giovedì 10 luglio 2014

La finale dei mondiali è Germania-Argentina



La finale dei mondiali è Germania-Argentina. Come già accaduto nel 1986 in Messico dove vinse la nazionale argentina guidata da Maradona e nel 1990 in Italia dove a esultare furono i tedeschi con campioni del calibro di Rudi Voeller, Klinsmann, Brehme e Matthaus. Ora la storia si ripete. Chi vincerà la finale in Brasile? La Germania parte favorita dopo la dimostrazione di potenza inflitta a un Brasile annichilito, sgretolato 7-1 in una semifinale storica, in quanto nessuno poteva aspettarsi un risultato simile, costato ai padroni di casa l'accesso alla finale. Muller e Klose sono macchine da gol formidabili, del resto tutta la squadra gioca un bel calcio e a ogni torneo non delude le aspettative. Lo dimostra il fatto che la Germania si qualifica alle semifinali di un mondiale da quattro competizioni consecutive. Finalista nel 2002 in Corea e Giappone, dove perse contro il Brasile di Ronaldo, terza sia nel 2006 in casa propria che nel 2010 in Sudafrica, e ora di nuovo in finale. L'Argentina in questi ultimi anni non è mai riuscita ad agguantare le semifinali, ma ora arriva in finale esattamente come nelle notti magiche di quell'estate italiana dove venne sconfitta proprio dalla Germania. 

Sulla carta quindi i tedeschi meriterebbero la vittoria, ma Messi e compagni gli daranno filo da torcere. Il calcio tedesco è potenza, tecnica, precisione. Quello argentino è classe, tenacia, magia. Entrambe le nazionali vogliono alzare al cielo la coppa del mondo. Se la Germania può dunque apparire più forte, dalla sua l'Argentina ha la possibilità di vincere in casa dei brasiliani, acerrimi nemici calcistici e non solo. Ecco dunque che sarà sfida vera. Due squadre avversarie che lotteranno fino alla fine, due popoli che vivranno l'emozione incredibile di una finale di coppa del mondo.

L'intero pianeta starà a guardare in attesa di sapere chi sarà il vincitore, mentre il web si scatena sull'esito di questo confronto. Chi vincerà? La poesia dei fuoriclasse argentini o la bravura degli attaccanti tedeschi? Esulterà ancora Maradona, o verrà sbeffeggiato dalla signora Merkel pronta a volare in Brasile? 
E ancora, Papa Francesco guarderà la partita della sua Argentina insieme all'emerito Papa tedesco Benedetto XVI? Oppure si telefoneranno per i reciproci auguri prima del fischio d'inizio e poi a fine gara per congratularsi o magari discutere dell'andamento della partita? Bergoglio è noto per la sua passione sportiva, tifoso della squadra argentina del San Lorenzo, e anche Ratzinger si è rivelato essere tifoso oltre che socio onorario del Bayern Monaco.

Comunque vada, vinca la nazionale migliore. Nel musical Evita Peron cantava "Don't cry for me, Argentina" dal balcone della Casa Rosada. I tifosi di Buenos Aires domenica sera vorrebbero versare molte lacrime, ma di gioia.
A Berlino invece in milioni canteranno a squarciagola l'inno patriottico Das Lied der Deutschen, o Deutschlandlied, il Canto dei tedeschi, pronti a esultare per i gol dei propri connazionali.
Aspettando l'attesissima finale non ci resta altro che augurare a entrambe le squadre di vincere, anche se solo una potrà davvero alzare la coppa al cielo. 

lunedì 7 luglio 2014

Il fascino di Stoccolma



In una fresca mattina d'estate arriviamo all’aeroporto Arlanda di Stoccolma, dove prendiamo il treno Arlanda Express per raggiungere il centro della capitale svedese. Il nostro hotel si trova nella zona commerciale vicina a Hötorget, in posizione favorevole per muoversi tranquillamente a piedi. Stoccolma è costruita su numerose isole, raggiungibili a piedi o in battello. Visitiamo subito la piazza di Sergelstorg prima di raggiungere l’isola di Gamla Stan, la città vecchia, che sorge tra le acque del Lago Mälaren e quelle del Mar Baltico. Passeggiamo tra il Riksdagshuset (il Parlamento, che sorge in realtà sulla piccola isola di Helgeandsholmen), il Riddarhuset (Casa della Nobiltà), la Storkyrkan (Cattedrale), la Stortorget (Piazza Grande) con le bellissime case colorate, i tetti a punta e il Börshuset, l’antico palazzo della borsa. Passato il ponte, sull’isola di Riddarholmen vediamo la Riddarholms kyrkan (Chiesa dell’isola dei Cavalieri, molto bella) e Wrangelska palaset, antica residenza della famiglia reale. L'impatto con la capitale svedese è positivo, Stoccolma è affascinante, colorata e ci cattura all'istante. Ci rilassiamo sedendoci sul Evert taubes terrass, una sorta di molo di fronte al lago Mälaren, ad osservare il lago e il cielo nuvoloso, con di fronte Stadshuset, il Municipio, e dall’altra parte il viale Söder Mälarstrand. L’aria è fredda, qui spesso il cielo si rannuvola piovendo all’improvviso, poi altrettanto rapidamente torna a splendere il sole. Verso sera attraversiamo Kungliga Slottet, il Palazzo Reale, fino al viale Skeppsbron che costeggia le acque del lago mescolate a quelle del Baltico. Da qui si vede il National Museum e più in là l’isola di Skeppsholmen. Attraversiamo il ponte Strömbronper per raggiungere la zona del Kungstradgarden, un'area stracolma di giovani radunatisi qui per un festival della musica. Lì accanto sorgono l’Operan, l’Opera appunto, e la chiesa Jakobs kirka, oltre alla piazza Gustav Adolf Torg. Ormai è sera, le gambe cedono, così decidiamo di rientrare verso l'albergo dove crolliamo sfiniti.

Il mattino seguente, dopo una bella colazione dove assaggiamo aringhe e salmone affumicati, andiamo nuovamente a Gamla Stan per vedere l’interno della Cattedrale, un po’ spoglia e deludente. Quindi visitiamo la Tyska kyirkan (Chiesa Tedesca) e il vicolo più stretto della città, Mårten Trotzigs gränd, vicino a Järntorget, la Piazza del Ferro. Ritornando verso la zona del Palazzo Reale, ci imbattiamo nella Finska Kyrkan, (Chiesa Finlandese), con la piccolissima statua di Järnpojken. Con il battello preso lungo il viale Skeppsbron, vicino al Palazzo Reale (bella la vista sul viale Strandvägen e sull’isola di Skeppsholmen) raggiungiamo l’isola di Djurgården, dove entriamo nel Vasamuseet, il Museo del Vasa, un bellissimo galeone affondato nel 1628 nelle acque di Stoccolma.
Per pranzo un hot-dog e via di nuovo passeggiando tra il Museo Nordico (Nordiska museet), il Museo della Biologia (Biologiska museet) e lo Skansen, museo all’aperto di edifici tipici svedesi. Quindi raggiungiamo il Tivoli Gröna Lund, il luna park di Stoccolma, dove ci divertiamo tra le giostre e molte altre attrazioni come la casa degli specchi.
Sempre con il battello rientriamo al molo di Gamla Stan. Che freddo e che pioggia! Sul battello ci forniscono alcune coperte e le usiamo per ripararci. Ripercorriamo l’isola di Riddarholmen, di fronte al Municipio e al lago, prima di cenare con un piatto di lasagne simili a mattonelle. Il cibo qui non è dei migliori, e non lo sono nemmeno i prezzi. Come in tutto il nord Europa la vita costa più che da noi. Percorrendo Kungsgatan, con le due Torri Reali Kungstornen, sotto la pioggia, e passando per la piazza Stureplan, torniamo verso l’hotel passando anche per Hötorget, la Piazza del Fieno, con il Palazzo dei Concerti, Konserthuset, dove ogni anno si svolge la cerimonia dei premi Nobel.

Il giorno dopo andiamo al Municipio, Stadshuset. Finalmente è tornato il sole, ma l’aria è molto fredda. Dopo un po’ di coda all'ingresso, riusciamo a entrare nella torre, dove saliamo le scale molto strette e tortuose. Da lassù si gode di una bellissima vista panoramica della città.
Torniamo poi verso Riddarholmen e Gamla Stan dove con la metro si può raggiungere l’isola di Södermalm. Scesi nella piazza Medborgarplatsen raggiungiamo la chiesa di Katarina Kyrka. In fondo al viale Götgatan si vede l’enorme sfera di Götemalmholm, uno stadio per concerti e manifestazioni. Verso sera andiamo a cena a Gamla Stan in un pub irlandese. Tornando nuovamente in piazza Stortorget percorriamo i viali interni di Österlånggatan e Västerlånggatan, dove in Köpmantorget incontriamo la statua in bronzo di San Giorgio e il drago (copia di quella in legno vista all’interno della cattedrale).

Mentre alcune mongolfiere volano proprio sopra di noi, il cielo di Stoccolma ci regala un bellissimo tramonto. Entusiasti e con un pizzico di malinconia salutiamo questa magnifica città che abbiamo girato in lungo e in largo, lasciandoci travolgere dalla sua bellezza. Sicuramente ci torneremo, magari in inverno, quando Stoccolma si copre di quella candida coltre bianca che la rende ancora più suggestiva. Certo ci sarà da sfidare un freddo pungente e non basterà una semplice coperta come quella del battello preso a Djurgården.

mercoledì 2 luglio 2014

Le orche e gli animali marini di Seaworld in Florida



Arrivati nella città di Orlando ci siamo recati direttamente a Seaworld, il più famoso parco di attrazioni marine della Florida.
Subito ci siamo avventurati tra fenicotteri, pellicani e tartarughe marine. Il primo spettacolo a cui abbiamo assistito è stato il Blu Horizons al Whale & Dolphin Theatre, con delfini, piccole balene e molti uccelli tra cui pappagalli e condor. Molto bello e colorato, sia lo stadio che lo show. Poi siamo saliti sulla barca di Atlantis, da dove siamo scesi completamente fradici dopo onde, schizzi d’acqua e la folle discesa nella cascata. Con il caldo soffocante almeno ci siamo rinfrescati! Quindi ci siamo recati allo Shamu Stadium, l’enorme stadio delle orche, per lo Shamu Believe, uno spettacolo stupendo con due orche cavalcate dagli acrobati e con l’incredibile orca gigante invocata dal pubblico a gran voce («shamu! shamu!»). Con la coda ha sollevato onde enormi dalla vasca "allagando" le prime file dell'arena. Completamente fradici siamo andati a vedere le vasche con i pesci tropicali (abbiamo accarezzato le razze) e poi abbiamo dato da mangiare ai leoni marini nel Pacific Point Preserve. Qui oltre ai tanti esemplari che emettevano richiami assordanti c’erano anche diversi uccelli tra cui gli ibis e gli aironi. 
Il terzo spettacolo è stato al Sea Lion & Otter Stadium, teatro a forma di galeone dove alcuni acrobati vestiti da pirati giocavano con due leoni marini e un grosso tricheco, oltre ad un simpatico furetto. Siamo entrati poi nel Wild Artic, dove dopo un cinema in 3D su un elicottero tra i ghiacci abbiamo visto le vasche con i trichechi (che denti e che stazza!), l’orso polare e altri mammiferi dei mari artici. Nel Shark Encounter invece vi erano numerosi squali, pesci sega, barracuda e nel Penguin Encounter tanti pinguini. Abbiamo visto anche gli alligatori, la vasca dei manatee (animali marini enormi e tozzi) e nel Dolphin Cove i delfini. Nel Dolphin Nursery c’era perfino un delfino piccolo che nuotava con i suoi genitori! Alla sera, per concludere alla grande, spettacolo finale nuovamente allo Shamu Stadium, lo Shamu Rocks, con le evoluzioni delle orche accompagnate da musica rock: da brividi! 

domenica 29 giugno 2014

Lo Spirito del Pianeta


Anche quest'anno ci siamo recati al polo fieristico di Chiuduno (Bg) per il festival internazionale dei gruppi tribali e dei popoli indigeni del mondo, Lo Spirito del Pianeta. Qui si respira un'aria positiva, le persone arrivano a migliaia ogni anno per poter avvicinarsi a culture solitamente lontane e spesso poco conosciute. I rappresentanti delle varie etnie si siedono tutti insieme in cerchio sulla collina del parco. Si confrontano, portano le proprie testimonianze, discutono sul futuro della nostra "Madre Terra", il tutto in perfetta armonia e nel reciproco rispetto. Già, perché nessuno vuole apparire migliore degli altri, qui si cerca solo di far conoscere ai visitatori e agli altri gruppi le proprie origini e la propria cultura. Ciascun popolo racconta della propria terra, narra della sua storia e delle proprie origini. Gli altri ascoltano e intervengono solo quando è il loro turno. Ci sono momenti di silenzio che racchiudono tante parole, i rappresentanti dei vari popoli si osservano e si conoscono. Tra canti e danze, tra preghiere e momenti spirituali, si respira l'aria di un mondo che rischia di scomparire, ma che vive ancora nel cuore di tante persone.
E' sempre bello passeggiare e curiosare tra gli stand di artigianato etnico, si scoprono cose nuove, sculture in legno, lampade colorate, oggetti ornamentali e molto altro. Ma ciò che caratterizza questo festival è proprio la presenza di questi popoli nei propri abiti tradizionali. Ecco quindi che in una fresca sera d'estate puoi fare la conoscenza degli Indiani d'America, quest'anno rappresentati dagli Zuni del New Mexico e dagli Apache dell'Arizona, puoi ascoltare i loro canti e seguire le bellissime danze e i rituali sacri. Oppure ti puoi fermare e chiudere gli occhi mentre il suono dei tamburi riempie l'aria del cielo. O ancora puoi respirare la magia del fuoco sacro. La sua luce e il suo calore rischiarano la notte. Poi ci sono le fantastiche melodie celtiche, le musiche irlandesi e scozzesi, i colori degli Aztechi del Messico, dei popoli dell'Argentina e della Mongolia, i Monaci Tibetani, i Sami che arrivano dalla Russia e i Maoori dalle Isole Cook, oltre a gruppi provenienti dal Togo, dal Burundi e dal Giappone, gruppi musicali italiani e ospiti internazionali.

Qui il mondo si incontra, i colori degli abiti tradizionali di questi popoli si intrecciano in un fantastico arcobaleno. Lo Spirito del Pianeta è un evento imperdibile, e noi sicuramente torneremo anche il prossimo anno.

venerdì 27 giugno 2014

Costa Azzurra, tra mare e aromi provenzali



Al nostro arrivo a Cannes il sole è già alto, il primo caldo estivo si fa sentire. Il nostro albergo si trova in buona posizione in Rue d’Antibes, in pieno centro. Passeggiamo volentieri nella città del “Festival del Cinema”, seducente e affascinante al punto giusto. C'è un bel lungomare sulla Promenade de la Croisette che divide la spiaggia dagli hotel più o meno lussuosi. Alla fine della camminata si arriva al Palais des Festivals, quello del Festival del Cinema appunto, che si tiene nel mese di maggio. Qui ogni anno arrivano attori e registi di tutto il mondo per la premiere dei loro film. Attraversiamo la zona del porto per poi salire nella parte alta della città con il castello Chateau de la Castre da dove si gode di un'ottima vista sul mare e sul centro. E poi di nuovo giù nei caratteristici vicoletti pieni di ristoranti, nel quartiere compreso tra la Gare Routiere (la stazione degli autobus) e il Marche Forville (mercato coperto), dietro al municipio, l'Hotel de Ville. Qui ci fermiamo per cena, ma le escargot e altri piatti tipici francesi che ci vengono proposti non ci attirano. Più che altro ci lascia perplessi la faccia attonita del signore seduto al tavolo accanto che guarda sgomento il suo piatto fumante appena portato dal cameriere. Sorridiamo della sua titubanza, non sembra francese e forse ha scelto a caso un piatto dal menù, e a quanto pare non gli è andata bene. Così ci accontentiamo di una entrecote un po' troppo... cot, ovvero è stato come mangiare la suola di una scarpa. Dicono che la cucina francese sia buona, ma forse abbiamo solo sbagliato ristorante.

La mattina seguente lasciamo Cannes percorrendo la bella strada costiera che partendo da Theoule sur Mer costeggia il promontorio dell’Esterel: ci fermiamo più volte per le dovute soste fotografiche: il panorama è stupendo con di fronte il mare turchese e alle spalle le rocce rossastre delle montagne. 

La strada è lunga, ma la troviamo poco trafficata e ci lasciamo trasportare dalla magia del paesaggio. Giunti a St. Raphael troviamo questa cittadina un po' caotica, ma sembra comunque un buon posto di villeggiatura. 

Decidiamo comunque di proseguire, passando per Saint Maxime fino ad arrivare alla nostra meta, la famosa località turistica di Saint Tropez. Forse è più la fama del nome perché in sé il paese (un tempo villaggio di pescatori) non offre molto e non vale la tanta strada percorsa per arrivarci. E' stata più la curiosità che ci ha spinto fin qui, ma non ci ha entusiasmato. Nel porticciolo ci sono diversi yacht, nei vicoli del paese qualche negozio delle solite firme costose. Apprezziamo alcuni artisti locali che espongono le proprie opere sulla piazzetta del porto. Decidiamo così di raggiungere una spiaggia vicina, molto bella, la Plage de Pampelonne, che scopriamo poi essere una di quelle dove si recava solitamente Brigitte Bardot negli anni Sessanta oltre ad altri personaggi famosi del jet-set internazionale.

Nel pomeriggio ripercorriamo la lunga strada fatta al mattino godendo nuovamente del bellissimo panorama dell’Esterel rientrando a Cannes. Delusi dalla cena della sera precedente ci rechiamo in una pizzeria con gli sgargianti colori della bandiera italiana, ma gestita da francesi. Quando andiamo all'estero prima di recarci in un ristorante italiano di solito ci facciamo tentare dalla cucina locale. Ma dopo due giorni abbiamo fame e optiamo per una classica pizza. Che dire, era buona e abbondante. Meno male. 

Il giorno dopo ancora percorriamo la strada verso i paesi provenzali, imbottigliandoci nel traffico di Antibes e di Cagnes sur Mer. Riusciamo a districarci in poco tempo e finalmente raggiungiamo l’arroccato e caratteristico borgo medievale di St. Paul de Vence, in perfetto stile provenzale, tra gallerie e botteghe di artisti e tra aromi di spezie e lavanda. Qui si respira l'aria della Provenza. Davvero molto carino, come il piccolo paese di Biot che raggiungiamo poco dopo, sempre sulle colline, anche se questo era veramente piccolo. Assaggiamo in una forneria le tipiche paste francesi (sia salate che dolci), proprio deliziose. Poi torniamo verso Antibes dove ci spaparanziamo al sole e ci facciamo un bel tuffo nel mare. Fa caldo, la spiaggia in centro al paese è piccola e affollata, ma non è un problema. Il mare è calmo e la vista sulla città vecchia di Antibes è fantastica. Così la raggiungiamo per fare per un bel giro tra le strade animate del centro. 

Nel ritorno percorriamo la strada che porta a Cap d’Antibes e poi a Juan le Pins, ritornando a Cannes. 

La mattina successiva è già ora di tornare a casa. Ma prima di lasciare Cannes e la bellissima Cote d'Azur ci rechiamo a Marche Forville, il mercato. L'aria è colma degli aromi delle verdure e delle spezie, del profumo dei fiori e della lavanda. Compriamo frutta, pomodori, salvia e basilico. Soddisfatti e inebriati dai profumi provenzali della Costa Azzurra, salutiamo la France e in poco tempo siamo già in Italia.

Non essendo mai sazi di località da visitare ci fermiamo a San Remo dove passeggiando tra il Casinò e le vie affollate del centro ci gustiamo una bella focaccia ligure. Restiamo sulla strada costiera, da Andora al simpatico borgo di Laigueglia arrivando poi ad Alassio, con l’isola Gallinara all’orizzonte. Poi da Ceriale a Loano, e infine di nuovo sulla strada verso casa.

La Costa Azzurra è veramente affascinante, il clima, i suoi colori e i suoi profumi la rendono unica. Ci sono località famose e quindi è normale trovarle affollate, soprattutto in estate, ma non è poi così difficile scoprire quegli angoli nascosti dove è doveroso fermarsi per poter apprezzare tutta la bellezza di questa terra.



mercoledì 25 giugno 2014

Mondiali, Italia rimpatriata amaramente


Il 12 giugno con l'inizio del Mondiale la Gazzetta intitolava "Facciamoli Azzurri".. beh, ci hanno fatto neri e siamo usciti rossi di rabbia e viola di vergogna. Con gli inglesi ci siamo esaltati senza brillare in campo, ma abbiamo vinto. Le amnesie di tal Paletta sono state spodestate dal tormentone sulla sua capigliatura. Sirigu è piaciuto e l'avrei visto bene anche con la Costa Rica al posto di Buffon, anche se il buon Gigi si è superato con le paratone contro l'Uruguay. Chiellini lottatore, ogni tanto però in difficoltà. Deve arrendersi ai vampiri nell'ultima partita, pare che Dracula voglia Suarez nel suo prossimo film. La Disney invece vuole Pirlo nel ruolo di Pisolo dei Sette Nani. Grande rispetto per un grande campione come lui, ma quante dormitine. Thiago Motta si muove come l'omonimo panettone, Immobile lo è di nome e di fatto, a parte quando è sempre in fuorigioco. Fantantonio Cassano ha perso la fantasia, Balotelli invece ha trovato la sua strada, quella di essere scaricato dal gruppo, che delusione Mario. Candreva spinge ma il motore poi rallenta, comunque non si spiega il perchè non abbia giocato contro la Celeste. Verratti che magie, ma che ansia i suoi giochetti, comunque da applausi. Bravo Marchisio, peccato l'ingiusta espulsione. Buon esordio del giovane Darmian, solito lavoro di Barzagli, Bonucci gioca solo l'ultima gara (perchè?), poi De Rossi, De Sciglio, De che noia anche tutti gli altri. Cerci, c'è ma non c'è, per Parolo poche parole, Insigne poco insegna, Abate è fermo come un abete. L'Abete presidente se ne va, con Prandelli che da le dimissioni: dispiace mister, ma non c'eravamo proprio. Al Mondiale si deve arrivare con una formazione titolare collaudata. E quei due o tre che hai lasciato a casa.. scelte e cambi sbagliati, preparazione fisica e mentale inadeguata.. E poi non è solo per il clima o gli arbitri scandalosi (ah, il fenomeno di ieri di nome fa Moreno come quell'altro con la Corea nel 2002..) il motivo di questo fallimento. Almeno lo avete ammesso. Chissà quale sarà il futuro di questa nazionale. Nel 2006 il cielo era azzurro sopra Berlino. Auguriamoci quindi di tornare a tingerlo dei nostri fantastici colori.

venerdì 20 giugno 2014

Il mondo negli occhi di un bambino



"Papà, che cos'è il mondo?"
Il papà chiude il giornale che stava leggendo, guarda suo figlio, lo solleva e lo fa sedere accanto a lui sul divano. 
"Il mondo..." risponde "è il posto dove viviamo, è il nostro pianeta, si chiama Terra. Tutto quello che vedi fa parte del mondo. Le persone, gli animali, le montagne e le città."
"Ma com'è?" chiede il bimbo incuriosito. Sta crescendo, e la sua sete di sapere è sempre più grande.
"Il mondo è rotondo, come una palla. Prova a immaginare un pallone nel cielo. Il mondo, la Terra, è uno dei tanti pianeti che stanno nel cielo, insieme alla Luna, al Sole e alle stelle."
Il bambino distoglie lo sguardo dal padre, scende dal divano e si avvicina alla finestra, scrutando il cielo. Nei suoi occhi si leggono stupore e meraviglia. L'uomo intuisce che suo figlio sta cercando di capire il significato di quelle parole, mentre osserva il cielo in cerca di un qualcosa che assomigli a una palla. Ciò che per un adulto pare ovvio o scontato, non lo è di certo per un bambino in tenera età. Ogni cosa è una scoperta. Così il padre si sente orgoglioso di insegnare qualcosa di nuovo a suo figlio.

Improvvisamente il bambino sbuffa.
"Ma io non vedo niente che assomiglia a un pallone! Ci sono solo alcune nuvole..."
Il papà sorride. Prende in braccio suo figlio e si avvicina a una mensola. 
"Guarda, vedi questo? Sai che cos'è?"
"Cos'è?" chiede il bambino spazientito.
"E' un mappamondo!" risponde il padre afferrando l'oggetto sferico e appoggiandolo sul pavimento. Si sdraiano l'uno accanto all'altro.
"Vedi? Il mondo è fatto proprio così. E' come se qualcuno ha preso una palla e glielo ha disegnato sopra. Tutto quello che vedi colorato di blu e di azzurro è il mare. Come quello dove andiamo noi in estate, solo che qui sono disegnati tutti i mari del mondo, quelli più grandi si chiamano oceani. Tutto il resto che vedi colorato di verde, giallo, marrone... sono i paesi con le montagne e le città. Invece dove vedi il bianco, quelli sono i poli, dove fa molto freddo, lì è tutto ghiaccio. Brrr..." esclama il papà fingendo di rabbrividire.
Il bambino ride, comincia a divertirsi. Le parole che ha ascoltato stanno prendendo forma. Affascinato, fa scorrere un dito sul mappamondo. Dal blu dell'oceano agli svariati colori delle nazioni e dei continenti. Senza prodigarsi in ulteriori spiegazioni che possono diventare lunghe e noiose sui vari paesi, il papà concentra l'attenzione del bambino su un punto in particolare del mappamondo.
"Guarda. Qui è dove abitiamo noi."
Il piccolo sgrana gli occhi. "Si vede la nostra casa?" chiede perplesso.
"E' l'Italia. Il nostro paese. E la città con la nostra casa è più o meno qui, ma non si vede. Prova a pensare quanto sono grandi le città, mentre sul mappamondo non c'è nemmeno lo spazio per disegnarle. Ci sono solo dei puntini che indicano dove sono. Vuol dire che il mondo è enorme, così grande che non si può vederlo tutto."

Il bambino ora è un po' stanco. Questo viaggio attraverso il mondo spiegato dal papà è stato intenso. Si alza, corre in camera e riprende a giocare. In un angolo della stanza c'è una palla, sul tappeto le costruzioni. L'uomo si siede accanto a suo figlio, gioca con lui. Ma nella sua mente prova a immaginare come il bambino veda il mondo in cui vive. Un bambino non può sapere come sia finché qualcuno non glielo insegna. Apprende ogni giorno nuove informazioni attraverso le parole dei genitori, delle persone che conosce, all'asilo o a scuola, da altri bambini, dai libri o dalla televisione. Ogni giorno accumula esperienze, impara nuove parole, e crescendo conosce sempre di più. Ecco quindi che il mondo non sa nemmeno che esiste fino a quando non sente per la prima volta questa parola o fino a quando non vede questo pallone colorato in qualche immagine o nell'oggetto rotondo posto sulla mensola. Il suo mondo è la vita che vive ogni giorno condita di tanta fantasia. Il suo mondo è tutto ciò che vede e anche tutto ciò che la sua fantasia gli fa credere di vedere attraverso l'immaginazione. E' il mondo dei bambini, fantastico e terribile allo stesso tempo, popolato da persone reali e da creature inventate. Questo mondo va rispettato, è compito degli adulti dare spiegazioni e rispondere ai vari "perché" tipici dei più piccoli, ma è fondamentale rispettare gli equilibri dettati dall'età. L'apprendimento e la scoperta di cose nuove non devono intaccare quell'innocenza che caratterizza ciascun bambino. Ne va della sua crescita e del futuro del mondo.




lunedì 16 giugno 2014

Passeggiando qua e là sulla costa dell'Istria



Una volta entrati in Slovenia si segue la strada costiera che in circa mezz'ora conduce nella località mondana di Portorose (Portoroz). Qui si passeggia volentieri sul lungomare, lungo la Obala, la strada che attraversa questa ridente località, tra negozi e ristoranti. A ridosso della passeggiata sul mare ci sono le spiagge dove prendere il sole. Attenzione però, qui non c’è la classica spiaggia di sabbia che digrada verso il mare, ci sono piattaforme di cemento, alcune spiaggette in erba e altre zone con la sabbia. Portorose è un paese di mare tutto nuovo, non ha un centro storico. Qui si viene più che altro per giocare nei Casinò, ci sono numerosi hotel e centri benessere per un po' di relax.

Solo un paio di chilometri e si raggiunge la penisola di Pirano (Piran), bellissimo paese in stile veneziano, con il campanile che svetta sopra Piazza Tartinijev, con la statua del musicista Tartini, nativo di qui. Le case color pastello, il porto, la piazza punto di ritrovo dei turisti e degli abitanti del paese, la strada lastricata che sale su fino alla chiesa, le botteghe degli artisti locali, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, il profumo del pesce cucinato nei ristoranti, fanno di Pirano un luogo incantevole.  

Lasciando Portorose e oltrepassando le Saline di Sicciole, si raggiunge il confine con la Croazia, con tanto di coda alla dogana, perché non fa ancora parte dell’Unione Europea. Percorrendo una lunga e deserta superstrada che attraversa l’Istria, passati gli svincoli di Novigrad e Umag, siamo usciti poco dopo Vrsar, dove ci siamo imbattuti nel canale di Leme (Limski canal), un autentico fiordo lungo nove chilometri! Fermandoci lungo la strada piuttosto tortuosa si può salire su alcune torrette per godere del panorama, per poi continuare fino giù dove finisce il fiordo tra le imbarcazioni dei pescatori e i battelli per le mini crociere dei turisti. 

Poco dopo siamo arrivati a Rovigno (Rovinji), vero gioiello della costa istriana. Vicoletti con botteghe di artisti, negozi di souvenir che vendono olio, tartufi, spezie, oggetti di ogni tipo realizzati con legno d’ulivo, ristoranti e caffè. Bella la salita lungo la lastricata via Grisia, fin su alla maestosa Chiesa di Santa Eufemia, con il campanile ispirato a quello di San Marco a Venezia. Da lassù si gode di una bella vista sul mare e sugli isolotti che circondano la penisola di Rovigno. Le onde e il soffio del vento sono una piacevole melodia che accompagna lo sguardo perso verso l'orizzonte. Molto bello anche l’interno della chiesa, con gli affreschi e il sarcofago di Santa Eufemia che la leggenda narra essere stato ripescato dagli abitanti del luogo. A causa del forte vento, abbiamo percorso rapidamente Piazza Maresciallo Tito, fulcro di Rovigno, con il porto e i numerosi negozi e ristoranti. 

Sulla strada del ritorno abbiamo fatto tappa a Parenzo (Porec), altra località gettonata della costa dell’Istria croata, con l’immancabile campanile che spunta dal borgo antico sulla penisola. Il vento anche qui ha caratterizzato la nostra visita, ma comunque siamo riusciti ad addentrarci nelle viuzze lastricate del paese, con la Basilica Eufrasiana, patrimonio mondiale dell’Unesco per i suoi mosaici bizantini. 

Siamo rientrati in Italia percorrendo la strada costiera che da Portorose passa per Isola, Capodistria e scende a Muggia, fino poi a Trieste. Qui l’impatto della tangenziale che attraversa i casermoni popolari ammassati uno accanto all’altro non è dei migliori. Meglio arrivare sul lungomare, nella zona del centro, caratterizzato dal Canal Grande con la Sinagoga e la Chiesa di Sant’Antonio Nuovo sul fondo. E poi l’enorme Piazza dell’Unità che si affaccia sul mare con il Monumento al Bersagliere da una parte e l’asburgico Palazzo del Comune dall’altra. 

Lasciamo Trieste costeggiando il Castello di Miramare con l'entusiasmo e la consapevolezza di chi sa di aver visitato alcune delle più belle località di questa terra appena al di là del confine, l'Istria.



mercoledì 11 giugno 2014

Mondiali di calcio, inizia la nuova avventura in Brasile



Giovedì 12 giugno cominciano i Mondiali di calcio 2014 in Brasile. Gli appassionati del pallone non vedono l'ora che venga fischiato il calcio d'inizio della partita inaugurale Brasile-Croazia, dando così il via a un lungo mese denso di appuntamenti calcistici. Saranno ben 64 le partite da disputare, 32 le nazionali che si affronteranno. Il clima sarà incandescente in un paese affamato di vittorie, ma che deve fronteggiare anche problemi che vanno al di là dello sport. I verdeoro vogliono riprendersi quel titolo che manca da dodici anni, ma avranno vita dura contro le furie rosse della Spagna campione in carica, e le solite temibili nazionali quali Germania, Argentina, Uruguay, Italia, Inghilterra, Portogallo, Francia e Olanda. Attenzione poi alle cosiddette matricole, spesso non mancano le sorprese e le rivelazioni in competizioni di questo livello. Ci sarà da ballare, sarà una fantastica samba!

La mascotte è l'armadillo Fuleco (dalle parole futebol, calcio, ed eco, ecologia) e lo strumento musicale ufficiale di questa competizione è la caxirola, meno fastidiosa delle vuvuzela utilizzate durante il campionato mondiale del 2010 in Sudafrica. 
Già, quei mondiali dove la nostra nazionale è stata umiliata in un girone alquanto abbordabile. Eliminati e rimpatriati dopo due pareggi e una sconfitta.

Meglio ricordare il mondiale precedente, quello del 2006 in Germania, dove l'Italia ha trionfato diventando Campione del Mondo per la quarta volta.
Dopo aver vinto il girone davanti a Ghana, Repubblica Ceca e Stati Uniti abbiamo battuto l'Australia al fotofinish negli ottavi di finale, per poi trionfare nei quarti con l'Ucraina e gioire in semifinale contro la Germania padrona di casa. La finale di Berlino con i francesi è stata la consacrazione di un mondiale perfetto.

L'augurio che si può dare per questa nuova avventura è che oltre a vincere la nazionale migliore e la passione per il gioco del calcio, che possa vincere anche la sensibilità di ciascun tifoso e di ognuno di noi verso un popolo che non deve essere dimenticato alla fine della competizione. Come in tanti altri paesi del mondo, in Brasile esistono situazioni drammatiche di povertà e violenza. I Mondiali non devono nascondere queste piaghe sociali, ma devono essere un occasione di aiuto per un rilancio economico e di immagine del paese. Nelle favelas non trarranno alcun beneficio, ma è giusto sperare in un futuro migliore, e magari che possano essere anche eventi di interesse globale come appunto i Mondiali e le prossime Olimpiadi ad aiutare a cambiare le cose. 

Tornando all'aspetto sportivo, per ricordare il trionfo degli azzurri nel 2006 e sperando che sia di buon auspicio per questa nuova avventura in Brasile, ho rispolverato una mia lettera pubblicata su un quotidiano locale pochi giorni dopo l'esaltante finale.
Buon Mondiale a tutti!


I CAMPIONI DEL MONDO E L’ORGOGLIO RITROVATO

Eccola finalmente, la ragazza tutta d’oro è tornata a casa dopo tanti anni, la lunga attesa è finita! Nell’anno nero del calcio italiano, malato e a pezzi, lei ha deciso di tornare per riavvicinare tutti coloro che lentamente stavano perdendo contatto dal mondo del pallone. Delusi e amareggiati dal gioco falsato da interessi superiori, ci siamo ritrovati a tifare e a gridare tutti insieme fino a perdere la voce.
In pochi credevano alla regola del numero dodici, dal Messico del 1970 ogni dodici anni l’Italia va in finale di Coppa del Mondo, vinta nel 1982 e ora nel 2006. Speriamo di infrangere questa strana legge del calcio e di non dovere attendere altri ventiquattro anni! Ma pensiamo a ciò che abbiamo vissuto adesso, festeggiamo la nostra magnifica vittoria, i campioni siamo noi!
Pochi temerari hanno osato sfidare la malasorte che per molto tempo ci ha avvolto nelle competizioni europee e mondiali degli ultimi anni.
Timide bandiere tricolori sono apparse sui balconi e fuori dai finestrini delle auto dopo le prime sfide in campo tedesco, ma presto esse si sono moltiplicate a vista d’occhio.
Sconfitti i leoni abbiamo steso pure i canguri, fino ad arrivare ai padroni di casa, eterni turisti e amanti del belpaese che da casa loro invece si divertono a prenderci in giro. Esaltano la propria cucina e ridicolizzano quei piatti di spaghetti che ingurgitano avidamente quando vengono in vacanza. Pizza o maccheroni, non certo wurstel e crauti!
Sicuri della vittoria ci salutano imparando perfettamente la nostra lingua, dicendoci “Arrivederci”. Mai avevano pensato che quel saluto per loro ironico si rivelasse tanto fatale. “Arrivederci”, esatto, non addio, perché noi siamo rimasti loro sgraditi ospiti. Due fantastiche pizze dal sapore squisito li hanno stesi peggio di due caraffe di birra. La storia si ripete. Con gli azzurri non hanno scampo!
Ma temiamo anche noi il ripetersi di un finale, anzi di una finale già vista; umiliati e rimpatriati anni or sono sotto le note della marsigliese.
La tensione è altissima e si percepisce nell’aria, in quel cielo di una domenica di luglio dove molti si rifugiano al mare o in piscina, al lago o in montagna, facendo finta di rilassarsi ma in realtà aspettando con ansia il tramonto. Il pensiero che scorre nella mente degli italiani è uno solo, come un gigantesco messaggio telepatico che viene inviato verso Berlino: "Vincere! Vincere l’agognata coppa!"
E alla fine anche i galletti sono cotti allo spiedo, le omelette si spappolano di fronte agli uomini di pasta italiana, si brinderà a spumante, non a champagne! E la rivincita è completa, stavolta lo stivale sorride ai rigori.
Un intero paese ha tifato per un mese, bandiere dimenticate sono tornate a sventolare scuotendosi dalla polvere, il cielo si è tinto di altri colori, il verde, il bianco e il rosso. Una nazione ha ritrovato l’orgoglio di sentirsi italiana, spesso sbeffeggiata e criticata nel resto del mondo, ora solo rispettata e invidiata. Ma non solo per la Coppa del Mondo atterrata nel paese che più l’ha meritata, ma per come l’Italia si è unita attorno ai propri colori. Avevamo un inno, che a malapena veniva cantato dai giocatori, ma anche dagli stessi italiani. Ora lo abbiamo rispolverato. E sorrido quando sento bambini in tenera età che lo cantano a squarciagola. In un paese spesso diviso ecco che momenti come questi vorrei non finissero mai. Uniti e determinati, abbiamo vinto non solo in campo tedesco ma anche sul suolo italiano e agli occhi del mondo.
In milioni abbiamo festeggiato ed esultato, i clacson spesso fastidiosi in altre situazioni ora si sono trasformati in meravigliose melodie accompagnatrici di canti e di cori. Automobilisti spesso nervosi in coda si sono trasformati in fautori entusiasti di ingorghi stradali.
Il pallone calciato più volte in rete ha reso i giocatori della nostra nazionale Campioni del Mondo, ma come loro tutti noi lo siamo diventati.
Quest’estate l’Italia ha dimostrato di avere ancora un cuore e uno spirito, si è svegliata dal torpore in cui era sprofondata. Siamo italiani, orgogliosi di esserlo, orgogliosi di essere i Campioni del Mondo!



venerdì 6 giugno 2014

Il volto è lo specchio dell'anima?



Avete mai provato a disegnare un volto di una persona? E poi a colorarlo? Prima tracciate alcune linee sottili per definirne i contorni, poi altre ancora più dolci per fare gli occhi, il naso, la bocca e le orecchie. Si abbozzano e si cancellano più volte prima di essere soddisfatti del risultato ottenuto. Piccoli tratti evidenziano le sopracciglia, gli zigomi, le guance. Si aggiungono delle linee più o meno lunghe e ondulate, sottili, per disegnare i capelli. Il volto prende forma, assume uno sguardo. Siamo noi a decidere la fisionomia di quel volto, ma soprattutto l'espressione e l'intensità di quello sguardo.
La nostra realizzazione può tramutarsi in un viso dolce, bello, sorridente. La bocca è aperta in un candido sorriso, si intravedono denti bianchi e perfetti. Gli occhi sono grandi, il viso disteso. Pare perfino di udire una sonora e divertente risata. Oppure la bocca potrebbe essere socchiusa, i denti digrignati, lo sguardo feroce, le sopracciglia inarcate, il naso arricciato, il volto incupito. Ma gli occhi potrebbero anche essere spalancati come se scrutassero l'infinito, persi in un vuoto interiore. La bocca serrata, le mascelle contrite. Uno sguardo duro, severo.
Ogni tratto disegnato riflette i nostri pensieri, il nostro stato d'animo si specchia nel volto della nostra creatura. Ma la fantasia non ha limiti, e in quel viso si possono riflettere mille emozioni, e non è detto che debbano essere quelle che si provano proprio in quel momento.
La matita quindi ricalca con vigore i lineamenti che prima erano soltanto abbozzati. Potrebbe finire così.
Oppure decidiamo di inoltrarci nella fase della colorazione. Con matite o pastelli, pennarelli o pennelli, ce ne sono per tutti i gusti, dalle mille gradazioni di colore. Per il viso si potrebbe usare il colore rosa, il nero, il giallo, in base alla connotazione geografica che vogliamo dare. I capelli possono essere biondi, castani, rossi, neri o bianchi o addirittura dei colori più fantasiosi. Le labbra solitamente rosse, più o meno definite. E gli occhi... le pupille (o meglio l'iride, la pupilla è il puntino centrale solitamente nero) le possiamo fare verdi, azzurre, nere o marroni. Si deve fare attenzione a non colorare la parte bianca degli occhi. Perchè questo cambia notevolmente le cose. Provate con il rosso. Anche se il nostro volto ha il più dolce degli sguardi, colorando il bulbo oculare di rosso, diventa piuttosto terrificante. Con il giallo pare febbricitante e malato. Con il verde sembra un alieno arrivato dallo spazio, con l'azzurro diventa una creatura angelica o fatata. Il nero invece avvolge l'iride dando il senso del vuoto più profondo, lo sguardo si perde nel nulla. Ogni colore applicato nella parte bianca degli occhi cambia decisamente l'aspetto del volto che abbiamo disegnato.

Arriviamo al punto.
Pensiamo al volto che abbiamo idealmente o realmente disegnato per capire il volto che "indossiamo" nella vita di ogni giorno.
E la domanda che ci si pone è: il volto è lo specchio dell'anima? 
C'è chi sostiene che lo è, le persone sono come le vedi. Le capisci all'istante.
Quando diciamo: "Quel tipo non lo conosco. Ma a pelle non mi piace".
Oppure: "A vederlo sembra una brava persona".
O ancora: "Come primo impatto direi che non c'è male".
"Sì. Sembra uno a posto" o magari "No. Non mi piace, guarda che faccia".
Una persona potrebbe avere lo sguardo triste, ma dentro essere felice. Ti potrebbe sorridere, ma in cuor suo ti detesta. Si rivolge a te in modo duro, ma forse lo fa perchè ci tiene e a paura di perderti.
Indossiamo e togliamo di continuo una maschera, ciascuno di noi è una persona sola, ma è anche infinite persone agli occhi degli altri e di se stesso. Come nel romanzo “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello: il protagonista si considera uno per tutti, arrivando a ritenersi nessuno per sè, ma nel rapporto con gli altri si sgretola in centomila identità.
Le centomila concezioni che gli altri hanno di noi possono essere più o meno reali, dipende molto da come ci si pone e da ciò che si trasmette. Non basta capire una persona dallo sguardo, bisogna conoscerla a fondo per arrivare alla sua anima. Ma ciò non è sempre possibile. A volte, anzi nella maggior parte dei casi, si hanno a disposizione pochi elementi per capire e conoscere chi ci sta vicino in quel determinato momento. L'importante è chiarire innanzitutto con se stessi la propria identità, conoscersi interiormente, interrogare la propria anima.
Come si usa dire in questi casi, bisogna guardarsi allo specchio!
Solo allora potremo dare agli altri un'immagine più o meno reale e costante di come siamo, anche se la strada della vita è tortuosa e piena di ostacoli.
In questo modo il nostro volto sarà lo specchio della nostra anima e i centomila volti potranno essere uno solo, quello che realmente siamo.