martedì 21 giugno 2016

The Floating Piers, consigli utili per un evento imperdibile ma.. affollato


The Floating Piers sul lago d'Iseo è una bellissima esperienza, imperdibile per chi ama gli eventi eccezionali, ma dura solo fino al 3 luglio e la gente che accorre è davvero tanta! I moli galleggianti sono percorribili solo a piedi, si parte da Sulzano per arrivare a Montisola nel caratteristico borgo di Peschiera Maraglio. Poi si percorre la strada dell'isola fino a riprendere le passerelle per l'isola di San Paolo. Circa tre chilometri di cammino "sull'acqua" per un'esperienza unica. L'artista bulgaro Christo consiglia di togliere le scarpe lungo il percorso e in effetti aumenta la piacevole sensazione di "camminare sull'acqua". Al tramonto poi i riflessi del sole sulle passerelle rivestite di teli dorati creano un'atmosfera ancora più magica. E la notte si accendono le luci per chi vuole vivere questa esperienza in notturna. The Floating Piers è l'evento dell'anno, tutti ne parlano e sempre più persone sperano di andare nonostante le note difficoltà a raggiungere la zona. 

Noi abbiamo fatto passare il primo weekend di pura follia dove Sulzano e Montisola erano prese d'assalto e il lunedì nel pomeriggio abbiamo raggiunto Sulzano in treno partendo dalla stazione di Brescia con non poche difficoltà. Ma siamo entusiasti, non potevamo certo mancare a questo appuntamento! 


Riepilogo qualche consiglio che spero sia utile per chi fosse interessato a raggiungere The Floating Piers:

- Evitate i weekend, è praticamente impossibile arrivarci e le code sono infinite, rischiate di rovinarvi la giornata. Meglio andare nei giorni feriali, se potete al mattino presto. Io sono andato di lunedì pomeriggio/sera e c'era comunque tanta gente. Inoltre ogni giorno che passa c'è più gente che incuriosita vuole vivere questa esperienza.

- Auto, moto, pullman, traghetto o treno? Non lo so.. io ho ascoltato il consiglio di prendere il treno e ci ho messo comunque un'ora e mezza più un'ora di coda a Sulzano. E al ritorno di sera era impossibile prendere il treno, così siamo saliti sul traghetto per Iseo e lì abbiamo aspettato il treno per Brescia dove abbiamo viaggiato in piedi.
In auto rischiate di trovare le code per strada, magari meno nei giorni infrasettimanali. Dai numerosi parcheggi dislocati nelle zone attorno al lago ci sono le navette (anch'esse affollate) che collegano l'opera di Christo. Poi c'è chi va con i pullman prenotati o i viaggi organizzati e sicuramente non vive le odissee di chi arriva con i mezzi pubblici, ma le code per salire sulla passerella ci sono comunque negli orari più "caldi".
Il mio consiglio è di evitare di arrivare a Sulzano, piuttosto arrivate a Pisogne o Marone in auto e da lì prendete le navette o i traghetti per Montisola. O anche da Sarnico c'è il traghetto che arriva a Sensole a Montisola, dove iniziano i due rami del ponte per l'isola di San Paolo. Sulzano sta vivendo l'effetto "imbuto", dove tutti cercano di arrivare e poi con evidenti difficoltà cercano di tornare a casa. Non è che è impossibile arrivare a Sulzano, ma se l'afflusso è incontrollabile, i treni possono essere bloccati a Iseo, le navette sono stracolme e pure gli imbarcadero. Meglio informarsi per bene prima di partire.

- Leggete i social network, i giornali, cercate info per sapere com'è l'afflusso, se c'è troppa gente l'accesso alla passerella non è scontato, ci possono essere limitazioni e chiusure, anche per manutenzione come è successo oggi.
Controllate le previsioni meteo, se c'è maltempo la passerella viene chiusa. 
Con vento o pioggia sul ponte non si va. E attenzione anche al sole e al caldo, la passerella è completamente esposta. Portate acqua, ombrellini, cappelli e crema solare.
Evitate di portare i bambini, gli risparmiate tanta fatica. Ci sono alcuni accessi agevolati per i passeggini, ma credo che i bimbi piccoli non abbiano bisogno di trovarsi in tanta confusione.

- Per mangiare, meglio qualcosa al sacco, se invece avete più tempo ci sono comunque pizzerie e stand gastronomici, anche se affollati.

Se non siete convinti di andare forse è meglio che lasciate perdere. Se invece avete voglia trovate la vostra soluzione ideale, armatevi di pazienza (tanta), e cercate in ogni modo di arrivare a The Floating Piers, perchè non vi ricapiterà un'altra volta. 

Questi alcuni link utili:
Facebook - Floating Piers in tempo reale
IseoLake
Trenord
Floating Piers - Navigazione Lago d'Iseo
Floating Piers Parking
Arriva - The Floating Piers
The Floating Piers










sabato 20 febbraio 2016

"Furore" di John Steinbeck


"Furore" di John Steinbeck (titolo originale "The Grapes of Wrath" - "I grappoli dell'odio") è un classico dei romanzi delle letteratura americana del Novecento, pubblicato nel 1939. Steinbeck narra la storia di una famiglia di contadini, i Joad, che come tante altre si trova colpita dalla Grande Depressione americana. Madre, padre, il figlio Tom in fuga dalla prigione e assoluto protagonista, l'amico Casy il predicatore, la figlia Rosasharn incinta con il fidanzato Connie, il figlio Al sempre in cerca di ragazze, Noah quello strambo, i nonni, lo zio John, i bambini Ruthie e Winfield, abbandonano tutti insieme la fattoria in Oklahoma per raggiungere attraverso la Route 66 la meta tanto ambita, il sogno di una nuova vita, fatta di lavoro e speranza, laggiù in California, dove la terra è fertile, dove si può ricominciare. Con un camioncino malconcio carico di materassi e pentole, tra disavventure e peripezie, i Joad raggiungono la California, ma la terra promessa non è come nei loro sogni. Conosceranno presto la dura realtà che li aspetta, il timore e il disprezzo della gente locale, la fame che si fa sentire, i soldi che mancano e il lavoro che scarseggia. Ma la forza di questa famiglia che ha nella madre il suo vero fulcro, è lo spirito di collaborazione, il voler stare insieme, anche se non per tutti sarà possibile. La vita dei Joad è appesa a un filo sottile, dove l'unico pensiero è guadagnare qualche soldo per poter mangiare, nella continua ricerca di un lavoro, tra campi di cotone e frutteti, senza un vero tetto sotto cui dormire, in tenda o nel vagone di un treno.
"Furore" è triste, duro e spietato, come altrimenti non potrebbe essere una vita condotta in miseria, ma rispecchia i sentimenti di un popolo stremato che in quegli anni ha lasciato il Midwest per la California in una vera e propria odissea, tormentato dalle banche, dai grandi proprietari terrieri, dall'avvento dei trattori, alla ricerca di una nuova vita.
Lo stile di Steinbeck è impeccabile, come in altri suoi romanzi leggendari narra delle condizioni della povera gente, come in "Uomini e topi", "Pian della tortilla", "La perla", "Vicolo Cannery". Gente comune, contadini, pescatori, lavoratori, uomini, donne, bambini. Ci si affeziona ai personaggi, ci si immedesima nella loro situazione, si soffre con loro. Ma nella loro triste vita emergono valori meravigliosi come l'amore, l'amicizia, la dignità, il rispetto. 

E come disse Tom Joad alla madre:
"Be', magari è come diceva Casy, che uno non ha un'anima tutta sua ma solo un pezzo di un'anima grande... e così..."
"E così che, Tom?"
"E così non importa. Perchè io ci sarò sempre, nascosto e dappertutto. Sarò in tutt'i posti... dappertutto dove ti giri a guardare."


Riporto questo paragrafo in cui si racchiude l'essenza del furore di Steinbeck:

Da "Furore", cap.25

"La primavera è splendida in California. Le valli dove cresce la frutta sono mari fragranti, screziati di rosa, e di bianco. I primi viticci dell'uva, sbucati dai vecchi ceppi contorti, si spandono a cascata ricoprendo i tronchi. Le verdi colline in fiore sono tonde e morbide come seni. E sulle pianure ortive si stendono a perdita d'occhio le schiere di pallide lattughe e minuscoli cavolfiori, l'irreale grigio-verde delle piante di carciofi. 
Poi di colpo le foglie si affacciano sui rami, e i petali cadono dagli alberi da frutta e tappezzano di rosa e di bianco la terra. Il cuore dei germogli si gonfia e prende forma e colore: ciliegie e mele, pesce e pere, fichi che racchiudono il fiore nel frutto. Tutta la California freme di vita nascente, e i frutti si fanno pesanti, e gravano sui rami fino a curvarli, tanto che bisogna puntellarli finché il peso non li schianti...

Gli uomini che lavorano nei campi, i proprietari dei piccoli frutteti, guardano e calcolano. La stagione è florida. E gli uomini sono fieri, perché è con la loro competenza che sanno rendere florida la stagione...

E per prime maturano le ciliegie. Tre centesimi al chilo. Al diavolo, come facciamo a raccoglierle a questo prezzo? Ciliegie nere e ciliegie rosse, succose e dolci, e gli uccelli si mangiano la metà di ogni ciliegia e le vespe vengono a ronzare nei buchi fatti dagli uccelli. E i noccioli cadono a terra e si seccano, con i lembi di polpa ormai nera che gli marciscono intorno. 
Le prugne violette si fanno tenere e dolci... Non possiamo raccoglierle, asciugarle e ramarle... Non possiamo pagare nessun tipo di paga. Allora le prugne violette tappezzano il suolo...
E le pere si fanno gialle e tenere. Cinque dollari la tonnellata. Cinque dollari per quaranta cassette da venticinque chili. Alberi potati, terreni irrigati, e poi tutta la trafila... Non ce la facciamo. E le pere gialle e tenere cadono dagli alberi e si spiaccicano al suolo. Le vespe succhiano la polpa tenera, e c'è odore di fermentazione e marciume...
E l'uva. Non possiamo fare vino buono. La gente non può permettersi il vino buono. Allora strappa i grappoli dalle vigne, grappoli d'uva buona, d'uva cattiva, d'uva mangiata dalle api. Pressa i gambi, pressa insieme polvere e acini marci. Ma nei tini ci sono peronospora e acido formico. Carica zolfo e tannino. L'odore della fermentazione non è quello corposo del vino, è odore di decomposizione e sostanze chimiche. Al diavolo, l'alcol c'è. Si possono sbronzare.
I piccoli coltivatori vedono i loro debiti montare come una marea. Curano le piante ma non vendono il raccolto...
L'anno prossimo il piccolo frutteto farà parte di una grande azienda, perché i debiti avranno strozzato il proprietario. Il vigneto apparterrà alla banca. Solo i grossi proprietari possono sopravvivere...

La decomposizione si estende a tutta la California... Il prodotto delle radici, delle vigne e degli alberi dev'essere distrutto per tenere alto il prezzo, e questa è la cosa più triste e amara di tutte. Camionate di arance rovesciate a terra. Gente che fa chilometri di strada per prendersi la frutta buttata, ma bisogna impedirlo. Come fai a vendergli le arance a venti centesimi la dozzina se possono pigliare la macchina e andare a caricare gratis? E allora uomini muniti di pompe spruzzano kerosene sui mucchi di arance, e sono furiosi per quel delitto, furiosi come la gente venuta a prendersi la frutta buttata...

E la puzza di marcio riempie il paese. Si brucia caffè nelle caldaie delle navi. Si brucia mais per riscaldare... Si buttano patate nei fiumi e si mettono le guardie sugli argini per impedire alla gente affamata di ripescarle. Si scannano maiali e si seppelliscono...

Un delitto così abietto che trascende la comprensione, una piaga che nessun pianto potrebbe descrivere. Un fallimento che annienta ogni nostro successo...

Gli affamati arrivano con le reticelle per ripescare le patate buttate nel fiume, ma le guardie li ricacciano indietro...Allora restano immobili a guardare le patate trascinate dalla corrente, ad ascoltare gli strilli di maiali sgozzati nei fossi e ricoperti di calce viva, a guardare le montagne di arance che si sciolgono in una poltiglia putrida; e nei loro occhi cresce il furore..."


venerdì 5 febbraio 2016

Il fascino dei pianeti visibili e allineati


Chi dorme non piglia pesci e... non vede i pianeti allineati come non accadeva da circa una decina d'anni, dal 2005. Da fine gennaio a metà febbraio, prima dell'alba infatti, è possibile vedere a occhio nudo ben 5 pianeti del nostro Sistema Solare: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Con la Luna a fare da guida a chi si vuole alzare di buon mattino per scrutare il cielo stellato.

A partire dalla fine di gennaio il nostro satellite si sta spostando da un pianeta all’altro, come se gli facesse visita, permettendo così d’individuarli facilmente. Il 28 gennaio la Luna è passata vicino a Giove, il primo febbraio a Marte, il 4 febbraio a Saturno, per poi affiancarsi a Venere il 6 e a Mercurio il 7 febbraio.

Guardando il cielo, partendo dall’alto a destra si vede Giove, il pianeta più grande del nostro Sistema Solare con un diametro che è quasi undici volte quello della Terra. Più in basso a sinistra è visibile Marte, il pianeta roccioso meta di studi e di diverse missioni spaziali. Un po’ più in basso, si può vedere Saturno, il più distante. Infine Venere, il più luminoso, visibile anche alle prime luci dell'alba e Mercurio.

La mattina, prima di recarmi al lavoro, mi soffermo qualche istante a scrutare il cielo ancora buio. Con non poca emozione guardo verso est e mi lascio affascinare dalla luminosità di Venere, mentre a ovest brilla ancora Giove. Accanto alla Luna ho visto Saturno, così lontano, ma incredibilmente vicino. E mentre cerco di vedere Marte mi vengono in mente alcune storie raccontate da Bradbury nelle Cronache Marziane, ambientate appunto sul Pianeta Rosso. Mercurio invece è là in fondo, dove sorge il Sole, difficile da vedere. Ma che meraviglia! 

I più pigroni che si stanno perdendo questo spettacolo non devono temere perchè i corpi celesti saranno nuovamente visibili tutti insieme anche nelle sere del prossimo agosto.

giovedì 31 dicembre 2015

Buon 2016!


Nelle isole Samoa, in Australia e in Nuova Zelanda il 2016 è già arrivato. Anche da noi stasera a mezzanotte si chiude il 2015 che lascia la scena a un nuovo anno che tutti sperano sia migliore del precedente. Ogni Capodanno si ripete la tradizione dei festeggiamenti, dei buoni propositi e auspici. Che il 2016 sia migliore dell'anno che se ne va, speriamo lo sia davvero, con meno violenza nel mondo, con maggior rispetto per la vita umana e per l'ambiente che ci circonda, nella speranza che davvero qualcosa possa cambiare in meglio e che non rimanga pura utopia. Il 2016 è l'anno del Giubileo della Misericordia appena inaugurato, per i cinesi è l'anno della scimmia, è un anno bisestile, è l'anno degli Europei di calcio in Francia, delle Olimpiadi in Brasile, delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America, delle elezioni politiche in Russia e in Portogallo, del centenario della pubblicazione della Teoria della Relatività di Einstein, dei quattrocento anni dalla morte di Shakespeare, di tante nuove ricorrenze e celebrazioni. Il 2016 teoricamente è un anno come tanti, ma ci si augura davvero che possa essere migliore e che trascorsi i dodici mesi si possa brindare con gioia a quei desideri finalmente esauditi.

domenica 20 dicembre 2015

Evviva il Natale! (tratto da "Il Canto di Natale" di C.Dickens)


Nel dibattito tra lo zio Scrooge, vecchio e tirchio usuraio protagonista de "Il Canto di Natale" di C. Dickens, e il nipote Fred, si discute della bellezza e del significato del Natale: lo zio lo ripudia, il nipote lo adora. Nel romanzo poi gli spiriti del Natale (del Natale Passato, del Natale Presente e del Natale Futuro) tormenteranno l'arido Scrooge fino al ravvedimento. 


"Una volta - il più bel giorno dell'anno, la vigilia di Natale - il vecchio Scrooge se ne stava a sedere tutto affaccendato nel suo banco. Il tempo era freddo, uggioso, tutto nebbia; e si sentiva la gente di fuori andar su e giù, traendo il fiato grosso, fregandosi forte le mani, battendo i piedi per terra per scaldarseli. Gli orologi del vicinato avevano battuto le tre, ma era già quasi notte, se pure il giorno c'era stato. Dalle finestre dei negozi vicini rosseggiavano i lumi come tante macchie sull'aria grigia e spessa. Entrava la nebbia per ogni fessura, per ogni buco di serratura; e così densa era di fuori che, ad onta dell'angustia del vicoletto, le case dirimpetto parevano fantasmi. Davvero, quella nuvola scura che scendeva e scendeva sopra ogni cosa faceva pensare che la Natura, stabilitasi lì accanto, avesse dato l'aire a una sua grande manifattura di birra.

L'uscio del banco era aperto, per dare agio a Scrooge di tenere d'occhio il suo commesso, il quale, inserito in una celletta più in là, una specie di cisterna, attendeva a copiar lettere. Scrooge non aveva per sé che un fuocherello; ma tanto più misero era il fuocherello del commesso, che pareva fatto di un sol pezzo di carbone. Né c'era verso di accrescerlo, perché la cesta del carbone se la teneva Scrooge con sé; e quando per caso il commesso entrava con in mano la paletta, issofatto il principale gli faceva capire che sarebbe stato costretto a dargli il benservito. Epperò lo scrivano si avvolgeva al collo il suo fazzoletto bianco e ingegnavasi di scaldarsi alla fiamma della candela: il che, per non essere egli un uomo di gagliarda immaginazione, non gli riusciva né punto né poco.

- Buon Natale, zio! un allegro Natale! Dio vi benedica! - gridò una voce gioconda. Era la voce del nipote di Scrooge, piombato nel banco così d'improvviso che lo zio non lo aveva sentito venire.

- Eh via! - rispose Scrooge - sciocchezze! -

S'era così ben scaldato, a furia di correre nella nebbia e nel gelo, cotesto nipote di Scrooge, che pareva come affocato: aveva la faccia rubiconda e simpatica; gli lucevano gli occhi e fumava ancora il fiato.

- Come, zio, Natale una sciocchezza! - esclamò il nipote di Scrooge. - Voi non lo pensate di certo.

- Altro se lo penso! - ribatté Scrooge. - Un Natale allegro! o che motivo hai tu di stare allegro? che diritto? Sei povero abbastanza, mi pare.

- Via, via - riprese il nipote ridendo. - Che diritto avete voi di essere triste? che ragione avete di essere uggioso? Siete ricco abbastanza, mi pare. -

Scrooge, che non avea pel momento una risposta migliore, tornò al suo "Eh via! sciocchezze."

- Non siate così di malumore, zio - disse il nipote.

- Sfido io a non esserlo - ribatté lo zio - quando s'ha da vivere in un mondaccio di matti com'è questo. Un Natale allegro! Al diavolo il Natale con tutta l'allegria! O che altro è il Natale se non un giorno di scadenze quando non s'hanno danari; un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un'ora più ricchi; un giorno di chiusura di bilancio che ci dà, dopo dodici mesi, la bella soddisfazione di non trovare una sola partita all'attivo? Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto "allegro Natale" in bocca, avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore. Sì, proprio!

- Zio! - pregò il nipote.

- Nipote! - rimbeccò accigliato lo zio, - tieniti il tuo Natale tu, e lasciami il mio.

- Il vostro Natale! ma che Natale è il vostro, se voi non ne fate?

- Vuol dire che così mi piace, e tu non mi rompere il capo. Buon pro ti faccia il tuo Natale! E davvero che te n'ha fatto del bene fino adesso!

- Di molte cose buone sono stato io a non voler profittare, quest'è certo - rispose il nipote; - e il Natale fra l'altre. - Ma il fatto è che io ho tenuto sempre il giorno di Natale, quando è tornato - lasciando stare il rispetto dovuto al suo sacro nome, se si può lasciarlo stare - come un bel giorno, un giorno in cui ci si vuol bene, si fa la carità, si perdona e ci si spassa: il solo giorno del calendario, in cui uomini e donne per mutuo accordo pare che aprano il cuore e pensino alla povera gente come a compagni di viaggio verso la tomba e non già come ad un'altra razza di creature avviata per altri sentieri. Epperò, zio, benché non mi abbia mai cacciato in tasca la croce di un soldo, io credo che il Natale m'abbia fatto del bene e me ne farà. Evviva dunque il Natale!"


Auguri di Buon Natale.

sabato 12 dicembre 2015

La magia di Santa Lucia


Anche questa notte Santa Lucia entrerà nelle case di molti bambini, sempre che si siano comportati bene. La notte sarà lunga e agitata, grazie a quell'incredibile magia che Santa Lucia sa regalare a grandi e piccini.

Questa é la notte di Santa Lucia
senti nell’aria la sua magia.
Lei vola veloce col suo asinello
atterra davanti ad ogni cancello.
Ad ogni finestra un mazzolin di fieno
e l’asinello ha già fatto il pieno.
Santa Lucia con il suo carretto
lascia a tutti un gioco e un dolcetto.
porta ai bambini tanti regali
tutti belli, tutti speciali.


Santa Lucia bella
dei bimbi sei la stella,
tu vieni a tarda sera
quando l’aria si fa nera.
Tu vieni con l’asinello
al suon del campanello,
e le stelline d’oro
che cantano tutte in coro:
“Bimbi, ora la Santa é qui
ditele così:
cara Santa Lucia
non smarrir la via
trova la mia porticina
quella é la mia casina!”
E giù tanti doni.

(filastrocche popolari)

domenica 29 novembre 2015

Recensione di “Anna” di Niccolò Ammaniti


“Il lungomare era stato trasformato in una tendopoli che dopo quattro anni formava uno strato compatto di plastica, stoffa e cartone inerte e duro. Non interessava nemmeno più ai gabbiani e ai ratti. Nelle piazze c’erano cataste di corpi e nelle fosse comuni giacevano cadaveri ricoperti di calce. Il porto era stato consumato da un incendio così vorace che aveva deformato pure il ferro delle cancellate, riducendo le banchine a piazzali anneriti. Rimanevano in piedi le gru e le pile di container arrugginiti. Un paio di navi giacevano coricate sul fianco come megattere spiaggiate”.

Queste righe, tratte da “Anna”, l’ultimo libro di Niccolò Ammaniti, potrebbero essere un incipit perfetto per questo romanzo dai risvolti apocalittici. La protagonista è una bambina di tredici anni, Anna, che deve sopravvivere in un mondo flagellato da un virus terribile che sta sterminando l’intera umanità. Gli unici immuni sono i bambini, che non sviluppano il virus della “Rossa” fino all’adolescenza.

La trama si svolge in una Sicilia irriconoscibile, tra case abbandonate e file di automobili ridotte a carcasse arrugginite e coperte di polvere, nella desolazione più totale, in una tristezza infinita, dove ogni essere umano è stato colpito, tranne appunto i più piccoli. Cani randagi e affamati si aggirano in branco come lupi scarniti e feroci. Anna dovrà fronteggiare bestie fameliche e orde di bambini seminudi che si muovono come tribù indigene in città fantasma. Lo spettro della fame accomuna i sopravvissuti che svaligiano case e negozi, arraffando ogni cosa che possa essere utile. In tanto orrore cambia la percezione di cosa è giusto o sbagliato, mutano i valori e i sentimenti, si ruba e si uccide per sopravvivere, i bambini giocano con ossa umane, le raccolgono e le usano come fossero costruzioni in un gioco macabro e spaventoso.

Anna è una bambina che in pochi anni ha visto la propria vita cambiare improvvisamente. Grazie a un diario che la mamma le ha lasciato prima di morire, “il libro delle cose importanti”, riesce ad organizzarsi e a provvedere al fratello più piccolo. In lei domina un grande senso di responsabilità, non vuole deludere sua madre nemmeno quando questa è ridotta a uno scheletro. Badare al fratello è un suo compito, deve provvedere al cibo e alle medicine, e soprattutto non vuole che il piccolo conosca tutta la verità. Ma non tutto ciò che accade è prevedibile, il diario ha dei limiti, la mamma non poteva certo immaginare tutto ciò che il futuro avrebbe riservato per i suoi figli. Anna è una ragazzina determinata, intelligente, coraggiosa, e sa destreggiarsi in ogni situazione. Vagherà per terre abbandonate, tra cumuli di immondizia e distese di cenere, insieme al fratello talvolta disperso, affascinato da quelle orde di bambini così simili a lui che lo rapiscono e lo portano via. Anna sperimenta l’amore, quello vero che porta gioia e speranza anche nei momenti più terribili. Sicura che il destino possa esserle favorevole cerca in ogni modo di lasciare la Sicilia. Le autostrade lunghe e incredibilmente deserte fanno da cornice al suo cammino lento e faticoso verso l’agognata salvezza in cui lei vuole credere, verso la Calabria e il continente, dove spera di cambiare il destino suo e del fratello.

“Anna” è un romanzo avvincente, da leggere tutto d’un fiato. Non ci si può annoiare, il cataclisma di Ammaniti è così terrificante da far aggrappare il lettore a ogni singola pagina. La storia si svolge in un contesto a dir poco aberrante, in un mondo crudele e spietato. “Anna” è sconvolgente, triste, impietoso, catastrofico e talvolta nauseante. Ma la fluidità della narrazione, le vicende dei protagonisti a cui subito ci si affeziona e ci si immedesima, le loro emozioni, il contesto in cui si svolge la storia in una Sicilia dai luoghi conosciuti come Palermo o Cefalù, rendono questo romanzo avvincente e imperdibile. Si potrebbe dire che la storia raccontata da Ammaniti non è nuova, già altri hanno scritto di epoche post-apocalittiche e virus letali. Nel film “Io sono leggenda” tratto dall’omonimo romanzo di R. Matheson, il protagonista interpretato da Will Smith, vive una situazione analoga a quella di Anna, in una New York annientata da un terribile virus. O anche in altri film come “Contagion” o “Virus letale” l’umanità soccombe in uno scenario terrificante. Ma la capacità di Ammaniti sta nel trasportare e rappresentare questa apocalisse in una terra inusuale come quella di una regione italiana che solitamente poco si presta a scenografie di questo tipo.

“Anna” è un libro per gli amanti del genere fantascientifico, dell’horror, ma anche di chi sa apprezzare quel tipo di romanzo in cui l’avventura si mescola a vicende surreali. L’affermazione “La vita non ci appartiene, ci attraversa”, riportata anche nella quarta di copertina, riassume il concetto base a cui questo libro fa riferimento, cioè che non tutto è prevedibile, e che l’uomo è solo una pedina nelle mani del destino.





domenica 15 novembre 2015

mercoledì 11 novembre 2015

L'estate di San Martino



L'11 novembre si celebra San Martino, e con il nome "estate di San Martino" si indica il periodo autunnale in cui, dopo i primi freddi, si verificano condizioni climatiche di bel tempo con temperature piuttosto miti. 
Mai come quest'anno questo periodo coincide proprio con il perdurare dell'anticiclone che da parecchi giorni sta interessando l'Europa e la nostra penisola con generale assenza di precipitazioni e cielo limpido.

Il nome ha origine dalla tradizione del mantello, secondo la quale Martino da Tours (San Martino), entrato nell'esercito e inviato in Gallia, nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un acquazzone, gli donò metà del suo mantello; subito dopo, il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite. La notte, Martino vide in sogno Gesù, rivestito della metà del suo mantello militare, che diceva ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato. Egli mi ha vestito”. Martino, allora, risvegliatosi, trovò il suo mantello integro. Il sogno ebbe un tale impatto su di lui che, già catecumeno, venne poi battezzato la Pasqua seguente, divenendo cristiano.


Per celebrare l'estate di San Martino rileggiamo insieme due famose poesie di Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli.


San Martino (Giosuè Carducci)

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale, 
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar. 


Novembre (Giovanni Pascoli)

Gèmmea l'aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l'odorino amaro 
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l'estate, 
fredda, dei morti.

martedì 27 ottobre 2015

Quel futuro così lontano...


21 ottobre 2015. Così digitava il bizzarro inventore Doc sul display della DeLorean per portare il giovane Martin lontano nel tempo nel famoso film Il Ritorno al Futuro, parte II. 


Un futuro lontano, dove il regista americano Robert Zemeckis immagina macchine che volano, skateboard fluttuanti, scarpe autoallaccianti, oggetti futuristici, immagini tridimensionali come lo squalo che sembra aggredire Martin uscendo da uno schermo, e molto altro ancora. Un futuro così lontano... ma incredibilmente attuale. Quel 2015 infatti è arrivato, si sorride al pensiero che secondo Zemeckis dovremmo vivere tra macchine che volano e altre stramberie, anche se di cambiamenti ce ne sono stati eccome in questi anni. La tecnologia avanza, il digitale ha preso il sopravvento, si studiano e si provano energie alternative, elettrodomestici sempre più evoluti sono parte integrante della nostra vita. 

Dal 1985 Martin è tornato indietro nel tempo fino al 1955. Un balzo di trent'anni ed è tornato nel 1985 per poi essere catapultato avanti di un altro trentennio, il 2015. Proviamo allora ad immaginare il nostro amico Martin fra altri trent'anni, nel 2045... chissà come sarà il mondo? Le macchine voleranno davvero, senza dover più intasare le strade oggi così trafficate? Esisterà un mondo pulito? La tecnologia come si sarà evoluta? Come sarà la vita delle persone?

Chiudo gli occhi e vedo una città silenziosa, veicoli che fluttuano nell'aria muovendosi in modo ordinato, aerei simili ad astronavi, palazzi altissimi che svettano nel cielo scomparendo tra le nubi...
No, provo a osare di più... nel futuro vedo individui che camminano insieme senza confusione, così uguali ma diversi tra loro. Androidi e robot, creature della tecnologia avanzata mescolate tra gli esseri umani. Quali siano gli uni e gli altri però non riesco a distinguerli. C'è ordine e disciplina, ma non si intravede alcuna emozione o sentimento. Pare un futuro alla Orwell... Oppure il solito cataclisma che cancella la razza umana, l'era nucleare che distrugge ogni cosa, la fuga su Marte... 
Tuttavia non è detto che il futuro debba essere per forza catastrofico. Chi ci dice che la scienza e la ricerca non portino a soluzioni definitive ai mali che affliggono l'umanità? Un mondo pulito, senza inquinamento, senza malattie, dove tutti abbiano di cui nutrirsi, un mondo senza guerre e violenza. Utopia?

Martin è indeciso. Non sa se continuare a sbirciare un po' più in là nel tempo per vedere fin dove si può spingere la mente umana, o se tornare all'epoca che più gli si addice. Ecco, forse questa sarebbe la soluzione giusta per un ipotetico futuro migliore. Tornare dal futuro per sistemare gli errori del passato o viceversa. Quindi aveva ragione Doc, bisogna inventare una macchina del tempo. 

Intanto credo che imparare dai propri errori sia già un buon passo verso un futuro migliore.