicato nel 1939. Steinbeck narra la storia di una famiglia di contadini, i Joad, che come tante altre si trova colpita dalla Grande Depressione americana. Madre, padre, il figlio Tom in fuga dalla prigione e assoluto protagonista, l'amico Casy il predicatore, la figlia Rosasharn incinta con il fidanzato Connie, il figlio Al sempre in cerca di ragazze, Noah quello strambo, i nonni, lo zio John, i bambini Ruthie e Winfield, abbandonano tutti insieme la fattoria in Oklahoma per raggiungere attraverso la Route 66 la meta tanto ambita, il sogno di una nuova vita, fatta di lavoro e speranza, laggiù in California, dove la terra è fertile, dove si può ricominciare. Con un camioncino malconcio carico di materassi e pentole, tra disavventure e peripezie, i Joad raggiungono la California, ma la terra promessa non è come nei loro sogni. Conosceranno presto la dura realtà che li aspetta, il timore e il disprezzo della gente locale, la fame che si fa sentire, i soldi che mancano e il lavoro che scarseggia. Ma la forza di questa famiglia che ha nella madre il suo vero fulcro, è lo spirito di collaborazione, il voler stare insieme, anche se non per tutti sarà possibile. La vita dei Joad è appesa a un filo sottile, dove l'unico pensiero è guadagnare qualche soldo per poter mangiare, nella continua ricerca di un lavoro, tra campi di cotone e frutteti, senza un vero tetto sotto cui dormire, in tenda o nel vagone di un treno.
"Furore" è triste, duro e spietato, come altrimenti non potrebbe essere una vita condotta in miseria, ma rispecchia i sentimenti di un popolo stremato che in quegli anni ha lasciato il Midwest per la California in una vera e propria odissea, tormentato dalle banche, dai grandi proprietari terrieri, dall'avvento dei trattori, alla ricerca di una nuova vita.
Lo stile di Steinbeck è impeccabile, come in altri suoi romanzi leggendari narra delle condizioni della povera gente, come in "Uomini e topi", "Pian della tortilla", "La perla", "Vicolo Cannery". Gente comune, contadini, pescatori, lavoratori, uomini, donne, bambini. Ci si affeziona ai personaggi, ci si immedesima nella loro situazione, si soffre con loro. Ma nella loro triste vita emergono valori meravigliosi come l'amore, l'amicizia, la dignità, il rispetto. 

E come disse Tom Joad alla madre:
"Be', magari è come diceva Casy, che uno non ha un'anima tutta sua ma solo un pezzo di un'anima grande... e così..."
"E così che, Tom?"
"E così non importa. Perchè io ci sarò sempre, nascosto e dappertutto. Sarò in tutt'i posti... dappertutto dove ti giri a guardare."


Riporto questo paragrafo in cui si racchiude l'essenza del furore di Steinbeck:

Da "Furore", cap.25

"La primavera è splendida in California. Le valli dove cresce la frutta sono mari fragranti, screziati di rosa, e di bianco. I primi viticci dell'uva, sbucati dai vecchi ceppi contorti, si spandono a cascata ricoprendo i tronchi. Le verdi colline in fiore sono tonde e morbide come seni. E sulle pianure ortive si stendono a perdita d'occhio le schiere di pallide lattughe e minuscoli cavolfiori, l'irreale grigio-verde delle piante di carciofi. 
Poi di colpo le foglie si affacciano sui rami, e i petali cadono dagli alberi da frutta e tappezzano di rosa e di bianco la terra. Il cuore dei germogli si gonfia e prende forma e colore: ciliegie e mele, pesce e pere, fichi che racchiudono il fiore nel frutto. Tutta la California freme di vita nascente, e i frutti si fanno pesanti, e gravano sui rami fino a curvarli, tanto che bisogna puntellarli finché il peso non li schianti...

Gli uomini che lavorano nei campi, i proprietari dei piccoli frutteti, guardano e calcolano. La stagione è florida. E gli uomini sono fieri, perché è con la loro competenza che sanno rendere florida la stagione...

E per prime maturano le ciliegie. Tre centesimi al chilo. Al diavolo, come facciamo a raccoglierle a questo prezzo? Ciliegie nere e ciliegie rosse, succose e dolci, e gli uccelli si mangiano la metà di ogni ciliegia e le vespe vengono a ronzare nei buchi fatti dagli uccelli. E i noccioli cadono a terra e si seccano, con i lembi di polpa ormai nera che gli marciscono intorno. 
Le prugne violette si fanno tenere e dolci... Non possiamo raccoglierle, asciugarle e ramarle... Non possiamo pagare nessun tipo di paga. Allora le prugne violette tappezzano il suolo...
E le pere si fanno gialle e tenere. Cinque dollari la tonnellata. Cinque dollari per quaranta cassette da venticinque chili. Alberi potati, terreni irrigati, e poi tutta la trafila... Non ce la facciamo. E le pere gialle e tenere cadono dagli alberi e si spiaccicano al suolo. Le vespe succhiano la polpa tenera, e c'è odore di fermentazione e marciume...
E l'uva. Non possiamo fare vino buono. La gente non può permettersi il vino buono. Allora strappa i grappoli dalle vigne, grappoli d'uva buona, d'uva cattiva, d'uva mangiata dalle api. Pressa i gambi, pressa insieme polvere e acini marci. Ma nei tini ci sono peronospora e acido formico. Carica zolfo e tannino. L'odore della fermentazione non è quello corposo del vino, è odore di decomposizione e sostanze chimiche. Al diavolo, l'alcol c'è. Si possono sbronzare.
I piccoli coltivatori vedono i loro debiti montare come una marea. Curano le piante ma non vendono il raccolto...
L'anno prossimo il piccolo frutteto farà parte di una grande azienda, perché i debiti avranno strozzato il proprietario. Il vigneto apparterrà alla banca. Solo i grossi proprietari possono sopravvivere...

La decomposizione si estende a tutta la California... Il prodotto delle radici, delle vigne e degli alberi dev'essere distrutto per tenere alto il prezzo, e questa è la cosa più triste e amara di tutte. Camionate di arance rovesciate a terra. Gente che fa chilometri di strada per prendersi la frutta buttata, ma bisogna impedirlo. Come fai a vendergli le arance a venti centesimi la dozzina se possono pigliare la macchina e andare a caricare gratis? E allora uomini muniti di pompe spruzzano kerosene sui mucchi di arance, e sono furiosi per quel delitto, furiosi come la gente venuta a prendersi la frutta buttata...

E la puzza di marcio riempie il paese. Si brucia caffè nelle caldaie delle navi. Si brucia mais per riscaldare... Si buttano patate nei fiumi e si mettono le guardie sugli argini per impedire alla gente affamata di ripescarle. Si scannano maiali e si seppelliscono...

Un delitto così abietto che trascende la comprensione, una piaga che nessun pianto potrebbe descrivere. Un fallimento che annienta ogni nostro successo...

Gli affamati arrivano con le reticelle per ripescare le patate buttate nel fiume, ma le guardie li ricacciano indietro...Allora restano immobili a guardare le patate trascinate dalla corrente, ad ascoltare gli strilli di maiali sgozzati nei fossi e ricoperti di calce viva, a guardare le montagne di arance che si sciolgono in una poltiglia putrida; e nei loro occhi cresce il furore..."


domenica 29 novembre 2015

Recensione di “Anna” di Niccolò Ammaniti


“Il lungomare era stato trasformato in una tendopoli che dopo quattro anni formava uno strato compatto di plastica, stoffa e cartone inerte e duro. Non interessava nemmeno più ai gabbiani e ai ratti. Nelle piazze c’erano cataste di corpi e nelle fosse comuni giacevano cadaveri ricoperti di calce. Il porto era stato consumato da un incendio così vorace che aveva deformato pure il ferro delle cancellate, riducendo le banchine a piazzali anneriti. Rimanevano in piedi le gru e le pile di container arrugginiti. Un paio di navi giacevano coricate sul fianco come megattere spiaggiate”.

Queste righe, tratte da “Anna”, l’ultimo libro di Niccolò Ammaniti, potrebbero essere un incipit perfetto per questo romanzo dai risvolti apocalittici. La protagonista è una bambina di tredici anni, Anna, che deve sopravvivere in un mondo flagellato da un virus terribile che sta sterminando l’intera umanità. Gli unici immuni sono i bambini, che non sviluppano il virus della “Rossa” fino all’adolescenza.

La trama si svolge in una Sicilia irriconoscibile, tra case abbandonate e file di automobili ridotte a carcasse arrugginite e coperte di polvere, nella desolazione più totale, in una tristezza infinita, dove ogni essere umano è stato colpito, tranne appunto i più piccoli. Cani randagi e affamati si aggirano in branco come lupi scarniti e feroci. Anna dovrà fronteggiare bestie fameliche e orde di bambini seminudi che si muovono come tribù indigene in città fantasma. Lo spettro della fame accomuna i sopravvissuti che svaligiano case e negozi, arraffando ogni cosa che possa essere utile. In tanto orrore cambia la percezione di cosa è giusto o sbagliato, mutano i valori e i sentimenti, si ruba e si uccide per sopravvivere, i bambini giocano con ossa umane, le raccolgono e le usano come fossero costruzioni in un gioco macabro e spaventoso.

Anna è una bambina che in pochi anni ha visto la propria vita cambiare improvvisamente. Grazie a un diario che la mamma le ha lasciato prima di morire, “il libro delle cose importanti”, riesce ad organizzarsi e a provvedere al fratello più piccolo. In lei domina un grande senso di responsabilità, non vuole deludere sua madre nemmeno quando questa è ridotta a uno scheletro. Badare al fratello è un suo compito, deve provvedere al cibo e alle medicine, e soprattutto non vuole che il piccolo conosca tutta la verità. Ma non tutto ciò che accade è prevedibile, il diario ha dei limiti, la mamma non poteva certo immaginare tutto ciò che il futuro avrebbe riservato per i suoi figli. Anna è una ragazzina determinata, intelligente, coraggiosa, e sa destreggiarsi in ogni situazione. Vagherà per terre abbandonate, tra cumuli di immondizia e distese di cenere, insieme al fratello talvolta disperso, affascinato da quelle orde di bambini così simili a lui che lo rapiscono e lo portano via. Anna sperimenta l’amore, quello vero che porta gioia e speranza anche nei momenti più terribili. Sicura che il destino possa esserle favorevole cerca in ogni modo di lasciare la Sicilia. Le autostrade lunghe e incredibilmente deserte fanno da cornice al suo cammino lento e faticoso verso l’agognata salvezza in cui lei vuole credere, verso la Calabria e il continente, dove spera di cambiare il destino suo e del fratello.

“Anna” è un romanzo avvincente, da leggere tutto d’un fiato. Non ci si può annoiare, il cataclisma di Ammaniti è così terrificante da far aggrappare il lettore a ogni singola pagina. La storia si svolge in un contesto a dir poco aberrante, in un mondo crudele e spietato. “Anna” è sconvolgente, triste, impietoso, catastrofico e talvolta nauseante. Ma la fluidità della narrazione, le vicende dei protagonisti a cui subito ci si affeziona e ci si immedesima, le loro emozioni, il contesto in cui si svolge la storia in una Sicilia dai luoghi conosciuti come Palermo o Cefalù, rendono questo romanzo avvincente e imperdibile. Si potrebbe dire che la storia raccontata da Ammaniti non è nuova, già altri hanno scritto di epoche post-apocalittiche e virus letali. Nel film “Io sono leggenda” tratto dall’omonimo romanzo di R. Matheson, il protagonista interpretato da Will Smith, vive una situazione analoga a quella di Anna, in una New York annientata da un terribile virus. O anche in altri film come “Contagion” o “Virus letale” l’umanità soccombe in uno scenario terrificante. Ma la capacità di Ammaniti sta nel trasportare e rappresentare questa apocalisse in una terra inusuale come quella di una regione italiana che solitamente poco si presta a scenografie di questo tipo.

“Anna” è un libro per gli amanti del genere fantascientifico, dell’horror, ma anche di chi sa apprezzare quel tipo di romanzo in cui l’avventura si mescola a vicende surreali. L’affermazione “La vita non ci appartiene, ci attraversa”, riportata anche nella quarta di copertina, riassume il concetto base a cui questo libro fa riferimento, cioè che non tutto è prevedibile, e che l’uomo è solo una pedina nelle mani del destino.





venerdì 26 giugno 2015

"Il Cerchio" di Dave Eggers

"Se non sei trasparente cos'hai da nascondere?" 
Il Cerchio di Dave Eggers, scrittore americano, è un mondo utopicamente perfetto, in cui non esistono segreti, dove le persone devono essere trasparenti, un mondo in cui tutti vogliono "vedere".
"Io credo che tutto e tutti dovrebbero essere visti" dice Mae Holland, la protagonista di questo intrigante romanzo in cui le pagine scorrono sul sottile filo che separa la realtà dalla fantascienza. "E per essere visti dobbiamo essere osservati." 
Se ci pensiamo bene, al giorno d'oggi tramite internet, i social network, le videocamere, i telefoni cellulari, un futuro come quello immaginato da Eggers non è così impossibile. Il Grande Fratello che assoggettava il mondo di Orwell nel suo romanzo "1984", sicuramente più crudele e spietato del Cerchio, altro non era che un sistema di telecamere a cui era impossibile fuggire e che prosciugava l'esistenza delle persone.
Anche nel Cerchio qualsiasi momento della giornata, le emozioni, le espressioni del viso, gli atteggiamenti, le frasi dette, tutto viene immortalato dall'obiettivo delle telecamere che immediatamente trasmettono le immagini al resto dell'umanità connessa sul web. Eppure i propositi di questa grande azienda in cui sono riunite le menti più brillanti, il Cerchio appunto, sono nobili e ambiziosi. Secondo questa comunità con la trasparenza delle persone e la collaborazione reciproca è possibile risolvere i problemi che da sempre affliggono l'umanità: dalla violenza alla corruzione della classe politica, dalle malattie alle tragiche vicende personali, e molto altro ancora. Questo grazie all'enorme flusso di dati e informazioni contenuti nella rete, a discapito della privacy ovviamente. Perché ciò che è privato diventa pubblico, eliminando ogni muro.
L'ambientazione giovanile di questo libro riflette il modo di vivere dei protagonisti, in una società dove si deve stare al passo col tempo, perché la vita è come una strada che corre veloce e il mondo non può aspettare.
Che siate d'accordo o meno con l'ipotetico futuro di Eggers, non perdete l'occasione di leggere un romanzo coinvolgente su cui riflettere. Internet è già entrata nelle nostre vite, inglobandoci nella sua gigantesca rete.

giovedì 26 marzo 2015

Recensione del libro "Io Parto" di Miriam Orlandi


"Io parto è la frase che ho detto fin dal primo momento in cui ho preso questa decisione, è una frase che molti di noi hanno detto, io un giorno l'ho detto e, non so come, l'ho fatto".

Miriam Orlandi, è una donna, una appassionata di moto, una osteopata e fisioterapista, un'amante del mondo e della vita. Nel suo libro dal titolo "Io Parto", Miriam racconta dell'incredibile viaggio compiuto con la sua motocicletta, la sua "Cocca" come le piace chiamarla, attraverso tutto il continente americano.
Dall'Argentina all'Alaska, un viaggio lungo 52.000 km, durato ventitré mesi, attraverso ben 22 stati, nelle tre Americhe.
Il viaggio incomincia come un sogno, un'idea che diventa realtà, nello scetticismo che ne consegue di amici e parenti. Paure, incertezze, dubbi. Miriam parte "sola, con la sua moto".
Questo libro potrebbe apparire come un diario, il racconto dell'esperienza così affascinante quanto temeraria che lei ha vissuto, ma in realtà è soprattutto un fiume narrativo di emozioni e sentimenti. Miriam sperimenta la solitudine della notte, la stanchezza, le debolezze, la povertà della gente, le difficoltà burocratiche dei posti di blocco e delle dogane, ma anche la curiosità, l'ammirazione, l'affetto della gente locale e di tutte quelle persone che non esitano ad aiutarla nel suo lungo viaggio. Miriam attraversa paesaggi e luoghi meravigliosi: dalle cascate Iguazu al maestoso ghiacciaio Perito Moreno, dall'altissimo Lago Titicaca alle rovine di Machu Picchu, attraverso deserti inospitali e lungo coste selvagge, tra foreste e megalopoli, dall'Argentina al Cile, dal Perù al Messico, dalla Bolivia alla Colombia, in Brasile, a Panama, in California e in Canada, ventidue nazioni, in un mix esplosivo di culture e tradizioni. Miriam incontra e conosce decine di persone, vive con loro, in cambio dona la propria esperienza professionale e umana. Si tiene in contatto via internet con amici che la consigliano e la aiutano, soprattutto nei momenti di sconforto e nelle peripezie dovute ai problemi meccanici della sua moto che talvolta la inchiodano a terra per settimane se non mesi. Quella moto che comunque si rivelerà la sua più grande amica e che la condurrà fino in fondo.
"Io Parto" è un ricordo, la fotografia di un viaggio fantastico che tutti sogniamo, ma per Miriam è la continuazione del suo viaggio che in realtà non è mai finito, che continua nelle parole e nelle immagini di questo libro, grazie alla capacità che ha avuto nel dare alle pagine calore e sentimento, trasmettendo le proprie emozioni a chi leggerà la sua storia.


domenica 8 marzo 2015

Presentazione del libro "Racconti bresciani"

Sabato 7 marzo presso l'Auditorium della Biblioteca Comunale di Verolanuova si è tenuta la presentazione del libro "Racconti bresciani" (edito da Historica Edizioni), un'antologia che raccoglie 56 racconti frutto del lavoro e della fantasia di altrettanti autori, nati o residenti a Brescia e provincia. Quest'opera nasce dal concorso letterario indetto dalla stessa casa editrice, un concorso aperto a tutti, senza limiti di età e a tema libero. "I racconti pervenuti sono stati una novantina" spiega con soddisfazione il direttore editoriale di Historica, Francesco Giubilei, poi letti e selezionati dalla curatrice del libro, la giornalista del Giornale di Brescia, Viviana Filippini. Le storie raccontate dai vari autori, di età compresa tra i tredici e i quasi cento anni, sono diverse tra loro, spaziano dai temi di genere fantastico o fantascientifico a quelli storici, da storie di vita quotidiana a quelle ispirate a vicende personali. Racconti così diversi tra loro, ma così simili per l'unico aspetto che li accomuna, il luogo di nascita o la residenza di ogni autore, ovvero la provincia bresciana. Ecco quindi che non è detto che nelle tematiche affrontate si possano riscontrare aspetti o luoghi inerenti alla terra lombarda, piuttosto si fa sentire l'influenza dell'esperienza personale, la fantasia e l'impegno narrativo di ogni autore. Grazie a questo concorso ogni autore ha potuto dar sfogo alle proprie capacità inventive continuando a coltivare il medesimo desiderio che accomuna ogni scrittore, la voglia di raccontare e descrivere regalando emozioni al lettore. 

In un tiepido sabato pomeriggio dai primi profumi primaverili, con il sole ancora alto, la sala dell'Auditorium è gremita. Il clima è quello della festa, ma la tensione tra gli autori non manca. L'ebbrezza del palcoscenico fa sempre un certo effetto. Anche se si tratta solo di ricevere l'attestato e i meritatissimi applausi, tanto basta per provare una certa emozione. Anche se la soddisfazione maggiore resta comunque quella di vedere il proprio testo pubblicato in un'opera letteraria.
I libri vanno a ruba, mentre gli autori vengono chiamati uno a uno sul palco. Uomini, donne, giovani, meno giovani, ragazzi, ragazze, adolescenti, tutti accomunati dalla stessa passione, quella della scrittura.
Il pomeriggio si conclude con un arrivederci, a una prossima presentazione, a un nuovo incontro. Gli autori tornano alle proprie case, c'è chi si ferma nei bar della piazza per festeggiare, chi corre in auto per rileggersi il proprio racconto pubblicato e sbirciare velocemente quelli scritti dagli altri, chi telefona agli amici. Risate, abbracci, foto di rito. Il clima giusto di una giornata dedicata alla cultura, alla passione per i libri e la scrittura.

Il sole tramonta, le voci si disperdono, l'aria si fa di nuovo fredda e il buio avvolge la pianura bresciana. Ma la notte si sa, porta consiglio. Quindi tutti pronti per un altro racconto, un'altra storia, una nuova sfida. Sognando di continuare sempre a scrivere e di non perdere mai questa incredibile ed esaltante passione.

domenica 5 ottobre 2014

"L'invasione" di Matteo Comai

"...Tum-tum, tum-tum, cuore in gola, bocca asciutta, mancanza di saliva, adrenalina che scorre nel sangue e inchioda a terra, muscoli irrigiditi, annebbiamento della vista, tutto sembra svolgersi lentamente ma in realtà accade in pochi secondi, rumore di passi e voci simili a suoni metallici lontani anni luce e, invece, lì a pochi metri..."


L'arrivo di perfide creature extraterrestri sconvolge la vita di una tranquilla cittadina di provincia. Esseri grigi, dagli inespressivi occhi neri e dalle peggiori intenzioni, piegano al loro volere la maggior parte degli esseri umani che, ridotti allo stato vegetativo, non possono fare altro che ubbidire al popolo invasore.
Gli "alienati" perdono ogni tipo di rapporto con il mondo esterno, vengono radunati a centinaia e portati via con la forza. I superstiti, a quella che sembra essere la resa del pianeta Terra, riescono a trovare scampo attraverso tunnel sotterranei, cercando di allontanarsi il più possibile dalla superficie, ormai completamente occupata.
Tra loro un gruppo di cittadini, guidato dalle fervide intuizioni del protagonista Jones, si addentra nelle viscere della terra alla ricerca di Atlantide, un leggendario bunker costruito vent'anni prima dell'invasione, dove si presume viva una colonia di esseri umani, portati sottoterra per compiere esperimenti scientifici.

Un romanzo capace di trasmettere forti emozioni, in cui l'amicizia intreccia le avventure dei personaggi e dove il confine tra realtà e immaginazione si fa sempre più sottile.


Disponibile su Libreria Serra TarantolaIbs, LibreriaUniversitaria.it, Unilibro oppure ordinabile nelle librerie.


domenica 28 settembre 2014

"Giardini d'Irlanda" di Matteo Comai

Che cosa succederebbe se un giorno per caso venissimo catapultati in un mondo parallelo abitato da fate, elfi, maghi e streghe?

Charlie, giovane giornalista di un piccolo paese di confine, da un giorno all'altro viene inspiegabilmente trasportato in un mondo parallelo popolato da creature bizzarre di cui nessuno immagina l'esistenza.

Il protagonista, in un susseguirsi frenetico di incontri con folletti dispettosi, nani, sirene, orchi e splendide fenici, trova come compagno di avventura una simpatica creatura, Grol, che gli spiegherà come il mondo fantastico che ha la fortuna di visitare purtroppo è in pericolo e che lui è l'unico che può salvarlo. Forze malvagie minacciano la serenità del Regno delle Fate: il terribile Mago Uossul ha creato un imponente esercito per distruggere la Fata che regna con armonia e giustizia tra le altre creature.

Le pagine sono sbranate da uccelli rapaci e accese di verdi paradisi, bruciate da fiumi di fiamme e colorate di prati carichi di sole. Il racconto, sorretto da un ritmo serrato e coinvolgente, si svolge tra foreste terrificanti e fiori vaporosi, tra colloqui di bestie feroci e insetti velenosi, nel vento infernale della notte, nella dolcezza rosa del tramonto, nel lago in tempesta, nella furia di personaggi orrendi e crudeli, di streghe, di maghi, di placide ondine, di creature scherzose e gentili. 

Questo libro (Marco Serra Tarantola Editore) può ridare ai ragazzi di oggi lo stupore del fiabesco e la limpidezza della verità. Realtà e fantasia vivono abbracciate fissando sempre la stella del bene.

I "Giardini d'Irlanda" vivono dentro di noi, sono abitati da un piccolo popolo dispettoso, ma fedele e sincero, e li possiamo visitare ogni volta che chiudiamo gli occhi e ci lasciamo cullare dalle nostre emozioni, basta coltivarli con un po' di fantasia.


Disponibile su Libreria Serra TarantolaIbs, LibreriaUniversitaria.it, Unilibro, Abebooks, Amazon oppure ordinabile nelle librerie.

domenica 7 settembre 2014

Recensione del libro "Il Quaderno di Eva" di Elena Magnani


Quando Eva coglie il frutto dell'albero proibito, quello della conoscenza del bene e del male, dando inizio al peccato originale, viene cacciata insieme a Adamo dal Paradiso Terrestre. Come è stato rappresentato da Michelangelo Buonarroti nella decorazione della Cappella Sistina i meravigliosi paesaggi del giardino dell'Eden dipinti nella Creazione lasciano spazio a luoghi tremendamente spogli e desolati. Per la religione ebraica Eva, intuendo di essere allontanata o uccisa per il tradimento commesso e temendo che un'altra donna potesse prendere il suo posto come compagna di Adamo, avrebbe ingannato l'uomo facendogli credere che se lei fosse morta lui sarebbe rimasto solo, convincendolo quindi a peccare e morire con lei. 
Il nome Eva deriva dalla parola "vivente", "che genera la vita", e Eva fa di tutto pur di sopravvivere.

Dopo il successo del suo primo romanzo Lucifer, la stella del mattino, la scrittrice Elena Magnani torna alla ribalta con una nuova ed accattivante sfida.
Il Quaderno di Eva (Parallelo 45 Edizioni) è una sorta di diario che molte donne un giorno vorrebbero trovare, un quaderno dove trovare risposte ai propri problemi prendendo spunto dalle vicende delle donne che precedentemente l'hanno utilizzato. Ed è a sua volta un quaderno dove scrivere e poter confessare le paure, ma anche l'irrefrenabile desiderio di rivalsa. 

Il Quaderno di Eva è un romanzo che cattura il lettore all'istante. Le pagine scorrono veloci, la scrittura è fluida. Ogni parola, ogni frase è colma di sentimenti e stati d'animo. C'è sincerità, ma anche sospetto e paura. Ci sono amore e odio, lealtà e tradimento. Eva è donna, moglie, madre, figlia, amante, sorella. Eva si maschera di perdono, ma si tinge poi di vendetta. Eva è tutto ciò che traspare dalle vicende delle singole donne che hanno trovato questo quaderno. Problemi coniugali, gelosie, inganni e ricatti. Donne sole, abbandonate, fragili, senza risposte, senza futuro, lasciate a se stesse.
Ma Eva chiama Eva. Ed ecco che in una sorta di passaparola, il quaderno passa di mano in mano arricchendosi di storie di vita diverse tra loro, ma così tragicamente simili. 

Elena utilizza parole talvolta forti per trasmettere il suo messaggio, Il Quaderno di Eva è una storia fuori dagli schemi, inquietante, spaventosa. Si potrebbe definire una "not politically correct idea". A volte si sorride per la malizia delle donne coinvolte, ma si resta subito attoniti di fronte alla spregiudicatezza di alcune Eva, di fronte alla tenacia con cui meditano e portano a termine la propria vendetta. Tuttavia c'è da riflettere e meditare a lungo sulla condizione della donna di oggi, sul femminicidio e sul fenomeno dello stalking.

"Il Quaderno di Eva.
Potrebbe capitare persino a te di riceverne uno. E se leggendolo, ti rendessi conto che c’è una via d’uscita, cosa saresti disposta a fare pur di ottenere ciò che vuoi?"

Eva chiama Eva. Anime svuotate dalla violenza che decidono di utilizzarla a loro volta per tornare alla vita. Giusto o sbagliato? Ciascuno è libero di giudicare.


mercoledì 23 aprile 2014

Recensione del libro "Lucifer, la stella del mattino" di Elena Magnani


 "Forse un giorno nevicherà all'inferno..." 
In queste parole, tratte da una frase del primo romanzo di Elena Magnani Lucifer, la stella del mattino (Europa Edizioni) si concentra l'essenza di un fantasy moderno, ma dai riferimenti biblici. Creature angeliche si scontrano in quell'eterna lotta tra il Bene e il Male che si protrae da millenni. Questa disputa si rivelerà cruenta e spaventosa agli occhi dei protagonisti che ben presto vedranno crollare le proprie certezze di una vita vissuta fino ad allora nell'inconsapevolezza. Il romanzo è avvincente fin dalle prime battute, ogni pagina è ricca di adrenalina, carica di quella tensione che invoglia a proseguire nella lettura. Bastano poche righe per sentirsi membri del gruppo di amici che si avventura in un bosco dai ricordi maledetti. Con loro si vivono le stesse emozioni, si nutrono gli stessi sentimenti: la tristezza della solitudine e la felicità dello stare insieme, la paura dell'ignoto e di una realtà nuova e terrificante, ma anche la serenità data dagli affetti e dall'amicizia. Sono i sentimenti come l'amore che sboccia tra le righe che scaldano il cuore del lettore durante le gelide dispute di strani esseri dall'aspetto angelico, ma dalla forza demoniaca. L'odio e la rabbia soccombono per poi riaffiorare in un altalenante susseguirsi di colpi di scena. Se un giorno nevicherà all'inferno, allora vorrà dire che forse l'amore e la pace avranno trionfato tra le creature angeliche di Elena, e chissà, magari anche in quel mondo che noi definiamo reale, ma che tuttavia non sappiamo cosa possa davvero nascondere.