giovedì 26 marzo 2015

Recensione del libro "Io Parto" di Miriam Orlandi


"Io parto è la frase che ho detto fin dal primo momento in cui ho preso questa decisione, è una frase che molti di noi hanno detto, io un giorno l'ho detto e, non so come, l'ho fatto".

Miriam Orlandi, è una donna, una appassionata di moto, una osteopata e fisioterapista, un'amante del mondo e della vita. Nel suo libro dal titolo "Io Parto", Miriam racconta dell'incredibile viaggio compiuto con la sua motocicletta, la sua "Cocca" come le piace chiamarla, attraverso tutto il continente americano.
Dall'Argentina all'Alaska, un viaggio lungo 52.000 km, durato ventitré mesi, attraverso ben 22 stati, nelle tre Americhe.
Il viaggio incomincia come un sogno, un'idea che diventa realtà, nello scetticismo che ne consegue di amici e parenti. Paure, incertezze, dubbi. Miriam parte "sola, con la sua moto".
Questo libro potrebbe apparire come un diario, il racconto dell'esperienza così affascinante quanto temeraria che lei ha vissuto, ma in realtà è soprattutto un fiume narrativo di emozioni e sentimenti. Miriam sperimenta la solitudine della notte, la stanchezza, le debolezze, la povertà della gente, le difficoltà burocratiche dei posti di blocco e delle dogane, ma anche la curiosità, l'ammirazione, l'affetto della gente locale e di tutte quelle persone che non esitano ad aiutarla nel suo lungo viaggio. Miriam attraversa paesaggi e luoghi meravigliosi: dalle cascate Iguazu al maestoso ghiacciaio Perito Moreno, dall'altissimo Lago Titicaca alle rovine di Machu Picchu, attraverso deserti inospitali e lungo coste selvagge, tra foreste e megalopoli, dall'Argentina al Cile, dal Perù al Messico, dalla Bolivia alla Colombia, in Brasile, a Panama, in California e in Canada, ventidue nazioni, in un mix esplosivo di culture e tradizioni. Miriam incontra e conosce decine di persone, vive con loro, in cambio dona la propria esperienza professionale e umana. Si tiene in contatto via internet con amici che la consigliano e la aiutano, soprattutto nei momenti di sconforto e nelle peripezie dovute ai problemi meccanici della sua moto che talvolta la inchiodano a terra per settimane se non mesi. Quella moto che comunque si rivelerà la sua più grande amica e che la condurrà fino in fondo.
"Io Parto" è un ricordo, la fotografia di un viaggio fantastico che tutti sogniamo, ma per Miriam è la continuazione del suo viaggio che in realtà non è mai finito, che continua nelle parole e nelle immagini di questo libro, grazie alla capacità che ha avuto nel dare alle pagine calore e sentimento, trasmettendo le proprie emozioni a chi leggerà la sua storia.


venerdì 20 marzo 2015

Bentornata primavera!


Bentornata primavera! Anche quest'anno l'inverno non è stato poi così rigido, ma qualche nevicata e un po' di gelate non sono mancate. La neve è scesa abbondante pure in città, per la gioia dei bambini e degli amanti della dama bianca. Ma ora è tempo di fioriture e di risvegli dal letargo invernale. Gli animali ancora intorpiditi dal lungo sonno vanno destandosi, presto vedremo volare le rondini, i prati sono già colmi di violette e margherite, mentre magnolie, mandorli e peschi in fiore si tingono di petali bianchi e rosa. Fatto curioso che quest'anno l'equinozio di primavera abbia coinciso con l'eclissi parziale di sole. Quasi un controsenso assistere al "sole nero" nel giorno in cui il sole dovrebbe splendere come augurio per l'inizio della bella stagione. Ma la primavera infine è arrivata, ed è ora di godere delle bellezze che ci può regalare. La frescura del mattino che lascia il posto al tepore del giorno, il sole che scalda, il cinguettio degli uccellini, il profumo dei fiori, i colori e gli odori di una stagione meravigliosa. Quando non piove. La pioggia è gradita, certo, fa parte del ciclo atmosferico, ma senza esagerare. La primavera è bella con il sole, quando l'aria si scalda. L'inverno è finito, il freddo si attenua, ma non è ancora caldo come in estate. Quindi godiamoci il sole, ma attenzione a non esagerare nel cambio di vestiti. Infatti come recitano alcuni proverbi: 
"Marzo pazzerello guarda il sole e prendi l'ombrello"
"D'aprile non ti scoprire, di maggio non ti fidare, a giugno fa quel che ti pare"

Riporto due bellissime dediche alla primavera, la filastrocca di Gianni Rodari e un testo di Lev Tolstoj:

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,
più dolce la sera.
domani forse tra l'erbetta
spunterà la prima violetta.
Oh prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
e ancora in inverno si crederanno:
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.

(Gianni Rodari)


Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d'erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fiumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l'erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. 
(Lev Tolstoj)


giovedì 19 marzo 2015

In arrivo l'eclissi solare


Venerdì 20 marzo assisteremo a un'eclissi solare tra le 9 e le 11.45 del mattino. Sarà parziale su quasi tutta l'Europa, con riduzione della luce in Italia del 70% nelle regioni settentrionali e del 50% al sud. La Luna si troverà tra la Terra e il Sole, oscurandone la luce. Queste eclissi non sono rare, ma appartengono a diverse famiglie, questa fa parte della famiglia Saros ed appartiene a Saros 120, una serie in cui ogni evento si ripete circa ogni 18 anni. Non aspettiamoci che diventi buio come la notte, vista la luce diffusa dell'atmosfera terrestre. Inoltre si deve fare molta attenzione, per osservare l'eclissi è necessario utilizzare occhiali con lenti e filtri appositi per evitare danni permanenti alla vista. Un'eclissi, di sole o di luna, è sempre stata un evento che affascina e attira l'attenzione dell'uomo, spettatore inerme di questo incredibile gioco celeste. Fin dall'antichità questo fenomeno ha suscitato paura e suggestione in tutte le civiltà. Un'eclissi è sinonimo del buio che nasconde la luce, del giorno divorato dalle tenebre, di una danza lenta e cupa, dai presagi funesti. Prepariamoci comunque a questo meraviglioso spettacolo, confidando nelle previsioni che danno il cielo sgombro dalle nubi, o poco nuvoloso. Quando il sole andrà oscurandosi non ci saranno zombie pronti ad invadere l'Italia, ma probabilmente vi capiterà di incontrare in giro strani individui con indosso occhiali spessi e scuri, armati di binocoli e macchine fotografiche, intenti a scrutare il cielo.


domenica 8 marzo 2015

Presentazione del libro "Racconti bresciani"

Sabato 7 marzo presso l'Auditorium della Biblioteca Comunale di Verolanuova si è tenuta la presentazione del libro "Racconti bresciani" (edito da Historica Edizioni), un'antologia che raccoglie 56 racconti frutto del lavoro e della fantasia di altrettanti autori, nati o residenti a Brescia e provincia. Quest'opera nasce dal concorso letterario indetto dalla stessa casa editrice, un concorso aperto a tutti, senza limiti di età e a tema libero. "I racconti pervenuti sono stati una novantina" spiega con soddisfazione il direttore editoriale di Historica, Francesco Giubilei, poi letti e selezionati dalla curatrice del libro, la giornalista del Giornale di Brescia, Viviana Filippini. Le storie raccontate dai vari autori, di età compresa tra i tredici e i quasi cento anni, sono diverse tra loro, spaziano dai temi di genere fantastico o fantascientifico a quelli storici, da storie di vita quotidiana a quelle ispirate a vicende personali. Racconti così diversi tra loro, ma così simili per l'unico aspetto che li accomuna, il luogo di nascita o la residenza di ogni autore, ovvero la provincia bresciana. Ecco quindi che non è detto che nelle tematiche affrontate si possano riscontrare aspetti o luoghi inerenti alla terra lombarda, piuttosto si fa sentire l'influenza dell'esperienza personale, la fantasia e l'impegno narrativo di ogni autore. Grazie a questo concorso ogni autore ha potuto dar sfogo alle proprie capacità inventive continuando a coltivare il medesimo desiderio che accomuna ogni scrittore, la voglia di raccontare e descrivere regalando emozioni al lettore. 

In un tiepido sabato pomeriggio dai primi profumi primaverili, con il sole ancora alto, la sala dell'Auditorium è gremita. Il clima è quello della festa, ma la tensione tra gli autori non manca. L'ebbrezza del palcoscenico fa sempre un certo effetto. Anche se si tratta solo di ricevere l'attestato e i meritatissimi applausi, tanto basta per provare una certa emozione. Anche se la soddisfazione maggiore resta comunque quella di vedere il proprio testo pubblicato in un'opera letteraria.
I libri vanno a ruba, mentre gli autori vengono chiamati uno a uno sul palco. Uomini, donne, giovani, meno giovani, ragazzi, ragazze, adolescenti, tutti accomunati dalla stessa passione, quella della scrittura.
Il pomeriggio si conclude con un arrivederci, a una prossima presentazione, a un nuovo incontro. Gli autori tornano alle proprie case, c'è chi si ferma nei bar della piazza per festeggiare, chi corre in auto per rileggersi il proprio racconto pubblicato e sbirciare velocemente quelli scritti dagli altri, chi telefona agli amici. Risate, abbracci, foto di rito. Il clima giusto di una giornata dedicata alla cultura, alla passione per i libri e la scrittura.

Il sole tramonta, le voci si disperdono, l'aria si fa di nuovo fredda e il buio avvolge la pianura bresciana. Ma la notte si sa, porta consiglio. Quindi tutti pronti per un altro racconto, un'altra storia, una nuova sfida. Sognando di continuare sempre a scrivere e di non perdere mai questa incredibile ed esaltante passione.

mercoledì 4 marzo 2015

Alpe di Siusi, un paradiso per gli amanti della neve e della montagna


Un paradiso per gli amanti della neve e della montagna. L'Alpe di Siusi, l'altopiano più grande d'Europa, si trova in Alto Adige, tra la Val Gardena e le cime maestose delle Dolomiti, tra il massiccio dello Sciliar e il Gruppo del Sassolungo. Sia d'estate che in inverno l'alpe è meta indiscussa del turismo di montagna, e ogni anno si registrano affluenze da tutto esaurito. Per accedervi si può usufruire della cabinovia che sale dal paese di Siusi sull'altopiano, in località Compatsch (1825m), dove si concentra il maggior numero di hotel dell'alpe. Oppure lungo la strada che sale dalla località di San Valentino, tra Siusi e Castelrotto, tramite l'autobus, o con l'automobile, ma l'accesso tra le 9 e le 17 è consentito solo a chi è fornito di permesso. Altrimenti si può salire in autobus anche dalla Val Gardena tramite una strada chiusa al traffico o con la cabinovia da Ortisei. 

L'Alpe di Siusi è un luogo incantevole, attraversato da una sola strada che collega Compatsch a Saltria, l'altra località dell'alpe, dove il traffico è limitato per la salvaguardia della sua bellezza, dove l'auto in effetti non è necessaria.
In estate sono innumerevoli le passeggiate che si possono fare tra malghe e pascoli, tra distese di rododendri, genziane e mirtilli, boschi dove si possono trovare finferli e porcini. Magari incontrando qualche animale che vive da queste parti, come l'aquila reale, il capriolo e la marmotta.
In inverno l'alpe si copre di una candica coltre bianca che la rende ancora più affascinante. La neve non manca mai, e per gli sciatori e gli amanti degli sport invernali è un vero paradiso. Ci sono chilometri di piste per lo sci di fondo, per lo sci e lo snowboard, impianti di risalita come skilift e seggiovie, piste per slittini, possibilità di fare escursioni con le ciaspole, slitte trainate dai cavalli. E per i buongustai, decine di rifugi e ristoranti che nella tradizione del luogo propongono piatti tipici tirolesi, quali canederli, speck, zuppe d'orzo, grostel di patate, strudel e svariate prelibatezze.

Ma ciò che maggiormente affascina è la vista che questa montagna offre ai suoi ospiti. L'inconfondibile profilo dello Sciliar è un capolavoro della natura, come lo sono le cime del Sasso Lungo e del Sasso Piatto. Ma da lassù si possono vedere anche il Gruppo del Sella, il Gruppo delle Odle e del Puez, la Marmolada, il Gruppo del Catinaccio, le Pale di San Martino e molte altre fantastiche vette.

Il nostro primo incontro con l'Alpe di Siusi è stato amore a prima vista, tanto è vero che ci siamo ritornati, finora sempre in inverno. Salendo da Compatsch con la seggiovia, a piedi o con la slitta trainata dai cavalli, si raggiunge Panorama (2015m). Già il nome rende l'idea. Il panorama è fantastico, bello da togliere il fiato. Un mare bianco, una distesa di neve immacolata battuta solo dagli sciatori o dai gatti delle nevi. Oppure da Saltria si possono raggiungere alcuni rifugi dove è possibile usufruire gratuitamente degli slittini con cui scendere lungo le piste. E poi chilometri e chilometri di piste e sentieri. Una montagna che offre infinite opportunità, per grandi e piccini, in ogni stagione. 

L'Alpe di Siusi è pace, armonia, bellezza, fascino, seduzione, incanto e magia. Un luogo romantico, dove assaporare magnifici tramonti o passeggiare nella neve al chiaro di luna. Un luogo avventuroso e divertente, ricco di tradizioni, una montagna da vivere in ogni momento, adatta a tutti, un posto che invoglia a tornare. Ogni volta che ce ne andiamo, il distacco è lento, il saluto malinconico, ma l'idea che sia un arrivederci e non un addio ci riempie di gioia. 


mercoledì 25 febbraio 2015

I mitici trucks americani



Durante i nostri viaggi in America siamo rimasti ammaliati dal fascino seducente e selvaggio dei mitici trucks, i giganteschi camion americani. Le motrici sono delle vere e proprie case su ruote. I camionisti si sbizzarriscono nell'arredamento interno quanto nel design esterno: il caratteristico muso lungo anche fino a cinque o sei metri con cucina, doccia, letto, salottino come se fosse una piccola abitazione, la carrozzeria dai colori accesi e talvolta con disegni e aerografie mozzafiato. Il tutto rifinito nei minimi particolari.

Gli autocarri americani non sono dei semplici camion, sono il simbolo di un popolo sempre in movimento, di persone in cui la strada fa parte della loro vita, all'interno di un paese dove le distanze sono enormi, infinite.
Dai Peterbilt ai Kenworth, i musoni fanno parte dell'immagine collettiva del sogno americano, sono un'inconfondibile presenza delle Highways come della mitica Route 66. 

Dalla California all'Arizona, dallo Utah al Nevada, in Florida come nel Massachussetts, ecco alcuni dei trucks più belli che abbiamo incontrato:







 


 


martedì 24 febbraio 2015

Il Bryce Canyon, una meraviglia della natura

Bryce Canyon

Lasciati alle spalle il Grand Canyon e la Monument Valley ripartiamo nel pomeriggio rientrando per un tratto di strada in Arizona e ripassando da Kayenta. Poi andiamo verso nord in direzione di Page e del Lake Powell, sul confine con lo Utah. Al piccolo aeroporto si può salire su un charter per un volo panoramico (ma non economico!) su questo lago artificiale creato con la realizzazione della diga sul fiume Colorado all’interno del Glen Canyon. In effetti per godere appieno dello spettacolo del Lake Powell l’unico modo è quello di volarci sopra, anche se noi riusciamo lo stesso a vedere alcune insenature. Raggiungiamo un punto panoramico da dove si vede perfettamente la maestosa diga Glen Canyon Dam e il fiume Colorado.

Attraversata la diga a piedi, 213 metri sopra il livello del fiume, riprendiamo il viaggio fino a Kanab, piccolo paese reso famoso negli anni Cinquanta grazie al cinema. Al Kerry Lodge, piccolo albergo, dormiva John Wayne quando veniva a recitare sui set dei film western. In realtà ora non c’è proprio niente a parte qualche insegna, un carro e una finta tenda indiana, che ne tengono viva la memoria. Noi alloggiamo in un motel della zona e per cena andiamo in un ristorante messicano, il Fiesta Mexicana: salsa chili, fajitas di pollo con riso e fagioli, cerveza e foto con sombrero! Molto turisti!

Il giorno seguente, partiti di buon’ora, seguiamo una strada che attraversa boschi e montagne, lungo il corso di un piccolo fiume. Alle otto di mattina arriviamo al Bryce Canyon, a 2800 metri. Le formazioni rocciose di arenaria hanno colori meravigliosi, dal giallo intenso al rosso. Gli indiani Paiute, che un tempo abitavano queste zone, le descrivevano come “rocce rosse che si ergono come uomini in un anfiteatro”, gli hoodoo.


Infatti sembra proprio di osservare un anfiteatro con enormi statue. La leggenda indiana dice che queste formazioni rocciose altro non sono che persone pietrificate dal dio che si era arrabbiato con loro. Dal Bryce Point scendiamo all’interno del canyon, lungo il Navajo Loop Trail, un sentiero che si addentra tra le rocce per circa due chilometri. Discendiamo a zig-zag con un dislivello di 150 metri. Il percorso è incredibile, arriviamo in un’ansa stretta tra le insenature del canyon dove si ergono maestosi due alberi gemelli, poi riprendiamo il cammino tra scoiattoli e uccelli colorati fino a risalire faticosamente tra gli hoodoo. Il sole ormai è alto e comincia a fare caldo. Una donna anziana vestita con abiti colorati in stile new age scende cantando nel canyon mentre noi risaliamo a fatica e ci chiediamo se sarà in grado di cantare ancora quando dovrà tornare su. Ritorniamo al Bryce Point, stanchi ma esaltati dalla bellissima esperienza a stretto contatto con il canyon.





Riprendiamo la strada che attraversa pascoli e zone molto verdi e facciamo una sosta in un negozio di souvenir di manufatti indiani, c’è anche qualche animale imbalsamato, come il puma o leone di montagna, che vive tra i canyon e le montagne di queste parti. Più avanti vediamo la fattoria dove c’è la mandria di bisonti (tatanka) usata nel film Balla coi Lupi.

Il paesaggio cambia gradatamente, entriamo nello Zion National Park, un canyon metà deserto e metà montagna, scavato dalle acque del Virgin River. La strada che lo attraversa è tortuosa, tra gallerie e strade piuttosto strette. Ci fermiamo per godere di una bella vista panoramica sulla vallata e sulle montagne circostanti. Ripartiamo discendendo così l’altopiano del Colorado (Colorado Plateau) iniziato due giorni prima quando siamo saliti sul Grand Canyon. Imbocchiamo la strada che ci porta a St. George, piccolo paese fondato dai Mormoni, direzione Las Vegas!

lunedì 16 febbraio 2015

A Carnevale ogni scherzo vale


Il caos regna nella piazza, migliaia di coriandoli volano nell'aria spinti dal vento come fiocchi di neve, cadendo poi a terra su di un letto dai colori dell'arcobaleno. Stelle filanti e palloncini, fischietti, trombe e fuochi d'artificio. La festa è cominciata, nella piazza si sono radunate tantissime persone, ognuna indossa una maschera o un costume colorato.
Ci sono Pulcinelle e Arlecchini, pirati e cow-boy, principesse e cavalieri, fate e maghi, draghi e leoni. Gli adulti si mescolano ai bambini, tutti mascherati per un'unica grande festa. Si canta e si balla, si gioca e si scherza, ci sono frittelle e lattughe, vino e bevande a volontà.

La parola Carnevale deriva dal latino carnem levare (eliminare la carne), riferito al banchetto che si teneva l'ultimo giorno di Carnevale, ovvero il Martedì grasso, prima del Mercoledì delle Ceneri, con l'inizio della Quaresima e del periodo di astinenza e digiuno. I festeggiamenti del Carnevale sono molto sentiti in diverse città d'Italia, dove sfilano carri allegorici con enormi caricature in cartapesta ispirate a personaggi della politica e dell'attualità, vere opere d'arte gestite con assoluta ironia. Dai carri di Viareggio e Cento, alle maschere di Venezia, alla battaglia delle arance di Ivrea, al Carnevale Ambrosiano di Milano, ecco alcuni dei carnevali italiani più conosciuti a livello internazionale. Ma ce ne sono a centinaia, in tutte le regioni italiane. Il Carnevale più famoso al mondo è quello brasiliano di Rio de Janeiro che si svolge al ritmo della samba in un'incredibile esplosione di musica e colori, seguito da quello di Santa Cruz di Tenerife, nelle isole Canarie.

Le maschere di Carnevale sono un vero e proprio patrimonio culturale della tradizione italiana, nate nei teatri e dalle commedie dell'arte: dal piemontese Gianduia al milanese Meneghino, da Arlecchino alla maschera napoletana Pulcinella fino alla bergamasca Brighella e ai veneti Pantalone e Colombina. A Bologna c'è il Dottor Balanzone e nel Lazio il Rugantino. Solo per citarne alcune.

Il Carnevale è divertimento, per grandi e piccini. Ci si maschera dando sfogo alla fantasia, si tirano coriandoli e stelle filanti colorate, si ride e si scherza.
E' il Carnevale. E a Carnevale ogni scherzo vale. 

Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
“Colombina,” dice, “mi sposi?”
Gianduia lecca un cioccolatino
e non ne da niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: “E’ Carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale.”

(tratto da "Carnevale" di Gianni Rodari)

domenica 15 febbraio 2015

A Brescia si festeggiano i Santi Faustino e Giovita, patroni della città

Quando nel II secolo l'imperatore romano Traiano e il suo successore Adriano ordinano al governatore Italico di perseguire e torturare Faustino e Giovita, due giovani nobili e cavalieri bresciani convertiti al Cristianesimo, a Brescia accadono fatti incredibili che spingono molte persone alla conversione, tra cui Afra, la moglie stessa del governatore, che diverrà a sua volta martire e santa. Nell'arena in cui Faustino e Giovita vengono gettati per essere divorati dagli animali, le tigri restano mansuete accovacciandosi ai loro piedi. Il fuoco non lambisce nemmeno le loro vesti quando vengono nuovamente condannati a morte. Trasferiti a Roma, perfino nel Colosseo le fiere non osano sfiorarli, e quando si decide di lasciarli andare alla deriva nel mare gli angeli li riportano a terra. Muoiono infine dopo innumerevoli torture il 15 febbraio in un anno compreso tra il 120 e il 134 d.c. Grazie ai Longobardi viene divulgato il culto dei due martiri divenuti santi.

Nel 1438 poi, durante l'assedio dei milanesi a Brescia, si racconta che sulle mura della città apparvero i due santi che aiutarono i bresciani a respingere le palle della cannonate a mani nude, respingendo l'attacco. La festa dei SS. Faustino e Giovita si celebra a Brescia il 15 febbraio di ogni anno, la città si affolla e si riempie di bancarelle, in un clima di allegria. 
Anche quest'anno la città festeggia i suoi patroni, con la festività che cade di domenica, con più di seicento bancarelle e circa duecentomila visitatori previsti. 

L'aria si riempie dei profumi della fiera, tra salamelle fumanti, aromi e spezie, formaggi, caldarroste e dolci di ogni genere. Le grida dei mercanti riecheggiano nel vento che sferza il volto, sotto un cielo plumbeo i vicoli della città si tingono di innumerevoli colori, mentre la folla si accalca curiosa come nella miglior tradizione di questa festa. Oltre alla fiera si svolgeranno a Brescia numerose manifestazioni e cerimonie religiose, come all'interno della Basilica dei SS.Faustino e Giovita dove sono conservate le spoglie dei due patroni, regalando alla città una grande giornata di festa.



sabato 14 febbraio 2015

Festa di San Valentino

La festa di San Valentino è dedicata a tutti gli innamorati e pare risalire già ai tempi del tardo medioevo, anche se le sue origini restano controverse e misteriose. Alla sua diffusione contribuirono i monaci benedettini della Basilica di San Valentino, vescovo di Terni martirizzato durante l'epoca romana, sviluppandosi ulteriormente nell'era moderna. La festa di San Valentino trova nel periodo di metà febbraio la connotazione temporale ideale, con i primi risvegli della natura e l'avvicinarsi della primavera. L'amore di questa festa viene celebrato da secoli con lo scambio di messaggi d'amore, con cuori, immagini di Cupido con arco e frecce, fiori e frasi romantiche. Negli ultimi anni anche il giorno di San Valentino, come molte altre festività, e divenuto una vittima del consumismo, dove pare che solo l'acquisto di un regalo lo giustifichi. L'importante tuttavia è che rimanga ben chiaro il suo vero significato, ovvero la celebrazione dell'amore tra le persone, che se si amano non hanno bisogno certo di dimostrarlo in un solo giorno nell'arco di tutto l'anno, ma in questo giorno possono soffermarsi e ritagliarsi un momento tutto per loro, tralasciando per un attimo le fatiche e le preoccupazioni quotidiane.