venerdì 12 dicembre 2014

La magica notte di Santa Lucia

L'arrivo di Santa Lucia è un evento davvero magico atteso da molti bambini. La tradizione popolare è legata al culto della Santa martirizzata a Siracusa durante le persecuzioni di Diocleziano il 13 dicembre dell'anno 304. Il suo corpo oggi è conservato e venerato nella Chiesa di San Geremia a Venezia. Il 13 dicembre Santa Lucia, protettrice della vista e degli occhi, viene ricordata e festeggiata con processioni, fiere e feste cittadine, fuochi d'artificio, in molte località d'Italia, da Siracusa a Venezia. Santa Lucia viene venerata da cattolici, luterani e ortodossi in varie nazioni d'Europa. La festività è molto sentita anche in Svezia dove si usa far indossare alle bambine vesti bianche e alle figlie maggiori un copricapo con sette candele per far luce nel buio al risveglio prima dell'alba. Nelle città del Nord Italia come a Brescia, Bergamo e Verona, i bambini scrivono una letterina a Santa Lucia chiedendo di ricevere alcuni regali nella promessa di essere sempre buoni e meritevoli. Prima del 13 dicembre Santa Lucia fa loro visita suonando un campanellino e nella notte del suo arrivo lascia doni e dolciumi nelle case dei bambini. I piccoli devono restare a letto a dormire fino al mattino, sanno che non possono vedere Santa Lucia, perchè potrebbero ricevere una manciata di cenere negli occhi. E chi non si comporta bene rischia di ricevere del carbone al posto dei regali.

Fin da bambino ho sempre vissuto con trepidazione questa festa. Con l'avvicinarsi del 13 dicembre aumentava l'agitazione, nel tintinniio dei campanellini che si sentivano suonare fuori dalla porta di casa, con le letterine da scrivere e imbucare o lasciare appese fuori dalla finestra, fantasticando sui doni e sui regali che si desideravano ricevere, fino alla tanto sospirata sera del 12 dicembre. Prima di andare a dormire si preparava con l'aiuto dei genitori un piatto con delle fette di pane e dei biscotti con un bicchiere di acqua o latte per Santa Lucia e il suo fedele asinello. Oppure si usavano anche delle arance, dei mandarini o della farina. Poi ci si recava a dormire, calava il silenzio, con il sonno che tardava ad arrivare per la troppa emozione. Ho sempre associato il detto che "la notte di Santa Lucia è la notte più lunga dell'anno" non tanto alla vicinanza con il solstizio d'inverno e alle tante ore di buio, ma al fatto che non scorreva mai, tanto era lunga l'attesa, ed era così difficile addormentarsi! Il risveglio era sempre di buon mattino, e nonostante la stanchezza, molto piacevole e per nulla faticoso. I primi passi nel buio della stanza, una prima luce accesa, il freddo dopo aver abbandonato il tepore delle coperte, mamma e papà che si alzavano assonnati dal letto, e infine la luce della sala che splendeva su quei desideri che la buona Santa Lucia aveva esaudito. 

Anche questa notte Santa Lucia entrerà nelle case di molti bambini. Sempre che si siano comportati bene. La notte sarà lunga e agitata, grazie a quell'incredibile magia che Santa Lucia sa regalare, a grandi e piccini.

lunedì 8 dicembre 2014

Mercatini di Natale, un'antica e affascinante tradizione



Ogni anno in questo periodo paesi e città si illuminano e si tingono dei colori natalizi, dando sfoggio della propria bellezza e rievocando l'antica tradizione dei Mercatini di Natale. A chi piace vivere la magica atmosfera natalizia tra luci e addobbi, curiosando tra le tipiche casette in legno, tra ghirlande e profumi di spezie e cannella... i Mercatini sono l'ambiente perfetto.
Musiche e canti natalizi, paesi in festa, bancarelle e stand di ogni tipo, decorazioni per l'albero e il presepe, oggetti in legno, candele, stelle e palle colorate, centritavola, vin brulè, caldarroste, piatti tipici, sono solo alcuni dei principali ingredienti per trascorrere una giornata tra i Mercatini di Natale.
In Europa ogni anno migliaia di turisti prendono d'assalto città e paesi in Italia, Austria, Germania, Svizzera, Francia e oltre.
Alcuni dei Mercatini austriaci più famosi si trovano a Innsbruck, Linz, Vienna, Salisburgo e Graz.
In Svizzera i più affascinanti sono a Berna, Zurigo, Ginevra, Losanna, Montreaux, Lucerna, Basilea.
In Germania a Norimberga, Costanza e Lindau, Monaco, Stoccarda, Friburgo, Dresda, Berlino, Lubecca, Francoforte.
In Francia a Strasburgo, Colmar, Parigi, Avignone, Bordeaux, Lione, Lilla.
Ma anche a Praga, Budapest, in Slovenia, in Belgio, in Danimarca, in Scandinavia, e oltreoceano, tra Canada e Stati Uniti.
Un po' ovunque insomma. Anche in Italia non si scherza, la tradizione è antichissima e ogni anno in molte località si ripropongono i Mercatini di Natale. Tra i più gettonati ci sono quelli del Trentino Alto Adige: Bolzano, Merano, Brunico, Bressanone, Vipiteno, Trento, Levico, Pergine, Rovereto, Arco, Riva. Ma anche in Veneto come a Verona, nelle Marche come a Candelara e Urbino, a Lucca e Siena, in Lombardia, Piemonte, Friuli, Valle d'Aosta, a Roma, Napoli con i suoi Presepi, in Puglia e in Sardegna, in tutte le regioni, centinaia, anzi migliaia di borghi e paesi si abbelliscono e si illuminano a festa secondo le proprie tradizioni.
La magia del Natale accomuna tutte queste località, ma i Mercatini di Natale non devono essere considerati solo come un luogo di shopping e ricerca sfrenata dell'acquisto, cose che hanno ben poco dello spirito natalizio. Passeggiando tra i Mercatini è bello lasciarsi sedurre dall'incanto del Natale, magari nei momenti di minor ressa, con un canto o una melodia natalizia, le luci accese all'imbrunire, per i più fortunati anche qualche fiocco di neve, una tazza fumante, un momento di aggregazione e condivisione, un saluto o un sorriso. 
Anche quest'anno quindi buona passeggiata tra i Mercatini di Natale che preferite, all'insegna dello spirito natalizio, nella preparazione al Natale, nella contemplazione del suo vero significato oltre a tutte le decorazioni e agli addobbi che lo rendono così affascinante e speciale. 

lunedì 1 dicembre 2014

Dicembre, un mese d'incanto

Infine, è arrivato. Dicembre, l'ultimo mese dell'anno. Il mese dell'Avvento, tra luci e addobbi natalizi, che culmina nella festività del Natale e nei festeggiamenti dell'ultimo giorno dell'anno, passando dal Ponte dell'Immacolata e dai weekend all'insegna della magica atmosfera natalizia. Nella tradizione popolare Dicembre viene associato al freddo e alla neve, con l'inizio dell'inverno nella terza decade del mese. Tuttavia negli ultimi anni il clima è notevolmente cambiato, gli inverni rigidi con nevicate intense, nebbie fitte e temperature ben al di sotto dello zero sono stati sostituiti da stagioni più miti. Il manto bianco e i candidi fiocchi sono comunque lo sfondo ideale nelle immagini e nelle raffigurazioni natalizie, tanto da incantare ogni volta grandi e piccini. Le città si accendono con centinaia di lampadine, le luci del Natale invadono case e negozi, lo shopping gongola nonostante la crisi, ma è lo spirito ciò che conta. Lo Spirito del Natale, che scalda il cuore di chi addobba un albero o realizza un presepe, di chi sa godere ogni momento di questo mese ricco di fascino e magia.
Dicembre, Inverno, Avvento e Natale. Un brindisi a questo mese, che le giornate buie e piovose possano brillare come lo scintillio del sole sulla neve. L'incanto è servito. 

sabato 29 novembre 2014

Fiabe e favole per bambini: il mondo tra meraviglia e paura



Quando eravamo bambini abbiamo ascoltato con il fiato sospeso e gli occhi strabuzzati alcune tra le fiabe e le favole più belle che sono state scritte da narratori famosi come Hans Christian Andersen, i fratelli Grimm, Charles Perrault, Collodi e molti altri, oltre a quelle rappresentate dalla Disney o da altri studi di animazione e case editrici.
Ora le stesse fiabe e favole le raccontiamo ai nostri figli. In loro vediamo la stessa curiosità e le stesse emozioni che abbiamo provato a nostra volta. Spesso è prima di dormire che i bambini amano ascoltare i propri genitori che leggono o raccontano una storia, a volte inventata, a volte conosciuta. Il mondo delle favole è magico e affascinante. Ed è lì che i bambini vogliono andare, grazie alla fantasia.

I bambini sognano posti meravigliosi, luoghi incantati, colmi di magia, popolati da creature fantastiche, animali, amici immaginari, personaggi di racconti e cartoni animati, dove poter sfogare la propria fantasia e saziare il desiderio di gioco e divertimento. In questi paesaggi da sogno fanno la loro comparsa adorabili fate e bellissime principesse, animali parlanti, principi gloriosi, creature alate, simpatici folletti, gnomi e nani, pesci colorati, orsetti e morbidi peluche, giocattoli animati e molto altro ancora.
Ma in tutto questo c'è sempre una nota malvagia pronta a spezzare l'incantesimo. Streghe terrificanti, orchi orripilanti, lupi, animali feroci, draghi e mostri spaventosi. Ecco la moltitudine di esseri malvagi che tormentano i sogni dei più piccoli. La magia di un mondo semplicemente perfetto si interrompe nello scontro con la durezza della vita rappresentata da creature malvagie descritte nelle fiabe e nelle favole.
I momenti di festa, i giardini fioriti, i luoghi incantati, tutto viene stravolto. Il sole viene oscurato, calano le tenebre, compaiono logore prigioni, vecchi ruderi e torri impenetrabili. I sentimenti di amore, pace e felicità vengono sopraffatti da inganno, malvagità, gelosia e vendetta. Non si vedono più bambini gioiosi, ma fanciulli tristi e soli, orfani, abbandonati a un destino impietoso.

Fin da piccoli i bambini imparano a conoscere il mondo anche nella sua crudeltà. I sogni si mescolano agli incubi. Il bene si scontra con il male. Fin dai tempi dei tempi, così si evolve l'umanità. Tra amore e odio, pace e guerra, felicità e tristezza. Le fiabe e le favole introducono i bambini alla vita, facendoli sognare, ma nello stesso tempo mettendoli in guardia dalle insidie del mondo.

Biancaneve conosce la cattiveria della propria matrigna gelosa della sua bellezza, prima di conoscere l'amore del principe.
I fratellini Hansel e Gretel affrontano una terribile strega dopo essere stati abbandonati nel bosco dai propri genitori ridotti in miseria, prima di poter riabbracciare il padre pentito che nel frattempo ha allontanato la moglie cospiratrice, matrigna dei suoi figli.
Cenerentola cresce all'ombra delle sorellastre e della matrigna crudele che la obbliga a sbrigare le faccende domestiche, ma grazie alla fata madrina si rivela nella sua bellezza al principe suo futuro sposo. 
Raperonzolo viene rinchiusa in una torre dalla strega Gothel, tagliandole poi i lunghi capelli dorati e abbandonandola nel deserto quando scopre che un giovane principe la vuole salvare.
Pollicino viene abbandonato con i suoi fratelli nel bosco e incontrerà un terribile orco che sconfiggerà grazie alla propria astuzia prima di tornare a casa e riabbracciare il padre.
La Bella Addormentata nel Bosco subisce la maledizione di una fata cattiva e si addormenta dopo essersi punta il dito con un fuso. Solo il bacio di un principe la può salvare da un sonno lungo cento anni.
Il destino di Cappuccetto Rosso si incrocia con quello di un famigerato lupo cattivo.
Pinocchio viene abbindolato dal Gatto e la Volpe finendo con Lucignolo nel Paese dei Balocchi e diventando un asino, oltre a finire in altre svariate disavventure.

Anche gli animali delle fiabe e delle favole vivono vicende analoghe a quelle di fanciulle e bambini. Come Lilli e il Vagabondo, dove la cagnolina Lilli viene maltrattata dalla crudele zia Sara e fugge da casa, o gli Aristogatti rapiti dal maggiordomo Edgar geloso di loro. Ma anche il cerbiatto Bambi, il pesciolino Nemo, l'elefantino Dumbo e il Re Leone.

Quante analogie tra il mondo degli animali e quello dei bambini. Come sono davvero infinite le fiabe e le favole in cui i più piccoli sognano di avventurarsi, talvolta paralizzandosi di fronte alla paura dell'ignoto che incombe.
Eppure per essere avvincente un buon racconto deve contenere entrambi gli aspetti che caratterizzano le fiabe in generale, ovvero la parte buona e quella cattiva. E' poi il finale che i bambini attendono con impazienza, ovvero quando il bene solitamente trionfa sul male. Così come dovrebbe accadere nel mondo, quello vero.

Intanto lasciamo sognare i nostri piccoli, con la speranza che nella crescita non perdano mai quella scintilla che brilla nei loro occhi mentre ascoltano una fiaba, che possano sempre continuare a credere in quel mondo incantato e meraviglioso che tanto li affascina, e che lo possano sempre portare nel cuore. 

sabato 15 novembre 2014

Budapest, nella gelida perla del Danubio che con la sua bellezza ci ha scaldato il cuore



Viaggiando attraverso l'Austria arriviamo in Ungheria e dopo aver oltrepassato le città di Gyor e Tatabanya tra distese di colline ricoperte di brina e ghiaccio ecco che vediamo sbucare la nostra meta all'orizzonte: Budapest!

Quando arriviamo è mattina e subito ci sistemiamo in un albergo in posizione centrale, comodissimo, in Kalvin tér, con la stazione della metropolitana lì vicina. In pochi minuti a piedi raggiungiamo Váci utca, la strada pedonale dello shopping, nella zona centrale di Pest. In prossimità dei Palazzi Clotilde proseguiamo per il Ponte Elisabetta arrivando di fronte al Monumento a Gellért e ai Bagni Rudas. Tornando indietro con la bella vista sul Danubio e fiancheggiando la Parrocchiale del centro città si ritorna sulla Váci utca. Poi, nella Vörösmarty tér, piazzetta allestita con i Mercatini di Natale, passeggiamo nei dintorni di  Deák tér e Erzsébet tér. Quindi visita alla Basilica di Santo Stefano, molto bella, con la piazza addobbata e gli eleganti palazzi dei vicoli adiacenti. Con le luci natalizie accese ormai ovunque raggiungiamo il fiume, da Roosevelt tér, con il Palazzo Gresham tutto illuminato, per poi camminare sull’imponente Ponte delle Catene. Praticamente congelati ci fermiamo in Vörösmarty tér per scaldarci un po' in un pub e ceniamo in Váci utca con un'ottima zuppa di goulash e una buona birra ungherese, la Soproni.

Il giorno seguente acquistiamo il tourist ticket che ci permette di viaggiare su tram, metro e bus per tre giorni. Grazie alla metropolitana raggiungiamo in pochi istanti Országház, il Parlamento Ungherese, e la Kossuth tér con il palazzo del Museo etnografico. Ma per vedere frontalmente la bella facciata del Parlamento, immortalata in numerose fotografie, raggiungiamo l'altra sponda del Danubio, in Batthyány tér. Da lì si gode di un’ottima vista su tutto il Parlamento.

Qui andiamo a visitare la Chiesa di Sant’Anna, la Chiesa dei Cappuccini, e percorrendo il lungofiume raggiungiamo Clark Àdám tér, vicino al Ponte delle Catene da dove si può prendere la funicolare per salire sulla zona collinare di Buda, con la Galleria Nazionale Ungherese, il Palazzo Reale (dove ci siamo scaldati con del vin brulè gentilmente offerto da alcuni volontari), il Museo Storico, il Palazzo Sándor, fino a salire lungo Uri utca verso alla magnifica Chiesa di Mattia e allo spettacolare Bastione dei Pescatori, raggiungendo la Chiesa di Santa Maria Maddalena, il Museo Militare e la Porta di Vienna. 
Qui le strade e i vicoli sono caratteristici con le case colorate e con i tetti a punta. Poco dopo ci inoltriamo nel Labirinto di Budavár, un vero e proprio labirinto di grotte primitive formatesi grazie ai caldi laghi sotterranei di Budapest: infatti qui fa parecchio caldo, è tutto buio, umido, ed è divertente, ma anche inquietante, camminare tra sculture e geroglifici con un sottofondo musicale piuttosto lugubre. 

Scendendo dalla collina e attraversando il Ponte delle Catene e poi Váci utca, percorriamo Deák tér, Erzsébet tér, Andrássy utca, dove abbiamo visto il Teatro dell’Opera Nazionale, fino a Oktogon, dove incontriamo decine di ragazzi ungheresi intenti a ballare in strada. La sera rientriamo in albergo, praticamente sfiniti, e ci addormentiamo mentre ripensiamo alle meraviglie e ai tesori di questa incantevole città.

E dopo tanto freddo... ci svegliamo con la neve! Ricominciamo il nostro tour di Budapest tra le strade imbiancate. Raggiungiamo a piedi il Quartiere Ebraico con la Grande Sinagoga e poi con la metro Hósök tere, la Piazza degli Eroi, con il Monumento del Millennio (bello, imponente), il Museo di Belle Arti e la Galleria d’Arte. 
Quindi ci addentriamo in Városliget, una zona verde (completamente bianca per la neve!) con lo Zoo, il Luna Park, il Circo di Budapest e i Bagni Széchenyi a sinistra e a destra il bellissimo Castello Vajdahunyad con il lago completamente ghiacciato! Qui alcuni bambini pattinano e giocano con le slitte, anche noi ci divertiamo a camminare e scivolare sul ghiaccio. L'aria è gelida, il termometro segna -8°C!
Vicino a una zona termale ci incuriosisce un laghetto che fuma per i vapori delle calde sorgenti termali creando una nuvola in mezzo a tutta la neve, tra uccelli e anatre. Ripresa la metro e poi un bus in Nyugati tér, alla stazione, ci rechiamo all’Isola Margherita, in mezzo al Danubio, con il Monumento del Centenario, ma restiamo poco perché fa freddissimo e continua a nevicare. Arriva la sera, torniamo in Váci utca dove ceniamo in un ristorantino con zuppa di goulash e paprika, oltre a un bel piatto di carne e patate sempre innaffiato da una bella pinta di birra ungherese.

Il giorno seguente decidiamo di visitare il Mercato Coperto, all’inizio di Váci utca, vicino al nostro hotel. Caratteristico, con tante spezie, frutta, verdura e oggetti di artigianato locale, oltre ai numerosi souvenirs. Con il tram attraversiamo l’imponente Ponte della Libertà (sotto la collina della Cittadella con il Monumento della Liberazione visibile da ogni angolo della città) fino alle Terme Gellért oltre alla Chiesa della Grotta. Quindi raggiungiamo con il bus la zona di Tabán dove a piedi saliamo dalla Casa del Cervo d’oro fino al Palazzo Reale, sulla collina di Buda innevata. Dopo una pizza nei dintorni di Uri utca riscendiamo a Pest attraversando il Ponte delle Catene per ritornare nella Basilica di Santo Stefano. Passeggiamo nei dintorni fino alla Piazza della Libertà, con la Banca Nazionale Ungherese e diversi palazzi maestosi che si affacciano sulla piazza. Quindi ritornando in Deák tér (con la Chiesa Luterana) e poi sulla Váci utca ci fermiamo per un caffè nel caratteristico Club Verne, locale con gli interni simili a quelli del sottomarino di “Ventimila leghe sotto i mari”. 

Quando usciamo è buio, l'aria è fredda e ci sferza il volto. Cala la gelida notte ungherese e noi siamo pronti a ripartire per il lungo viaggio di ritorno verso casa.

Budapest ci ha regalato tante emozioni, è una città elegante, raffinata, ma anche misteriosa e affascinante, da conoscere e scoprire fino all'ultimo angolo nascosto. I suoi ponti, i suoi palazzi, racchiudono secoli di storia oltre a chissà quali segreti rimasti celati nel tempo tra i fumi termali e i suoi intricati labirinti. In inverno con la neve e la temperatura spesso sottozero Budapest può apparire fredda e spietata, ma sotto questa scorza dura pulsa un cuore caldo come le sorgenti sotterranee che la percorrono, e in primavera esplode in mille colori, rifiorendo e splendendo in tutta la sua integrità e bellezza. 

domenica 9 novembre 2014

Venticinque anni fa la caduta del Muro di Berlino



Sono trascorsi ben venticinque anni dal quel 9 novembre 1989, giorno in cui fu abbattuto il Muro di Berlino, simbolo della guerra fredda e confine tra l'europa di influenza americana e quella filosovietica. Un muro alto quasi quattro metri, in cemento armato, sorvegliato dai soldati, con torrette e filo spinato, districatosi come un lungo serpente attraverso le strade e i quartieri della città di Berlino, divisa in due, Est e Ovest, come la Germania, come l'Europa. Costruito nell'agosto del 1961 per volontà del governo della Germania dell'Est per impedire la libera circolazione delle persone, era costantemente sorvegliato lungo la triste "striscia della morte". In quegli anni cupi sono state migliaia le persone che hanno tentato la fuga dalla Berlino sovietica, molte portandola a buon fine, ma non tutte ce l'hanno fatta. Circa duecento sono state uccise dalla polizia nel tentativo di passare da una parte all'altra della città scavalcando il muro. Nel 1989, con l'apertura delle frontiere da parte dell'Ungheria e dopo giorni di scontri e disordini, la Germania dell'Est dava la possibilità di recarsi dall'altra parte di Berlino e di conseguenza nella Germania Occidentale. Fu la svolta, migliaia di persone si arrampicarono sul muro e lo scavalcarono entrando così a Berlino Ovest, alcune parti vennero abbattute, in un giorno di festa che portò nel giro di un anno alla riunificazione della Germania e all'abbattimento totale del muro con ruspe e bulldozer da parte dell'esercito tedesco.

Quando siamo stati a Berlino abbiamo visto i resti di quel muro, in parte adornato dai graffiti, oltre al Check Point Charlie, il famoso posto di blocco con il cartello "State lasciando il settore americano" e ad altre testimonianze della divisione della città in quegli anni. In alcune vie della città alcune sezioni del muro sono state lasciate intatte perchè possano rendere testimonianza di ciò che quel muro ha significato per i tedeschi. Vicino a Potsdamer Platz o lungo la riva della Sprea ci siamo soffermati qualche istante a contemplarlo, oggi pare un muro qualunque, ma è importante sapere ciò che ha rappresentato, la sofferenza che ha scaturito, dividendo popoli, persone, famiglie, amici.
Ora si possono acquistare alcuni frammenti a poco prezzo persino nei negozi di souvenir. Io ne ho preso uno, e ancora oggi lo conservo su una mensola in casa.
Mi piace ogni tanto guardarlo, quel frammento non è solo un pezzo di cemento, vuol dire molto, vuol dire libertà. 


sabato 8 novembre 2014

Vino novello: un nuovo arrivo in cantina



A novembre nelle cantine italiane arriva un nuovo vino, il novello! Un vino giovane, da bere nei primi mesi, ottimo se accompagnato con frutta di stagione, come le castagne. Il novello segue la moda del momento, non a tutti piace essendo poco strutturato, ma si fa apprezzare per la sua leggerezza e genuinità.

Al novello dedico questo breve racconto scritto tempo fa, intitolato "Un nuovo arrivo in cantina".

«Eccone un altro» brontolò il vecchio decrepito. Aveva molti anni e non gradiva le nuove compagnie.
«Si sta sempre più alle strette qui» sbottò il suo amico, un elegante e nobile corvino, sdraiato su un letto logoro e legnoso.
Minuscole particelle di polvere fluttuavano nell’aria, satura di un odore antico, che sapeva di muffa. Deboli raggi di sole penetravano nell’oscurità. Uno di essi si posò sul giovane, illuminandone il volto pallido e vellutato, leggermente rosato.
Il nuovo arrivato si adagiò, debole e leggero, sul legno sgualcito. Pareva smarrito tra tutti quegli anzianotti impolverati che lo scrutavano in silenzio. Loro erano di carattere, fieri e decisi, e lui, così tranquillo, si sentì improvvisamente d’intralcio.
«Non temere» disse uno dall’aria frizzante «con il tempo ci farai l’abitudine. Fanno i sostenuti, ma sanno anche essere piacevoli e di compagnia».
Un vecchio barbuto lo osservava taciturno, mentre uno dall’aspetto asciutto sorrideva amaramente. In un angolo buio se ne stava un altro, corposo e dall’aria primitiva. Era rosso e scuro, pareva stanco e molto turbato. 
L’umidità avvolse rapidamente il giovane che si sentì raffreddare.  
Un brunetto raffinato lo osservava con aria di sfida.
«Novellino, da dove vieni?» gli chiese maliziosamente.
Nel frattempo giunsero alcuni giovani curiosi. 
Uno era nero e si diceva avesse la vista annebbiata: non distingueva un merlo da una coda di volpe. 
Un altro, molto più chiaro e profumato, ribollì alla notizia del suo arrivo. 
«Non credere di essere il migliore!» esclamò tra lo stupore di tutti.
Quello più secco, dall’aspetto verdognolo, si avvicinò con cautela. 
«Hai l’aria sfuggente, tipico dei nuovi arrivati. Vi ritenete dei brillanti, ma dovreste essere più equilibrati!» disse con enfasi.
Il giovane si spazientì. 
Non era stato portato lì per essere tenuto in disparte. 
Così parlò.
«Avete ragione. Sono magro e immaturo. Ma migliorerò. Diventerò generoso, saprò essere morbido, ma anche vigoroso se necessario».
«Ah! Ha abboccato!» esclamò improvvisamente un ricco francese «ti abbiamo scosso? Quaggiù ci annoiamo, il tempo scorre lentamente. Così quando arriva uno nuovo ci divertiamo e lo inebriamo un po’».
Il giovane sembrò meravigliato. Esaminò in silenzio i suoi nuovi compagni, ora tutti piuttosto allegri. Altri vini come lui, più o meno giovani, riposavano insieme nella frescura della dispensa umida. Avrebbe trascorso molto tempo con loro. Si lasciò accarezzare dai sogni che lo invasero dolcemente prima di essere avvolto in un lungo torpore.

venerdì 31 ottobre 2014

Jack O' Lantern, la zucca di Halloween



La zucca di Halloween è il simbolo della tradizionale festa dei paesi anglosassoni, che cade il 31 ottobre. Lavorata, intagliata e privata della polpa interna, la zucca assume la sagoma di un volto più o meno terrificante, rischiarato da una candela inserita all'interno. 
A questa zucca è associato un nome: Jack O' Lantern 

Ne riporto la leggenda:

"L'usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell'irlandese Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che un giorno al bar incontrò il diavolo. A causa del suo stato d'ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del diavolo, ma, astutamente, riuscì a far trasformare il diavolo in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un'ultima bevuta. Jack mise il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d'argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Allora il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò libero. I successivi dieci anni dopo, il diavolo si presentò nuovamente e Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo discendesse, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo battibecco i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita commise tanti peccati che, quando morì, rifiutato dal Paradiso e presentatosi all'Inferno, venne scacciato dal demonio che gli ricordò il patto ed era ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All'osservazione che era freddo e buio, il demonio gli tirò un tizzone ardente (eterno in quanto proveniente dall'Inferno), che Jack posizionò all'interno di una rapa (dato che quando questa tradizione raggiunse l'America ci fu una carestia invece di usare la rapa usarono la zucca perché più presente e anch'essa legata all'aldilà) che aveva con sé. Cominciò da quel momento a girare senza tregua alla ricerca di un luogo su cui riposarsi. Halloween sarebbe dunque il giorno nel quale Jack va a caccia di un rifugio. Gli abitanti di ogni paese sono tenuti ad appendere una lanterna fuori dalla porta per indicare all'infelice anima che la loro casa non è posto per lui ma non si dette tregua a cercare un posto di riposo eterno."

lunedì 20 ottobre 2014

"La guerra dei mondi" e l'incredibile equivoco radiofonico interpretato da Orson Welles


In questo post desidero riportare la sintesi di uno degli equivoci più famosi della storia, la cronaca di Orson Welles di una finta invasione aliena, lo sceneggiato radiofonico ispirato al romanzo "La guerra dei mondi" di H.G. Wells del 1897, che in realtà ha mandato nel panico milioni di americani durante la trasmissione radiofonica Mercury Theatre On the Air del 30 ottobre 1938:

«Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità...»

Dopo questo annuncio iniziale, riprende la musica, che verrà però presto interrotta, varie volte, da altri comunicati, via via più concitati e allarmanti. Per conferire credibilità al misterioso fenomeno, viene inscenata l'intervista ad un astronomo. Lo studio di New York dà quindi lettura di un bollettino speciale secondo cui, alle 20:50 circa, un oggetto fiammeggiante di grandi dimensioni, ritenuto un meteorite, è precipitato in una fattoria nei pressi di Grovers Mill, nel New Jersey:

«Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill...»

La narrazione prosegue in forma di testimonianza diretta da parte dell'inviato:

«Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l'oggetto ha investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell'... oggetto non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che ho visto prima d'ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro...»

Diventa quindi evidente che non si tratta di un oggetto naturale, ma di un qualche manufatto. In seguito:

«Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L'estremità dell'oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all'interno!»

A quel punto si odono delle voci concitate:
"Si muove!" "Guardate, si svita, si svita, dannazione!" "State indietro, là! State indietro! Lo ripeto!" "Può darsi che ci siano degli uomini che vogliono scendere!" "È rovente, sarebbero ridotti in cenere!" "State indietro, laggiù! Tenete indietro quegli idioti!"

E all'improvviso si distingue il rumore di un grosso pezzo di metallo che cade.

Phillips:
« Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito... Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità... Qualcuno... o qualcosa. Nell'oscurità vedo scintillare due dischi luminosi... sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere...»

(Urlo di terrore della folla)

La narrazione prosegue con la descrizione delle macchine aliene e del loro terrificante attacco:

« Signore e signori, devo riferirvi qualcosa di molto grave. Sembra incredibile, ma le osservazioni scientifiche e l'evidenza stessa dei fatti inducono a credere che gli strani esseri atterrati stanotte nella fattoria del New Jersey non siano che l'avanguardia di un'armata di invasione proveniente da Marte. La battaglia che ha avuto luogo stanotte a Grovers Mill si è conclusa con una delle piùstrabilianti disfatte subite da un esercito nei tempi moderni...»

La trasmissione poi prosegue seguendo la trama del romanzo di Wells, fino all'epilogo in cui i Marziani vengono inaspettatamente sconfitti. Tuttavia, molto prima che il programma radiofonico fosse concluso, tra gli ascoltatori si scatenò il panico.


Riflessione personale su "La guerra dei mondi".
Dopo aver sia letto il romanzo di Wells che aver visto svariate volte il film diretto da Steven Spielberg, posso solo immaginare che reazione abbia scatenato la diretta radiofonica di Orson Welles. Provate a mettervi nei panni di quegli ignari ascoltatori che non avevano assolutamente idea di cosa la radio stesse trasmettendo.
Provo a immedesimarmi facendo un tuffo nel passato:

"E' sera. Una lunga giornata di lavoro volge al termine. Sono stanco, dopo una cena fugace mi accingo a mettermi a letto. Fuori la strada è buia. Giro la manopola della radio per accenderla e ascoltare il mio canale radiofonico preferito, giusto qualche minuto, prima di addormentarmi. C'è della bella musica, ma improvvisamente la trasmissione viene interrotta. Una voce giovane e decisa narra di qualche strano fatto appena accaduto. Poi la musica riprende. Quindi viene nuovamente interrotta. Non capisco. Di cosa sta parlando? Le parole "avvistamento", "alieni", "invasione", "battaglia" stonano nella silenziosa nottata. Inizialmente sorrido. Poi d'istinto apro la finestra della camera per vedere se davvero sta accadendo qualcosa, ma tutto tace. E' comunque la mia prima vera reazione a ciò che la radio va trasmettendo. La cronaca si fa sempre più concitata. Nella mia mente si accavallano immagini piuttosto irreali, comincio a passeggiare nervosamente da una stanza all'altra. Chiamo mia moglie, senza farmi sentire dai miei figli. Non voglio spaventarli. Alla radio si sentono delle urla, il cronista pare agitato, le sue parole sono impietose, laggiù, da qualche parte si sta svolgendo una battaglia cruenta. Mi sento impotente, ma in ogni caso non saprei cosa fare. Mi vesto e mi precipito in strada. Vorrei gridare, chiedere aiuto. Ma in strada non c'è ancora nessuno. Possibile? Pare un incubo. Quando decido di rincasare vedo un uomo tutto trafelato venirmi incontro, corre, inciampa e infine cade a terra. Mi avvicino per soccorrerlo, ha lo sguardo terrorizzato. In quell'istante sento una donna gridare, se ne sta sull'uscio di casa strappandosi i capelli. Alcuni bambini piangenti le tirano la gonna, un uomo, il marito, inveisce contro alcuni passanti. Ce l'ha con il mondo, con l'umanità, dice che è la fine. In pochi attimi la strada, che fino a qualche istante prima era deserta, va riempiendosi di persone in lacrime, fuori di sé. Da ogni abitazione giunge la voce tuonante di quel cronista che nella sua cruda narrazione degli eventi scuote la tranquillità della cittadina in cui vivo. La notizia che sta succedendo qualcosa di terribile si propaga rapidamente, qualcuno dice che si tratta di uno scherzo, ma la maggior parte delle persone è ormai nel panico. Pensieri assurdi si accavallano nella mia testa. La voce della radio parla proprio di extraterrestri! Possibile? Creature dall'aspetto mostruoso giunte per invaderci e distruggerci. Mi prende lo sconforto, non so che fare. Corro da una casa all'altra, cerco di avere più notizie possibili. Provo a pensare a una via di fuga. Devo recuperare la mia famiglia e fuggire. Ma è tutto così irreale che non riesco davvero a decidere cosa fare. Poi cominciano a circolare voci più insistenti sul fatto che si tratti di un terribile equivoco, se non di uno scherzo. La tensione si scioglie leggermente, ma devo esserne sicuro. Torno a casa, chiudo porte e finestre, mi barrico all'interno con la mia famiglia. Nonostante il finimondo scatenatosi in strada i miei figli non si sono svegliati, ma io mia moglie ci scrutiamo in silenzio. Spengo ogni luce, dalla radio giungono inviti alla calma, pare si tratti davvero di un equivoco dovuto alla incredibile e realistica interpretazione del narratore durante la trasmissione ispirata ad un famoso romanzo di fantascienza. 
Provo a coricarmi, la notte torna silenziosa, ma fatico a prendere sonno. Quando finalmente mi addormento strane figure popolano la mia mente, terribili creature venute dallo spazio turbano i miei sogni. Enormi tripodi avanzano indisturbati nella mia testa, mi sveglio madido di sudore, imprecando contro quel pazzo di un narratore. Il giorno successivo i quotidiani scrivono dell'incredibile show, c'è chi ride e chi piange. Io faccio entrambe le cose."

mercoledì 15 ottobre 2014

Dalle paludi delle Everglades al mare selvaggio di Naples, Florida


Lasciata Key West e ripercorsa la Overseas Highway, attraversando nuovamente le isole Keys, raggiungiamo la Tamiami Trail, la lunga strada che percorre la Florida da Miami a Tampa passando per la vasta area paludosa delle Everglades.
Sul ciglio della strada scorgiamo una bellissima iguana poco prima di arrivare al Safari Park Airboat Rides. Piove, aspettiamo che le nuvole passino prima di salire sull'airboat, una grossa barca dal fondo piatto spinta da un motore a elica con cui ci addentriamo nella vastissima palude in cerca di alligatori. Con i tappi nelle orecchie (la barca faceva un gran rumore) e con l’airboat che sfreccia a gran velocità abbiamo visitato solo una piccola parte del maestoso parco nazionale delle Everglades. Qui flora e fauna regnano indiscusse. Abbiamo la fortuna di vedere qualche falco, alcuni aironi, tartarughe, oltre a numerosi insetti tra cui una cavalletta gigante e colorata e finalmente due alligatori, uno a pelo d’acqua che sembrava ci spiasse! Una bellissima e avventurosa esperienza che si è conclusa con la visita della fattoria dove vengono allevati alcuni alligatori e coccodrilli. Ci incamminiamo tra piante di banane e palme con uccelli dallo sguardo minaccioso, simili ad avvoltoi, gli urubù. Anche qui scorgiamo in un canale un alligatore intento a seguire la scia di un airboat.
Nel pomeriggio ripartiamo lungo la strada che attraversa il paese degli indiani Miccosukee, nativi della Florida che ora gestiscono un grande casinò sulla Tamiami Trail. Alle sera raggiungiamo Naples dove non ci facciamo mancare un tuffo in piscina e una deliziosa cenetta messicana a base di chili con carne, fagioli, fajitas di pollo, nachos e salsa piccante, il tutto innaffiato da margarita e cerveza. Ovviamente la serata si è conclusa con una dormita colossale.

Al mattino ci rechiamo alla spiaggia di Naples, affacciata sul Golfo del Messico, la sabbia è soffice e bianca, il mare dal colore turchese, ma piuttosto selvaggio. Facciamo il bagno tra decine di gabbiani e di pellicani bruni intenti a tuffarsi in picchiata per pescare, oltre ad alcuni ibis e ad altri uccelli. Fa caldo, nonostante il vento che soffia aumentando le onde. Passeggiamo sulla spiaggia tra le conchiglie, nella morbidezza della sabbia, con il sole che scotta. Nel chiosco dei surfisti ci rinfreschiamo con una limonata ghiacciata. Poi decidiamo di rientrare attraversando il paese di Naples a piedi, un’idea pazzesca con il caldo afoso e praticamente nessuno in giro a parte noi, ma ammiriamo le incredibili ville dei ricconi americani che qui vengono a svernare, ville dai giardini curatissimi con mangrovie e vegetazione tropicale. Naples non ha molto da offrire, ma il suo mare selvaggio e i pellicani ci hanno sicuramente affascinato, così come la vastità delle Everglades popolate da chissà quanti coccodrilli e alligatori.