giovedì 31 dicembre 2015

Buon 2016!


Nelle isole Samoa, in Australia e in Nuova Zelanda il 2016 è già arrivato. Anche da noi stasera a mezzanotte si chiude il 2015 che lascia la scena a un nuovo anno che tutti sperano sia migliore del precedente. Ogni Capodanno si ripete la tradizione dei festeggiamenti, dei buoni propositi e auspici. Che il 2016 sia migliore dell'anno che se ne va, speriamo lo sia davvero, con meno violenza nel mondo, con maggior rispetto per la vita umana e per l'ambiente che ci circonda, nella speranza che davvero qualcosa possa cambiare in meglio e che non rimanga pura utopia. Il 2016 è l'anno del Giubileo della Misericordia appena inaugurato, per i cinesi è l'anno della scimmia, è un anno bisestile, è l'anno degli Europei di calcio in Francia, delle Olimpiadi in Brasile, delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America, delle elezioni politiche in Russia e in Portogallo, del centenario della pubblicazione della Teoria della Relatività di Einstein, dei quattrocento anni dalla morte di Shakespeare, di tante nuove ricorrenze e celebrazioni. Il 2016 teoricamente è un anno come tanti, ma ci si augura davvero che possa essere migliore e che trascorsi i dodici mesi si possa brindare con gioia a quei desideri finalmente esauditi.

domenica 20 dicembre 2015

Evviva il Natale! (tratto da "Il Canto di Natale" di C.Dickens)


Nel dibattito tra lo zio Scrooge, vecchio e tirchio usuraio protagonista de "Il Canto di Natale" di C. Dickens, e il nipote Fred, si discute della bellezza e del significato del Natale: lo zio lo ripudia, il nipote lo adora. Nel romanzo poi gli spiriti del Natale (del Natale Passato, del Natale Presente e del Natale Futuro) tormenteranno l'arido Scrooge fino al ravvedimento. 


"Una volta - il più bel giorno dell'anno, la vigilia di Natale - il vecchio Scrooge se ne stava a sedere tutto affaccendato nel suo banco. Il tempo era freddo, uggioso, tutto nebbia; e si sentiva la gente di fuori andar su e giù, traendo il fiato grosso, fregandosi forte le mani, battendo i piedi per terra per scaldarseli. Gli orologi del vicinato avevano battuto le tre, ma era già quasi notte, se pure il giorno c'era stato. Dalle finestre dei negozi vicini rosseggiavano i lumi come tante macchie sull'aria grigia e spessa. Entrava la nebbia per ogni fessura, per ogni buco di serratura; e così densa era di fuori che, ad onta dell'angustia del vicoletto, le case dirimpetto parevano fantasmi. Davvero, quella nuvola scura che scendeva e scendeva sopra ogni cosa faceva pensare che la Natura, stabilitasi lì accanto, avesse dato l'aire a una sua grande manifattura di birra.

L'uscio del banco era aperto, per dare agio a Scrooge di tenere d'occhio il suo commesso, il quale, inserito in una celletta più in là, una specie di cisterna, attendeva a copiar lettere. Scrooge non aveva per sé che un fuocherello; ma tanto più misero era il fuocherello del commesso, che pareva fatto di un sol pezzo di carbone. Né c'era verso di accrescerlo, perché la cesta del carbone se la teneva Scrooge con sé; e quando per caso il commesso entrava con in mano la paletta, issofatto il principale gli faceva capire che sarebbe stato costretto a dargli il benservito. Epperò lo scrivano si avvolgeva al collo il suo fazzoletto bianco e ingegnavasi di scaldarsi alla fiamma della candela: il che, per non essere egli un uomo di gagliarda immaginazione, non gli riusciva né punto né poco.

- Buon Natale, zio! un allegro Natale! Dio vi benedica! - gridò una voce gioconda. Era la voce del nipote di Scrooge, piombato nel banco così d'improvviso che lo zio non lo aveva sentito venire.

- Eh via! - rispose Scrooge - sciocchezze! -

S'era così ben scaldato, a furia di correre nella nebbia e nel gelo, cotesto nipote di Scrooge, che pareva come affocato: aveva la faccia rubiconda e simpatica; gli lucevano gli occhi e fumava ancora il fiato.

- Come, zio, Natale una sciocchezza! - esclamò il nipote di Scrooge. - Voi non lo pensate di certo.

- Altro se lo penso! - ribatté Scrooge. - Un Natale allegro! o che motivo hai tu di stare allegro? che diritto? Sei povero abbastanza, mi pare.

- Via, via - riprese il nipote ridendo. - Che diritto avete voi di essere triste? che ragione avete di essere uggioso? Siete ricco abbastanza, mi pare. -

Scrooge, che non avea pel momento una risposta migliore, tornò al suo "Eh via! sciocchezze."

- Non siate così di malumore, zio - disse il nipote.

- Sfido io a non esserlo - ribatté lo zio - quando s'ha da vivere in un mondaccio di matti com'è questo. Un Natale allegro! Al diavolo il Natale con tutta l'allegria! O che altro è il Natale se non un giorno di scadenze quando non s'hanno danari; un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un'ora più ricchi; un giorno di chiusura di bilancio che ci dà, dopo dodici mesi, la bella soddisfazione di non trovare una sola partita all'attivo? Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto "allegro Natale" in bocca, avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore. Sì, proprio!

- Zio! - pregò il nipote.

- Nipote! - rimbeccò accigliato lo zio, - tieniti il tuo Natale tu, e lasciami il mio.

- Il vostro Natale! ma che Natale è il vostro, se voi non ne fate?

- Vuol dire che così mi piace, e tu non mi rompere il capo. Buon pro ti faccia il tuo Natale! E davvero che te n'ha fatto del bene fino adesso!

- Di molte cose buone sono stato io a non voler profittare, quest'è certo - rispose il nipote; - e il Natale fra l'altre. - Ma il fatto è che io ho tenuto sempre il giorno di Natale, quando è tornato - lasciando stare il rispetto dovuto al suo sacro nome, se si può lasciarlo stare - come un bel giorno, un giorno in cui ci si vuol bene, si fa la carità, si perdona e ci si spassa: il solo giorno del calendario, in cui uomini e donne per mutuo accordo pare che aprano il cuore e pensino alla povera gente come a compagni di viaggio verso la tomba e non già come ad un'altra razza di creature avviata per altri sentieri. Epperò, zio, benché non mi abbia mai cacciato in tasca la croce di un soldo, io credo che il Natale m'abbia fatto del bene e me ne farà. Evviva dunque il Natale!"


Auguri di Buon Natale.

sabato 12 dicembre 2015

La magia di Santa Lucia


Anche questa notte Santa Lucia entrerà nelle case di molti bambini, sempre che si siano comportati bene. La notte sarà lunga e agitata, grazie a quell'incredibile magia che Santa Lucia sa regalare a grandi e piccini.

Questa é la notte di Santa Lucia
senti nell’aria la sua magia.
Lei vola veloce col suo asinello
atterra davanti ad ogni cancello.
Ad ogni finestra un mazzolin di fieno
e l’asinello ha già fatto il pieno.
Santa Lucia con il suo carretto
lascia a tutti un gioco e un dolcetto.
porta ai bambini tanti regali
tutti belli, tutti speciali.


Santa Lucia bella
dei bimbi sei la stella,
tu vieni a tarda sera
quando l’aria si fa nera.
Tu vieni con l’asinello
al suon del campanello,
e le stelline d’oro
che cantano tutte in coro:
“Bimbi, ora la Santa é qui
ditele così:
cara Santa Lucia
non smarrir la via
trova la mia porticina
quella é la mia casina!”
E giù tanti doni.

(filastrocche popolari)

domenica 29 novembre 2015

Recensione di “Anna” di Niccolò Ammaniti


“Il lungomare era stato trasformato in una tendopoli che dopo quattro anni formava uno strato compatto di plastica, stoffa e cartone inerte e duro. Non interessava nemmeno più ai gabbiani e ai ratti. Nelle piazze c’erano cataste di corpi e nelle fosse comuni giacevano cadaveri ricoperti di calce. Il porto era stato consumato da un incendio così vorace che aveva deformato pure il ferro delle cancellate, riducendo le banchine a piazzali anneriti. Rimanevano in piedi le gru e le pile di container arrugginiti. Un paio di navi giacevano coricate sul fianco come megattere spiaggiate”.

Queste righe, tratte da “Anna”, l’ultimo libro di Niccolò Ammaniti, potrebbero essere un incipit perfetto per questo romanzo dai risvolti apocalittici. La protagonista è una bambina di tredici anni, Anna, che deve sopravvivere in un mondo flagellato da un virus terribile che sta sterminando l’intera umanità. Gli unici immuni sono i bambini, che non sviluppano il virus della “Rossa” fino all’adolescenza.

La trama si svolge in una Sicilia irriconoscibile, tra case abbandonate e file di automobili ridotte a carcasse arrugginite e coperte di polvere, nella desolazione più totale, in una tristezza infinita, dove ogni essere umano è stato colpito, tranne appunto i più piccoli. Cani randagi e affamati si aggirano in branco come lupi scarniti e feroci. Anna dovrà fronteggiare bestie fameliche e orde di bambini seminudi che si muovono come tribù indigene in città fantasma. Lo spettro della fame accomuna i sopravvissuti che svaligiano case e negozi, arraffando ogni cosa che possa essere utile. In tanto orrore cambia la percezione di cosa è giusto o sbagliato, mutano i valori e i sentimenti, si ruba e si uccide per sopravvivere, i bambini giocano con ossa umane, le raccolgono e le usano come fossero costruzioni in un gioco macabro e spaventoso.

Anna è una bambina che in pochi anni ha visto la propria vita cambiare improvvisamente. Grazie a un diario che la mamma le ha lasciato prima di morire, “il libro delle cose importanti”, riesce ad organizzarsi e a provvedere al fratello più piccolo. In lei domina un grande senso di responsabilità, non vuole deludere sua madre nemmeno quando questa è ridotta a uno scheletro. Badare al fratello è un suo compito, deve provvedere al cibo e alle medicine, e soprattutto non vuole che il piccolo conosca tutta la verità. Ma non tutto ciò che accade è prevedibile, il diario ha dei limiti, la mamma non poteva certo immaginare tutto ciò che il futuro avrebbe riservato per i suoi figli. Anna è una ragazzina determinata, intelligente, coraggiosa, e sa destreggiarsi in ogni situazione. Vagherà per terre abbandonate, tra cumuli di immondizia e distese di cenere, insieme al fratello talvolta disperso, affascinato da quelle orde di bambini così simili a lui che lo rapiscono e lo portano via. Anna sperimenta l’amore, quello vero che porta gioia e speranza anche nei momenti più terribili. Sicura che il destino possa esserle favorevole cerca in ogni modo di lasciare la Sicilia. Le autostrade lunghe e incredibilmente deserte fanno da cornice al suo cammino lento e faticoso verso l’agognata salvezza in cui lei vuole credere, verso la Calabria e il continente, dove spera di cambiare il destino suo e del fratello.

“Anna” è un romanzo avvincente, da leggere tutto d’un fiato. Non ci si può annoiare, il cataclisma di Ammaniti è così terrificante da far aggrappare il lettore a ogni singola pagina. La storia si svolge in un contesto a dir poco aberrante, in un mondo crudele e spietato. “Anna” è sconvolgente, triste, impietoso, catastrofico e talvolta nauseante. Ma la fluidità della narrazione, le vicende dei protagonisti a cui subito ci si affeziona e ci si immedesima, le loro emozioni, il contesto in cui si svolge la storia in una Sicilia dai luoghi conosciuti come Palermo o Cefalù, rendono questo romanzo avvincente e imperdibile. Si potrebbe dire che la storia raccontata da Ammaniti non è nuova, già altri hanno scritto di epoche post-apocalittiche e virus letali. Nel film “Io sono leggenda” tratto dall’omonimo romanzo di R. Matheson, il protagonista interpretato da Will Smith, vive una situazione analoga a quella di Anna, in una New York annientata da un terribile virus. O anche in altri film come “Contagion” o “Virus letale” l’umanità soccombe in uno scenario terrificante. Ma la capacità di Ammaniti sta nel trasportare e rappresentare questa apocalisse in una terra inusuale come quella di una regione italiana che solitamente poco si presta a scenografie di questo tipo.

“Anna” è un libro per gli amanti del genere fantascientifico, dell’horror, ma anche di chi sa apprezzare quel tipo di romanzo in cui l’avventura si mescola a vicende surreali. L’affermazione “La vita non ci appartiene, ci attraversa”, riportata anche nella quarta di copertina, riassume il concetto base a cui questo libro fa riferimento, cioè che non tutto è prevedibile, e che l’uomo è solo una pedina nelle mani del destino.





domenica 15 novembre 2015

mercoledì 11 novembre 2015

L'estate di San Martino



L'11 novembre si celebra San Martino, e con il nome "estate di San Martino" si indica il periodo autunnale in cui, dopo i primi freddi, si verificano condizioni climatiche di bel tempo con temperature piuttosto miti. 
Mai come quest'anno questo periodo coincide proprio con il perdurare dell'anticiclone che da parecchi giorni sta interessando l'Europa e la nostra penisola con generale assenza di precipitazioni e cielo limpido.

Il nome ha origine dalla tradizione del mantello, secondo la quale Martino da Tours (San Martino), entrato nell'esercito e inviato in Gallia, nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un acquazzone, gli donò metà del suo mantello; subito dopo, il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite. La notte, Martino vide in sogno Gesù, rivestito della metà del suo mantello militare, che diceva ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato. Egli mi ha vestito”. Martino, allora, risvegliatosi, trovò il suo mantello integro. Il sogno ebbe un tale impatto su di lui che, già catecumeno, venne poi battezzato la Pasqua seguente, divenendo cristiano.


Per celebrare l'estate di San Martino rileggiamo insieme due famose poesie di Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli.


San Martino (Giosuè Carducci)

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale, 
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar. 


Novembre (Giovanni Pascoli)

Gèmmea l'aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l'odorino amaro 
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l'estate, 
fredda, dei morti.

martedì 27 ottobre 2015

Quel futuro così lontano...


21 ottobre 2015. Così digitava il bizzarro inventore Doc sul display della DeLorean per portare il giovane Martin lontano nel tempo nel famoso film Il Ritorno al Futuro, parte II. 


Un futuro lontano, dove il regista americano Robert Zemeckis immagina macchine che volano, skateboard fluttuanti, scarpe autoallaccianti, oggetti futuristici, immagini tridimensionali come lo squalo che sembra aggredire Martin uscendo da uno schermo, e molto altro ancora. Un futuro così lontano... ma incredibilmente attuale. Quel 2015 infatti è arrivato, si sorride al pensiero che secondo Zemeckis dovremmo vivere tra macchine che volano e altre stramberie, anche se di cambiamenti ce ne sono stati eccome in questi anni. La tecnologia avanza, il digitale ha preso il sopravvento, si studiano e si provano energie alternative, elettrodomestici sempre più evoluti sono parte integrante della nostra vita. 

Dal 1985 Martin è tornato indietro nel tempo fino al 1955. Un balzo di trent'anni ed è tornato nel 1985 per poi essere catapultato avanti di un altro trentennio, il 2015. Proviamo allora ad immaginare il nostro amico Martin fra altri trent'anni, nel 2045... chissà come sarà il mondo? Le macchine voleranno davvero, senza dover più intasare le strade oggi così trafficate? Esisterà un mondo pulito? La tecnologia come si sarà evoluta? Come sarà la vita delle persone?

Chiudo gli occhi e vedo una città silenziosa, veicoli che fluttuano nell'aria muovendosi in modo ordinato, aerei simili ad astronavi, palazzi altissimi che svettano nel cielo scomparendo tra le nubi...
No, provo a osare di più... nel futuro vedo individui che camminano insieme senza confusione, così uguali ma diversi tra loro. Androidi e robot, creature della tecnologia avanzata mescolate tra gli esseri umani. Quali siano gli uni e gli altri però non riesco a distinguerli. C'è ordine e disciplina, ma non si intravede alcuna emozione o sentimento. Pare un futuro alla Orwell... Oppure il solito cataclisma che cancella la razza umana, l'era nucleare che distrugge ogni cosa, la fuga su Marte... 
Tuttavia non è detto che il futuro debba essere per forza catastrofico. Chi ci dice che la scienza e la ricerca non portino a soluzioni definitive ai mali che affliggono l'umanità? Un mondo pulito, senza inquinamento, senza malattie, dove tutti abbiano di cui nutrirsi, un mondo senza guerre e violenza. Utopia?

Martin è indeciso. Non sa se continuare a sbirciare un po' più in là nel tempo per vedere fin dove si può spingere la mente umana, o se tornare all'epoca che più gli si addice. Ecco, forse questa sarebbe la soluzione giusta per un ipotetico futuro migliore. Tornare dal futuro per sistemare gli errori del passato o viceversa. Quindi aveva ragione Doc, bisogna inventare una macchina del tempo. 

Intanto credo che imparare dai propri errori sia già un buon passo verso un futuro migliore.





venerdì 9 ottobre 2015

Il disastro del Vajont


9 ottobre 1963. Sono passati ben 52 anni dal disastro della diga del Vajont che provocò circa 2000 vittime. Quella sera la caduta di una gigantesca frana staccatasi dal Monte Toc nelle acque del sottostante bacino e la conseguente tracimazione dell'acqua della diga, provocarono l'inondazione e la distruzione dei paesi del fondovalle veneto, tra cui Longarone.

Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione. 

Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. 

Stasera osserviamo un minuto di silenzio, diciamo una preghiera o accendiamo una candela, in ricordo di quelle vittime innocenti.





sabato 26 settembre 2015

My Expo.. experience: un mix di culture, tecnologie e tradizioni

Il riso


La visita di Expo a Milano mi ha regalato tante emozioni, chi ama il mondo e adora viaggiare non può restare insensibile in questo luogo che è un mix esplosivo di culture, tradizioni, tecnologie, colori e sapori provenienti da ogni angolo del nostro pianeta. Tant'è che ci sono ritornato e vorrei tornare ancora.

Il bosco dell'Austria
Expo è l'aroma del cacao e un viaggio tra i colori dell'Ecuador, affondare le mani tra le soffici piante di riso, sentire il caldo del deserto nel padiglione del Marocco e passeggiare tra piante di timo e rosmarino, respirare a pieni polmoni nel bosco dell'Austria, l'incontro virtuale con la tigre e altri animali della giungla della Malaysia, le aree climatiche della Colombia, la scoperta dell'agricoltura e della cucina della Thailandia, la maestosità e l'eleganza del Palazzo Italia, gli ombrelli variopinti e l'incredibile spettacolo di luci della Cina, fare due passi in un villaggio del Nepal, il sapore di un cioccolato sublime, il profumo del caffè, la sala dei piatti luminosi della Spagna, i manti erbosi sulle pareti di Israele, i cappelli a cono di paglia del Vietnam, l'incrocio in Piazza Italia del Cardo con il Decumano, vivere una serata sfrenata tra i dj e lo street food dell'Olanda, gustare una croque baguette della Francia, i giochi d'acqua del Kuwait con le spezie e le tradizioni da conoscere nel fantastico tour del suo padiglione, salire sulla terrazza degli Stati Uniti o su quella dell'Angola, specchiarsi nel padiglione della Russia, salire le scale tra centinaia di cassette di legno intorno all'edificio della Polonia, le luci che al tramonto illuminano il Kazakhstan, il frastuono delle cascate nei video dell'Irlanda, abbracciare una mucca (finta) tricolore, sorseggiare una birra in Germania, ascoltare la musica di strada dell'Argentina o i tamburi del Bahrain, restare in equilibrio sulle reti del Brasile, sbirciare il cielo azzurro tra gli intrecci d'acciaio del padiglione alveare della Gran Bretagna, ammirare estasiati lo spettacolo di fontane e luci dell'Albero della Vita, e molto altro ancora.

Lo street food dell'Olanda
Dall'Italia al Giappone, dalla Corea del Sud all'Azerbaijan, passando dalla Lituania alla Moldavia, dal Belgio alla Repubblica Ceca, dal Qatar all'Oman, dalla Svizzera alla Turchia, dal Cile al Messico, i padiglioni da visitare sono tantissimi. Oltre a quelli di queste nazioni ci sono anche i cluster, ovvero quelli tematici del riso, del caffè, dei cereali o del cioccolato, con altri paesi come Camerun, Ghana, Sierra Leone, Myanmar, Cambogia, ecc.. e il Padiglione Zero che introduce il visitatore nel mondo dell'alimentazione e nel rapporto dell'uomo con la natura e il cibo.

Palazzo Italia
Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia sta ospitando dal 1 maggio al 31 ottobre 2015, il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione, un giro del mondo tra i padiglioni di un sito espositivo che si estende su una superficie di più di un milione di metri quadri, un viaggio nella cultura, nei profumi, nei colori e nelle tradizioni dei popoli. 

“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è il tema principale di quest'evento mondiale su cui riflettere e confrontarsi, affrontando i problemi dei paesi che soffrono la fame e di quelli in cui i problemi sono il troppo cibo o l'alimentazione scorretta. I 140 Paesi che vi partecipano mostrano il meglio della propria tecnologia tentando di dare risposte alle esigenze del nostro pianeta.

Expo è un'occasione unica, irripetibile, da non perdere. E' un viaggio meraviglioso, fatto di sensazioni e ricco di emozioni. Ci vuole pazienza, la gente è tanta e le code ad alcuni padiglioni sono lunghe. Ma non perdete tempo, manca poco più di un mese alla chiusura e per chi non ci è ancora stato è ora di andare, e per i più scatenati, di ritornare.

Vista del Decumano dalla terrazza del padiglione USA

Ingresso al padiglione del Kuwait

Piatti luminosi nel padiglione della Spagna

Il cielo visto dal padiglione della Gran Bretagna

Padiglione Malaysia

Incontro virtuale con la tigre della Malaysia

Padiglione Corea del Sud

Ingresso del Vietnam

L'Angola

Le reti del Brasile

Musica nel Bahrain

Interno del padiglione dell'Irlanda

Nepal

Interno del Nepal



Ingresso al padiglione della Thailandia

Padiglione della Colombia

La Cina

Luci all'interno del padiglione della Cina

Giardini della Cina e il padiglione della Colombia

Palazzo Italia di sera


Giappone

Marocco

Ingressi ai padiglioni del Kuwait e degli Stati Uniti

Vista panoramica dal padiglione della Germania

I colori dell'Ecuador

Lo spettacolo dell'Albero della Vita


venerdì 18 settembre 2015

Che meraviglia di fiori! A Montisola si celebra la Festa di Santa Croce in un paesaggio da fiaba


Una festa che si ripete ogni cinque anni, un appuntamento da non perdere. A Montisola, sul lago d'Iseo (Bs) si celebra la famosa Festa di Santa Croce, conosciuta anche come Festa dei Fiori. Le frazioni di Carzano e Novale si trasformano per una settimana in borghi dall'aspetto fiabesco, adornati da migliaia di fiori.. di carta! E' proprio questa la peculiarità della manifestazione isolana, i fiori sono tutti realizzati e decorati a mano dagli abitanti, che impiegano anche più di un anno per farli. E sono dei veri capolavori. Una tradizione che dura dal 1836, quando il colera colpì duramente questi piccoli paesi del lago d'Iseo mietendo numerose vittime. Gli abitanti, per essere risparmiati dalla malattia, chiesero la grazia facendo Voto alla Santissima Croce, promettendo di onorarla con una festa a cadenza quinquennale. Con la scomparsa dell'epidemia, da quell'anno si continua a celebrare la festa di Santa Croce ogni cinque anni. 

Dal 14 al 20 settembre ritorna quindi questa bellissima festa, gli addobbi tingono i vicoli e le piazzette di Carzano e Novale di svariate tonalità. Migliaia di fiori colorati vengono posti sulle arcate di legno ricoperte di aghi di pino, sui muretti e sulle porte delle case. La preparazione comincia ancora a luglio quando viene alzato nella piazzetta del "Port Antic" il primo palo di sostegno, chiamato in dialetto "antena". Poi prende forma la struttura ad arcate, circa trecento, e a settembre queste vengono interamente addobbate di fiori che sembrano veri, grazie alla maestria della popolazione che rispetta la regola di realizzare solo fiori reali, non di fantasia. Quindi il lavoro è meticoloso e di precisione, e il risultato è che mentre passeggiate sotto un cielo fiorito potrete ammirare meravigliose riproduzioni di tulipani, rose, gerbere, gigli, begonie, calle, girasoli o margherite.

La manifestazione è cominciata lunedì con la Processione e la Santa Messa presso la chiesa di Carzano. In questi giorni si è già registrata un'incredibile affluenza di turisti e curiosi. Alla festa si può andare in qualsiasi momento della giornata: con il sole i colori sono ancora più accesi, e verso sera le arcate si illuminano grazie alle luci bianche poste tra i fiori. Ci sono stand gastronomici, concerti e serate danzanti, insomma tutti gli ingredienti per una festa grandiosa.

Per arrivare a Montisola potete prendere il battello a Sale Marasino che vi conduce nei pressi di Carzano, oppure da Sulzano per Peschiera Maraglio, da qui poi proseguite a piedi fino alla festa. La gente che in questi giorni si sta recando a Montisola è davvero tanta, complice anche il bel tempo oltre all'attesa quinquennale. Ci sono code sia all'andata che al ritorno. Il mio consiglio per evitare code in auto, trovare il parcheggio e limitare le code agli imbarchi è questo: prendete la strada provinciale SP510 che porta verso la Val Camonica (quella delle gallerie per intenderci, così evitate la strada che costeggia il lago che è parecchio trafficata), prendete l'uscita per Sulzano e scendete nel paese ricongiungendovi alla statale e proseguite in direzione Sale Marasino. Dopo pochi minuti, prima di arrivare a Sale, troverete sulla destra un campo rialzato che funge da parcheggio auto gratuito. Sulla sinistra c'è il lago con un porto commerciale, ve ne accorgete solo perchè c'è un molo e qualche chiatta. Lì ci sono un paio di battelli privati che fanno avanti e indietro da Montisola, solitamente c'è poca gente. Vi lasciano a metà tra Peschiera e Carzano, 15 minuti a piedi dalla festa. Costa 5 euro A/R, attenzione che l'ultima corsa è tra le 20 e le 21, quindi lo sconsiglio a chi vuol stare a Montisola fino a tarda serata, ma lo consiglio a chi vuole evitare le code. (Io sono andato di giovedì e non ho fatto alcuna coda mentre agli imbarcaderi di Sulzano e Sale Marasino c'erano lunghe file, idem al ritorno, ma nel week-end non assicuro niente perchè sicuramente ci sarà ancora più gente).

Al ritorno il battello solca le onde del lago mentre lascio alle spalle Montisola con i suoi magnifici fiori colorati. Il cielo si tinge di rosso nel tramonto del sole, mentre le sagome dei borghi dell'isola sembrano emergere dalle acque scure del Sebino stagliandosi nella luce del crepuscolo. Le nuvole nere e i tuoni che minacciavano il regolare svolgimento della festa sono risultate inoffensive, gli ultimi raggi di sole illuminano la strada verso casa, mentre negli occhi vedo ancora le magnifiche forme di quei fiori di carta fatti a mano, e mi chiedo come sia possibile che gli abitanti di quei luoghi riescano a farli così belli. Ma è un segreto che si tramanda da decenni e da generazioni e che spero continui anche in futuro.