sabato 30 agosto 2014

Yosemite National Park, tra sequoie giganti e minuscoli colibrì

Yosemite Valley
Lasciata Las Vegas ci inoltriamo nel deserto del Nevada fino al confine con lo stato della California. La strada corre veloce nelle distese di terra arida. Poco più a nord ci sono la Death Valley e l’inavvicinabile Area 51. Oltrepassato il confine comincia il deserto del Mojave con numerosi Joshua Tree, così chiamati perché i suoi rami ricordano le braccia levate al cielo del profeta Giosuè. Ci fermiamo a Barstow per una sosta, in un’area di servizio dove ci sono decine di trucks, i grossi camion americani, molto belli.

Il deserto poi lascia spazio alle prime coltivazioni. La California è una delle regioni agricole più ricche del mondo e i suoi prodotti sono protetti rigorosamente. Basti pensare che al confine c’era una frontiera doganale per l’ispezione di camion e veicoli dato che vige il divieto di importare qualsiasi tipo di genere alimentare, soprattutto frutta e verdura. Attraversiamo vigneti, campi di granoturco, di frumento, distese di mandorli e peschi. Ci fermiamo a Bakersfield per il pranzo, una steak da Sizzler, come in Arizona. Quindi entriamo nella Central Valley e proseguiamo verso nord passando Fresno e svoltando a Merced, quindi su fino a Mariposa a 1200 metri, alle porte dello Yosemite National Park. L’hotel è un discreto Best Western sulla strada, ma ormai è buio e così ci concediamo una pizza in un posto assurdo tipicamente americano. Ceniamo con una coppia di ragazzi toscani che abbiamo conosciuto e poi andiamo a dormire.

Dopo la colazione prendiamo la strada che passa dal paese di Oakhurst per l’ingresso sud del parco dello Yosemite, tra le montagne della Sierra Nevada. Due cervi ci attraversano la strada mentre scendiamo a Wawona per prendere la navetta che si addentra nel parco fino a Mariposa Grove, dove ci sono le sequoie. Qui camminiamo lungo un sentiero che in pochi minuti ci conduce tra questi enormi alberi. Ci sono scoiattoli e cerbiatti. Il bosco è pieno di rami secchi, ci sono anche alberi anneriti dagli incendi e una sequoia precipitata al suolo. Qui la legge vuole che l’uomo non debba interferire con la natura. I boschi non vengono puliti dallo sporco naturale, come rami secchi o foglie, gli incendi addirittura fino a pochi anni fa non venivano domati. Ora vengono fatti incendi controllati per evitare disastri come accadde nello Yellowstone nel 1998 dove il 50% del parco venne distrutto. Camminiamo per mezz’ora, l’aria è fresca ma il sole scalda, ci sono circa 24°. Le sequoie sono alte fino a 90 metri e la base del tronco ha un diametro tra i 9 e i 12 metri. Vediamo la sequoia Bachelor e le Three Graces per poi raggiungere il maestoso Grizzly Giant, un vero gigante nel bosco, vecchio di 2700 anni. 

Quindi ritorniamo lungo il sentiero percorso prima e poi lungo la strada che conduce al punto panoramico Valley View. Da qui la vista sulla Yosemite Valley è spettacolare: a sinistra svetta il massiccio granitico dalla parete perpendicolare di El Capitan (2307m), a destra il Glacier Point (2199m) e in fondo l’Half Dome (2693m). Scendiamo nella valle passando vicino a una cascata in primavera colma d’acqua, ma in estate quasi asciutta, la Bridalveil Fall, alta 187 metri. Proseguiamo fino allo Yosemite Village Tourist Center, lungo il fiume Merced River. Qui camminiamo lungo un sentiero che si addentra fino alla cascata Lower Yosemite Fall. Ci sono numerosi scoiattoli, respiriamo l’aria fresca della montagna anche se al sole fa caldo. Ci sono 30°. Seduti su una panca intarsiata nel legno ci rilassiamo godendo della vista dell’Half Dome.

Raggiungiamo una piccola spiaggia in riva al fiume per provare a mettere i piedi nell’acqua fredda. Eppure molti fanno il bagno. Ci sono uccelli dai colori bluastri con una simpatica cresta che ci saltellano intorno. Gli scoiattoli si intrufolano tra gli zaini in cerca di cibo, e mi viene in mente il cartone animato dell’orso Yoghi che ruba la merenda ai turisti del parco mentre il ranger lo rimprovera. Ma sono solo scoiattoli... e lui era a Yellowstone. Uno mi si avvicina titubante e prende la ghianda che ho in mano. Non ci accorgiamo nemmeno che nell’acqua sguazza una biscia che si avvicina a riva per poi ritornare nel fiume. L’incanto del bosco e della valle dello Yosemite dura poco, è già ora di tornare. Percorriamo una strada diversa da quella dell’andata, costeggiando il Merced River fino all’uscita ovest del parco. 

Passiamo su un ponte costruito pochi anni fa quando una frana travolse un tratto di strada. Qui piuttosto di ripulirla fanno deviazioni e costruiscono ponti. Nel tardo pomeriggio siamo di nuovo a Mariposa. Con grande stupore scopriamo che il paese non è solo quel tratto di strada visto la sera precedente al buio. Ci sono alcune case colorate con negozi di souvenir e qualche ristorante tra fiori e farfalle. Infatti Mariposa in spagnolo vuol dire “farfalla”. Ci incamminiamo subito scoprendo un simpatico negozio con articoli indiani e stampe d’epoca che vende un po’ di tutto.

Poi entriamo al The Butterfly Cafè, un ristorantino con un giardino dove c’è qualche tavolo per cenare tra edera e fiori. Ci sono api, libellule e farfalle, ma soprattutto è pieno di colibrì! 
Non li avevamo mai visti da vicino. Grazie ad alcune vaschette con dell’acqua appese al gazebo del giardino riusciamo perfino a fotografarli mentre sono fermi, prima che riprendano il volo sbattendo le minuscole ali a una velocità incredibile, muovendosi come minuscoli insetti impazziti. Concludiamo questa bella giornata bevendo una birra locale, la Sierra Nevada, leggermente scura ma buona, e addentando avidamente un hamburger con fette di bacon abbrustolite. Come dei veri americani. Poi ripartiamo, direzione San Francisco!

venerdì 22 agosto 2014

Mare o montagna?



Mare o montagna?
Per molti non c'è confronto. C'è chi ama il mare e adora prendere il sole in spiaggia e c'è chi invece preferisce la frescura della montagna e le passeggiate nei boschi. Ma per molti altri vacanzieri è un vero dilemma, perché amano entrambi...



Il mare.
Il sole sorge mentre cammino in riva al mare, il silenzio mi avvolge. Odo solo il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli e lo strillo dei gabbiani. La giornata si scalda, mi sdraio nella sabbia soffice e fine, la pelle si abbronza. Cerco refrigerio nelle acque fresche e limpide di quel mare che continuo a scrutare fino all'orizzonte, come se dovesse apparire qualcosa all'improvviso, un delfino o una nave, chissà. Un tuffo e via, nuoto tra le onde, i pesci si avvicinano incuriositi, ma sono più curioso di loro così si allontanano. La giornata scorre piacevolmente, i bambini giocano con la sabbia e raccolgono conchiglie. Gli adulti si rilassano sotto l'ombrellone, tra giornali e riviste, libri e musica. Verso sera non manca una passeggiata quando il sole tramonta fino a scomparire nella notte estiva, è il momento di un drink e di una cena in compagnia. La brezza scompiglia i capelli, la salsedine riempie le narici, respiro il mare e lo vivo profondamente. Le onde cullano i miei sogni, e al risveglio non vedo l'ora di rivederlo.

La montagna.
Indosso lo zaino, il cuore palpita forte, alzo lo sguardo verso la vetta. Bastano pochi passi nel bosco tra cespugli di more e profumo dei funghi per sentirmi bene. Accarezzo un albero, osservo stupito uno scoiattolo che si arrampica veloce, lo vedo voltarsi verso di me, tiene una ghianda tra le piccole zampe. Procedo lungo il sentiero e cammino spedito, la salita è impervia, ma la affronto senza timore. Il bosco ormai è alle spalle, innanzi a me compaiono vette maestose, le cime ancora innevate. Alcuni fischi richiamano la mia attenzione, mi accovaccio tra le rocce e scorgo alcune marmotte che corrono a nascondersi. Nel cielo volteggia un'aquila che poi scompare tra le nubi. Il sole è caldo, ma l'orizzonte si oscura e un tuono riecheggia tra le montagne. Raggiungo un rifugio. Una goccia di sudore scende dalla fronte. Tolgo gli scarponi, appoggio lo zaino a terra e mi sdraio a contemplare il cielo sopra di me. L'aria è frizzante, pulita. Inspiro a pieni polmoni. Non vorrei più tornare indietro. 

Voi cosa preferite?
Il mare o la montagna? O tutti e due?
A questa domanda si può rispondere anche in altri modi. Ad esempio c'è chi non va nè al mare nè in montagna. Ci sono i laghi con le acque fresche e i panorami incantevoli, ma anche le città dove è bello perdersi tra antiche mura e grattacieli, tra palazzi d'epoca e sculture moderne. 
Ma qui cerchiamo di rispondere solo a quella fatidica domanda che solitamente ci si rivolge in estate. Mare o montagna?
Io rispondo... entrambi! E voi?

domenica 17 agosto 2014

Con la testa tra le nuvole



In questi ultimi giorni i temporali e il clima di un'estate anomala ci stanno regalando cieli limpidi e dai colori nitidi e meravigliosi. Nubi minacciose e nere come la pece si gonfiano fino quasi ad esplodere per poi sfaldarsi in nuvole più piccole e innocue. Cirri lunghi e filamentosi, enormi strati o grossi cumuli, nembi scuri e portatori di pioggia. Il cielo si riempie di nuvole dalle forme più svariate.

Mi sdraio su una collina e guardo in alto, vedo la volta celeste trasformarsi in una specie di zoo. Alcune nuvole paiono elefanti, una sembra un gatto che fa le fusa, un'altra una lucertola al sole, un'altra ancora un delfino. La fantasia modella le nuvole che nel soffio del vento continuano a cambiare forma e aspetto. Ora la proboscide di quello che prima era un elefante sembra un fucile, il gatto pare un leone che ruggisce e la lucertola un drago sputa fuoco, il delfino invece svanisce per tornare sotto forma di arpione.
Mi metto seduto, colgo nelle sfumature del cielo un'inquietudine che non avevo prima. Penso che il mondo si divide nella più banale delle classificazioni, tra ciò che è bene e ciò che è male. La gioia si può tramutare in dolore, la felicità in tristezza. E viceversa. Lo sconforto in coraggio e speranza, la sottomissione in libertà, la divisione in unione e uguaglianza. Tutto sta nel saper interpretare al meglio la propria vita, consapevoli che non tutto dipende dalla nostra volontà.

In cielo vedo comparire un arcobaleno, simbolo della pace. I suoi colori sono tenui, e poco dopo lo vedo scomparire. Ma poi mi volto e vedo il sole, che ormai sta tramontando, trasformarsi in un artista in vena di tingere il proprio capolavoro con tonalità molto accese.
Le nuvole ingrossate dal vento diventano rosse come il fuoco e dalle sfumature violacee. Cumuli spaventosi sul piede di guerra minacciano pioggia e grandine, ma poi si sgretolano in tante piccole nuvole, tanto che il cielo sembra divenire un prato pieno di docili pecorelle.

Torno verso casa, con la mente ancora assorta. Come le nuvole che mutano nel cielo, così è la vita, piena di contraddizioni.
Fuori da un supermercato leggo uno slogan pubblicitario che dice "Sarà un Ferragosto ardente", mentre invece ci siamo alzati con un clima tipicamente autunnale.
Accanto a me passeggia una signora anziana con indosso una t-shirt. Si sostiene a un bastone e cammina lentamente. Mentre attraversa la strada vedo che sulla sua schiena la maglietta riporta una scritta: "Esperta di Internet".
Un bambino in un bar si avvicina al televisore e con la punta delle dita cerca di far scorrere le immagini come se fosse un telefono touch screen. Sua madre scoppia a ridere e cerca di fargli capire la differenza, mostrandogli pure un telecomando. Eppure è un bambino di tre anni e stupisce la sua lungimirante visione del mondo. 

Il cielo si oscura, il sole scompare all'orizzonte insieme alle nuvole che vanno dissolvendosi. Arriva la notte, fredda e buia. Ma sorge la luna, una luce si diffonde, compaiono le stelle che luminose indicano la via.
Mi addormento sperando di sognare un mondo dal futuro migliore.

giovedì 14 agosto 2014

Minorca, baciata dal sole e con un mare cristallino



Minorca, una perla del Mediterraneo, baciata dal sole e bagnata da un mare cristallino. E' la seconda isola per dimensione dell'arcipelago spagnolo delle Baleari, lunga circa 50 chilometri e larga 16. Dai bizantini ai normanni, dagli aragonesi agli inglesi, dai francesi fino al ritorno degli spagnoli, Minorca è stata conquistata e dominata da differenti popoli che hanno influenzato la cultura e la vita dell'isola. Questo la rende ancora più affascinante e seducente, oltre al mare infatti meritano di essere visitate anche le due principali città, Mahon il capoluogo e Ciutadella, l'antica capitale.
Ma è la natura a regnare sovrana a Minorca, dichiarata dall'Unesco Riserva della Biosfera, per il meraviglioso Parque Natural de s'Albufera des Grau, oltre all'incredibile mare e alle bellissime spiagge.

Il nostro soggiorno a Minorca si divide tra momenti di relax in alcune magnifiche spiagge e calette e diverse escursioni alla scoperta dell'isola. Il nostro hotel si trova nella zona di Cap D'Artrutx, tra Cala en Bosch e Son Xoriguer. Cala en Bosch è un caletta con sabbia bianca e fine, il mare incredibilmente azzurro e pulito. La presenza di alghe è normale su quest'isola, se ne trovano a volte a ridosso del bagnasciuga, dipende dalle condizioni del mare, se è più o meno ondoso. Ma l'acqua è sempre trasparente e limpidissima. A Son Xoriguer la spiaggia si divide tra la parte sabbiosa e quella rocciosa, nelle giornate tranquille e senza vento il mare assume colori e sfumature degne di un mare caraibico. Facciamo un po' di snorkeling riuscendo a vedere numerosi pesci. Ma il mare qui è affascinante anche quando soffia il vento alzando le onde che si infrangono sugli scogli. 
A Son Bou le acque verdi e trasparenti lasciano intravedere un fondale sabbioso e leggermente digradante in quella che è la più lunga spiaggia di Minorca. Qui pranziamo in un chiosco sulla spiaggia, con sardine e gamberi, lasciandoci scaldare dal sole.
A Minorca le spiagge e le calette dove trovare un mare fantastico sono tante: partendo da Ciutadella e scendendo lungo la costa meridionale ci sono quelle con la sabbia bianca e fine, come Cala Blanca, Cala en Bosch, Cala Galdana, Cala Mitjana, Cala Macarella, Cala en Porter, Santo Tomas e Son Bou. A nord si trovano le belle spiagge di Arenal d'en Castell e la spiaggia di Fornells, oltre a diverse calette rocciose di sabbia rossa.

A nord si trova appunto Fornells, un villaggio di pescatori dalle casette bianche, nella baia sui cui si affaccia ci sono golette e barche a vele. Il vento le accompagna nelle uscite in mare, tra promontori e insenature. Il panorama è molto bello, il silenzio interrotto solo dalle onde del mare.
All'interno si trovano alcune località come Ferreries, Es Mercadal e Alaior con la maestosa cattedrale di Santa Eulalia, oltre ai monumenti megalitici a forma di T tipici di Minorca, i Talayot. Il monte più alto è il Monte Toro (357m) con un santuario e da cui si gode di una bella vista su tutta l'isola.

Quando raggiungiamo Ciutadella, l'antica capitale situata a ovest dell'isola, restiamo affascinati dal porticciolo che si anima con il calar del sole e dai vicoletti del suo centro storico, tra la Cattedrale e la piazza d'es Born.
Dalla parte opposta invece raggiungiamo Mahon, con il suo grande porto naturale, il secondo al mondo dopo quello di Pearl Harbor alle Hawaii. Un giro in battello è d'obbligo. All'ombra di enormi navi da crociera si comincia la navigazione costeggiando antiche residenze inglesi e ville affacciate sul porto, fino a raggiungere la Mola, l'isola del Re e l'isola del Lazzaretto, tra fari, mura e fortezze. Dal fondo trasparente del battello si può ammirare il fondale, tra pesci e meduse che ci sfiorano incuriositi.
Il centro di Mahon, rialzato e vicino al porto, si racchiude tra i vicoli della zona pedonale con negozi e ristoranti e la piazza con il Municipio e la Chiesa di Santa Maria dove si trova un famoso organo con 3200 canne. 

A Minorca meritano una visita anche il pittoresco paesino di Binibeca con le case bianchissime, quasi dall'aspetto di un villaggio greco, e la famosa Cova d'en Xoroi, una serie di grotte a strapiombo sul mare che di sera si trasformano in una discoteca, originale per un aperitivo al tramonto affacciati sul mare delle Baleari.

Minorca è un'isola piuttosto indipendente, ma la gente è tranquilla e cordiale. Ovvio che quest'isola vive per lo più del turismo che affolla le spiagge in estate, ma si producono anche formaggi, gin e calzature che sono dei marchi di questi luoghi. 

Sarebbe meraviglioso avere più tempo a disposizione per godere di tutte le bellezze di quest'isola. Ma siamo soddisfatti per ciò che abbiamo visto e per le nuotate che abbiamo fatto in un mare limpido e cristallino, sempre baciati dal sole che scalda questa stupenda isola, Minorca.

sabato 2 agosto 2014

"Lugliembre" è finito, ora sarà vero amore per Agosto?



Agosto! Il mese per eccellenza per gli amanti dell'estate e delle ferie. Anche se le cose sono un po' cambiate dai tempi in cui gli italiani svuotavano le città recandosi in massa nelle località di villeggiatura, al mare, in montagna o al lago. Tuttavia si parla ancora di giornate da bollino rosso o nero nei weekend di agosto, le aziende e tanti negozi chiudono per una, due o più settimane, e in tanti ne approfittano per concedersi qualche giorno di meritato riposo. Con la crisi degli ultimi anni anche il settore turistico ne ha risentito, ma per gli italiani le ferie sono sacre, quindi anche chi decide di rimanere in città si organizza per bene, dalla gita fuori porta, al pranzo in famiglia all'aperto o al tuffo in una qualsiasi piscina. 
Sperando nel tempo! Già, perché quest'anno è l'esclamazione più ricorrente. L'estate fa i capricci, e luglio praticamente non si è visto! In molti hanno creduto di essere precipitati in pieno autunno, le piogge e i temporali non hanno dato tregua. Qualcuno pensava fosse già settembre, altri novembre. Ecco quindi che il nomignolo "Lugliembre" lo trovo alquanto azzeccato.
Ma ora è arrivato Agosto, il mese che prende il nome dall'imperatore romano Augusto, il mese dove cade la festività di Ferragosto, tanto amata dai vacanzieri. Agosto è il mese della notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti, del grano e dell'uva matura, del sole e della calura. Vedremo se sarà davvero così.

Voglio riproporre una lettera che ho scritto molto tempo fa, quando agosto faceva le bizze, un po' come luglio di quest'anno. 


CARO AGOSTO, NON TI RICONOSCO

Il mese caldo e afoso che fa chiudere negozi, fabbriche e uffici, il solleone da cui tutti scappano per correre al riparo sotto ombrelloni in riva al mare o in montagna al fresco, pare un lontano ricordo. Negli ultimi anni agosto pare essersi scordato il suo ruolo nell’arco dell’anno. Forse stanco della solita monotonia cerca di rubare un po’ di autunno al povero settembre. Già, perché anche quest’anno chi ha goduto di qualche settimana di meritato riposo dopo tanto lavoro, chi ha prenotato le proprie vacanze anche con largo anticipo affidandosi alla tradizione del mese più caldo dell’anno, è rimasto deluso. Caro agosto, non ti riconosco! Tutti ti aspettano pazientemente, all’inizio dell’estate parte quel conto alla rovescia che fa ben sperare. Si lavora assaporando il momento dell’agognato relax. Si chiacchiera di come si trascorreranno le ferie, ma da qualche anno si fanno pure gli scongiuri. “Speriamo ci sia bel tempo!” continuiamo a ripetere mentalmente. E alla fine del bel tempo nemmeno l’ombra. Anzi di ombra ce n’è stata, eccome. Nuvoloni scuri e gonfi come mai se ne vedono in tutto l’anno, piogge torrenziali che puntualmente si sono riversate su bagnanti e persone in cerca di tintarella, su escursionisti amanti della frescura che si ritrovano ad indossare giubbotti invernali, su coloro che sono rimasti in città, ma non per rimanere chiusi in casa. Anche la sera di Ferragosto, con le città deserte e i fuochi d’artificio nelle località di villeggiatura, è stata festeggiata con maglioni e pantaloni lunghi. Agosto soffre di amnesia oppure si è ammalato. Si dice che non ci sono più le mezze stagioni, ma a quanto pare non ci sono proprio più le stagioni. Dovremo cominciare a cambiare le nostre abitudini e luglio pare essere il sostituto ideale come mese di ferie all’insegna del sole. Intanto arrivederci all’anno prossimo caro agosto, sperando di ritrovarti in salute come ai vecchi tempi.

E infine aggiungo: proprio luglio era il sostituto ideale... Forse allora, ma non quest'anno. 
Speriamo a fine mese di poter dire che almeno agosto il cattivo tempo ce lo ha risparmiato, anche se le previsioni per il primo fine settimana non promettono nulla di buono, almeno in alcune regioni italiane. Ma siamo positivi e confidiamo in quel solleone che finora non ha mai ruggito, prima che l'estate scappi a gambe levate.

mercoledì 30 luglio 2014

Da Oslo a Bergen, viaggio tra i fiordi e le meraviglie della terra dei troll



Arrivati a Oslo lasciamo la piazza della stazione Jernbanetorget e la Cattedrale inoltrandoci nel viale principale, Karl Johans Gate, dove si possono vedere il Parlamento, il Grand Hotel, i giardini dell’Eidsvoll Plass, l’Hard Rock Cafè, il National Theatre, l’Oslo University e la National Gallery, fin su al Palazzo Reale.
Nella zona pedonale del porto invece si trovano il City Hall, imponente e in mattoni rossi, nella piazza del Municipio Radhusplassen, oltre alla fortezza di Akershus, da dove si gode di una bella vista sul fiordo di Oslo, e il molo di Aker, Aker Brygge, con numerosi ristoranti.
La Norvegia è molto costosa e non si mangia un granché bene, quindi ci accontentiamo di una cena in un fast-food, prima di recarci in albergo per la notte

La mattina seguente prendiamo il treno che sale fino al trampolino di Holmenkollen, appena fuori Oslo, a circa 400 metri sul livello del mare. Qui sembra proprio di essere in montagna. Il trampolino del salto con gli sci è alto 60 metri, saliamo dall’interno con un ascensore e poi ancora su per le scale. Che brividi! La vista da lassù è incredibile, si vede tutta Oslo con il suo fiordo, ma il vento fischia paurosamente e ci vengono le vertigini. Chissà come fanno gli sciatori che gareggiano su questo trampolino, ci vuole un bel po' di coraggio! Visitiamo anche il museo dello sci dove ci sono pure un orso bruno e un orso bianco imbalsamati, ma la loro maestosità incute comunque un po' di timore ai visitatori e ai curiosi.

Verso mezzogiorno torniamo a Oslo per recarci alla National Gallery dove possiamo ammirare “L’urlo” di Munch oltre a tante altre opere di vari artisti. Quindi ci dirigiamo al Parco di Vigeland, dove ci sono circa duecento statue dell’omonimo scultore norvegese che rappresentano bambini e persone di tutte le età. Molti abitanti di Oslo vengono a riposare e a rilassarsi in questo grande spazio verde. Il sole tramonta, l'aria fresca ci spinge a ritornare nel nostro alloggio per prepararci al lungo viaggio del giorno successivo.

Di buon mattino ci rechiamo alla stazione di Oslo per intraprendere il viaggio "Norway in a nutshell" (la Norvegia in un “guscio di noce”, nel senso che si riescono ad ammirare alcuni dei panorami norvegesi più belli in breve tempo). Con il treno attraversiamo laghi e foreste salendo sulle montagne fino a circa 1400 metri, dove nonostante sia estate c'è ancora la neve! Poi il treno scende fino a Myrdal (866m) dove arriviamo dopo circa cinque ore di viaggio.
Qui comincia la parte migliore. Saliamo sul famoso trenino di montagna Flåmsbana che in un’ora scende fino a valle passando per gallerie e cascate, in un percorso serpentino che domina la vallata di Flåmsdalen. Il treno fa anche delle fermate permettendo ai passeggeri di ammirare questi posti incantati, come quando rallenta e si ferma di fronte all’imponente cascata di Kjosfossen. Sorridiamo quando scorgiamo nei pressi della cascata una donna vestita da fata mentre balla con in sottofondo una melodia celtica.
Il treno riparte e in pochi minuti raggiungiamo il piccolo paese di Flåm, all’interno del fiordo di Aurlandsfjorden, il ramo più interno del Sognefjiord, il più lungo e profondo del mondo, che si addentra per 204 km e ha pareti di 1400 metri. 
L'aria è fresca, pulita. Il porticciolo brulica di turisti che come noi sono in attesa di salire sulla nave con cui poco dopo inizia la nostra crociera all’interno dei fiordi, tra paesaggi stupendi, decine di cascate, montagne maestose, cime innevate e sperduti villaggi dalle casette variopinte. Navighiamo lungo il fiordo di Aurlandsfjorden per poi entrare nel Nærøyfjord, il braccio più stretto del Sognefjiord.
Si vedono le foche, l’aria è fredda, ma ci imbacucchiamo e sfidiamo il vento che comunque non ci impedisce di gioire di queste meraviglie della natura. Infine arriviamo al piccolo paese di Gudvangen, dove saliamo sul pullman che lascia il fiordo salendo per una strada ripidissima dominando la vallata, tra cascate e boschi. Dopo circa un'ora arriviamo a Voss per prendere il treno che ci conduce in un’altra ora a Bergen.
Un viaggio lungo, ma molto bello che ci ha permesso di vedere paesaggi meravigliosi nel cuore della Norvegia.

Arrivati alla stazione di Bergen verso sera raggiungiamo il nostro albergo trascinando sfiniti i bagagli attraverso tutto il paese. Ma non cediamo. In un attimo siamo di nuovo in giro, pronti a fare una bella passeggiata al tramonto (e che tramonto) nella zona del Molo Anseatico, Bryggen, e del porto, tra gli antichi edifici color pastello con i caratteristici tetti a punta, davvero incantevoli.
La notte pare non arrivare, infatti qui fa buio molto tardi.

Il giorno seguente ci addentriamo tra i vicoli di Bryggen e poi al Mercato del Pesce, dove ragazzi italiani e spagnoli, che lavorano qui per l’estate, ci fanno assaggiare i gamberetti, il salmone, il caviale e la carne di balena condita con olio e limone.
Con la funicolare, Fløibanen, saliamo sul monte Fløien (320m) da dove si gode di una panoramica fantastica sul fiordo di Bergen. Vediamo un enorme e simpatico troll in legno messo a guardia del parco giochi per i bambini. In Norvegia si vedono statue di troll un po' dappertutto. Sono un simbolo di questo paese, e nonostante la loro bruttezza, sono simpatici da vedere. Tornando giù al porto ci troviamo accerchiati dai gabbiani mentre cerchiamo di consumare il nostro pranzo a base di panino con gamberetti e salmone, una prelibatezza.
Nel pomeriggio passeggiamo tra le strade di Bergen, lungo il viale Torgalmeningen fino alla chiesa Johannes kirken, quindi di nuovo verso Bryggen, fino alla chiesa Maria kirken e alla fortezza Bergenhus con la Torre di Rosenkrantz, di fronte al porto con i pescherecci e le grandi navi da crociera.

La sera la luce del tramonto dona un fascino particolare al molo anseatico e mentre ci sbizzarriamo a fare fotografie ci accorgiamo che alle nostre spalle fa la sua comparsa un grande arcobaleno. Verso il mare il cielo diventa color porpora mentre all’interno i monti si tingono di rosa: spettacolare! 

Prima di lasciare Bergen per recarci all'aereoporto ci concediamo un ultimo giro tra la zona universitaria, il giardino botanico, e il laghetto Lille Lungegardsvann.

Quest'angolo di Norvegia ci ha entusiasmato: la natura selvaggia e rigogliosa, la maestosità dei fiordi, la bellezza di Bergen, i colori, i tramonti e quell'aria fresca e pulita sul viso...
Certo è che abbiamo ancora tanto da scoprire di questa terra meravigliosa, la risalita dei fiordi fin su a Capo Nord ci attende.



domenica 27 luglio 2014

Sognando di fare due passi in un quadro di Charlotte Bird



La notte è buia e silenziosa. Nel sonno sento una voce, un debole lamento, o forse un canto, dolce seppure malinconico. Mi alzo, cammino in punta di piedi per non far rumore. Apro la finestra che dà sul cortile.
Una pallida luce rischiara la stanza, incredulo osservo uno spettacolo meraviglioso, mentre la cantilena aumenta di tono, rimbombando nelle mie orecchie. Mi sento rapire, la mente vacilla, gli occhi vedono, ma stentano a credere. Il cuore palpita per l'emozione, sicuramente sto sognando. O forse no. Il giardino in cui sono cresciuto fin da bambino non c'è più, la mia casa si sgretola in minuscoli frammenti che come particelle di polvere fluttuano e svaniscono nell'aria. 
Mi ritrovo in un bosco, per la paura mi nascondo dietro a un cespuglio, e osservo, incredulo e frastornato. 

La luna pare adagiata in un prato. E' enorme, perfettamente tonda e luminosa. La sua luce illumina il cielo stellato, sfumandolo tra l'indaco e il turchese. Un laghetto riflette il suo bagliore rischiarando a sua volta il bosco, le foglie luccicano sugli alberi, mentre fiori dai petali bianchi e violacei paiono danzare nella notte. Poco in là vedo una grossa rana che porta una corona, come nelle fiabe in cui una strega malvagia riduce un bellissimo principe in un rospo raccapricciante. Se ne sta lì immobile, mi pare di udire il suo gracidare, in attesa del bacio di una principessa che lo viene a salvare.
L'aria è colma di magia, l'emozione è grande quando da una barca nel laghetto vedo scendere una fata dalle movenze così aggraziate che mi sento precipitare. Davanti a sé compare un piccolo gnomo che si mimetizza in un lungo mantello rosso. Indossa un cappello appuntito e porta sulla spalla un sacco infilato in un bastone, come se stesse affrontando un lungo viaggio. Scorgo pure una lepre che porge le lunghe orecchie nell'ascolto della soave melodia intonata dalla fata, che pare danzare come una nobile dama. La dolce creatura indossa una lunga veste dorata, i capelli castani, lunghi e ondulati le cascano sulle piccole spalle, da dove spuntano coppie di ali leggere e candide, pennellate di macchie brune. 
Non riesco a scorgere i loro volti, procedono lentamente, ma rivolgendomi sempre le spalle. Ora osservo meravigliato e non più impaurito. Camminano verso la luna che nella sua maestosità sembra che li stia attirando a sé avvolgendoli nella sua luce ambrata.

Chiudo gli occhi, cado in un sonno profondo. Al mio risveglio ricordo perfettamente ciò che mi è accaduto quella notte. Sorrido, alzo gli occhi verso la finestra e quando mi avvicino posso constatare che il giardino della mia infanzia è sempre lì, mentre accanto sulla parete, c'è un dipinto comprato anni or sono in un'antica bottega che vendeva oggetti e quadri meravigliosi, appartenenti a quel mondo fantastico che ho sempre sognato. Un mondo popolato da fate e elfi, da creature bizzarre e gentili allo stesso tempo, avvolte nell'armonia della natura che le circonda. Vorrei richiudere gli occhi per poter godere ancora un istante di quel mondo incantato.

Chissà, forse una notte mi ritroverò anch'io avvolto in quel lungo mantello rosso, con una bisaccia sulla spalla, accompagnato da una splendida fata e dalle creature del bosco, in viaggio verso la luna.

mercoledì 23 luglio 2014

Estate con il singhiozzo, ombrello o ombrellone?



L'estate è arrivata, siamo quasi a fine luglio, quindi potremmo dire che siamo nel pieno della stagione estiva.
Beh... più o meno. Dopo la settimana di afa e caldo africano in cui abbiamo letteralmente sudato verso la metà di giugno, l'estate si è presentata in diverse regioni italiane con il... singhiozzo. Già, perché oltre a qualche giornata soleggiata e anche piuttosto calda non sono mancate le piogge e i temporali.
E qui spesso ci si divide:
"Meglio, quando piove rinfresca..."
"Sì, però l'estate dura così poco, anche se fa un po' di caldo che male c'è..."
"Visto che sono a lavorare può anche piovere..."
"Nel week-end però io vorrei andare a prendere il sole..."
"Ma troppo caldo non va bene, non si riesce a dormire..."
"Cosa vuoi che sia una settimana di caldo, si sopporta..."

Insomma, c'è sempre qualcuno che predilige un po' di frescura anche in estate e altri che invece apprezzano quando l'estate "fa sul serio". Finora sono i primi a essere accontentati, l'estate infatti non concede lunghi periodi di tempo sereno e stabile. Nelle ultime settimane ha piovuto spesso, a volte facendo precipitare le temperature con valori intorno a quelli autunnali, specie nel centro-nord dell'Italia. Non sono mancate le grandinate, gli allagamenti, le raffiche di vento e le piogge quasi "monsoniche". Le notti sono state rischiarate spesso dai lampi, mentre i tuoni squarciavano il sonno dei più sensibili. Chi non ha sorriso beffardamente nel proprio letto rannicchiandosi sotto le lenzuola? Certo è che al mattino il sorriso di molti non si è visto, soprattutto di quelli che durante una delle tante giornate di pioggia si trovavano al mare, in montagna, o comunque in un qualsiasi posto, magari durante le agognate ferie, in attesa che uscisse il sole. Ora non ci resta che aspettare.

Cara estate, che hai deciso di fare da qui in poi? Il mese di agosto, storicamente di ferie per la maggior parte degli italiani, lo accoglierai a suon di tempeste o lo brucerai sotto un sole cocente? Staremo a vedere.
Gli anni scorsi abbiamo affrontato le influenze dell'effetto del Nino, con le ondate di caldo africano curiosamente ribattezzate dai meteorologi con nomi quali Scipione, Caligola, Annibale, Nerone, Caronte, Minosse, e molti altri, con temperature che hanno sfiorato se non superato i 40°. Chissà se dovremo prepararci a difenderci dall'attacco di un altro di questi temibili personaggi, o se continueremo a passeggiare con l'ombrello pensando di essere già in autunno, mentre pure la neve imbianca qualche alta cima delle Alpi.

Comunque vada l'estate è sempre una stagione meravigliosa, sinonimo di vacanza, di cene all'aperto, di divertimento. Gli odori e i sapori dell'estate sono unici, quindi sole o pioggia, ombrello o ombrellone, lasciamoci cullare dalla sua magica atmosfera.

martedì 15 luglio 2014

Key West, il mito dei pirati e i suoi magnifici tramonti



Lasciata Miami iniziamo a percorrere la Overseas Highway, la strada numero “1”, quella che attraversa le numerose isole Keys per ben duecento miglia. Attraversiamo l’isola di Key Largo, Islamorada, Long Key, il Seven Mile Bridge (il ponte lungo 11 chilometri) e Bahia Honda fino ad arrivare a Key West. Attorno a noi il mare assume le più svariate sfumature, azzurre e verdi, dovute al fondale algoso che purtroppo non ci permette di fare il bagno vicino alla costa.

Il caldo afoso e umido ci impedisce di godere della prima passeggiata lungo la vecchia Key West, tra la casa rossa del municipio con la statua di Truman che balla con la moglie lungo la Caroline Street e la zona residenziale costituita da antiche case bianche tipiche degli stati del sud in Front Street. Qui si trova anche la Little White House, la piccola Casa Bianca che ospitò il presidente Truman. Dopo un bagno rigenerante nella piscina dell'hotel torniamo nella cittadina percorrendo la Duval Street con i suoi locali come il Captain Tony’s e lo Sloopy Joe’s (dove si recava sempre Hemingway) oltre alle case colorate in stile caraibico. Pare di tornare indietro nel tempo, quando l'isola era frequentata dai pirati che infestavano il mare dei Caraibi. Alla fine di Duval Street raggiungiamo il famoso Southernmost Point of USA, un colorato pilastro in cemento che indica il punto più a sud degli Stati Uniti, lontano 90 miglia da Cuba. Scrutiamo l'orizzonte, in cerca di quella terra combattuta e affascinante allo stesso tempo, da dove molti cubani fuggivano dal regime e dalla dittatura a nuoto o con piccole imbarcazioni per raggiungere il suolo americano, approdando proprio alle isole Keys. 
Verso sera ci concediamo un tipico “mojito”, il cocktail di Hemingway tanto famoso da queste parti. Quindi andiamo di corsa in Mallory Square, la piazza di Key West affacciata sul mare, dove ogni sera avviene la Sunset Celebration, ovvero l’attesa del tramonto che sfocia in un applauso di tutti i presenti quando il sole cala nelle acque del Golfo del Messico. Il cielo è incredibile, assume sfumature gialle, rosse e viola, i colori del tramonto paiono danzare nel riflesso che creano nel mare. Lo spettacolo è magnifico e davvero appagante. 

Una volta che il sole è tramontato la piazza si accende dei fuochi dei giocolieri che danzano tra torce e fiamme. Cala la notte, cresce la musica dei locali e dei pub dell'isola. Torniamo sulla Duval colorata e illuminata, entriamo in una casa coloniale trasformata in un ristorante americano per una cena a base di cheeseburgher e insalata di pollo. Passeggiamo lungo il porticciolo rischiarato dalla luna, con i numerosi ristoranti affacciati su moli “pirateschi”. Ci imbattiamo in strani personaggi, forse discendenti di ex galeotti o pirati, come il motociclista con la barba folta che ci saluta tenendo un pappagallo sulla testa o i due vecchi hippie del New Jersey con cui discutiamo di tatuaggi e elfi.

Key West è un'isola curiosa, completamente trasformata con l'arrivo dei turisti, ma che non ha perso il suo antico fascino, con taverne un tempo frequentate da corsari e filibustieri, oltre allo spettacolo del sole che tramonta nel mare tingendo il cielo come se fosse un magnifico quadro d'autore.

sabato 12 luglio 2014

Vita da camping



L'arrivo in un campeggio ha sempre il sapore dell'inizio di una piacevole avventura. Sbrigate le formalità relative all'accesso, comincia la ricerca della piazzola perfetta, l'angolo giusto dove piazzare la tenda, la roulotte o il camper. 
"Qui va bene, c'è più ombra..."
"Forse però quella è più spaziosa..."
"Ma in quest'altra ci sono più alberi, ci possiamo attaccare l'amaca..."
"Sì, però qui siamo più vicini al mare..."

All'arrivo in un campeggio, che sia al mare, al lago o in montagna, si va sempre alla ricerca di quel pezzettino di terra ideale, la scelta diventa fondamentale per poter trascorrere la propria vacanza come si desidera. A una prima occhiata le piazzole sembrano tutte uguali, ma per un campeggiatore ogni dettaglio è importante. C'è chi preferisce stare vicino alle zone comuni, quali market, toilette o piscine. Oppure chi preferisce essere più isolato, chi non teme il sole e chi invece vuole stare completamente all'ombra degli alberi per avere più fresco possibile.

Ogni volta mi viene in mente una scena del bellissimo film "Cuori ribelli" con Tom Cruise e Nicole Kidman, quando sono nell'Ovest americano ai tempi dell'arrivo dei primi pionieri. L'assegnazione dei terreni è una vera e propria gara, all'alba in centinaia corrono con carri e cavalli per miglia e miglia, fino a raggiungere il proprio lotto dove piantare la bandierina e gridare di gioia, lì costruiranno la loro casa e il loro futuro. 
La scelta della piazzola di un campeggio non è certo la stessa cosa, ma con un po' di fantasia e per chi ama sognare, dire "ok, questa va bene!" è un momento speciale.

Quindi ci si mette subito al lavoro. Teli, tende e picchetti, caravan o roulotte. In poche ore il terreno che prima era spoglio comincia a prendere forma, e a opera completata ci si sofferma a contemplare la nuova "casa". C'è chi si accontenta del poco necessario, c'è chi si concede qualche comodità in più. E' divertente passeggiare in un campeggio curiosando gli alloggi degli altri, si scoprono cose nuove e a volte bizzarre, ma è giusto che ognuno si sistemi come meglio creda, sempre nel rispetto delle altre persone e della natura circostante. Si vedono sventolare bandiere tedesche, danesi, norvegesi, olandesi, belghe e svizzere. Ci sono molti stranieri oltre a noi italiani. Quindi si ha la possibilità di vedere in un colpo solo come si comportano persone di nazionalità diverse che si ritrovano nella stessa situazione. C'è chi arreda la roulotte o la tenda decorandola con vasi e fiori, o con file di lampadine colorate da accendere la sera. C'è chi ha il frigo, la televisione, e chi no. Si vedono tende piccole dove ci si può dormire da soli o in due, altre invece sono così grandi da poter ospitare intere famiglie. Ci sono roulotte attrezzate dove poter trascorrere tranquillamente qualche settimana di vacanza, ma anche caravan giganteschi e super moderni che potrebbero essere delle vere e proprie abitazioni sulle ruote.

All'ora di pranzo o verso cena l'aria si riempie dei profumi della carne alla griglia, gli uomini si scatenano ai barbecue, mentre le donne cucinano pasta o verdure e imbandiscono la tavola.
Le sere d'estate sono fresche nella pineta del campeggio, ideali per sorseggiare una birra o un buon bicchiere di vino in compagnia e al chiarore della luna. Si canta, si balla e si fa festa. Poi la notte scivola via silenziosa, si odono solo i rumori del bosco.
Un gufo appollaiato sull'albero spalanca gli occhi nel buio, emette il suo cupo richiamo prima di spiccare il volo e scomparire nell'ombra. Inizialmente chi se ne sta appisolato nel proprio sacco a pelo o sotto le coperte tende l'orecchio a ogni minimo rumore, strane storie vengono alla memoria, favole ascoltate da bambini o film visti al cinema. Un ramo secco che si spezza, una pigna che cade a terra, il fruscio delle foglie. Si sgranano gli occhi, forse è un orso affamato, un cinghiale impazzito, una strega cattiva! 
In realtà è un riccio che passeggia indisturbato, un uccello notturno che gode della propria libertà nel campeggio addormentato, o un semplice rumore del bosco. Presto ci si fa l'abitudine. Il campeggio è avventura, divertimento, ma ci vuole anche un po' di spirito di adattamento oltre alla disponibilità a darsi da fare e a contribuire.

All'alba sorge il sole, il campeggio si sveglia, si sentono i primi rumori dell'attività quotidiana, le zip delle tende e le porte dei caravan che si aprono, i passi delle persone, il pianto di un neonato, il rumore di una tazza o il tintinnio di un cucchiaio, il profumo del caffè. E' un nuovo giorno. 
Esco dalla tenda, mi sgranchisco le ossa, inspiro a fondo la freschezza del bosco mentre mi invade il dolce profumo delle brioche appena comprate dal vicino alla forneria del campeggio. Mi guardo attorno, siamo in vacanza, la pelle abbronzata, fa caldo, uomini a torso nudo, donne in costume, bambini che corrono. Mi sento come un pellerossa nel suo villaggio, accendo il fornelletto a gas come se fosse il fuoco sacro. L'ombrellone per la spiaggia è il mio totem, il martello con cui sistemo i picchetti è il mio tomahawk. Prendo il cavallo e vado a lavarmi nel ruscello... Scherzo, vado in bagno e dopo una bella doccia torno in me stesso!
Con la mia famiglia raggiungiamo i nostri amici sistemati poco più in là, pronti a trascorrere una nuova giornata insieme. Ci godiamo la morbidezza della sabbia, l'odore del mare, la freschezza e il divertimento delle piscine. Mangiamo squisite prelibatezze, chiacchieriamo allegramente, i bambini corrono spensierati e felici. Il campeggio è anche questo, semplicità.

Quando arriva il momento del commiato, seppur triste e malinconico, desideriamo che sia un arrivederci. A presto quindi, alla prossima avventura.